“L’utopia della democrazia”

“L’utopia della democrazia”

“Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico (B. Brecht)”

Se c’è qualcosa che ancora hanno il potere di fare dei liberi cittadini, è informarsi, mettersi a confronto, discutere, in maniera del tutto spontanea, per comprendere quale oggi è il ruolo che ciascuno di noi può avere all’interno della società reale…

Ieri sera a Bari presso il fortino di S. Antonio, una cornice simbolica ed evocativa, si è cercato di comprendere in quali forme e con quali mezzi sia possibile svolgere oggi il ruolo di ‘cittadini’, come si possa ancora oggi ‘partecipare’ attivamente alle dinamiche delle proprie realtà locali e al contempo della realtà nazionale. Ieri sera si è cercato, non senza un pizzico di ostentata spregiudicatezza, di prendere coscienza di quanto oggi la legge elettorale nazionale e la non fedele applicazione della nostra Costituzione rendano il popolo sempre meno sovrano, sempre più lontano da un sistema che possa definirsi davvero democratico.

Alcuni spunti di riflessioni gli ha offerti l’intervento del dott. Roberto Varricchio, presidente dell’Associazione ‘Poiein’ (che si occupa di cultura politica, nata dall’esperienza di dottori e dottorandi dell’Università di Bari), nonché docente presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bari in ‘Sociologia del fenomeno burocratico’. La sua analisi ha fornito uno spaccato teorico della politica che è andata in scena negli ultimi anni nel nostro paese e degli innegabili scostamenti riscontrabili tra una concezione idealtipica della democrazia e la sua concreta e quotidiana espressione. Egli ha declinato le varie forme di partecipazione, anche quelle estreme e non convenzionali, per far comprendere che un fenomeno sociale deve essere valutato in ogni suo aspetto, che per rendere proficua la partecipazione dei cittadini bisogna prima individuare e selezionare quali strade percorrere ed interrogarsi sulle finalità stesse della partecipazione. A tal proposito, si è fatto riferimento all’articolo 71 comma 2 e all’articolo 75 della Costituzione, che definiscono l’unico vero caso di partecipazione diretta nelle contemporanee democrazie rappresentative: il referendum. Su tale argomento si è mirabilmente profuso il dott. Francesco Russo, autore del libro “Quella strana omissione”. Durante la sua esposizione è emersa la stessa passione e la stessa forza che traspaiono dal suo libro, a partire dal racconto dell’entusiasmo iniziale con il quale ebbe a principiare l’esperienza politica al seguito di Mario Segni, promotore del referendum del 1991, abrogativo del sistema proporzionale, sino alla immaginifica narrazione relativa al senso di delusione e disfatta che seguirono alla prematura conclusione di quell’avventura. E’ apparso pienamente il senso di impotenza di fronte ad una politica di tipo partitico, decisionista, autoritaria, che produsse ancora una volta una frattura fra i cittadini e le dinamiche politiche, un vulnus nei processi democratici interni allo stesso Movimento politico di Segni.

Quindi, dopo tante delusioni e negazioni degli ideali partecipativi, come mantenere alta la passione politica, come trasformarla in sentimento continuo, come compiere il passaggio dall’uomo politico, funzionale e hobbesianamente inteso, all’uomo dell’imperativo categorico di Kant? A questi quesiti ha tentato di rispondere la prof.ssa Luisa Santelli Beccegato, docente presso l’Università di Bari e soprattutto promotrice e da anni centro vivificatore del dottorato in ‘Dinamiche formative ed Educazione alla politica’, la quale ha epifanizzato la differenza tra partecipazione condivisa e partecipazione seduttiva, mettendo in evidenza come la prima sgorghi spontanea dalla volontà di mettere in comune con costanza le forze per il perseguimento di progetti e finalità davvero condivise, la seconda nasca dalla fascinazione fallace di un momento, dai messaggi spesso ingannevoli dei mezzi di comunicazione di massa, dall’attrazione per leaders la cui apparente carica rivoluzionaria si dissolve spesso entro lassi relativamente infinitesimali di tempo.

Nella invernale serata barese, grazie alla proficua quanto coraggiosa iniziativa del Circolo di Bari di “Libertà e Giustizia”si è respirato man mano un clima caloroso, familiare, all’insegna della voglia di parlare e discutere senza retorica, dando senso così a quello che veramente dovrebbe intendersi per “partecipazione”.

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