La sua magia? Convincerci che siamo un unico popolo

Benigni comincia con una raffica di battute che gli vengono regalate dall’attualità (e da Berlusconi). La prima parte è allegra, viva; ma è la seconda a essere decisiva, a fare la storia della tv. La formula di Benigni ha una sua unicità, quel cambio morbido di passo, di tono, che porta lo spettatore solitario sul divano, già dentro fatti che lo riguardano come parte di una comunità. Quando parla di Dante, quando spiega il senso delle parole di «Fratelli d’Italia», o quando ieri sera ha raccontato la Costituzione, riesce a rendere al massimo della fruibilità, senza perderci troppo in sostanza, quello che può essere fondamentale raccontare a un Paese, per ricordare il Paese che è: intero, non divisibile, a prescindere dalle divisioni. Benigni si è messo in testa di toccare il midollo della democrazia, soprattutto in questi anni così difficili.
Quindi va applaudito per la sua lezione leggera e appassionata sulla Costituzione, sul voto, sulla nascita della Repubblica, perché è una delle poche persone — e ieri sera è stato uno dei pochi momenti – che unisce i pensieri e le vite diverse, che riesce a trovare un punto d’incontro tra un’Italia e un’altra che da molti anni sembrano irrimediabilmente divise, ma che fino a poco prima — l’abbiamo dimenticato — non lo erano. Non solo; tutti insieme, i partecipanti all’Assemblea Costituente, «divisi in tutto ma uniti in una cosa sola»; avevano idee politiche e modi di vivere diversi, ma condividevano «il primato della persona umana».
Quella magia che Benigni ha creato ieri sera è figlia di ciò di cui si è voluto occupare: la Costituzione più bella del mondo è stato un atto di civiltà supremo nella sostanza di ciò che è stato scritto, nella sintassi precisa, articolata e inaggirabile di quei comandamenti della vita civile.
Ma in questo momento l’insegnamento della Costituzione (e della lettura che ne ha fatto Benigni) sta nella capacità di tante persone diverse di mettersi a cercare con ostinazione regole comuni. Il passaggio dall’irriverenza comica dei primi minuti alla riverenza verso gli italiani e la loro storia, nel cambio di passo della seconda parte, dimostra una volta ancora che la televisione è capace di raccontare a tutti ciò che si teorizza come irraccontabile.
Ieri sera, per esempio, ha provato a suggerire agli italiani che sono un popolo solo, più di quanto credano e sappiano (e vogliano).

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