Agnese Borsellino: tutto il mio sdegno per Mancino

“Non ho il titolo né la competenza per commentare conflitti di attribuzioni sorti tra poteri dello Stato, ma sento di avere il diritto, forse anche il dovere di manifestare tutto il mio sdegno per un ex ministro, presidente della Camera e vice presidente del Csm, che a più riprese nel corso di indagini giudiziarie, che pure lo riguardavano, non ha avuto scrupoli nel telefonare alla più alta carica dello Stato, cui oggi io ribadisco tutta la mia stima, per mere beghe personali”.

“Non sorprende che l’attenzione dei media si sia riversata sul Quirinale, ma il protagonista di questa triste storia è solo il signor Mancino, abile a distrarre l’attenzione dalla sua persona e spregiudicato nel coinvolgere la Presidenza della Repubblica in una vicenda giudiziaria, da cui la più alta carica dello Stato doveva essere tenuta estranea”. “Oggi io, moglie di Paolo Borsellino, mi chiedo: chi era e quale ruolo rivestiva l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino, quando il pomeriggio del primo luglio del ’92 incontrò mio marito? Perché Paolo rientrato la sera di quello stesso giorno da Roma, mi disse che aveva respirato aria di morte?”.

7 commenti

  • Cara Signora Borsellino,
    sapesse come stimo la sua persona e quella di suo marito, mi riconciliate con l’Italia che la sento sempre più lontana più malata e unica nella gestione della cosa pubblica. Ho sempre apprezzato il suo silenzio, la sua discrezione nell’affrontare tutte le controverse versioni e le varie controversie sull’assassinio di suo marito. Certe persone , come quella specie di persona di nome Mancino, non hanno bisogno di tanto riguardo, sono marce dentro, tutti sappiamo che sono burattinai e burattini di un certo potere…e allora perchè tanto riguardo? Suo marito , persona di ineccepibile valore umano e professionale merita di essere ancora difeso e ricordato per il suo sacrificio umano perchè (cosa rarissima) credeva nella ” cosa pubblica”.
    Io la ringrazio ancora Carissima Signora per lo splendido esempio di moglie, madre che lei ci dona
    Cordialmente e affettuosamente
    Annamaria Zavagni volontaria in terra africana

  • Si, ma il PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA non ha respinto con degno quelle telefonate, nè le ha rese pubbliche, svergognandole, come avrebbe dovuto fare.

  • Cara Signora,credo che suo marito sapeva la verita sul caso Moro,percio’ fu mandato in sicilia affinche la sua morte veniva incolpata su la mafia e non l’agenti americani,

  • Pingback: La testimonianza – Agnese Borsellino: tutto il mio sdegno per Mancino » Circolo di Roma

  • ho profonda stima di lei e non sono sola. non perdiamo il coraggio e lottiamo insieme. noi che crediamo nella lealtà e onestà dobbiamo far sentire la nostra voce

  • Il Capo dello Stato doveva essere tenuto estraneo. Ma il Capo dello Stato perché si è occupato di Nicola Mancino? Glielo chiesto invano.Dieci domande al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

    1. Lei ha dichiarato “Lo Stato siamo tutti noi”. E’ proprio convinto che il senza tetto, il povero e il disoccupato abbiano lo stesso potere del Capo dello Stato, del parlamentare che contribuisce alla formazione di una legge incostituzionale, del burocrate e del magistrato che violano la legge sotto la copertura di un ordinamento positivo criminogeno?

    2. Ogni anno vengono emessi centinaia di migliaia di provvedimenti legislativi, amministrativi e giudiziari illegali, con spreco di miliardi e costi notevoli a carico dei lavoratori, delle imprese, dei poveri cui vengono negati i diritti fondamentali. Indotto da quale sentimento Lei ha preso a cuore la vicenda dell’indagato Nicola Mancino e quella del condannato Alessandro Sallusti?

    3. Nell’Unione Europea vige il principio di responsabilità dello Stato per la manifesta violazione di legge da parte del giudice di ultima istanza. Non Le pare che il principio dell’irresponsabilità del pubblico ufficiale, inscritto nel nostro ordinamento, abbia ridotto a suddito il cittadino italiano?

    4. Indotto da quale sentimento o interesse Lei ha fatto rientrare nel principio di autonomia e indipendenza del magistrato la manifesta violazione di legge (arbitrio) ed ha ignorato le menzogne della più grande azienda pubblica e l’inerzia del ministero? In quella circostanza Lei rappresentava la Repubblica democratica fondata su lavoro o la Repubblica del privilegio e del malaffare?

    5. Qual è la ragion d’essere della difesa in giudizio, a spese della collettività, di condotte illecite di pubblici ufficiali, spesso reintegrati in servizio dopo la condanna penale? E della celebrazione di centinaia di migliaia di processi sui quali cade inesorabile la mannaia della prescrizione, con l’effetto di vanificare la funzione del processo e di sprecare notevoli risorse pubbliche?

    6. Perché si è rifiutato di commutare in condanna a morte quella al mobbing a vita comminata a un lavoratore dalla sentenza della Cassazione civile n. 4499 del 2007? Con quale animo Lei accoglierebbe la condanna a svolgere le mansioni di usciere vita natural durante?

    7. Un ministro tedesco si è dimesso quando si è scoperto che la sua tesi di laurea conteneva brani copiati da altro autore. Un ministro italiano ha dichiarato che con la mafia bisogna convivere. Alla luce delle conseguenze di queste condotte sulla convivenza civile della rispettiva comunità, Lei, politicamente, si sente tedesco o italiano?

    8. Alcuni scrittori (Quinta Colonna) sostengono che il cancro dell’Italia sia la mafia. Il 96 per cento della popolazione, invece, ritiene che il male sia costituito dagli inquilini del Palazzo, che il proprietario non riesce a sfrattare in assenza di adeguati strumenti legali. Qual è la Sua opinione?

    9. Il presidente dell’Assemblea costituente Umberto Terracini nel 1947 dichiarò: “L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore.” Quale interesse ha indotto il Capo dello Stato, dal 1948 ad oggi, a promulgare leggi manifestamente illegittime, venendo meno al dovere di farsi custode severo e disciplinato realizzatore della Costituzione?

    10. Dal Suo ultimo messaggio agli Italiani potrebbe espungere le parole libertà, uguaglianza, solidarietà, dovere, disciplina, onore, il cui richiamo, non avendo esse corso nella Repubblica del privilegio e del malaffare, offende i cittadini onesti e fa crepare dalle risa i malfattori?

    Antonio Palese

    Dicembre 2012

  • Ecco cosa scriveva a suo tempo il direttore di Avvenire:
    tutt’altro che vergin:
    di servo encomio e di codardo oltraggio!!!!!!!!!!!!!!

    27 luglio 2012

    L’altro editoriale

    La speranza

    Si può morire per salvare la propria dignità e quella delle istituzioni e degli ideali che si rappresentano e per i quali ci si è battuti. E si può morire di dignità offesa. In molti modi: chiudendosi in una sorta di lutto interiore o difendendo con accorata incredulità il proprio rigore e la propria onestà o, infine, semplicemente di crepacuore.

    Bisogna che la gente di questo nostro Paese, bisogna che tutti noi che a volte ci impanchiamo a frettolosi giudici, ce lo ricordiamo sempre. Ci sono persone profondamente per bene tra coloro che servono lo Stato. Persone come Loris D’Ambrosio, il magistrato e collaboratore del Quirinale improvvisamente e dolorosamente morto ieri.

    E ci sono politici così. Uomini di governo e delle istituzioni, ne cito due che ho conosciuto personalmente e seguito da cronista nei diversi giornali dove ho lavorato, come Giovanni Conso e Nicola Mancino. Non c’è dolore più grande e più mortale per una persona seria e giusta come D’Ambrosio, per chi svolge o ha svolto il proprio mestiere o il proprio incarico in scienza e coscienza, con senso del dovere e delle regole, che sentirsi in una morsa mediatico-giudiziaria, accusato di nefandezza e di oscura tresca; accusato di sporcare il ruolo che si è ricoperto e cercato di onorare. Tutto ciò provoca un «rammarico atroce», ha detto ieri il presidente Giorgio Napolitano. Condividiamo questo sentimento. E speriamo che altri ne siano finalmente capaci.

    Marco Tarquinio

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