Ballottaggio: una riflessione

Questa mattina mi affaccio su FB e trovo una quantità di post (ed anche messaggi) di amici  che la scorsa domenica hanno messo sulla scheda delle primarie del centrosinistra una croce sul nome del primo candidato (Bersani) ma domenica la metteranno sul nome dell’ultimo (…). Molti bersaniani convinti, ma anche moltissimi vendoliani.
Poco dopo un’agenzia riporta una frase di Achille Occhetto, per i più giovani l’ultimo segretario nazionale del Pci :”…«Lo schema sinistra-destra non funziona più, da nessuna parte. L’alternativa vera è fra innovazione e conservazione, senza più ideologie. Nelle regioni rosse hanno scelto l’innovazione» .
Cosa sta succedendo? Per noi di Libertà e Giustizia nulla di nuovo.
Quasi dieci anni di grida di dolore, di rabbia e sdegno per uno stile e un modo di condurre la politica, lanciati da chi ha avuto a cuore quei comuni (???) principi e le comuni (???) prospettive sociali e politiche indicati dalla nostra Costituzione, sono riusciti a scalfire solo la scorza di una casta – ebbene sì, chiamiamola con il suo nome -capace di arrivare al giorno del redde rationem offrendo insignificanti segnali di aver compreso tutto questo. Solo scialbi segnali e mai un “segno”, come direbbe il nostro presidente onorario Zagrebelsky. Mai.
Il senso del voto renziano nelle “regioni rosse” è il paradigma di tutto questo, ne è l’inconfutabile segno. In un ambiente che dal 1948 ha avuto un marchio politico monocolore (direi anche monoculturale) si è generato uno stile di governo e amministrazione pubblica di eccellente livello; ma non di pari livello è stato – ed è – la qualità della reale connessione tra partito-elettore e addirittura tra partito-iscritto.
Se l’attività di amministrazione della cosa pubblica ha percorso, in buona misura, tragitti paralleli alle rotte che la Costituzione delineava (ad eccezione di un gran numero di “strambate” rispetto all’art.9, nel corso degli ultimi 15/20 anni), sul lato del rapporto democratico tra i partiti e gli elettori, si è vissuto un sostanziale diniego della ratio dell’art.49.
Si sono negate, di fatto, le possibilità di reale partecipazione democratica ai cittadini alla vita dei partiti; sia in ordine alle analisi e alle decisioni strategiche più importanti, sia rispetto alla individuazione e selezione per merito e competenza della classe politica dirigente. Su questo l’elenco di casi e situazioni sarebbe infinito.
Credo che veramente pochi, tra gli elettori di queste regioni, che domenica scorsa si sono sobbarcati non meno di un’ora di coda per votare Renzi, ne conoscono il programma: non più del 10%. E non credo proprio che addirittura siano “galoppini”, fan o anche simpatizzanti del sindaco fiorentino, ne ho avuta e ne ho tantissime conferme.
Il voto di questi cittadini (direi anche quasi “militanti”) ha un significato preciso ed univoco: “di questi dirigenti, con i quali non vinceremo mai, non ne possiamo più;cambiamo e basta!”.
Anche per questo, con grandissima probabilità, il risultato della prossimo ballottaggio non sarà affatto scontato.
Di fronte ad uno scenario del genere, un’associazione di cultura politica, la più importante, si ritrova ad avere un compito culturale, d’indirizzo e di controllo chiarissimo.
Presidiare le scelte della Politica di domani con i “non possumus” che la Costituzione ci detta.

2 commenti

  • Domenica sera o lunedì mattina sapremo il risultato delle primarie.
    Al di là dei pronostici le primarie hanno messo in luce un tema di fondo che ci perseguita dai tempi dei girotondi e dal grido di Nanni Moretti: con questi dirigenti non vinceremo mai!
    Nello stesso tempo uno osserva il centrodestra e riflette che Berlusconi aspetterà il risultato delle primarie del centrosinistra. Se vincerà Bersani lui si ricandiderà suonando le trombe del pericolo comunista, se vincerà Renzi non si ricandiderà in quanto sa che non avrebbe chance rispetto ad un giovane che lo tratterà da nonno.
    Dobbiamo cambiare, dobbiamo ricominciare a sperare in un nuovo futuro e non nella ripetizione dello scontato, o non avremo futuro.
    Non voglio perdere la possibilità di ricominciare nel nuovo.

  • Si alla costruzione dei presìdi a difesa della Costituzione, garantire la difesa della Carta Costituzionale dagli attacchi striscianti e pretenderne l’attuazione. Non sarà un compito facile ed infatti ….. facciamo un passo indietro ……..
    PRIMA DELLE …… PRIMARIE
    Al di l’a delle caratteristiche e peculiarità dei candidati in lizza per le primarie del centro-sinistra, ci sono i singoli programmi, i quali, secondo il mio parere, devono costituire il parametro più importante per un equo confronto tra gli stessi.
    Quindi, è assolutamente necessario trovare momenti per leggerli, cercare di capirli, criticarli e compararli per farsi una opinione.
    Ma questo che chiamo ‘percorso culturale’, appartiene ad una seconda fase, prima di ciò, dovevamo leggere quello che ogni singolo elettore che si è recato a votare per le primarie ha sottoscritto.
    Per esprimere una indicazione di voto alle primarie il cittadino ha sottoscritto la cosiddetta:
    “Carta di Intenti del PD”.
    Di solito e sicuramente questa deve essere la norma, quando una persona fisica sottoscrive un documento, dichiara la propria adesione ai temi e ai principi riportati nel documento. Non sono previste deroghe, non è possibile stralciare dal documento una volta scritto, argomenti o tesi con le quali non si è in accordo. Pertanto, il documento sarà sottoscritto nella sua totalità.
    Quale è il tema più importante per una Associazione come Libertà e Giustizia, se non quello della salvaguardia, della diffusione e dell’attuazione della Carta Costituzionale Italiana? Ebbene, verifichiamo, all’interno del documento, come Questa viene trattata e interpretata.

    A seguito alcuni passi del documento in cui si fanno riferimenti alla Costituzione e devo dire che non si parte affatto male!:
    “Noi democratici e progressisti ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana …”,
    per proseguire affermandone il principio attuativo:
    “…. La prossima legislatura dovrà affrontare tre compiti decisivi. Guidare l’economia fuori dalla crisi. Ridare autorità, efficienza e prestigio alle istituzioni e alla politica, ripartendo dai principi della Costituzione. Rilanciare l’unità e l’integrazione politica dell’Unione Europea …”,
    ed esaltandone specificità e qualità:
    “Più rispetto delle regole, una netta separazione dei poteri, una vera democrazia paritaria e l’applicazione corretta e integrale di quella Costituzione che rimane tra le più belle e avanzate del mondo. Siamo convinti che il suo progetto di trasformazione civile, economica e sociale sia vitale e per buona parte ancora da mettere in atto.”

    Ad un certo punto, si è sentita la necessità di cambiare rotta e per certi versi, anche di negare i principi fondativi della nostra Democrazia Parlamentare, e pertanto si afferma:

    “Sulla riforma dell’assetto istituzionale, siamo favorevoli a un sistema parlamentare semplificato e rafforzato, con un ruolo incisivo del governo e la tutela della funzione di equilibrio assegnata al Presidente della Repubblica. Riformuleremo un federalismo responsabile e bene ordinato che faccia delle autonomie un punto di forza dell’assetto democratico e unitario del Paese ……. Daremo vita a un percorso riformatore che assicuri concretezza e certezza di tempi alla funzione costituente della prossima legislatura.”

    In merito a questo pensiero ‘riformatore’, facciamo un passo indietro nel documento e all’interno del punto dedicato all’Europa, ci scontriamo con la seguente affermazione che ri-afferma questa ultima volontà:
    “….. Anche per l’Europa, infatti, la prossima sarà una legislatura costituente in cui il piano nazionale e quello continentale saranno intrecciati stabilmente …….”

    Ed è “l’Anche” a preoccuparmi, l’Europa e l’insieme degli Stati che ne fanno o che ne faranno parte devono ancora, in quanto di recente ‘costituzione’, stabilire regole per autogestire politicamente e di fatto la propria Unione.
    Vorrei sapere dal Partito Democratico, dal suo attuale Segretario che lo guida e da chi si sostituirà a lui, cosa intende per “sistema parlamentare semplificato e rafforzato”, cosa intende quando afferma che il Governo deve avere “un ruolo incisivo”, oppure quando si dichiara di voler “riformulare un federalismo responsabile e ben ordinato”. Ma e questo è il punto, mi chiedo perché si sia sentita la necessità di voler attribuire alla prossima legislatura una “funzione costituente”; dopo aver speso parole di plauso per la Carta Costituzionale si sente l’irrefrenabile desiderio di rimetterla in discussione. Ma perché??
    Funzione costituente significa eleggere una Assemblea col compito di elaborare una nova Costituzione! Questo è il significato.
    Purtroppo per queste ‘incongruenze costituzionali’, nonostante la generale condivisione delle altre tematiche presenti nel documento, mi è stata negata la possibilità di partecipare a quello che definisco come un grande esercizio di democrazia: ‘le votazioni’.
    in attesa di buone nuove, porgo distinti saluti,
    Riccardo Campanelli

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>