“Una nuova stagione costituzionale” Libertà e Giustizia domani a Milano

La Costituzione come luogo della buona politica. E gli ideali e i valori che la compongono come materiale per ricostruire il Paese. “Per una nuova stagione costituzionale” è la manifestazione di Libertà a Giustizia in programma sabato a Milano. Si inizia alle 14 e 30 al Mediolanum Forum di Assago. Gustavo Zagrebelsky, Umberto Eco, Roberto Saviano, Gad Lerner, Giuliano Pisapia e tanti altri: da Roberto Natale a Paul Ginsborg. Per ridare peso specifico alle parole che delineano il discorso pubblico “Nel Paese c’è una retorica ormai dilagante. C’è bisogno di altro. Dobbiamo tornare alla politica”, dice a Repubblica.it Sandra Bonsanti, presidente dell’associazione.

COME RAGGIUNGERE IL FORUM

E’ passato un anno da “Ricucire l’Italia”. Poi le dimissioni di Berlusconi, il governo Monti. L’Italia è ancora un Paese dove c’è un alto grado di separazione tra politica e cittadini?
“La distanza è ancora molto forte, almeno per quanto possiamo giudicare noi. Ma bisogna fare una differenza. Nella società civile, nel mondo del volontariato la partecipazione dei cittadini non è mai diminuita, anzi la “buona volontà” degli italiani non fa che aumentare. Il problema riguarda la partecipazione alla politica dei partiti. Siamo ancora lontani dall’obiettivo, ma le primarie del centrosinistra stanno

muovendo qualcosa: sembra un’ultima opportunità data dai cittadini ai partiti. Anche se, in questa campagna elettorale, alcuni silenzi sono stati molto forti”.

Per esempio?
“Cosa ne sarà domani dei partiti politici? Qual è il loro progetto? I partiti dovranno diventare strumenti per sondare i territori, per incontrare i cittadini. E questo non lo fai ne in camper ne in treno. E’ un inizio. Ma bisogna affrontare meglio la questione. Poi la Costituzione…”

Ecco. Il vostro manifesto chiama a una “Stagione Costituzionale” mentre il discorso pubblico è attraversato dalla formula “stagione costituente”. Non è solo una sfumatura…
“No assolutamente. C’è una differenza sostanziale. Parto dalla notizia: una commissione di novanta persone incaricata di modificare la seconda parte della Carta. Cioè: novanta persone per ridefinire l’ossatura istituzionale del Paese: poteri del Presidente della Repubblica, Magistratura, Corte Costituzionale. Il punto è il metodo: non si può trattare la Costituzione come un oggettino da modificare e in un momento di crisi così profondo non basta dire: “Cambiamo la Costituzione”. Bisogna ripartire dalla totalità della Costituzione: dai suoi ideali e dai suoi valori”.

Ritorniamo ai “silenzi” delle primarie.

“Non si è parlato degli sbocchi della crisi. Cosa sarà il nostro Paese? Il pericolo di una situazione modello “Germania anni ‘30” è ancora presente. La violenza e il razzismo dilagano. Dalle irruzioni nei licei romani fino ai casi di intolleranza quotidiana. Tutto questo si combatte con la passione civile. Insomma, bisogna dare passione a questa competizione”.

E’ lo scopo della vostra manifestazione?
“Faremo quadrato intorno ad alcuni temi: la Costituzione appunto, ma anche il Paesaggio, il ruolo dell’Europa. E, grazie alle parole di chi interverrà dal palco, racconteremo quel dramma rappresentato dalla corruzione”.

Le parole, appunto. La politica sembra un luogo dove manca del tutto la cura del linguaggio. Semplificazioni, slogan. E questo influisce sui comportamenti collettivi. Come se ne esce?
“C’è una retorica che ormai è dilagante. Si usano parole del tutto vuote. Come si fa, in questa crisi che colpisce le famiglie italiane in modo duro, a parlare attraverso tecnicismi e frasi fatte? Ci vuole altro: qualcosa che tolga questa patina di tecnica e di buonismo. Ci vogliono parole che sappiano raccontare, per esempio, la Lotta di Casta in atto nel nostro Paese: gli sfruttatori contro gli sfruttati. Ci vogliono nuovi codici, c’è bisogno di una politica che sia contendibile, aperta”.

Ci parli delle vostre ricette? Nel vostro Manifesto parlate di atti di contrizione e dei segni di discontinuità.
“Ricordo Bobbio: se non ci si rende conto delle proprie insufficienze, del come si è sbagliato, di dove non si è stati sufficientemente attenti, non cambia nulla. Auguriamoci che la Terza Repubblica non nasca come la Seconda: affrontiamo le questioni aperte, non nascondiamole”.

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