Lorenza Carlassare e il Costituzionalismo

Relatrice della seconda lezione è stata la professoressa Lorenza Carlassare. Costituzionalista esperta e professoressa a Padova, ci ha spiegato un po’ il senso di questa nostra Costituzione, i motivi della sua stesura e soprattutto il senso della parola “Costituzionalismo”.

Che cos’è, di fatto, la Costituzione, in sé? Un pezzo di carta, un Documento che può avere qualsiasi contenuto : soltanto se recepisce i principi del Costituzionalismo- concetto ben preciso che sul continente europeo viene per la prima volta formalizzato al tempo della Rivoluzione francese- quel documento assume il valore di testo fondamentale per una Repubblica democratica e costituzionale.

Infatti, qualsiasi Stato, anche uno Stato autoritario, può darsi una Costituzione, ma se quel Documento non contiene i principi del costituzionalismo, ha solo il nome di Costituzione ma non la sostanza. Già era scritto nell’articolo 16 della famosa “Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino” del 1789 : “una società dove non è assicurata la garanzia dei diritti e non è stabilita la divisione dei poteri non ha Costituzione”. La presenza di una Carta, senza i principi del Costituzionalismo, non basta a dar vita ad uno Stato costituzionale; quella Carta non ha il significato di una vera Costituzione.

Ma a che cosa serve la nostra Costituzione?

Di fatto, se applicata, è garanzia del corretto funzionamento del sistema perché vincola anche chi esercita le massime funzioni politiche, tutelando i diritti e le libertà dei cittadini e dividendo, regolando e limitando i diversi poteri dello Stato .

Solo se i poteri dello Stato sono divisi fra organi diversi che si controllano e si limitano a vicenda le libertà e i diritti possono essere garantiti. La concentrazione del potere significa autoritarismo.

La separazione dei poteri –legislativo, governativo, giudiziario- e in particolare l’indipendenza di quest’ultimo, costituisce una garanzia di eguaglianza fra gli stessi cittadini contro l’esercizio arbitrario e incontrollato del potere.

Collegata in maniera indissolubile a questi temi è la Legge: per spiegarci meglio il concetto, la professoressa Carlassare ci ha riportato una frase di Marsilio da Padova scritta nel XIV secolo: “La legge non è fatta per favorire l’amico o danneggiare il nemico, ma è impersonale”. Perciò Marsilio definisce la legge “ragione senza appetito”: viene applicata a prescindere dai casi concreti e dalle persone coinvolte, vale in modo eguale per tutti e per questo è garanzia di eguale trattamento, senza privilegi o discriminazioni. .

E’ la Costituzione a fare da garante e da linea guida per le nostre leggi. Leggi che vengono approvate dalle due Camere, leggi dalle quali dipende ogni nostra azione, che può pertanto essere giudicata da un giudice imparziale e indipendente .
Tutti concetti che confluiscono nel concetto base di Costituzionalismo, ancor prima che nella Carta costituzionale.

Passando a temi più concreti, cos’è la nostra Costituzione, come è nata e perché?

Il periodo della Resistenza, come è stato detto nella lezione precedente, è confluito nella stesura della nostra Costituzione che ne rispecchia gli ideali e i valori. Di fatto, ponendosi come garante di un non-accentramento di potere, la Costituzione si rivela una rivoluzione che ripristina lo stato di diritto e la democrazia.

La linea giuda, il cardine su cui l’intera Costituzione si fonda è la persona umana, la sua dignità,il suo valore assoluto, i suoi diritti che il regime il fascismo aveva cancellato . Mentre per il Regime il valore centrale era lo Stato in funzione del quale erano gli stessi individui, per i Costituenti tutti, pur nelle diversità politiche, il valore centrale è rappresentato dalla Persona.

Ma partiamo da una breve premessa: noi avevamo anche prima una Costituzione?
Certo che sì, nel 1848 c’era già una Costituzione : lo Statuto ‘concesso’ dal re Carlo Alberto . Ma c’è una netta differenza: era una Costituzione oligarchica. Permetteva solo al 2% della popolazione di votare per le elezioni politiche. Poi il diritto di voto gradualmente si estese e, alla fine, erano escluse soltanto le donne. Ma l’avvento del fascismo interrompe il cammino; la democrazia scompare, le elezioni non si faranno più. Gli italiani per la prima volta votano tutti il 2 giugno 1946, a prescindere dal sesso, dalla ricchezza e dalla cultura. All’inizio del Regno d’Italia, esclusi dal diritto di voto erano in primo luogo i non abbienti e gli analfabeti. Questo fu uno dei problemi dei Costituenti. Come fare votare tutti in modo cosciente? Dando loro la possibilità e basta? No, certamente. In un sistema democratico entra in gioco la Cultura. Il cittadino deve sapere, deve saper giudicare. E la mancanza di istruzione era (ed è ) il primo ostacolo : la netta intenzione di superarlo risulta già dall’articolo 3, comma 2 della nostra Carta, una norma fondamentale che, proclamata l’eguaglianza di tutti di fronte alla legge, si preoccupa anche di attenuare nei fatti le diseguaglianza esistenti:”E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione..”.

Perché la Costituzione abbia un senso, devono crearsi dei saldi presupposti : lo Stato deve assicurare a tutti la possibilità di partecipare alla vita politica, economica e sociale. Entrano in gioco così i diritti sociali, all’istruzione, alla salute, all’assistenza, alla previdenza . La Repubblica deve fornire i servizi necessari: scuole, ospedali, ecc. per attenuare disagi e differenze. In poche parole, deve crearsi una base di eguaglianza, vera.

Passiamo ai dati:
Il 2 Giugno 1946 l’Italia vota:

-per eleggere un’Assemblea Costituente, quella che redigerà la nostra Costituzione; .
-per scegliere tra Monarchia e Repubblica.

Vince la Repubblica, e l’Assemblea pertanto inizia il suo lavoro in ottica già Repubblicana.
In Assemblea due sono le forze prevalenti (la Democrazia Cristiana 207 seggi da un lato, dall’altro PCI 104 seggi, PSIUP 115) le cui idee influenzeranno maggiormente il contenuto della Carta. Ma fu determinante anche un terzo pensiero, importante benché scarsamente rappresentato, il pensiero liberale.

Tre sono le culture dei Costituenti: Cristianesimo sociale, Socialismo, Liberalismo

In mezzo alle due grandi rappresentanze, pochi i Liberali ed i Repubblicani [PRI 23 seggi], la Costituzione si costruirà tuttavia sulla base di una concezione Liberale. Per troppi anni tutti avevano subito, col regime autoritario, la soppressione della libertà, e quindi tutti volevano rimetterla in primo piano.

Come scriverà Norberto Bobbio, la nostra è una Costituzione Liberale, arricchita da apporti del pensiero Socialista e del Cristianesimo democratico (in base a una vicendevole mediazione). Perciò talora la si definisce una Costituzione “di compromesso”, dando alla parola una valenza negativa che qui non ha.

Il compromesso è l’essenza del metodo democratico; la realtà non è altro che un conflitto continuo di interessi, e l’interesse comune si crea, e i Padri costituenti lo insegnano, tramite una sana mediazione e una sana discussione fatta anche di compromessi fra i rappresentanti dei diversi interessi . Dove una sola parte prevale imponendo agli altri la sua volontà, siamo fuori dalla democrazia.

In questo senso, ragionevolmente pensata e animata dall’intento condiviso di dar vita a un sistema nuovo, la nostra Costituzione costituisce un compromesso tra le diverse culture politiche.
Ne è un emblema la triplice firma in calce:
- Enrico De Nicola, membro del PLI e grande esempio di liberale in Italia, nonché primo Presidente della Repubblica. .
- Umberto Terracini, membro del PCI nonché antifascista scampato al regime, già presidente dell’Assemblea Costituente. .
- Alcide De Gasperi, Democristiano delle origini, statista e più volte Presidente del Consiglio dei ministri .

Che la nostra sia una Costituzione di compromesso lo si avverte soprattutto nella parte relativa al settore economico. E’ lì che mediano Socialisti e Cattolici Democratici, tutelando la libertà economica privata, ma tenendo sempre e comunque in primo piano la dignità della persona, anche in quanto lavoratrice.

Per finire sul compromesso, citando direttamente Bobbio: “La nostra è una costituzione Liberale e di compromesso. Lo si può capire da come viene trattato, semanticamente, l’uomo: come Persona (cultura Cattolica), come Cittadino (cultura Liberale) e come Lavoratore (cultura Socialista)”.

* L’autore è studente del Liceo Minghetti di Bologna

1 commento

  • Come vedete le primarie “per la scelta del candidato premier” rispetto alla Costituzione? “Il Presidente della epubblica nomina il Presidente del Consiglio..”: nel caso sarebbe obbligato a scegliere la persona che ha vinto le primarie? Sarebbe come dire: il Presidente del Consiglio è eletto dal popolo, come voleva far credere il presidente del precedente governo. Non ho visto nessuno sviluppare questo argomento.

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