La lezione di Gae

Il ridotto della Scala è già stracolmo prima di mezzogiorno. Ci fanno accomodare nell’atrio dove due schermi riproducono le immagini all’interno. Poi, ricordando agli addetti del teatro che siamo in rappresentanza dell’associazione Libertà e Giustizia  di cui Gae era garante, ci fanno entrare. Stefano Boeri  legge il lungo e commosso omaggio del sindaco Pisapia, impegnato per la commemorazione del 4 novembre, e fa gli onori di casa nel luogo in cui l’architetto Aulenti, Gaetana detta Gae, allestì tante scenografie come quella del “viaggio a Reims” di Rossini dell’84 diretta da Abbado.
Tanti gli amici, rappresentanti della cultura milanese a commemorarla. Dal sovrintendente della Scala Lissner, a Vittorio Gregotti, che ricorda il sodalizio durato cinquant’anni, iniziato sui banchi di scuola, al regista Luca Ronconi che ripercorre le tappe di lavoro comune nei più grandi teatri italiani. Ci sono la figlia Giovanna, la giornalista Natalia Aspesi, il direttore dell’Adelphi Roberto Calasso con la moglie Fleur.
La presidente del Fai, Giulia Maria Crespi, parla del suo rigore intellettuale, e del suo impegno politico. Sempre vestita di nero, sobria, riservata, elegante nella sua semplicità disadorna. E il ricordo più commosso arriva forse da un architetto che lavorava nel suo studio, entrata giovanissima, 25 anni prima, nello studio di Brera. Una sorta di bottega artigianale, annebbiata dal fumo delle sigarette. Ascoltava tutti, ripeteva che idee e progetti andavano difesi sino in fondo, era curiosa e appassionata in tutto ciò che faceva.
Fragile come il vetro negli ultimi tempi, della sua malattia non si occupava come se avesse dovuto vivere per i prossimi duecento anni.
La sua eredità di opere è incarnata  in questa città, dice in chiusura l’assessore Boeri, sono la premessa per ragionare insieme sul futuro di Milano, nostro e dei nostri figli.

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