Primarie il 16 dicembre ma nel centrosinistra c’è chi ne farebbe a meno

LA TENSIONE dell’attesa è alta. Perché oggi, in un modo o nell’altro, il centrosinistra potrà e dovrà decidere cosa fare a brevissimo in Lombardia. Se indire le primarie e quando, o se affidarsi a un candidato scelto dalle segreterie, senza consultazioni preliminari. Tutto dipende da due fattori concatenati: lo scioglimento o meno del Consiglio regionale, e la data che verrà fissata dal prefetto per le elezioni. La speranza dei più è che sia oltre la fine di gennaio, perché in quel caso la decisione sarebbe presa: primarie il 16 dicembre. Data scelta in un primo momento per evitare la sovrapposizione con quelle nazionali del centrosinistra, ma accarezzata ancor più dopo l’annuncio di Berlusconi che le primarie del Pdl si terranno quel giorno. «La coincidenza certificherebbe non solo la partecipazione maggiore alla nostra consultazione, ma anche e soprattutto la serietà», ragionavano ieri nelle stanze Democratiche. Dove, però, resta del tutto aperta anche l’altra possibilità: saltare la chiamata del popolo del centrosinistra, e scegliere un candidato unico.
Se il prefetto fissasse la data delle elezioni entro fine gennaio non ci sarebbero i tempi tecnici — è l’idea che prende corpo nel Pd — perché vorrebbe dire avere un mese prima già pronte tutte le liste dei candidati dei partiti della coalizione. Ma le sollecitazioni a fare di tutto per mettere in campo le primarie sono tante. La più forte, ieri sera, è arrivata dal sindaco Giuliano Pisapia, che partecipava a un dibattito di Libertà e Giustizia sulla questione Lombardia. «Far partecipare i cittadini è fondamentale: dobbiamo fissare in tempi brevissimi, entro il 15 novembre, tutti i candidati e i candidabili alle primarie», è la sua convinzione. Con realismo ha ricordato: «Si dà per scontato che con lo sfaldamento del centrodestra abbiamo la vittoria in pugno: non è così, in alcune parti della Lombardia il centrosinistra è ancora visto come una coalizione che non sa governare, ma oggi possiamo dimostrare di saperlo fare».
Il suo appello anti-Tafazzi è a un centrosinistra che oggi è ancora indeciso sul da farsi: «Quello che sembrava impossibile ora è probabile, se non ci facciamo male da soli». Un invito che ha anche dei moniti. Sulle regole — «Dobbiamo dire con chiarezza che non ci sarà posto per chi si candida a governare e il giorno dopo va in piazza a fare opposizione», e chissà a chi pensa — e sulle scelte: «La buona politica parte dalla moderazione nel linguaggio, nel modo di comportarsi, ma rispetto ai principi, ai valori dobbiamo essere estremisti». Quasi una precisazione rispetto alle parole di qualche giorno fa sulla necessità di un candidato moderato, tanto che molti avevano pensato al profilo di Fabio Pizzul, il consigliere regionale Pd che cresce nel toto-nomi. Di lui Giulio Cavalli, consigliere di Sel, possibile concorrente (come Alessandra Kustermann, nome della società civile) dice: «Fabio Pizzul ha tutto il mio apprezzamento, ma la sua candidatura è lontana dall’immagine laica che ormai dovrebbe avere la Lombardia». Un altro possibile nome resta quello di Pippo Civati, il consigliere Pd che potrebbe diventare l’alternativa interna a Pizzul. Lui, ironizzando sull’essere presentato come «il candidato della Rete», lancia proprio sul web una raccolta di proposte, contributi e denunce come piattaforma per le idee della coalizione. Nome dell’iniziativa, “Prossima Lombardia”, simbolo un camuno (l’abitante della Val Camonica nell’età del ferro) festante.

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