Elezioni Usa: stavolta vince Obama

HEMPSTEAD (New York) – “L’unico vantaggio di Obama” nota con sarcasmo e una punta di irritazione il vecchio John Sununu che fu capo di gabinetto nella Casa Bianca di George Bush padre e che ora è uno dei più stretti consiglieri di Mitt Romney, «è che veniva dal disastro di Denver: difficile fare peggio, facile assegnargli la vittoria».

ATTACCO – E’ vero: avesse ripetuto la “performance” di due settimane fa, il presidente sarebbe apparso un pugile suonato, alla mercé dell’avversario. Nel confronto di ieri alla Hofstra University, davanti a 80 cittadini selezionati in modo casuale dalla Gallup tra gli elettori incerti della contea di Nassau, Barack Obama ha attaccato il suo avversario fin dal primo minuto su tutto: salvataggio dell’industria dell’auto, energia, tasse, Cina, tutele sociali. Ha dimostrato di non essersi eclissato, di essere ancora un leader capace di tenere il centro del palcoscenico e i primi sondaggi lo danno vincitore: 46 per cento dei consensi contro il 39 di Romney secondo quello della Cnn, il più tempestivo, ma non necessariamente il più accurato.

FIUME IN PIENA – Non c’è dubbio che il presidente sia di nuovo all’offensiva, anche se Romney ha ribattuto colpo su colpo e in qualche caso è anche riuscito a ribaltare il confronto a suo favore: ad esempio sull’immigrazione e sulla questione della ricerca petrolifera. Quella sul suolo pubblico va male, ha accusato il leader repubblicano e la spiegazione di Obama, probabilmente fondata, è apparsa macchinosa e incomprensibile ai più. Ma, per il resto, ieri Obama era un fiume in piena deciso a non lasciare vie di fuga a Romney e a scagliargli contro tutte le accuse personali che due settimane fa gli aveva risparmiato, temendo di apparire “poco presidenziale”: «Paghi solo il 14 per cento di tasse, minacci sfracelli contro la Cina, ma da imprenditore l’hai coccolata e hai investito i tuoi soldi in società che sono state i “pionieri dell’”outsourcing” di posti di lavoro americani finiti all’estero».
PIECE TEATRALE – Romney spesso si è difeso con efficacia e il dibattito nel quale i candidati dovevano rispondere esclusivamente alle domande del pubblico è diventato un’incandescente “piece” teatrale coi due protagonisti che, abbandonati i loro sgabelli, sono andati avanti e dietro sul palcoscenico incrociandosi più volte, dialogando e scambiando accuse dirette. E violando, in questo modo, le regole di comportamento che loro stessi si erano dati. Anche la conduttrice Candy Crowley ci ha messo del suo per far finire il regolamento della serata nel cestino: si sarebbe dovuta limitare a dare la parola al pubblico, dopo aver scelto le domande tra quelle proposte in precedenza dagli 80 invitati. Invece, come aveva annunciato, più volte è intervenuto chiedendo ai candidati di precisare, di chiarire. In questo modo ha reso il dibattito più vivace, ma nel dare e togliere bruscamente la parola si è esposta a qualche critica.

LA LIBIA – E probabilmente oggi i repubblicani la metteranno sotto accusa per aver avallato un’asserzione di Obama sulla Libia che Romney considera falsa: il presidente, finito nel mirino per come ha reagito all’uccisione dell’ambasciatore Stevens a Bengasi, si è difeso bene, si è assunto tutte le responsabilità rinunciando allo “scudo” che le era stato offerto da Hillary Clinton, ha accusato i repubblicani di politicizzare un delicato caso che coinvolge la sicurezza nazionale e la perdita di vite umane. Ma, attaccato per aver tardato a riconoscere che quello di Bengasi era stato un attacco premeditato, non l’effetto di una protesta dei musulmani offesi dal film contro Maometto, il presidente ha sostenuto di aver indicato fin dall’inizio, in una dichiarazione nel Rose Garden della Casa Bianca, la pista terroristica. La Crowley ha avallato, ma da una verifica è emerso che allora Obama si era limitato a dire che l’America non si sarebbe fatta intimidire da trame terroriste. Quello è stato il momento nel quale il dibattito di ieri sera ha preso una piega decisamente favorevole al presidente.
OBAMA RILANCIA, ROMNEY PIU ATTENTO AI TEMI SOCIALE - Insomma, Obama ha reagito, è uscito dall’angolo. Non solo ha evitato il naufragio, ma è probabilmente riuscito a ridare morale al suo popolo. Ma questo non significa necessariamente che sia riuscito a recuperare anche tra gli incerti, tra gli indipendenti che si muovono al centro dello schieramento politico. Il presidente è stato più vivace, è vero, ma si è dedicato anima e corpo ad attaccare Romney, mentre poco ha detto dei suoi programmi, di come pensa di tirare fuori l’America dalla grave crisi economica nella quale è precipitata. Su questo è stato più puntuale Romney che, quando non doveva difendersi dalle accuse di Obama, ha riproposto (per linee sommarie) il suo piano per rilanciare l’occupazione e contenere il debito pubblico. Mostrandosi più attento che in passato ai temi sociali che tanto stanno a cuore alle donne e al sostegno delle componenti più deboli della società. Obama non gli ha riso in faccia come aveva fatto Joe Biden con Paul Ryan, ma l’ha accusato di presentare per puro opportunismo proposte che sono molto diverse da quelle che lui stesso ha cavalcato otto mesi fa, durante la compagna delle primarie repubblicane. Ha convinto gli incerti? Non c’è nemmeno il tempo di aspettare i nuovi “poll”: lunedì si replica in Florida, per il terzo e ultimo dibattito presidenziale.

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