Ciao Walter, addio Monti

Ciao Walter:
non sono stata d’accordo con te in questi ultimi anni su tante cose: sulla tua opposizione morbida a Berlusconi, sulla tua campagna elettorale del 2008, sul tuo non prendere di petto la nomenclatura che rendeva vano ogni tentativo di rinnovare il Pd, sulla tua recente rivendicazione di un primato della politica di Craxi su quella di Berlinguer…
Eppure so bene che c’era bisogno anche di te, nel quadro della politica italiana. Il tuo contributo dalla parte della società civile sarà importante e per questo ti dico benvenuto!
La storia è passata in fretta da quel giorno che raccontai il tuo incontro, con Craxi. Eravate saliti sul camper del segretario socialista, tu e D’Alema. Avevate i capelli castani folti e eravate molto imbarazzati. Ci diceste: come faremo a dirlo alle nostre mogli, stasera?
Molto ci ha uniti in questi anni, la tua amicizia con Giovanni e tutta la famiglia Ferrara. La tua sincera passione civile. Dunque, avanti! Vedrai che non è così male, fuori dall’aula. E c’è tanto da fare. Rimboccati le maniche.

Addio monti…
Sono passati due mesi e mezzo e la strategia è davvero cambiata, rivoluzionata.
Resta invece la stessa quella carta d’intenti che a luglio portava la scritta Pd e ora invece non ha contrassegni di partito.
Resta tutto ma cambia tutto. A luglio la carta era scritta per esser accolta e sottoscritta (forse) anche da Casini e Buttiglione e i loro. La formula era: “I democratici e i progressisti s’impegnano altresì a promuovere un “patto di legislatura” con forze liberali, moderate e di Centro, d’ispirazione costituzionale ed europeista, sulla base di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni”. Ma queste righe conclusive sono scomparse, insieme al riferimento diretto a Monti che era contenuto nel capitolo “Visione” che apriva la prima carta: “Il nostro posto è in Europa. Lì dove Mario Monti ha avuto l’autorevolezza di riportarci dopo una decadenza che l’Italia non meritava”.
Resta l’Europa, scompare Monti.
Un cosetta non da poco.
Tanto che ci si potrebbe chiedere se è davvero normale che un partito si dichiari, nella sua carta d’identità, pronto ad andare col Centro a luglio e invece pronto ad andare a sinistra in ottobre.
Bisogna però convincerci che niente è normale, di questi tempi. E dunque possono accadere due cose abbastanza strane: la prima che si cambi alleanza così in fretta. E la seconda, mi duole dirlo, che gli altri due della coalizione, Vendola e Nencini, accettino pari pari un testo che andava bene a Casini e ora va bene a loro, con minimi ritocchi.
Tanto più che invece sia la prima che la seconda stesura della carta prevedono regole di ingaggio, diciamo pure un patto di ferro, che per cortesia viene chiamato “impegno” che rivela il terrore di finire come il governo Prodi (maggioranza risicata e ognuno per i fatti suoi sui provvedimenti più importanti) ma che potrebbe apparire addirittura poco costituzionale, se si ricorda che ogni parlamentare rappresenta in parlamento non il governo che sostiene ma “la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Ma la carta impone che chi non fosse d’accordo dovrà per forza adeguarsi perché i singoli saranno vincolati a votare secondo una votazione a maggioranza qualificata che avverrà all’interno dei “gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta”.
Altro che “impegno” o “regole” di coalizione, questo sembra un vero e proprio giuramento di fedeltà.
Evidentemente in politica più che la Costituzione vale la regola che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio
Un’altra piccola novità è quella che riguarda la riforma della Costituzione. Nella prima versione si diceva: “Daremo vita a un meccanismo riformatore che dia finalmente concretezza e certezza di tempi alla funzione costituente della prossima legislatura”. Qualcuno aveva osato criticare il “meccanismo” : a quale diavoleria si riferivano? Ed ecco che è sostituito da un più tranquillo “percorso riformatore”. Resta purtroppo la oscura definizione di “legislatura costituente” che apre gli scenari inquietanti di accordi e intese a scapito di un impianto costituzionale che ha retto alle prove più dure. Se a mettere mano alla Costituzione saranno quei geni che hanno riscritto il titolo V c’è da stare poco allegri.
Tra queste danze poco rassicuranti e l’addio a Monti ( a cui sono personalmente grata per averci liberato di Berlusconi) il futuro appare davvero spaventoso. Non può bastare a rassicurarci una carta d’intenti così vaga che va bene per tutte le stagioni e per tutte le coalizioni. Una carta che non dice mai dove si prenderebbero i fondi per fare cose che si sa non si potranno fare per molti anni ancora. Una carta, una coalizione che sono così fragili da richiedere in partenza patti di ferro. Non basta sbandierare le primarie: che sono aperte soltanto per chi ha con sé l’organizzazione del partito o altre organizzazioni da tempo al lavoro: le “regole” imposte, comprese la firme e i pochi giorni per raccoglierle, gridano vendetta.
Lo spazio per la critica, capisco, si fa sempre più stretto. Ma non possiamo fin d’ora tapparci anche la bocca.

8 commenti

  • evidentemente il testo di luglio e e quello successivo non contengono programmi, ma solo regole di comportamento buone per tutte le stagioni.
    Piaccia o meno, oggi l’unico programma noto è quello del M5S le altre forza politiche non hanno nè un programma nè una vaga idea di cosa fare. Credo che tutti i partiti sperano in un Monti bis che consenta loro di continuare a percepire i soldi senza prendere decisioni.

  • Sperare che la grande responsabilità ci renda tutti virtuosi….non dovrebbe essere tanto difficile essere onesti, nessuno dei politici muore di fame, e quando si assume tanta responsabilità (x l’Italia) bisogna sapere che ogni azione illegale e consapevole e voluta…non esiste non sapevo….non immaginavo?

  • E’ più facile che un nuovo politico scenda in campo che mantenere lo spirito critico in uno spazio sempre più ristretto…ma sappiamo anche che “il male che gli uomini compiono si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle loro ossa”. Le persone per bene hanno il dovere morale di mettersi a disposizione del Paese e i governanti la responsabilità di farli emergere per utilizzare i loro valore. La società civile deve pretendere dai candidati alle Primarie che si esprimano, per esempio, sulla candidatura di Mario Monti alla Presidenza della Repubblica e di Walter Veltroni quale futuro ministro (welfare state?). Participeremo alle Primarie per seppellire le loro ossa o per tesserne le lodi?

  • Non saprei. Non vorrei che l’addio di Veltroni fosse una riedizione di quella partenza per l’Africa molte volte annunciata e mai avvenuta.
    Veltrone l’Africano: l’uomo che ha portato in Parlamento Massimo Calearo, Marianna Madia, Daniela Cardinale, qualche sindacalista travestita da precaria, un bel po’ di fondamentalisti cristiani, e che faceva campagna elettorale parlando del “leader dello schieramento a me avverso”.
    Non si è divertito nemmeno, credo, il nano grasso e pelato a seppellire questa prosopopea sotto una battuta quale “vi rivelerò un segreto: quel leader sono io”. Probabilmente avrebbe voluto un avversario un minimo più combattivo.
    Nessun rimpianto per Veltrone l’Africano, che avrebbe dovuto lasciare la politica all’indomani delle elezioni del 2008, quando invece se ne venne fuori con la mirabile pensata del governo ombra, quello che aveva come ministro (ombra) Matteo Colaninno, il figlio del salvatore di Alitalia.
    Ave atque vale, Veltrone: ti sia propizia la pensione.
    Ma levatemi una curiosità: quale sarebbe il programma dei pentastellati?

  • Vorrei cogliere ,fra i diversi spunti di questo interessante articolo,come il comportamento del PD dimostri una qualche difficoltà dello stesso, di riuscire a governare con le regole costituzionali date,regole che cerca di aggirare,eludere,direi “sovvertire”, in funzione di un tipo governare il paese secondo una costituzione “non scritta”,ma già decisa da LORO, che si intende vogliano poi legittimare una volta al governo,con una “legislatura costituente”. Ciò detto la domanda è: Leg deve sostenere un tale programma?

  • Sandra Bonsanti nell’articolo scrive, a proposito di Monti sì/Monti no: “Tanto che ci si potrebbe chiedere se è davvero normale che un partito si dichiari, nella sua carta d’identità, pronto ad andare col Centro a luglio e invece pronto ad andare a sinistra in ottobre.”
    penso che possiamo tranquillizzarci tutti.
    subito dopo l’eliminazione di Monti, Bersani, come sua prima dichiarazione politica, ha affermato, a Bettola, che Monti servirà ancora all’Italia.

  • Secondo me il Pd sta facendo finalmente chiarezza. Con lentezza e prudenza, sta scegliendo di chiarire meglio all’ opinione pubblica, in visione delle primarie, a quale tipo di elettorato fa riferimento ed a quale elettorato si rivolge per estendere i suoi consensi. Poi, una volta scelto il candidato per andare alle elezioni del 2013, sulla base di questi presupposti ( che richiamano senza timore per nessuno le radici, la storia e le identità di ciascuno- tipo: se io vado al mercato e so cosa c’è scritto sull’etichetta del prodotto che vado comprare , mi sento più tranquilla), potrò presentarmi alle elezioni rivolgendomi a fette di elettorato anche tradizionalmente più distanti dalla mie radici politico-culturali e/o anche a chi, fino ad oggi, non sa più chi andare a votare .

    Dalle ultime mosse , con la Carta d’Intenti, pare che la coalizione di partiti che l’ha sottoscritta lanci dunque il seguente messaggio ( quella precedente evidentemente non stava insieme):

    ‘Noi siamo quelli che raccolgono i valori della sinistra (con Vendola e Nencini) e di centrosinistra (con Bersani e altri democratici progressisti). Insomma, siamo qui e siamo questi.

    Adesso, partendo dai contenuti della Carta di Intenti, ci impegniamo per lavorare ad un programma che, seppur sappiamo fin da ora non realizzerà tutto quello che ciascuno di noi , come partito, vorrebbe, ci serve però a portare il paese definitivamente fuori dalla crisi nell’ ambito del quadro europeo che tutti (comunque) riconosciamo . Rispettiamo dunque quanto di positivo in questo senso è già stato fatto da altri (leggi Monti) e chiediamo, sulla base di questi impegni, anche all’ elettorato più moderato , di darci fiducia’.

    Se questo è il senso, allora il fatto che ci sia o non ci sia il nome di Monti non è così determinante. Anzi, la Carta d’ Intenti rivela in questo modo un carattere di maggiore assunzione di responsabilità da parte dei partiti che la sottoscrivono, nella direzione del tutto auspicabile di quel rinnovamento della politica, (quella buona , al servizio dei cittadini, che lavora per il futuro di questa Italia) , che possa contribuire a ricondurre il Paese alle sue normali funzioni democratiche.

  • Credo la carta d’intenti sia scritta sull’acqua.
    Se la coalizione sarà questa e se sarà maggioranza di governo non ci sarà carta d’intenti o patto di governo che possa evitare scontri (anche interni al PD) su scelte politiche su cui si sia disaccordo. Spero di sbagliarmi.
    Il problema più che la carta di intenti è la apparente incertezza del PD sulla scelta della linea politica di fondo, soprattutto economica. E’ stato prima scelto Casini, cioè Monti, e quando lui si è tirato indietro si è tornati su Vendola. Si cancella una riga del testo e il problema è risolto. Anche perché Bersani sa bene che, se capo di governo, non potrà presentarsi in Europa e sui mercati con le ricette di Vendola e Fassina e sconfessando così la linea Monti.
    Insomma, grande è la confusione sotto il cielo, ma questa non è affatto una buona situazione.
    I partiti di centrosinistra annaspano e navigano a vista, ancora senza un timoniere e senza sapere dove andare.
    Non hanno saputo affrontare seriamente nessuno dei problemi del paese (legalità e corruzione, economia, lavoro, ambiente, paesaggio, scuola, giustizia). Per mancanza di autorevolezza e credibilità politica hanno permesso a Berlusconi di vincere tre volte e demolire il tessuto democratico. Hanno fallito. Ma si vedono facce offese alla domanda sulla disponibilità a lasciare il parlamento.
    Parlare di rottamazione è volgare e populista. Inaccettabile. Ma questo non deve impedire l’urgente ricambio del ceto di governo. Da Milano arrivano buone notizie con ipotesi di candidature provenienti dalla società civile per la presidenza della regione. Forse si è imboccata è la strada giusta. Da Milano sono sempre arrivate le grandi svolte.

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