Democrazia, Economia, Europa: incontro con Alfio Mastropaolo

22 ottobre 2012
18:00 - 20:00

Città: Pescara
Luogo: sala Figlia di Jorio Provincia di PE

Il circolo Libertà e Giustizia Pescara-Abruzzo, insieme con ANPI, Enzo Fimiani e altri, è riuscito ad organizzare una serie di conferenze-dibattito, a partire da lunedì 22 ottobre 2012, con il titolo “DEMOCRAZIA ECONOMIA EUROPA“, con cinque relatori provenienti dal mondo accademico.

Primo appuntamento con Alfio Mastropaolo (Università di Torino):

“La democrazia è una causa persa? paradossi di un’invenzione imperfetta”

Per info: pescara@libertaegiustizia.it

Scarica la locandina con il programma completo

1 commento

  • DEMOCRAZIA ECONOMIA EUROPA
    Dibattiti, Strumenti e Proposte per il mondo di oggi
    Democrazia come bene da difendere
    Economia come problema da affrontare
    Europa come obiettivo da perseguire

    MISSIONE
    LeG, associazione Libertà e Giustizia, è nata per l’esigenza di difendere e diffondere la Costituzione, ma la sua missione è sempre stata quella di proporre “politiche” quale contributo alla discussione nella società civile e con i partiti.
    Nella direzione di questa missione va annoverata la proposta del novembre 2011, lanciata da LeG na-zionale, di contribuire alla futura piattaforma elettorale “progressista” e in cui si inserisce l’attuale ini-ziativa, “carta di LeG”, per l’individuazione delle priorità politiche da sviluppare nella prossima cam-pagna elettorale.
    (dal Manifesto costitutivo, del 2002, dell’associazione LeG: …………… Oggi tanti nostri concittadini non sono soddisfatti dello stato del Paese ma non trovano gli strumenti culturali per unirsi e cambiarlo, per contare insie-me, per far valere il loro impegno civile. Perché il dibattito politico assomiglia spesso a una rissa o a uno spetta-colo. Gli spazi di un confronto serio e moderno sono limitati e ristretti, gli ideologismi pesano ancora. Libertà e Giustizia sarà il luogo per discutere serenamente, per creare occasioni di approfondimento e di documentazio-ne sui fatti fondamentali che stanno mettendo in crisi la nostra democrazia. Libertà e Giustizia non è un partito, non vuole diventarlo e non punta a sostituire i partiti, ma vuole dare un senso positivo all’insoddisfazione che cresce verso la politica, trasformandola in partecipazione e proposta. Libertà e Giustizia vuole intervenire a spronare i partiti perché esercitino fino in fondo il loro ruolo di rappresentanti di valori, ideali e interessi legittimi. Vuole arricchire culturalmente la politica nazionale con le sue analisi e proposte. LeG vuole essere l’anello mancante fra i migliori fermenti della società e lo spazio ufficiale della politica.)

    VISIONE
    L’Italia si trova in una situazione drammatica di cui tutti siamo coscienti, o almeno lo dovremmo essere.
    NODI in cui ci dibattiamo:
    Debito pubblico al 130% del pil, oramai 2.000 miliardi di Euro (33.333,33 Euro per persona, neonati compresi).
    Spread fra il 4,50 e 6,00% con tassi che rischiano di superare il 7% sul debito.
    Evasione fiscale che fonti ufficiali stimano, conservativamente, in 250 miliardi di Euro.
    Corruzione a tutti i livelli delle amministrazioni centrali e periferiche per cifre paragonabili a quelle dell’evasione.
    Mafia, nelle sue diverse articolazioni, per un giro di affari criminali di oltre 250 miliardi di Euro.
    Sprechi in tutti i settori dell’amministrazione pubblica, soprattutto nella gestione di enti locali e di beni pubblici come acqua, suolo, qualità dell’aria, frequenze.
    Demografia, il dato demografico Italiano è sconsolatamente negativo, la natalità è di 1,2, con punte infe-riori ad un figlio per donna fertile, e l’invecchiamento della popolazione ne è la conseguenza (il resto del-l’Europa ha una situazione di poco migliore, l’intero occidente non cresce, è indispensabile l’apporto degli immigrati).
    Industria, essa è in declino continuo dagli anni ottanta: la grande industria è stata dismessa, a comin-ciare dalla chimica per finire, in questi anni, con il settore auto; per il resto le ridotte e ridottissime di-mensioni delle nostre imprese e la mancanza totale di innovazione hanno contribuito in modo forte-mente negativo.
    Terziario, è il settore che dagli anni ottanta è cresciuto dando l’impressione di compensare la costante riduzione industriale, ma è cresciuta all’ombra del settore pubblico, in modo frammentario e senza un progetto.
    Ambiente: per l’ambiente i disastri sono una costante, l’attuale responsabile della protezione civile ha preannunciato per la fine estate – inizio autunno 2012 piogge e temporali con conseguenze disastrose anche a causa degli incendi dolosi che si susseguono incessantemente e troppe volte impunemente.
    Istituzioni, partiti e burocrazia hanno talmente mal operato da essere percepiti come organizzazioni antidemocratiche, fonte di spesa e di inefficienza insopportabile, con l’aggravante della farsa estiva della legge elettorale; loro che dovrebbero essere i pilastri della democrazia.
    Giustizia, è un capitolo a sé: l’inefficienza per costi, tempi e conseguenze su cittadini, consumatori e imprese è altissimo (è stato mai calcolato il costo per il sequestro giudiziario della durata di 7-10 anni di una qualsiasi opera?), gli interventi di riforma amministrativa sono stati inadeguati, non hanno per-messo né la riduzione dei tempi né la certezza della pena. La giustizia soffre e fa soffrire, a mio parere, perché le leggi, sia dell’ordinamento civile che penale, non sono più adeguate ad un paese complesso e dinamico (un solo esempio: una legge si emenda, non si cambia, uno due tre enne emendamenti, in questo modo solo il leguleio di manzoniana memoria è autorizzato a dire la sua in tempi infiniti e, spesso, senza vera giustizia, la forma prevale quasi sempre sulla sostanza). È necessario un profondo rinnovamento delle leggi e, di conseguenza, del sistema giudiziario. Riforma in un quadro di riferimento europeo, che rafforzi l’autonomia del potere giudiziario, ma contemporaneamente siano meglio definiti compiti, ambiti di azione, responsabilità e conflitti di competenza.
    Scuola, è la cenerentola italiana, nell’ultimo ventennio i ministri che si sono succeduti si sono accaniti nelle riforme senza costrutto, l’ultima di stampo liberista, evviva la scuola privata, ha tramortito quella pubblica.
    Cultura , “con la cultura non si mangia”, chi sa per quanto tempo sconteremo questa affermazione, e sì che l’Italia è una miniera naturale di cultura che potrebbe sfamare ampi strati di popolazione.
    Sanità, lo stato sociale, di cui la sanità è il pilastro, è in una fase di smantellamento, questo per politi-che liberiste, privato è bello, e per insipienza di chi opponendosi al liberismo, partiti e sindacati, ha pensato bene di occupare e trarre vantaggio senza il benché minimo riferimento al bene comune.
    Finanza, è il buco nero di tutto il mondo occidentale e di conseguenza dell’Italia. Il liberismo, che da oltre 30 anni, dai tempi di Reagan e della Thatcher, imperversa in occidente ha prodotto l’effetto per-verso di creare un mondo finanziario a sé stante, svincolato da responsabilità, con l’unico obiettivo di speculare per fare soldi con i soldi, l’applicazione scientifica e macroeconomica della “catena di san-t’Antonio”. Il mercato globalizzato è dominato da questo tipo di finanza irresponsabile, e di una parte importante del sistema bancario ad esso collegato e/o connivente, tale da imporre politiche ai politici ed alle istituzioni statali. Le bolle finanziarie ed economiche, alla base di questa crisi e delle preceden-ti, sono una diretta conseguenza della finanza irresponsabile, ma nessuno sembra avere la volontà e/o il potere di intervenire.
    Lavoro: è il nodo che ho messo per ultimo, è il più grande. È un problema enorme per i giovani. Ma coinvolge in modo pesante anche la generazione di mezzo e chi è prossimo al pensionamento. L’artico-lo 1 della nostra Costituzione forse può essere soddisfatto solo affrontando e dando soluzione ai nodi precedenti: meno debito e spread, zero evasione, corruzione, mafia, sprechi; demografia più sana, in-dustria e terziario con più capacità di investire in innovazione e sviluppo, ambiente gestito attraverso la prevenzione e non con interventi emergenziali, istituzioni partiti e burocrazia all’altezza dei compiti del terzo millennio, giustizia giusta e rapida, scuola che formi il cittadino e fornisca strumenti per il lavo-ro, una cultura valorizzata come merita, sanità e stato sociale armonizzati allo sviluppo sostenibile, fi-nanza regolamentata come strumento dell’economia (questa visione utopica è necessaria per il soprav-vivere del cittadino e della democrazia).

    Tutti i “nodi”, di cui ho accennato sopra, sono portatori di un impatto economico fortemente negati-vo, e sono arrivati al pettine tutti insieme.

    La crescita è un paradigma non più proponibile, ricordo solo che essa non può essere infinita, perché le risorse sono limitate, e i paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), ex secondo/terzo mondo, con tassi di crescita a due cifre, sono fortissimi consumatori di qualsiasi risorsa.

    La democrazia è fortemente depressa in Italia. Le cause sono i nodi elencati, che è un elenco non e-saustivo. La democrazia rappresentativa è in crisi dagli anni ottanta. Nel 1992 l’implosione dei partiti e delle istituzioni ha avuto come conseguenza il ventennio berlusconiano, il populismo becero che stia-mo ancora scontando.

    La decadenza, il mondo occidentale è indubbiamente in una fase di decadenza, il dato che lo certifica è quello demografico. Anche gli USA sono in questa fase, forse in modo più dolce.

    La guerra: se il quadro abbozzato ha qualche fondamento, stiamo vivendo una situazione di guerra. Una economia di guerra, la guerra del terzo millennio, dove la morte non è cruenta ma pur sempre morte è, e i feriti sono tanti e si fanno notare ancora poco ma rappresentano un’incubazione sociale e-splosiva. Ma la guerra fra chi? Fra i BRICS e l’Occidente. Una guerra che noi Occidente siamo destinati a perdere. Se i BRICS crescono l’Occidente deve calare. Anche perché, nel mondo globalizzato, altri vogliono crescere, l’Africa, i paesi arabi e altri ancora. Come già detto, le risorse planetarie non sono infinite ma finite. In questo scenario di guerra si inserisce la battaglia della finanza globalizzata (speculazione irridente) nei confronti della politica e delle Organizzazioni Statali.

    La VISIONE, allora, su cui impostare l’azione politica, adesso, e per i prossimi decenni, quale deve essere?

    Una rivoluzione culturale! La rivoluzione che permetta di ripensare il mondo, l’Europa e l’Italia senza miopie e senza egoismi con il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini. L’alternativa è, probabilmente, il caos oppure una decadenza rapida verso uno stato di povertà, dipendenza e nessuna democrazia.

    Lo sviluppo sostenibile, è l’espressione che dobbiamo imparare a coniugare, lo strumento che ci do-vrebbe aiutare a: mantenere una buona democrazia, conservare un buono standard di benessere, dimi-nuire il divario ricchi-poveri, salvaguardare l’ambiente, conservare i beni comuni. Affrontando, in con-temporanea, tutti i nodi al pettine.

    Le priorità politiche devono essere conseguentemente:

    1) SVILUPPO SOSTENIBILE è, forse, la priorità di un programma di lungo periodo, non solo per le elezioni che incombono, di una politica progressista e riformatrice.

    2) EUROPA è l’altra priorità di un programma di lungo periodo. L’Italia, nel mondo globalizzato, ha un ruolo e peso irrilevante. Solo una dimensione Europea ha qualche peso sullo scacchiere globale. So-lo l’Europa, è pensabile, ha le dimensioni per poter impostare una politica che freni la decadenza della civiltà occidentale da questa parte dell’oceano Atlantico.
    (da Wikipedia: Il primo Libro bianco dell’Unione Europea prende il nome dal suo estensore Jacques Delors, vie-ne varato a Milano nel 1985 dal Consiglio europeo con il titolo Il completamento del mercato interno: Libro bian-co della Commissione per il Consiglio europeo (Milano, 28-29 giugno 1985) COM(85) 310, giugno 1985[2]; in generale in questo documento si pone l’obiettivo sia del completamento del Mercato Unico e sia della specifica-zione dei benefici attesi conseguiti dalla sua realizzazione. A tal fine stabilisce le tappe del processo d’integra-zione a partire dal 1985 in cui vengono scanditi i tempi e le procedure che sostanzialmente porteranno nel 1993 al completamento del Mercato Unico e all’avvio della fase di preparazione dell’Unione Economica e Monetaria, alla costruzione della moneta unica (Euro) e poi all’allargamento di nuovi paesi.)
    Il “Libro Bianco” di Jacques Delors fu salutato, nel mio ambiente di lavoro, come un fatto rivoluziona-rio. Finalmente l’EUROPA! Un processo irreversibile che ci avrebbe portato all’Europa Politica, gli Stati Uniti dell’Europa. Illusi! Dopo il varo faticoso dell’Euro il processo di integrazione è praticamente regredito. La crisi finanziaria-economica, che dura dal 2008, ha, pericolosamente, fatto esplodere le “fragilità” di nazioni, soprattutto mediterranee, e gli “egoismi” delle nazioni germaniche. I Piigs hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, combinandone di tutti i colori. I germanici hanno speculato in ogni settore, ignorando completamente la “mancanza di virtù” dei Piigs. L’equilibrio, fragile, si è rotto. La situazione europea è preoccupante. La percezione dell’Europa, da parte di un sempre maggiore stra-to di cittadini, è di una organizzazione lontana, burocratica e inutilmente regolamentare. Europa = tec-nocrazia. PACE, non è solo una parola, è un fatto che in Europa, in modo quasi generalizzato, dura dal 1945. 67 anni! (A margine, è forse il caso di ricordare che nei primi quaranta anni del ’900 si verifica-rono due guerre mondiali devastanti con teatro quasi esclusivo l’Europa). È necessario ritrovare la pro-gettualità di Jacque Delors, la sua visione e la capacità rendere realizzabili le idee. Ciò in modo parti-colare da parte dell’Italia, socio fondatore e patria, fra gli altri, di Altiero Spinelli . L’Europa dei citta-dini è l’obiettivo da perseguire che deve essere a base dell’Europa Politica e compiutamente FEDE-RALE. E, insieme, costruire il “cittadino europeo”.

    3) LAVORO, è il terzo corno della rivoluzione culturale. Il lavoro, che è, insieme alla giustizia socia-le, una necessità primaria ed un “valore” in sé, è affrontabile concretamente solo entro una visione di sviluppo sostenibile e di Europa Politica Federale.

    PROGETTO
    Il progetto che il “circolo Libertà e Giustizia Pescara-Abruzzo” si pone è quello di contribuire alla presa di coscienza del “cittadino europeo” offrendo al dibattito dei cittadini strumenti conoscitivi, ap-profondimenti e proposte per il MONDO di OGGI.
    Come prima iniziativa propone una serie di conferenze-dibattito che si svolgeranno dal 22 ottobre 2012.
    Programma:
    · Lunedì 22/10/2012 – ore 18:00, Sala “la Figlia Di Jorio” – prof. Alfio Mastropaolo, Università diTo-rino: “La democrazia è una causa persa? Paradossi di un’invenzione imperfetta”.
    · Mercoledì 31/10/2012 – ore 18:00, prof. Lorenzo Del Federico, Università Chieti-Pescara: “Crisi economica, finanza pubblica e fiscalità: il problema del consenso”. Sala “la Figlia Di Jorio”
    · Venerdì 16/11/2012 – ore 18:00, prof. Valerio Speziale, Università Chieti-Pescara: “La dimensione del lavoro in una prospettiva europea”. Sala “la Figlia Di Jorio”
    · Mercoledì 16/01/2013 – ore 18:00, prof. Edgardo Bucciarelli, Università Chieti-Pescara: “Europa …” Sala “fondazione Pescara-Abruzzo”.
    · Giovedì 24/01/2013 – ore 18:00, prof. Nicola Mattoscio, Università Chieti-Pescara: “La competizio-ne economica e finanziaria nel mondo contemporaneo”. Sala “fondazione Pescara-Abruzzo”.

    Il programma nasce dalla collaborazione di LeG Pescara-Abruzzo, ANPI Pescara, Fondazione Pesca-ra-Abruzzo, e dal sostegno scientifico di Uni-PE, Fondazione Accademia d’Abruzzo e Biblioteca Pro-vinciale PE.

    N.B.: Le note che precedono, missione e visione, sono un tentativo, non esaustivo, di dare sostegno e giustificazione, forse in modo visionario, ma non velleitario, al progetto.
    In questa carrellata trascuro tutti i nodi civili ed etici, ed i valori irrinunciabili in una visione laica; l’at-tenzione è concentrata sugli aspetti che hanno impatto economico.
    L’esposizione degli argomenti risente della deformazione professionale “qualitese” del sottoscritto.

    Ogni incontro avrà un “discussant”. Nomi possibili rappresentanti dei vari soggetti organizzatori sono: Nicola Mattoscio (fondazione PE-Abruzzo e UdA); Enzo Fimiani (ANPI- Biblioteca Provinciale); E-dgardo Bucciarelli (fondazione Accademia d’Abr); Bartolomeo Camiscioni (circolo LeG PE-Abruzzo).

    Bartolomeo Camiscioni
    http://www.libertaegiustizia.it/ mailto:pescara@libertaegiustizia.it

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