Appello di un giovane italiano

Cara Sandra,
Sono un ragazzo romano di 16 anni, particolarmente partecipe  del drammatico vuoto politico con cui in particolare le giovani generazioni, comprese quelle dei “giovanissimi”,  debbono oggi  fare i conti.
La confidenza con cui mi ti rivolgo, e spero che non appaia sfacciata, mi viene dall’averti conosciuta qualche anno fa dai miei nonni Laura e Gennaro.
Il motivo che mi spinge a scriverti è quello di provare a descrivere ( e ne parlo, credo, con cognizione di causa, essendo uno studente) la dilagante confusione e diffidenza che percepisco nei giovani non solo verso la politica e l’attività politica, ma, cosa forse altrettanto grave, verso i partiti in quanto tali e non magari verso chi li ha mal gestiti; e arrivare poi a una conclusione, tentando di risultare meno retorico e petulante possibile. So che se invece di scrivere circa l’attuale stato di disorientamento giovanile avessi invece annunciato di aver scoperto l’acqua calda non avrei sortito effetto diverso, ma temo che a differenza di te, di LeG, nonché del Presidente Zagrebelsky, chi dirige la politica nazionale non colga appieno le conseguenze socio-politiche, oltre che meramente elettorali, del dramma. Tra queste troneggia la perduta voglia di conoscere, di capire, di far pesare il proprio pensiero e la propria (eventuale) esperienza su decisioni e deliberazioni concernenti l’interesse e il bene comune. In difesa di ciò ho spesso litigato con coetanei affetti dal pericoloso morbo del “Tanto sono tutti uguali, questo Grillo non è poi così male”.
Insomma, detti dirigenti, inclusi purtroppo quelli di area centro-sinistra, sembrano (e spero non siano, ma i segnali non sono un granché) pensare solo al dopo Monti o al Monti dopo Monti; cosa più che legittima per carità, ma ritengo grave che non si capisca che il notevole quanto triste supporto giovanile di cui dispone “il demagogo di turno” non è dovuto a giovanile incauta leggerezza ma bensì a esasperazione e disorientamento.
Per me è triste e lo dico davvero senza retorica, notare un così diffuso distacco per le istituzioni e disinteresse per come sono gestite.
Il Presidente Zagrebelsky ha dunque ragione nel dire che la politica sta perdendo, senza dimostrare di averne troppo a male aggiungo io, due o tre generazioni. A mio modesto giudizio i risultati saranno un conseguente rafforzamento della gerontocrazia (beninteso che non considero un mio difetto quello di credere che in politica avere una certa età voglia dire né più né meno avere più esperienza) e un’ampia possibilità di delinquere ai cattivi amministratori di domani: se i giovani oggi si disinteressano della cosa pubblica, chi potrà, una volta noi adulti, giudicare obiettivamente se è ben o mal gestita?
E ancora, chi guiderà l’Italia verso la ripresa etico-morale e politica che tutti speriamo debba seguire al berlusconismo (più o meno) morente? Forse generazioni che hanno avuto la sola colpa di crescere in un clima politico allucinante e che anziché poter scegliere il meglio alle elezioni devono ripiegare sul meno peggio? La risposta non richiede eccesivo sforzo intellettuale.
Ecco il punto e concludo. Credo che in ragione di ciò e della mancanza di risposte della politica a questi e altri interrogativi, il PD ( così come gli altri partiti tradizionali; ma voglio ora concentrarmi sul futuro del centrosinistra, che preme tanto a me quanto credo a LeG), che all’avviso di molti uscirà vincente dalle prossime elezioni, si vedrà però mancare i voti dei laici e cattolici delusi e sentitisi abbandonati. E allora è questo quello che si vuole? Un governo Bersani con un paio di senatori di vantaggio rispetto a Grillo e Forza Italia, costretto non a collaborare con Casini, Fini e Pisanu, come forse sarebbe per un certo verso auspicabile (?), ma addirittura a dipendere dai loro voti?
Eccomi allora a chiedere timidamente perché LeG non possa organizzarsi a partito e concorrere alle elezioni del 2013, legata al PD.  Anche se è possibile che non si vada oltre l’1%, sarebbe credo incentivante dal punto di vista simbolico a convincere gli elettori a provare a riscommettere sul centrosinistra, sperando che esso contraccambi concretamente la fiducia. Inoltre potrebbe risultare un’alternativa degna quantomeno di valutazione per coloro che pur non essendo di centrodestra hanno sempre creduto alle favole e per coloro che la croce su PD o SEL ( dico  SEL pur non essendo un suo grandissimo fautore, ma giustamente nel CS ci sono anche loro) la metterebbero a cuore non proprio leggero, o peggio, non la metterebbero proprio.
Immagino che se non fossimo in tempi di crisi istituzionale oltre che economica, la risposta sarebbe seccamente negativa, ma immagino che lo sarà lo stesso. Tuttavia vorrei permettermi di auspicare un incontro, o una parte di  un incontro di LeG, in cui almeno si affrontasse il tema, non foss’altro per mettere a parte nei dettagli la società civile del perché quest’eventualità sia da scartare e, nel caso che il no sia definitivo, stilare quantomeno una lista di obiettivi che in nome della società civile vengano perseguiti dal nuovo esecutivo, sempre sperando che esso sia democratico in mancanza di meglio.  So bene qual’era la linea tua e dell’associazione in merito, linea sottolineata anche nell’incontro con l’on. Bersani, ma credo che il quadro sia cambiato tanto da auspicare un cambiamento nel verso che mi sono permesso di suggerire. Non si tratterebbe di “chiedere posti” al PD, ma affiancarlo sperando di rendere se non migliori, almeno meno peggiori i giorni che verranno.
Quando nell’incontro di Milano un socio disse “che il segretario si sbrighi” non mi sembra che nulla sia cambiato, lo smarrimento aumenta e il populismo galoppa più forte che mai. Certo di miracoli in un arco di tempo così breve sarebbe stato sciocco sperarne, ma per quanto non dubiti dell’onestà intellettuale dell’on. Bersani, vi è il diffuso timore che buona parte del consiglio direttivo del PD,  se non fa ostruzione, storce quantomeno il naso a qualsiasi iniziativa interna al partito volta a rinnovare e, per ineluttabile conseguenza, intaccare uno dei biechi centri di potere (fondazioni e simili) che al PD non sono purtroppo estranei. Ed ecco perché generalmente si conta poco sulla futura parte di classe dirigente totalmente made in PD.
Queste sono le considerazioni che ho la presunzione di avanzare a favore della tesi “interventista” circa  LeG. Per amor di patria e di Europa; quando queste non siano considerate coincidenti.
Non mi resta ora che ringraziarti per il tempo concessomi e rivolgere un sentitissimo grazie per l’impegno che LeG profonde per la costituzione e per il paese.
Con sincera gratitudine,
Tommaso Sasso

8 commenti

  • Caro Tommaso,

    complimenti per l’esposizione chiara e lucida che condivido totalmente. Compreso il desiderio che LeG si costituisca in partito di lista civile.
    Grazie

    Luciana Daniotti

  • Ho letto con piacere queste righe, fresche e genuine.
    Sono socio da poco, quindi il mio parere lo esprimo a bassa voce.
    Ritengo che sia effettivamente giunto il momento di rendere più incisivo il nostro impegno come cittadinanza attiva.
    Visto che con tutta probabilità non si voterà prima di primavera, forse il tempo c’è.
    Grazie dell’ascolto
    Matteo Del Santo

  • E’ dal febb. 2009 che suggerisco incessantemente a L&G un più diretto protagonismo politico per conto della cosidetta “Società Civile”, magari diverso dalla tradizione partitica- elettorale. Ma sono comunque contento che L&G si mostri sensibile, pubblicando questa “supplica”, al desiderio espresso da Tommaso per conto, ne sono certo, di una gran parte della migliore Società Civile.

    Forza presidente Bonsanti, colga l’attimo! C’è un 95% di Cittadinanza che ha perso ogni fiducia nella politica e attende solo un gesto da chi abbia l’altezza morale e culturale per farlo!

    COLGA L’ATTIMO!

    Paolo Barbieri

  • Condivido totalmente le preoccupazioni di Tommaso Sasso. Auspico anch’io una più incisiva partecipazione politica attiva di L &G…..se non ora,quando?

  • L’invito “interventista” di Tommaso Sasso è un buon condensato del pensiero di chi – magari non essendone socio – è comunque vicino alle posizioni di L&G.

    Colpisce la maturità e l’incisività dell’analisi e della sintesi, la forma in cui queste sono espresse ed il perfetto controllo di ogni emotività giovanile. Certo, non tutti i sedicenni sono nipoti di.

  • grazie Tommaso, per la serietà e l’impegno con cui partecipi alle sorti di questa nostra sventurata nazione… C’è ancora del buono da sperare per domani, ma c’è bisogno di un sussulto di coraggio e di amore al bene comune. E grazie a LeG che apre spazi perchè questo accada…

  • Se il 15% di quelli che dichiarano che voteranno Grillo avessero la capacità di ragionamento, diciamo pure l’ intelligenza, di questo ragazzo di 16 anni, l’ Ialia sarebbe “avanti”.

  • Caro Tommaso e cari iscritti, vorrei che questa lettera fosse presa in adeguata considerazione. Penso a quanti si riempiono la bocca del pensare alle prossime generazioni e nulla fanno. Penso a tutti i parlamentari italiani che se fossero stati coerenti in questo, avrebbero dovuto ridursi gli stipendi di almeno la metà, a 7.500€ come i parlamentari europei e non l’hanno fatto; per la mia parte lo faccio e dopo 30 anni di servizio pubblico mi trovo con uno stipendio di 1.000€ al mese. In risposta a Tommaso, credo che sia più praticabile il conseguire alcune conquiste giuridico normative per tutti. Tipo:1) l’obbligo di discutere in parlamento le leggi d’iniziativa popolare, oggi può accadere forse solo se le presentano i consigli Regionali altrimenti vengono sistematicamente cestinate. Questo è un vulnus per la democrazia perchè consente alle lobbies partitico-affaristiche di esercitare un “controllo filtro” e di rimanere autoreferenziali. 2) Il referendum propositivo: rendere disponibile questo strumento, con le stesse motivazioni di quanto detto in precedenza. 3) Consentire la permanenza in parlamento a tutti gli eletti per un massimo di due mandati. Questo ci consentirebbe di risolvere la questione dei politici di professione e dei lobbisti. Il che è la principale causa dell’attuale impossibile rinnovamento della classe politico-amministrativa della nazione. 4) Avere una normativa giuridico amministrativa seria per quanto riguarda la gestione dei partiti. Oggi in Italia anche la squadra di calcetto dell’oratorio è certamente più affidabile da un punto di vista giuridico amministrativo di qualsiasi altro partito presente in parlamento, tanto è vero che abbiamo avuto i casi: Lusi, Bossi, Penati.
    Ammesso che qualche componente di LG entri poi in parlamento, farebbe poi la fine del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro, sarebbe cioè soccombente a logiche partitocratiche e conterebbe quanto uno contro molti o addirittura contro lo stesso partito del quale fà parte.
    Cordialità, Mario De Cesare, teologo morale

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