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30 novembre -0001 - Commenti disabilitati

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  1. grc scrive:

    Caligola sarà certamente stato uno dei più grandi criminali della storia, anche se non mi risulta che il numero di persone da lui massacrate sia paragonabile a quello delle persone uccise da molti dittatori del secolo scorso. Ma il suo cavallo era con ogni probabilità un nobile animale che, dal paragone con alcuni padri coscritti di oggidì, può pure fare la sua figura.
    Ma forse la cosa più grave che ha fatto Caligola nella circostanza, è stata trarre in inganno Montesquieu.

  2. SALVO scrive:

    E’ un’antico vizio della classe politica al potere quello di legiferare anteponendo la salvaguardia degli interessi di una parte – con la quale di solito ha obblighi più o meno confessabili – calpestando le fondamentali regole di convivenza civile,magari dopo avere giurato solennemente di esserne fedele e di osservarle in ogni suo atto.

  3. Certo che avere nostalgia del cavallo di uno dei più orrendi criminali della storia la dice lunga sull’animo profondo degli autoproclamatisi “oppositori al regime renziano”.

    “Quando Commodo fece console il suo cavallo, recò una grave offesa a se stesso: cancellò anche l’apparenza di tutte le magistrature, compresa la sua”.
    Chi l’ha detto, cari sapientoni di questo sito?

    So che gli storici, oltre a rivalutare Nerone, stanno rivalutando anche Caligola.
    Fra non molto, rivaluteranno anche Hitler e Stalin. Sembra che sia questa la loro passione dominante, ammantata di ‘oggettività’, ‘imparzialità’ ecc.
    Mi taccio poi delle venerazione di Cesare da parte del canagliume vetero-stalinista, nel quale i guru pullulano come le mosche in un letamaio.

  4. i mari devono unire i popoli e non costituire cimiteri per giovani in cerca di lavoro e lbertà che non trovano in patria

  5. […] Da liberainformazione.it […]

  6. Alla signora de Monticelli che, PUNTA SUL VIVO, minaccia denunce (succede solo con certa intellighenzia accademica la quale, guarda caso, è sempre la stessa).
    Ho definito “infame” NON LA PERSONA, MA il modo (noti bene: il modo) di sfornare le proprie idee, un modo (noti bene) che estendo a tutta l’intellighenzia che la legge e l’adora, e anche a quella che si agita in questo sito, dove si dà del fascista (noti bene: del fascista, CHE è DI GRAN LUNGA PIù INSULTANTE DI INFAME) al novantanove per cento degli italiani. E’ il modo cioè il linguaggio, per intenderci, dei grillettari, vale a dire i neo-nazi del XXI secolo (come capiscono anche le pietre).
    Lei ragiona in perfetto stile heideggeriano: “sputa” (è un verbo che lei appioppa al suo prossimo, cioè al novantanove virgola novantanove per cento degli italiani) su tutto ciò che non le somiglia, su tutto ciò che non è il suo “essere”. LEI ARGOMENTA Sì, MA ESATTAMENTE COME HEIDEGGER.
    Per il resto, sarò lietissimo di cimentarmi con lei in tribunale (anche in tema di stupro: una parola che le ronza sempre in testa, heideggerianamente).
    “VOMITARE” AGGETTIVI SUL PROSSIMO è INUMANO.

  7. Antonio Cavezza scrive:

    La centralità del profitto e del denaro ha introdotto nel tessuto del sistema politico, delle Istituzioni, della società civile e dell’economia una diffusa insofferenza alle regole etiche, a favore dell’appropriazione privata di risorse pubbliche e dei beni comuni, dell’ evasione ed elusione dagli obblighi fiscali, dando ampia dimostrazione di indifferenza verso le necessità collettive.
    MDC si batte affinchè le cupole politico-affaristiche in ogni parte d’ Italia siano contrastate non solo con le iniziative della Procure, ma anche attraverso la diffusione della cultura dell’onestà, che bonifichi le istituzioni dalla presenza di uomini contigui alle lobbies del malaffare. E’ necessario introdurre regole che liberino la pubblica amministrazione e la società dalla invadenza delle partitocrazie e dall’eccessiva burocrazia, che affermino la piena trasparenza nella azione dello stato in tutte le sue articolazioni, contrastino la penetrazione della criminalità nelle attività pubbliche e negli appalti, impediscano l’appropriazione delle risorse pubbliche per costruire consenso a partiti o persone.
    re una nuova politica, occorre un nuovo movimento

  8. Paolo Barbieri scrive:

    Illustre prof. De Monticelli,

    se non sarà “bonificato” il Parlamento, luogo-istituzione dal quale discendono a cascata le sorti del Paese, non potremo porre termine allo scempio che da troppi lustri se ne sta facendo. Per poi invertirlo in un percorso ricostruttivo.

    Scempio delle istituzioni, del territorio, di scuola ed università e quindi del livello e orientamento culturale di un popolo.

    Nonchè della Costituzione, nobile disegno prospettico per una sana democrazia rivolta ad un progresso complessivo e continuo, sottoposta ad una corrosione, dapprima sottotraccia e in ultimo ad una demolizione ostentata.

    Non è più un problema politico, destra, sinistra, centro, ma una scelta primordiale tra mediocrità, illegalità, incultura ed eccellenza, rigore morale e culturale, a cui affidare le sorti di un grande Paese e del suo Popolo.

    Scelta che non può essere affidata al solito rito del suffragio universale che a questo disastro ci ha portato, in quanto troppo dipendente da fattori che ne rendono incerto il risultato, pur nella raggiunta consapevolezza, da parte delle masse popolari, della inaffidabilità della classe politica.

    Molto più e meglio spendibile un percorso alternativo che la Costituzione ancora consente: la Sovranità Popolare Reaizzata, non solo enunciata, che esercitando gli artt. che permettono la Democrazia Diretta Propositiva, consentirebbe un percorso più diretto, a risultato predefinito.

    Possibile che non se ne possa neppure parlare?

  9. Caro Ferretti, lei dice “infame”. Io ho usato svariati aggettivi, e tuttavia ne ho dato sempre una giustificazione precisa. Citando a) testuali parole di un candidato alla Presidenza di una regione, che emanano disprezzo assoluti per la legalità e l’etica pubblica; b) alcuni fatti (la non eleggibilità di De Luca, il supporto del presidente del Consiglio a un candidato che violerebbe una legge, la violenza e la volgarità di un ex Presidente di regione, e altri ancora). Sarebbe così gentile da giustificare il suo aggettivo? “Infame” perché? Spero che mi risponderà. In forma civile – o “ne” risponderà. Grazie.

  10. Alfredo Codarin scrive:

    Ringrazio il presidente Zagrebelsky per le sue parole anche su qualche punto non sono d’accordo, vedi l’art,81 della costituzione. Per me la legge è SI o NO, per me è fondamentale. Ma mettiamo da parte questa che è una opinione mia, Cerchiamo di vedere la cosa sotto un altro profilo che in questo momento avrebbe sull’opinione pubblica una valenza fondamentale. In situazione d’emergenza l’esempio deve venire dall’alto, siamo in crisi, bene facciamo noi pensionati un passo indietro, per avere quello che ci spetta sarebbe semplice, basta mettere in mora l’inps. Noi facciamo il sacrificio ma pretendiamo che questo sia fatto da tutti, da chi ci governa in testa e il nodo sta quì, c’è la giustizia ma c’è anche il buon senso popolare che non viene mai preso in considerazione. Avrei altro da dire ma lo spazio

  11. Notate la terminologia (in cui solo ed esclusivamente sta il senso, si far dire, dello scritto):
    “ci sputa proprio”, “la gigantesca…”, “un serpentone…”, “si sconcia, si violenta”, “impudente e beffardo”, “stupro continuo”; “surreale indifferenza”, “pubblico ludibrio”, “sputo con gesti osceni”, “volgarità violenta”, “insulti da postribolo”, “vomita”, “froge frementi”, “Oh Caligola! ecc. ecc. Manca solo: “sovreccitazione furente”.

    Che modo infame di “satollarsi” di vuota chiacchiera!

  12. […] se desiderate, potete invece reperire la posizione della parte avversa. Ovviamente rappresentata non dal diretto interessato, che non è più, ma dall’onorevole […]

  13. Andrea Atzori scrive:

    Io credo, fermamente, che in Italia, per combattere la corruzione, bisognerebbe reintrodurre la pena di morte per corrotti ed i corruttori!

  14. Andrea Atzori scrive:

    Una classe dirigente reazionarie ci ha fatto credere che il metodo dei concorsi, scritti e orali, potesse funzionare come strumento di garanzia del rispetto dei diritti dei concorrenti alla piena affermazione e riconoscimento del loro merito personale. Sappiamo che non è mai stato così, Basta pensare alla riforma degli esami di avvocato, che per superare la dilagante corruzione ha richiesto lo spostamento della correzione delle prove scritte, presso sedi di corte d’appello diverse da quelle in cui esse furono sostenute. Con esiti incoraggianti. Finita la pacchia per i figli d’arte! Oggi però, com’è costume di Renzi, per riformare i diritti si eliminano e basta, direttamente. In tutti i settori il suo metodo è lo stesso. Lavoro, Giustizia, Scuola ecc.

  15. Se governasse (in qualche modo) Rodotà, avremmo una situazione identica a quella di Pol Pot. Va detto chiaro e tondo: la bava produce nazismo (o comunismo polpotiano).

  16. La visione della società italiana che il giovane Renzi proclama in ogni suo atto, è coerente con la sua origine e cultura. Verosimilmente non teme la concentrazione di potere nelle mani di un uomo solo perchè ritiene di essere egli quell’uomo e di non poter mai scivolare nella tentazione autoritaria. Si disinteressa del caso in cui una tale concentrazione di poteri -così come consentito dall’Italicum e dalla riforma del senato- possa finire in mani altrui e sbagliate. Egli volutamente ignora i rischi di una comunità in cui vengano meno i principi di solidarietà sociale : nemmeno alla Democrazia Cristiana di un tempo, da cui molti fanno discendere l’abilità politica del Nostro, si può imputare un simile errore, tra i molti commessi. E tuttavia Renzi è figlio di questa classe politica che da un canto (PD) lo ha incoronato per “le magnifiche sorti e progressive” che avrebbe garantito al partito, dall’altro è il frutto dell’insipienza di una parte politica (centrodestra) imbolsita come il suo capo laddove non corrotta dal desiderio degli ultimi inciuci possibili. Nel panorama resta solo una stella, anzi ne restano 5 di inusitata ed eccessiva grandezza : nel buio assoluto della politica la loro opposizione, fiera e coerente, risulta accecante. Ha sbagliato chi poteva e non ha fatto, e questo Rodotà lo sa bene.

  17. Paolo Barbieri scrive:

    Alla c. a. dei vertici di LeG.

    “… La società deve ricon­qui­stare il suo ruolo nel momento in cui lo spa­zio nelle isti­tu­zioni si restringe…” (Rodotà)

    Ovvero: Sovranità Popolare REALIZZATA (non solo enunciata) che esercita gli articoli che consentono la Democrazia Diretta Propositiva 50 e 71?

    Può essere questo il modo?

    Non è possibile continuare a denunciare pericoli e rischi, tralasciando il “progetto operativo, il che fare e come”, aspettanto che la casta ci sottragga anche gli strumenti che la Carta ancora ci offre.

    Non è possibile limitarci alla speranza in un ravvedimento o alle solite pratiche rivendicative che il potere costituito ha destrutturato col suo assoluto disprezzo e menefreghsmo rendendole inutili teatrini.

    E’ tempo di andare oltre…per non diventare complici e vittime contemporaneamente!

  18. Paolo Barbieri scrive:

    Illustri e stimatissimi dottori del Diritto Costituzionale e materie affini,

    non sono un estimatore del “referendum abrogativo” come strumento di Democrazia Diretta, in quanto assai impegnativo dal punto di vista organizzativo e della necessaria partecipazione, molto costoso, molto lento, di incerto risultato dipendendo anche dal raggiungimento del quorum oltrechè dall’espressione del cittadino.

    Ma soprattutto perchè se passa, rimanda tutto alla casta che, come la storia insegna, aggira la norma abrogata con una simile nella perfetta legalità formale. E se non passa, consacra per volontà popolare, la norma oggetto.

    Anche il ricorso alla Consulta in caso di successo rimanda, a tempi lunghi, la palla alla casta come sopra.

    La via della Democrazia Diretta Propositiva, artt. 50 e 71 in congiunzione e sinergia, esercitata dalla “Sovranità Popolare REALIZZATA”, non solo enunciata come avviene da sempre, avendo trasformato di fatto l’articolo UNO in un intercalare banale e offensivo, evita tutto questo: molto più snello, risultato predefinito dai promotori, veloce, costo insignificante rispetto al referendum.

    E soprattutto esalta la Costituzione blindando il suo Spirito Originale ed Autentico rispetto ad ogni attacco, esalta la Sovranità Popolare, abbatte l’arroganza della casta e, potenzialmente, di ogni altra lobby, perchè contro la Sovranità Popolare Realizzata, non ci sono dilazioni ne ricatti o pressioni che tengano, ma conviene solo l’ossequio.

    Perchè non provate a mettere al centro della vostra ricerca di soluzioni questa via Affermativa, Propositiva invece della solita negativa, regressiva, abrogativa e basta? Da sempre si dice che la miglior difesa sia l’attacco…

    Saluti e auguri Paolo Barbieri.

  19. Questo articolo di Zagrebelski è un esempio sempre più raro di equilibrio, di antiretorica e di coraggio insieme.

  20. Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950.
    Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
    Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime…
    Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli, ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

    Allora che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
    Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.
    Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna…

  21. Antonio Palese scrive:

    La Repubblica del privilegio e del malaffare scricchiola

    La sentenza n. 70/2015 della Corte costituzionale ha creato un certo imbarazzo tra i politici e i giuristi.
    Elsa Fornero, ex ministro: “sentenza difficilmente comprensibile, rischia di far pagare il conto alle giovani generazioni”. Non è giusto equiparare gli stipendi del barbiere della Camera, del consigliere regionale e del professore universitario, oppure chiedere agli amministratori delle Ferrovie la restituzione della somma di € 4.564.139,00 erogata nel 2004 all’amministratore delegato “in palese disprezzo a ogni elementare criterio di buona amministrazione e di economicità, un rilevantissimo importo ‘a gratifica’ in nessun modo dovuto, non previsto da obblighi negoziali e del tutto sfornito di qualsiasi presupposto logico-economico” (Corte dei Conti: sez. giur.le Regione Lazio 1399/10). Le Ferrovie sono privatizzate!
    Romano Prodi, ex presidente del Consiglio: “Con questa decisione la Corte interviene nella discrezionalità della politica. Ma è compito irrinunciabile del governo interpretare il modo in cui si esprima la solidarietà in un preciso momento storico”. Dal 1° gennaio 1948, l’oligarchia repubblicana ha messo una gran cura nel mantenere in vita l’ordinamento autoritario monarchico fondato sull’illegalismo: incertezza del diritto, tutela del privilegio, trasferimento a privati di ingenti somme di pubblico denaro. Nel 2011 il Governo coerentemente superò una grave crisi economica riducendo i consumi alimentari dei poveri.
    Andrea Manzella, costituzionalista: “La Corte ha contestato la ‘insufficiente motivazione’ del provvedimento governativo. Ma non si può creare una voragine nei conti dello Stato solo per questo motivo: mi pare una leggerezza e una sproporzione tra motivazione ed effetti”. Che paghino i lavoratori!
    Antonio Baldassarre, ex presidente Corte costituzionale: “Gli atti legislativi sono liberi, non è obbligatoria la motivazione. In passato, fra gli anni ’80 e ’90, ci furono altri casi clamorosi. Si decise allora che la Corte non potesse portare aggravi pesanti e che i valori di bilancio entrassero nei valori costituzionali”. Sono tanto liberi che dinanzi a certi provvedimenti alla casalinga sorge il dubbio se siano frutto dell’imbecillità o dell’indole violenta di politici e burocrati.
    Augusto Barbera, costituzionalista, ex parlamentare: “La Consulta si è contraddetta: qualche mese prima, dichiarando l’illegittimità della Robin Tax, ne limitava gli effetti economici. Io credo che la Corte dovrebbe decidere, in questi casi, ‘pro futuro’”. Chi osa pensare che la rivalutazione delle pensioni fino a € 3000 non avrebbe prodotto «una irragionevole redistribuzione della ricchezza»?
    Sabino Cassese, ex giudice costituzionale: “La decisione presa ha implicazioni molto gravi per il bilancio dello Stato … Un bilanciamento diritti-costi è necessario, in particolare quando vi sono diritti a prestazioni che non sono più sostenibili … E quando … i costi di una sentenza…

  22. Giosuè scrive:

    A proposito di Canfora e della “natura quasi mussoliniana” della poesia virgiliana c’è da rilevare che il grado di ignoranza, di manipolazione e di fraintendimento di Virgilio in Italia, da parte soprattutto del mondo scolastico ed accademico, è la diretta conseguenza di quello che avvenne durante il ventennio fascista con l’utilizzo strumentale del mito di Roma e della romanità. A Mantova c’è un monumento a Virgilio del 1926 dove un Mussolini/Enea calpesta un Turno ritratto con i capelli crespi e la faccia di un africano. Tutto questo, ovviamente, non ha niente a che fare con Virgilio e con l’Eneide. Continuare ad attribuire a Virgilio l’interpretazione fascista dell’Eneide e della sua poesia, che Zagrebelski definisce addirittura “malsana”, conferma quello che diceva Pasolini a proposito dell’”eterno fascismo” degli Italiani. La poesia di Virgilio è come uno specchio: non è colpa del poeta se il mondo scolastico ed accademico (legato in vario modo ai Poteri) continua a vederci quello che non c’è mai stato rivelando così quella che è la nostra vera natura. Altro che poesia “malsana” di “natura quasi mussoliniana”.

  23. Virgilio “un noioso lecca-lecca”: ecco il determinante contributo di Zagrebelsky e soci all’aumento del tasso di idiozia nazionale.
    Ripeto: la barbarie non è ‘altrove’, ma ‘qui’.

  24. maria scrive:

    appartengo alla generazione(1947) che ha studiato iliade, odissea, eneide dalle medie al liceo, all’università, essendo laureata in lettere moderne. il mio eroe è sempre stato ettore; achille un arrogante, enea un insopportabile ipocrita. all’esame di latino presi solo 28 perchè confessai al professore che non sopportavo virgilio, un noioso lecca-lecca.
    grazie per questo articolo raffinato

  25. Giosué Auletta scrive:

    Quando si parla dell’Eneide si dimentica spesso, soprattutto, in Italia, la seconda parte del capolavoro virgiliano dove si mostra molto chiaramente non solo chi è Enea, ma soprattutto a quali forme di violenza arriva la sua spietata “pietas”.
    Enea, a confronto con Didone, non è mai piaciuto a nessuno (ed è cosi da secoli), ma si evita sempre il confronto di Enea con Turno, il re dei Rutuli che è il vero eroe dell’Eneide virgiliana.
    La figura di Turno, l’ETTORE virgiliano, è stata rimossa dalla coscienza critica degli Italiani forse perché rappresenta quel valore universale ed eterno della DIGNITA’ UMANA che il poeta Virgilio, già duemila anni, contrappose coraggiosamente, pagando con la vita, alla logica della FORZA e del POTERE di Enea/Augusto. Se non cambiano, veramente, i paradigmi della nostra cultura si continuerà a dire che “Virglio era un poeta di regime” (sic).
    Giosuè Auletta

  26. Giovanni scrive:

    Mi preoccupa il fatto che per difendere i diritti dei cittadini socialmente deboli debba intervenire la Corte invece che la politica. E non sempre ciò che è giusto a livello del diritto è giusto a livello sociale. L’assenza della politica dei diritti impedisce alla Corte di compiere il proprio lavoro in serenità.

  27. Un intervento meditato e condivisibile quello di Zagrebelsky. Mi permetto solo di aggiungere che anche in sede parlamentare – dove vige il principio: chi ha la maggioranza decide – occorre pero’ che le decisioni sulle leggi di ambito costituzionale vengano condivise il piu’ possibile con le altre forze politiche di minoranza. In pratica, a differenza di Zagrebelsy o a completamento del suo pensiero, estenderei il principio della decisione all’unanimit’a (o quasi) anche alle decisioni del Parlamento sulle modifiche alla Carta Fondamentale.

  28. Adesso se la prende pure con Enea!
    Ma questo signore non potrebbe occuparsi dei disastri quotidiani che producono i giudici a danno soprattutto, se non solo, dei comuni cittadini?
    Non può, perché in quanto guru, deve discettare di tutto e di tutti, e partecipare a tutte le “fiere del pensiero vuoto”. E’ un tic incurabile e l’incompetenza va a nozze.

  29. Paolo Barbieri scrive:

    Ma cosa scriviamo!?

    …”Ecco perché il legislatore attuale avrebbe il dovere di dedicarsi all’elaborazione di riforme ispirate all’attuazione dei principi della Carta…”

    Ma il legislatore attuale è quello che vuole stravolgere la Carta, altrochè “…dedicarsi all’attuazine dei suoi principi!”

    E allora di che parliamo?

    …”la Costituzione, in altri termini, nasce dallo stesso fuoco, dalle stesse ceneri, dalle stesse canzoni, dalla stessa forza da cui è permeata la storia di Estella.”

    E noi, Eroici, continuiamo a riempirci la bocca da anni con allarmi, commenti e lamenti, e passiamo da un convegno ad un incontro, da un teatro ad una piazzetta, da una lettera aperta ad una raccolta firme! E poi ricominciamo… E intanto il rullo compressore avanza e asfalta non solo la Carta, ma anche la memoria di Estella e dei suoi Compagni!

    Bravissimi! Estella sarà fiera di noi!

    Di noi che non VOGLIAMO VEDERE gli strumenti che i Costituenti ci hanno lasciato in bella evidenza:

    Articolo UNO “La Sovranità appartiene al Popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”

    E allora cosa aspettiamo a REALIZZARE una volta nella storia questa Sovranità Popolare per dettare l’agenda dei lavori ai delegati al Parlamento?

    Cosa aspettiamo ad armare la Sovranità Popolare REALIZZATA con gli articoli che consentono la Democrazia Diretta Propositiva per una seconda Liberazione che ci affranchi dalla mediocrità opprimente che vuole destrutturare la qualità della democrazia e la Costituzione così cara a Teresa Noce “Estella”, che ne è l’architrave?

    Ma cosa aspettiamo ancora? La casta non può che produrre altra mediocrità! E’ indispensabile uno “scarto democratico”, una lettura originale della Carta, che ci consenta di blindare il Suo Spirito Orginale ed Autentico!

    Ma cosa aspettiamo?

  30. alessandra scrive:

    In questo intervento ci sono diverse imprecisioni: innanzi tutto Ulisse non piange per Calipso ma per la sua patria lontana ( tanto che poi gli dei si riuniranno e decideranno di mandare Mercurio per ingiungere alla ninfa di lasciar partire Ulisse) , anzi rivolge a Calipso parole ipocrite almeno quanto quelle di Enea a Didone, se l’addio di Didone è lacerante è solo perchè il modello di tale dolore è Medea , nell’antichità solo alle donne era riservata la sofferenza amorosa;a proposito della pietas di Ulisse verso i nemici bisognerebbe ricordarsi del trattamento che riserva alle ancelle e al pastore Melanzio cui vengono tagliati mani piedi e organi genitali dati in pasto ai cani.
    Quanto al riferimento a Lattanzio , preso a testimone della mancata pietas di Enea, si potrebbe ricordare anche il Lattanzio di “De mortibus persecutorum” dove descrive con gioioso sadismo le terribili morti dei persecutori dei cristiani
    alessandra di sante

  31. Paolo Barbieri scrive:

    Illustre prof. Rodotà,

    non è più il tempo di discorsi, editoriali e documenti accademici!

    Altrimenti sucederà come alla celebre e sfortunata Sagunto, che moriva mentre a Roma si discureva!

    Faccio mie per riproporle parole e frasi del suo collega nonchè Presidente Onorario di L&G prof. Zagrebelsky: ”

    “La nostra Costituzione – ripeto: se la sappiamo leggere – è come un serbatoio che racchiude quelle energie, alle quali possiamo attingere nei momenti di difficoltà.”(G. Zagrebelsky)

    “La Costituzione vive dunque non sospesa tra le nuvole delle buone intenzioni, ma immersa nei conflitti sociali. La sua vitalità non coincide con la quiete, ma con l’azione. Il pericolo non sono le controversie in suo nome, ma l’assenza di controversie. Una Costituzione come la nostra, per non morire, deve suscitare passioni e, con le passioni, anche i contrasti. Deve mobilitare” (Gustavo Zagrebelsky)

    E quelle che peraltro suggeriva il prof. N. Bobbio nel 55: “Oggi, dice Camus, gli uomini di cultura devono rendersi conto che il loro posto non è più sulla gradinata ma dentro l’arena. Essi sanno che se la vittima soccombe anch’essi saranno divorati. Sono, come si ripete oggi, impegnati. Impegnati a far sì che nel futuro vi siano meno vittime e meno leoni.”

    Ma siete Voi, emeriti professori, che dovete illustrare alla Cittadinanza questa lettura della Carta, Voi a cui giustamente vengono riconosciute credibilità ed affidabilità, Voi che, ignorati dalla politica ed emarginati dalle istituzioni, avete scelto le piazzette ed i teatri di Comuni e Città per mantenere vivo il seme del rigore morale e culturale indispensabile alle funzioni legislative, e quei valori che la Costituzione incarna perfettamente, Voi che il Grande Popolo Astenuto, ormai maggioranza assoluta, attende da legislature non volendo ancora una volta sprecare il prezioso suffragio.

    Tocca a Voi indicare la via per una seconda Liberazione del Paese da una mediocrità opprimete e devastante!

  32. Guido da Torino scrive:

    L’equilibrio di bilancio non fa una grinza. Ma anche la salvaguardia dei redditi deve essere garantita. Non solo i redditi bassi,ma anche quelli medi. Perchè i redditi bassi e medi italiani,se confrontati con quelli dei cittadini francesi,tedeschi,inglesi e spagnoli,diventano rispettivamente bassissimi e bassi. I sindacati hanno più volte denunciato le diverse migliaia di euro che i lavoratori e,soprattutto i pensionati,hanno perso negli ultimi anni. Peccato che mentre la maggioranza degli Italiani tirava la cinghia,il 10 % della popolazione continuava ad arricchirsi. E allora perchè non si è chiesto a questa ristretta ma facoltosa frangia della popolazione italiana di contribuire a ripianare il bilancio dello Stato,invece di penalizzare i soliti noti? Il sacrosanto principio morale di aiutare gli indigenti,vale per tutti coloro che sono in una situazione economica migliore. Ma VOGLIAMO UNA VOLTA PER TUTTE PARTIRE DA COLORO CHE POSSIEDONO GRANDI RICCHEZZE ??? Innanzitutto incassando le imposte non ancora riscosse (ci sono 550 MILIARDI DI Euro DI TASSE MESSE A RUOLO DAL 2000 AL 2012 IN ATTESA DI ESSERE INCAMERATE),e poi colpendo evasione,elusione e economia sommersa e illegale. Ieri sera nel corso di un’intervista a La7 un’economista rammentava che la riforma pensionistica Fornero fosse figlia dell’urgenza. Ma Monti non si era impegnato ANCHE per l’equità? Forse intendeva per equità la suddivisione dei sacrifici tra i soliti noti,perchè l’equità a 360 gradi non si è vista. Ed ora che ci sarebbe il tempo,perchè il governo Renzi non pensa a realizzare una più equa distribuzione della ricchezza,invece che a tagliare il già magro recupero del carovita?

  33. Franco Pischedda scrive:

    *
    Grc ha perfettamente ragione. Ho davvero posto male la questione, non precisando, e me ne scuso, che la lista/partito che in Gran Bretagna questa volta ha ottenuto il 36,9% dei voti assoluti può governare da sola, senza alleanze (e ovviamente senza premi in seggi, che di là non esistono) avendo conseguito nelle votazioni di collegio la nomina di 326 membri su 650 (numero totale dei collegi e dei membri della camera) ottenendo così la maggioranza del 50,15%.

    Il sistema elettorale inglese è interessante sotto il profilo della ricerca di rendere per quanto possibile realizzabile l’astratto principio della partecipazione democratica alla formazione del governo parlamentare rappresentativo in quanto cerca di stabilire un rapporto diretto tra i candidati di collegio e il territorio, anche se ha un notevole difetto in ordine alla rappresentatività alla camera: per esempio, l’Ukip di Farage ha ottenuto il 12,6% di voti assoluti, ma ha conseguito un solo seggio, mentre lo Scottish National Party di Sturgeon con il 4,7% di voti assoluti ha conquistato 56 seggi. Ma non si può essere perfetti.

    Se ne deduce che la Gran Bretagna, patria del parlamentarismo democratico, non ha bisogno di una costituzione formale per attuare un sistema istituzionale di partecipazione democratica alla formazione del governo parlamentare, mentre in Italia, nonostante la presenza della costituzione formale, la democrazia partecipativa per la formazione del governo parlamentare è solo un optional.

    È probabile che il 40 per cento degli elettori che ora dichiarano di volersi astenere dal voto siano solo in attesa della nascita di una lista/partito che ponga come primo impegno di governo parlamentare l’approvazione di una legge elettorale che come quella inglese assicuri con il voto per collegi pari al numero dei deputati da eleggere la partecipazione diretta alla formazione del governo.

  34. Paolo Barbieri scrive:

    Non ne posso più di allarmi, commenti e lamenti!

    Non ne posso più di manfrine, teatrini, ammuine usurate dalla propria inutilità!

    Ad Acireale hanno intitolato una via all’avv. Ambrosoli martire come tanti altri nobili servitori di uno Stato che non li merita e che li rinnega ogni giorno!

    La figlia chiede di ricordarli e di resistere…

    Ma non possiamo limitarci alla memoria e alla resistenza! Bisogna copiarne l’intensità nell’impegno, sperando di non seguirli nel martirio, ma invece di riuscire a sconfiggere quello che pare un inevitabile destino infausto!

    Ed esercitando la Costituzione possiamo farcela, prima che ce la sfilino dalle mani!

    Sovranità popolare Realizzata (art. 1) e Democrazia Diretta Propositiva (artt. 50 e 71) per una Liberazione Costituzionale e Gloriosa!

    Contro la casta e per le riforme a misura di Bene Comune!

  35. Nel comunicato di Barbara Spinelli , piuttosto gelido nei toni e altamente impolitico nei contenuti, si fa riferimento ad una ‘ lettera aperta di dissenso indirizzata il 18 aprile ‘ a chi dirige il movimento/lista che ha sostenuto Tsipras alle ultime elezioni europee. Sarebbe importante conoscerne il testo cui non mi sembra – salvo una mia disattenzione – sia stato dato dai media lo stesso risalto che viene, oggi, dato a questo comunicato/intervista della Spinelli. Credo che, come me, anche altri cittadini che hanno sostenuto il progetto della lista Tsipras solo un anno fa, abbiano il diritto di sapere cosa effettivamente è successo . La situazione della sinistra italiana – come direbbe il buon Celentano – non è certamente buona ma , a partire proprio dall’ esperienza della ‘ Lista Tsipras ‘ qualche sforzo di superare gli steccati e i particolarismi che l’ hanno condannata alla quasi irrilevanza è stato fatto e si sta facendo ( vedi le recenti dichiarazioni di Civati e Vendola , le elaborazioni di altri esponenti della minoranza Pd e qualche opportuno aggiustamento di tiro da parte di Landini e della dirigenza CGIL ). La situazione non è buona ma c’è, insomma, l’ intenzione di migliorarla.Credo, quindi, che sia legittimo chiedersi se questo gesto di rottura della Spinelli nasca per aiutare od ostacolare questo processo . Poiché sembra di capire che il sostegno al leader greco è ancora una delle priorità della Spinelli, se ne dovrebbe dedurre che è lo stesso Tsipras a non riconoscersi più nella lista italiana che porta il suo nome. Altrimenti, vorrebbe dire che è la Spinelli che – come avvenne già all’ inizio della sua avventura elettorale ( quando non poteva non sapere che questo movimento era di sinistra e voleva, sì, superare il frazionismo, ma da posizioni chiaramente e radicalmente di sinistra ) – presenta delle ambiguità che sarebbe il caso di sciogliere.
    Nell’ interesse della Spinelli e di tutti noi.
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  36. grc scrive:

    Ritorno per un secondo alla tematica sollevata da Franco Pischedda, il cui ragionamento è, secondo la mia modesta opinione, fondato su un equivoco: quello di applicare concetti proporzionali ad un sistema che è completamente uninominale.
    In Gran Bretagna non c’è un partito che conquista seggi al parlamento in base al numero di consensi (voti) che ottiene sul territorio nazionale, ma ci sono dei candidati che conquistano dei seggi in base al consenso ottenuto nella circoscrizione elettorale nella quale si presentano. Vista nell’ottica di un partito, quello che è vincente è la capacità di presentare candidati “appetibili” e la diffusione del consenso sul territorio nazionale, in modo da prevalere nella maggior parte delle circoscrizioni.
    Ha quindi poco senso, sempre a mio parere, confrontare il numero di seggi ottenuti con la percentuale dei voti a livello nazionale: la maggioranza si ottiene conquistando la maggioranza delle circoscrizioni, e non la maggioranza dei voti sul territorio nazionale.
    E d’altra parte occorre anche considerare che il sistema britannico privilegia di gran lunga la rappresentanza rispetto alla governabilità: gli inglesi eleggono i loro rappresentanti, sarà poi affar loro trovare la formula per garantire una maggioranza di governo. Come, d’altra parte, è successo, nella legislatura precedente a questa.
    Si tratta di un sistema parlamentare puro, nel quale le alleanze, lungi da essere considerate inciuci, sono ammesse e spesso auspicate.
    Il sistema uscito dal cosiddetto “Italicum” (ma perché mai bisogna trovare un nome latino-maccheronico per una legge elettorale?) invece non solo privilegia la governabilità, ma prescinde totalmente dal concetto di rappresentanza.

  37. Un bell’articolo. Le possibilità di riattivazione di una socialità partecipata e coinvolgente comunque latitano anche nei piccoli centri che ospitano i “cittadini” che fuggono dalle grandi città, nelle quali continuano ad operare, e che dunque rimangono corpi estranei nei luoghi del loro riposo ed elementi esterni e talvolta problematici (flussi da e per i luoghi di lavoro) per la metropoli da loro abbandonata.
    Mi sembra innegabile che il terreno fertile per la rinascita di quella socialità sia costituito dal connubio tra la buona politica ed il civismo della gente. Se è effettivamente così allora siamo in presenza di terreno “semi-arido” e va fatto qualcosa prima di seminare.

  38. grc scrive:

    A proposito di vacanze in Gran Bretagna.
    Per chi non fosse informato, là vige il sistema uninominale a turno unico. Ogni circoscrizione elettorale elegge un deputato, quello che – nella circoscrizione – ottiene il maggior numero di voti, indipendentemente dal risultato del partito nel resto del paese. Non esistono premi di sorta, non esiste il concetto di salvaguardia della cosiddetta governabilità: ogni cittadino vota per il candidato che ritiene più adatto a rappresentarlo, che viene eletto se ottiene la maggioranza relativa dei voti nella circoscrizione.
    Non esiste che un partito che ottiene una certa percentuale di voti sul territorio nazionale, si veda assegnare un numero di seggi in più, in modo da disporre di una solida maggioranza alla Camera dei Comuni.
    A proposito di vacanze in Gran Bretagna, forse chi dovrebbe farne una è proprio il signor Brojanigo, giusto per informarsi un pochino meglio e argomentare, quindi, con cognizione di causa.

  39. grc scrive:

    C’era un ministro nel governo Monti. Quel governo i cui ministri ci davano lezioni di vita un giorno sì e l’altro pure: i giovani troppo choooosy, attaccati alle gonne della mamma, sfigati, o il posto fisso, uff! chenoiachebarbachenoia! Che detto da un senatore a vita avrebbe quanto meno dovuto suscitare il lancio di ortaggi, possibilmente passati di maturazione.

    Ebbene. Quel ministro, nell’anno di grazia 1986 aveva ottenuto dall’Inps un appartamento in affitto ad equo canone in Roma. Peccato che l’appartamento non fosse in un fabbricato di edilizia popolare o in qualche zona non di pregio della Capitale. No, stava di fronte al Colosseo, non nello stesso palazzo in cui un altro ministro aveva acquistato (a sua insaputa) un appartamento di pregio a prezzo di saldo: in un altro palazzo, sempre in zona, interamente di proprietà dell’ente di previdenza. Dopo anni passati a pagare l’equo canone (e poi i patti in deroga allo stesso prezzo), un bel giorno venne un ministro che decise di privatizzare gli immobili degli enti di previdenza, azzerandone così il patrimonio (idea geniale di un genio della finanza).

    Il futuro ministro (capisco che sono tanti, ma è quello di cui stavo parlando all’inizio), dando prova di lodevole senso civico, aderì immediatamente al richiamo della Patria, offrendosi di acquistare l’immobile da lui occupato, ovviamente con lo sconto del 30%. Ma, non contento dello sconto offerto dall’Inps, fece ricorso al Consiglio di Stato per ottenere un ulteriore sconto del 10,5%, ricorso naturalmente accolto. Una volta acquisita la proprietà dell’immobile, che fa il nostro? Affitta l’appartamento, ma non a equo canone o a patti in deroga: lo affitta a 2.000 euro al mese ad un tizio che adesso non mi ricordo chi era, ma su qualche giornale c’è scritto. Passa il tempo e giunge il momento in cui la plusvalenza sulla vendita dell’immobile non è più soggetta a tassazione, e il nostro vende, realizzando una plusvalenza di oltre 600.000 euro (diconsi seicentomila). Soldi che avrebbero potuto essere incassati dall’Inps, se la vendita fosse stata effettuata con un minimo di oculatezza. Proviamo a pensare a cosa risulterebbe moltiplicando questa plusvalenza per il numero di appartamenti del fabbricato, e per il numero di fabbricati svenduti, mentre noi adesso stiamo qui a preoccuparci dell’adeguamento o mica adeguamento delle pensioni al costo della vita e del danno risultante ai conti dell’Inps.
    Ma, di grazia, di cosa stiamo parlando?

  40. Marco scrive:

    Il problema non è tanto il potere assoluto di una minoranza: è il potere assoluto tout court. Riguardo alla cieca fiducia nelle maggioranze, sono da sempre scettico: Hitler fu regolarmente eletto, e il livello di istruzione (e di equilibrio mentale) in questo paese è talmente pessimo che basarsi sulla pura e semplice maggioranza vuol dire dare voce e potere al peggio. Per capire meglio cosa intendo, consiglio di riascoltare “Smisurata preghiera” di F. De André (per chi la capisce)

  41. palinuro scrive:

    Per Giorgio Brojanigo.
    Per ogni problema complesso c’è una soluzione chiara, semplice. E sbagliata.

  42. Annamaria scrive:

    E’ un atto di giustizia sociale

  43. Roberto Luche scrive:

    La Gran Bretagna oltre a non avere una grande capacita’ criminale come l’Italia manifesta ha un etica politica totalmente differente da come noi italiani la consideriamo.

  44. Per vostra informazione l’Italicum è stato votato da una percentuale di parlamentari più alta che nelle precedenti leggi elettorali.
    Si consiglia una vacanza in Gran Bretagna

  45. antonio scrive:

    La delusione è grande, anche se gli indizi della firma c’erano tutti: fin dal discorso d’insediamento del presidente erano emerse parole di sostegno al percorso delle riforme. Strano che non ci sia stato neanche il “contentino” di una più lunga attesa e riflessione: una firma-lampo, come se avesse voluto liberarsi di un peso.
    Non credo che Mattarella apprezzi questa legge elettorale né tantomeno il modo in cui è nata e in cui stanno nascendo le riforme. Basti pensare al suo, ormai famoso, discorso di dieci anni fa contro la riforma del centrodestra. Mattarella sta interpretando il suo ruolo in modo ben diverso da Napolitano (lo ricorda anche Travaglio sul Fatto di oggi, chiedendosi giustamente che cosa sarebbe, in meglio, oggi l’Italia se fosse stato eletto due anni fa). Proprio per questo resta più bruciante la domanda: perché un uomo di profonda storia e cultura democratica, come dimostrano le sue parole in difesa della Resistenza, contro la corruzione, a sostegno dei magistrati, non si è sentito in dovere di rinviare la legga alle Camere, ma soprattutto di richiamare il governo a un maggiore rispetto del Parlamento?

  46. LE MONDE.FR scrive:

    Paride Mori, notre père, héros fasciste encombrant
    Le Monde.fr | 07.04.2015 à 13h01 • Mis à jour le 07.04.2015 à 13h08 | Par Philippe Ridet (Rome, correspondant)

    A quelques jours du 70e anniversaire de la Libération, le 25 avril, le « cas » Mori n’est pas isolé. Le temps passant, beaucoup d’ex-fascistes, morts au combat ou jetés dans les foibe (les failles) qui parsèment la province de Trieste, ont bénéficié de la reconnaissance de l’Etat.
    Peu à peu, les deux Italie se réconcilient.
    Mais Paride Mori devra attendre encore un peu pour mériter sa médaille

  47. Per la verità, sig. Pischedda, sono anche altre le riflessioni – a margine del voto in Gran Bretagna – da poter utilizzare per una interpretazione di ciò che sta avvenendo nel nostro Paese. Premesso che uno scarto del 4,5% ( come quello che alla fine c’è stato tra conservatori e laburisti ) non dovrebbe far parlare di ‘ trionfo ‘ di chi ha ottenuto il 36,93% dei voti (un consenso stimabile ben sotto il 25% dei cittadini aventi diritto al voto, sulla falsariga del 40% di Renzi alle europee ) è chiaro che, se il meccanismo elettorale consente al primo partito di portare a casa 99 seggi in più del secondo ( dal 4,5% in più di voti al 15,25% in più di seggi ! ) e questa autentica mostruosità viene da noi considerata il ‘ giusto prezzo ‘ che le moderne democrazie debbono pagare per garantire la governabilità di un Paese, non scomoderei onestamente né Popper né il costituzionalismo democratico. Mi limiterei ad osservare che la democrazia – rappresentativa e non solo – ha subìto una vera e propria mutazione genetica e che – in assenza di una reale dialettica tra modelli alternativi di società e di modelli di sviluppo – le categorie tipiche di una concezione ‘ liberale ‘ di questa forma di governo della res publica ( reale divisione tra i poteri, centralità ed effettiva autonomia del parlamento, collegialità e condivisione delle decisioni, ruolo non marginale dei cosiddetti corpi intermedi, bilanciamento – come nota proprio oggi Zagrebelsky su ‘ Repubblica – tra diritti sociali ed esigenze di finanza pubblica, primato dell’ interesse generale su qualsiasi tentativo di privatizzare ciò che deve restare ‘ res publica ‘, ecc. ecc.) non hanno più la cittadinanza di una volta nel dibattito politico in corso nel nostro Paese e sono ormai visti come ‘ optionals ‘, tra l’ utopistico ed il nostalgico, di una sinistra destinata alla sconfitta. La mia opinione , insomma, è che la cosiddetta ‘ vocazione maggioritaria ‘ non è compatibile con l’ idea di democrazia ‘ liberale ‘ cui si sono ispirati i nostri padri costituenti e che – proprio in ossequio alle aperture culturali del liberalesimo – l’ assenza di una sinistra radicalmente alternativa all’ attuale pensiero unico del capitalismo finanziarizzato non può essere archiviata con la disinvolta superficialità di un Blair o di un Renzi. Teorizzare, in altre parole, una governabilità orfana del dissenso equivale a dare per scontato che la deriva oligarchica in atto in quasi tutti i sistemi di democrazia rappresentativa operanti in occidente è irreversibile.