Hai il vaccino antiberlusconiano? E soprattutto lo hai usato, visto che non si vedono gli effetti?

L’attivismo estivo di Matteo Renzi, sindaco Pd di Firenze e candidato alle primarie (se si faranno) raccoglie le prime bordate dal fronte che ne vede con sospetto l’eventuale scalata ai vertici del centrosinistra. Cannonate vere e proprie che hanno un unico denominatore: l’accusa di non essere belligerante conSilvio Berlusconi se non addirittura suo amico.

Il saltare di Renzi da una festa dell’Unità all’altra, riscuotendo tra l’altro ampi quanto inaspettati successivi tra la militanza, ha agitato infatti le acque in casa democrat e non solo. L’iniziativa è percepita dallo schieramento di Pier Luigi Bersani, segretario, come un’invasione di campo, il gesto di un incursore temerario. Così, in rapida successione, contro le sortite del sindaco-rottamatore s’è alzato un fuoco di sbarramento considerevole. Ha iniziato la scorsa settimana Sandra Bonsanti, giornalista di fama (firma di Repubblica e già direttrice del Tirreno) ed ex deputato dei Progressisti di Achille Occhetto. Sulla cronaca fiorentina di Repubblica, s’è rivolta al sindaco con una lettera aggressiva. Un attacco che faceva leva appunto sul mancato antiberlusconismo di Renzi, proclamato anche nell’occasione dell’annunciato ritorno in politica del Cav. «Non commettiamo di nuovo quell’errore», aveva chiosato il sindaco, ricordando le controproducenti chiamate alle armi contro il Caimano, secondo il nomignolo affibbiato a B. dal fortunato film di Nanni Moretti, poi peggiorato da Marco Travaglio che adesso lo chiama «Cainano» con riferimento all’altezza. «Non capisco il tuo atteggiamento nei confronti di Berlusconi», aveva scritto la Bonsanti, «lo attaccheresti o ti limiteresti a polemiche soft e il giorno dopo andresti a pranzo con lui?». Riferimento lampante al famoso pranzo di Arcore che si svolse oltre un anno fa, col sindaco a perorare la causa fiorentina al desco dell’allora premier. Vicenda che è diventata un sempre verde dell’antirenzismo militante, tant’è vero che è stata nuovamente agitata anche quando l’Espresso aveva reso noto il cosiddetto Piano Rosa Tricolore, quello secondo il quale il sindaco piddino doveva diventare il leader del centrodestra italiano. Non solo, la Bonsanti aveva però pizzicato Renzi sulle primarie: «Mi dicono che tu sia fortemente contrario a primarie all’americane, quelle a cui possono partecipare elettori precedentemente iscritti in un albo», aveva vergato, ricordando invece il rischio insito nel metodo con cui il Pd ha sin qui svolto le consultazioni interne: l’inquinamento del voto da parte di elettori dello schieramento avverso. Non sazia, la Bonsanti aveva chiesto conto della posizione di Renzi sulla proposta di riforma presidenziale di Berlusconi e su eventuali modifiche della Costituzione. Un terzo grado, quindi, che arriva non da una piddina qualunque ma dalla presidente di Libertà e giustizia, l’organo dell’antiberlusconismo alto, quello di Carlo De Benedetti, che la Bonsanti incarna splendidamente con la sua storia personale: figlia di Giorgio Bonsanti, sindaco repubblicano di Firenze, sposata a Giovanni Salute Ferrara, altro maggiorente del pensiero mazziniano degli anni ’90, con una carriera nel gruppo L’Espresso e un’incursione nella politica attiva. Un personaggio all’incrocio fra pensiero laico e sinistra storica come pochi in questo momento in Italia.Un attacco cui il Rottamatore aveva replicato domenica, sempre sullo stessa cronaca fiorentina, dichiarandosi renitente alla leva antiberlusconiana che «ha prodotto vent’anni di Berlusconi». Ma le sue risentite dichiarazioni non avevano fatto ancora il giro dei social network, mezzi che Renzi privilegia, che subito Enrico Rossi, governatore toscano stimatissimo da De Benedetti, passava al contrattacco. E sempre sull’antiberlusconismo mancato del sindaco che, lo si capisce sin da ora, sarà un tema che i bersaniani agiteranno certamente nella campagna delle prossime primarie. Per farlo, Rossi ha scomodato persino l’antifascismo. Sì perché al governatore chi, come Renzi, rifiuti di attaccare il Cavaliere, ricorda quanti «nella prima repubblica, si dichiaravano democratici ma non antifascisti», ha scritto anche lui su Facebook.Perché «il partito mio e di Renzi, dopo 20 anni di berlusconismo non può non essere antiberlusconista», ha detto perentoriamente Rossi, anche lui, alla fine, giocando a fare l’ironico quando ha consigliato di mettere anche Berlusconi nella lista di quelli che Renzi vuole rottamare. «Se proprio non lo vuol mettere in cima», ha concluso, «almeno nel gruppo di testa». Dunque il Rottamatore si prepari, perché la lunga scalata alle primarie sarà scandita da questo mantra: Renzi amico di Berlusconi. Del resto lui, reagendo allo scoop dell’Espresso (è sorprendente quanto queste vicende conducano spesso a questo gruppo editoriale), Renzi dicevamo aveva commentato così la strisciante accusa di intelligenza col nemico: «Sarà un’estate molto calda». E siamo solo all’inizio.

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