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Il Fatto Quotidiano

Chi ha paura di Antonio Ingroia?

24 luglio 2012 - 15 Commenti »
Vittorio Teresi *

Chi ha paura di Antonio Ingroia? Perché il leader di un partito si spinge a dire che, se fosse indagato da lui, avrebbe timore? Perché, dopo le numerose contumelie, Antonio viene definito pazzo da un senatore imputato a Palermo? Cosa si contesta a Ingroia?
Lo conosco da più di 20 anni, sono suo amico e ho sempre ammirato la sua altissima professionalità, il rigore e la capacità di andare fino in fondo in tutte le sue inchieste, fra cui alcune delle più delicate della Procura di Palermo: i processi a Contrada, all’ex senatore Inzerillo e a Dell’Utri, per citare solo i più noti. Questo impegno lo ha sempre portato a una sovraesposizione personale e mediatica. Spesso i commentatori non imparziali (la stragrande maggioranza), più che contestare il contenuto dei processi, la valenza delle prove, attaccavano Antonio con considerazioni personali, pesanti apprezzamenti e accuse fra le più cocenti per un magistrato: uso politico della giustizia, follia, finalità eversive.
I progressi dell’indagine sulla trattativa, che fa da sfondo alle stragi e in modo particolare a quella di via D’Amelio, hanno segnato il punto più alto (e più intollerabile) degli attacchi. Per difendersi, rimanere indifferente e non farsi travolgere dalla logica dello scontro diretto e permanente, Antonio ha scelto la via dell’autodifesa pubblica con interviste, scritti, partecipazioni a manifestazioni, programmi tv e radio, dibattiti anche marcatamente di parte e di partiti. E lì ha sempre cercato di ragionare sul fondamento delle sue inchieste, senza mai parlare apertamente del loro contenuto, semmai fornendo un punto di vista ragionato e autorevole sulle ragioni per le quali non si può, in una democrazia compiuta, fermarsi di fronte nell’accertamento della verità dei fatti-reato, anche quando investono persone che occupano cariche pubbliche di grande rilievo.
Il nostro sistema giudiziario, fondato sul principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, che ha come indefettibile corollario quello della obbligatorietà dell’azione penale, impone a tutti i Pm di procedere nel pieno rispetto delle leggi e prima ancora della Costituzione. La migliore riprova della bontà delle inchieste di Ingroia sta nell’analisi dei loro esiti. Contrada è stato condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa; così anche Inzerillo; Dell’Utri deve ancora affrontare il giudizio di rinvio deciso dalla Cassazione, dopo una doppia condanna nel giudizio di merito. L’esistenza della trattativa, quale sfondo fosco delle stragi del 1992-’93, è stata confermata in una sentenza della Corte di Assise di Firenze… Ce n’è abbastanza per dire che Igroia è un bravo magistrato che non prende lucciole per lanterne: le sue ipotesi accusatorie non sono campate in aria, il complesso probatorio acquisito ha una sua piena dignità, al punto da dovere essere sottoposta all’esame dei giudici.
Ma allora cosa si contesta a Ingroia? Perché molti ambienti politici continuano ad additarlo come un esempio negativo di magistrato di cui diffidare e avere paura? Anche in certi ambienti giudiziari, locali e nazionali, l’attività e l’esposizione mediatica di Antonio non è proprio apprezzata, anzi spesso è criticata più o meno apertamente. Come nei periodi più bui della campagna di delegittimazione del “pool antimafia” di Falcone e Borsellino, in alcuni settori dell’establishment politico e giudiziario Antonio è inviso se non odiato. Eppure è uno dei magistrati più popolari e apprezzati d’Italia, almeno da parte di amplissime fasce di quell’opinione pubblica attenta e vigile che ha perso del tutto la fiducia in quei rappresentanti della politica impresentabile, autoreferenziali, lontani dalla gente e dal suo bisogno di cambiamento e trasparenza. E che vede in Ingroia un personaggio fuori dal comune, una speranza collettiva per affermare i principi dello Stato di diritto.
Perciò affiorano sempre più frequenti allusioni a suoi presunti interessi politici e “di parte”: paradossali a proposito di una persona normale come Antonio, grande magistrato, attento, rispettoso delle leggi, per nulla disposto a svendere i suoi principi per strumentalizzare il suo lavoro. Cosa spaventa i suoi detrattori? Forse la sua “normale” onestà? La sua incrollabile fede nell’uguaglianza e nella legge? Mi sono convinto che chi teme Antonio ha ben chiara una sua dote, particolar e rara, che ho trovato solo in Giovanni Falcone: la stoffa del leader. Quella di chi fa un lavoro difficile, di grande responsabilità, con serietà e professionalità, trascinando tutti coloro che lavorano con lui. E la capacità di farsi apprezzare, comunicare e padroneggiare i mezzi d’informazione: nei dibattiti tv e non, difficilmente soccombe dinanzi ai professionisti dei media, agli interlocutori urlanti e inconcludenti.
Come tutti coloro che hanno la stoffa del leader, Antonio suscita sentimenti contrastanti: l’invidia e la gelosia coltivate attraverso campagne di denigrazione e delegittimazione, furibondi attacchi personali o, peggio, frasi sussurrate nei corridoi per tentare di isolarlo, renderlo inviso a chi lo frequenta, minare la sua credibilità nella speranza di suscitare sfiducia nelle sue capacità professionali. Se tutto ciò avvenisse in un paese normale, poco male: sarebbe solo l’innocuo frutto del contrasto personale tra uno stuolo di mediocri e un serio e onesto servitore dello Stato. Ma purtroppo l’Italia delle trattative e delle stragi di mafia è un paese pericoloso, che vuole crescere nella mediocrità e nell’ignavia, e preferisce convivere con la mafia piuttosto che lottare per sconfiggerla. E la Sicilia è ancora meno normale, e Palermo lo è ancora meno. Ecco perché Antonio ha scelto di difendersi parlando: ha ben presente la pericolosità di Palermo, della Sicilia e del Paese, per questo si è affidato alla gente, ha comunicato con schiettezza e onestà chi è, come interpreta il suo ruolo di magistrato, su quali principi fonda il suo lavoro e sua stessa vita. E la gente lo ha accolto. Il potere sembra invece volere espellerlo, quindi la sua posizione è estremamente complessa e rischiosa.
Ma, siccome ha la stoffa del leader, non importa se si prende una parentesi di un anno per fare altrove ciò che fa egregiamente qui. Scelga liberamente cosa fare, nessuno tra coloro che lo apprezzano dirà che fugge: ciò che dirà chi non lo apprezza non ha alcuna importanza. L’offerta fattagli dall’Onu per un incarico di grande responsabilità in Guatemala conferma le sue qualità: per quel ruolo non serve solo un buon magistrato (l’Onu ne troverebbe a bizzeffe); occorre anche la capacità di essere e apparire credibile, di farsi seguire dai propri collaboratori. In una parola, la stoffa del leader. Antonio ce l’ha: in Guatemala l’han capito e vogliono averlo con sé. Anche qui l’abbiamo capito e per questo molti lo temono. Io lo vorrei ancora qui e vorrei chiedergli di rimanere. Ma non al prezzo che è costretto a pagare oggi. Non con i rischi ai quali mi sembra esposto. Perché lo voglio ancora qui quando avrà finito la sua missione in Guatemala.

* L’autore è procuratore aggiunto e segretario ANM Palermo

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15 interventi a “Chi ha paura di Antonio Ingroia?”

  1. Grazia Besana scrive:

    Sempre con Antonio Ingroia….sono anch’io Partigiana della costituzione…

  2. maria patrizia scrive:

    chi ha paura di un partigiano della Costituzione? I beneficiari del privilegio!

  3. giuseppe scrive:

    Personalmente vado basso, preferirei vedere altri mafiosi latitanti assicurati alla giustizia. Mi spiego meglio la verità sugli intrecci politica-istituzioni-mafia, più o meno tutti la conosciamo, almeno quelli che hanno vissuto mezzo secolo a palermo come me. Il fatto nuovo è che la mafia sta scomparendo e questo lo si deve a Falcone ed alla fortunata coincidenza del pentitismo di Buscetta, tutto ha avuto origine da questa combinazione, altrimenti, a mio avviso, saremmo ancora a subire. Il compianto Falcone non si occupò di politica perché aveva altro e più urgente da fare e perché probabilmente sapeva bene di impantanarsi in una palude quasi senza uscita. Non è che si possa pensare che questo Stato non faccia mai trattative, ci sono trattative continuamente. Il punto a che pro? Forse quando ci furono gli attentati a Roma e Firenze si pensò di bloccare le stragi di innocenti. Però bisogna vedere quale prezzo si è pagato per la trattativa. Per quanto ne ho capito ci sarebbe stato un rallentamento nel 41 bis: se fosse vero basterebbe vedere chi ha firmato il provvedimento… Quindi dove sta il mistero? Non riesco a vederne.

  4. antonio grasselli scrive:

    Prima di tutto voglio manifestare la mia fiducia al Dott. Ingroia, poi ribadisco che un paese civile si dovrebbe distinguere per il rispetto che le istituzioni dovrebbero avere per i cittadini, rispetto che si manifesta e si persegue con la totale trasparenza sull’operato degli uomini delle istituzioni ad ogni livello; ogni livello.

  5. Patrizia Molina scrive:

    Chi ha paura di Antonio Ingroia?I carnefici di Falcone e Borsellino,naturalmente,quelli che hanno ottenuto cariche pubbliche ai più alti livelli in seguito alla trattativa Stato mafia

  6. Davide Muratori scrive:

    Solamente chi teme le verità che possono emergere dalle inchieste di magistrati come Ingroia può fare oggetto questi uomini di accuse infamanti o di disprezzo pubblico.Il paese sano deve guardarsi da questi “UNTORI”.Sono il cancro che ci infetta e che può ucciderci.

  7. Carissimo Vittorio, fraterno amico di Paolo Borsellino (come mi confidò una volta Rita)… tu sai benissimo che non sono una letterata, nè una politologa, nè una giornalista di grido, ma una piccola, semplice popolana, col pallino della poesia. Una poesia che non ha la pretesa di raggiungere le alte vette della liricità dei grandi, che non vuole essere letteraria o filosofica… ma semplicemente realista, che grida con sincerità e coraggio tutto ciò che è sotto ai miei occhi, di persona attenta, onesta e con grande rispetto delle leggi e della legalità… ma credo tu questo lo sappia poichè anche tu mi conosci da quasi venti anni, e indegnamente credo di godere della tua stima e amicizia, come sai che se c’è da denunciare delle illegalità non mi tiro mai indietro, anzi più volte ho lamentato di fare denunce piuttosto gravi ad alcuni personaggi, (perché non ho paura di nessuno, avendo assimilato il nobile testamento che Paolo ci ha lasciato…)e rimasti inascoltati, ma di questo poi parleremo in privato. Una poesia dicevo che vuole essere testimone del proprio tempo, che lancia messaggi per svegliare coscienze… e se possibile costringere le persone ad aprire gli occhi, guardarsi dentro e magari farli sentire in colpa, se di persone poco corrette, superficiali o insensibili al dolore altrui si tratta. Tutto questo per dirti che forse non sono la persona più adatta e preparata a rispondere alla tua domanda… ma dall’alto del mio amore a questa terra, ridotta allo sfacelo per colpa di uomini senza dignità, politici corrotti che non guardano in faccia nessuno pur di raggiungere posti di comando e potere… per il rispetto che ho per la giustizia, il dolore, la pena verso tutti i morti innocenti e le loro famiglie… per la mia sensibilità, il rispetto di me stessa, della mia coscenza sempre aperta alla conoscenza del bene e del giusto… per l’affetto, stima e ammirazione a persone, che rischiano ogni giorno la vita per amore di verità e di giustizia, come te, Ingroia, Di Matteo, Scarpinato che più di una volta le sue parole mi hanno commossa e ispirata… vorrei provare a rispondere con semplicità alla tua domanda: “Chi ha paura di Antonio Ingroia ? Secondo me, solo chi ha molto da nascondere, chi ha il carbone bagnato, le spalle e la coscienza pesante “ha paura di chi non ha paura”… non perché debba necessariamente essere un mafioso, (forse i cosidetti mafiosi, cioè i delinquenti da quattro soldi, non hanno poi tanta paura di Antonio Ingroia, tanto loro hanno ben poco da perdere) ma quelli in giacca e cravatta, con le auto blù, che si sono mascherandosi da persone per bene, facendo finta di piangere la morte dei nostri eroi… forse hanno paura per complicità alla vera mafia, perché hanno protetto e aiutato a far carriera personaggi che diversamente per le cattive frequentazione giovanile… (tra cui anche molti siciliani), sarebbero stati impresentabili per certi ruoli istituzionali o di governo! Io credo che la gente onesta, quella che si batte per conoscere la verità, non ha paura di un uomo così mite, gentile e coraggioso come Ingroia, tanto che qualcuno lo vuole spedire in Quatemala! Ricordati caro Vittorio che certi proverbi sono la saggezza dei popoli e uno di questi dice: “La verità fa male”, ma ancor più di questo, a me piace e me lo autodedico, dedicandolo anche a voi, amici veri di Paolo e Giovanni : “ARIA NETTA NON HAVI SCANTU DI TRONA!” Ciao Vittorio, scusa se sono stata prolissa… uno di questi giorni ti vengo a trovare. Un sincero, affettuoso abbraccio, “ai quattro dell’apocalisse!” MICHELA RINAUDO alias LINA LA MATTINA

  8. ugo arcaini scrive:

    In italia sparisce tutto, sparisce Ingroia, spariscono gli esodati ( a proposito anche L&G non ne parla più come mai? Fornero e Deaglio e l’amico Passera hanno chiesto il silenzio stampa?), spariscono i soldi, mentre rimangono le tasse, i sacrifici, la mafia con le sue sister company, rimane Berluschetto che come parla ci costa 200 punti di spread, in italia per effetto della incapacità di reazione delle persone, italiani brava gente, rimangono in sospeso tutti , assolutamente tutti i segreti più immondi.
    L’elenco dei segreti sarebbe infinito, a memoria di anziano, dal caso Sindona a quello di Calvi, passando per gli ingegneri ambrosiani a tutto campo, da Ustica a Bologna, da piazza Fontana a piazza della Loggia, non è uscito nulla, è probabile che non ci sia nulla di vero nel nostro paese tutto succede per autocombustione.
    L’Italia, il nostro paese, però è stato qualcosa di grande, anche nel dopoguerra dopo la sbornia fascista e stato un grande paese.
    Un paese che aveva capito che senza il pubblico impegno sia politico che economico nulla era possibile. Le aziende allora avevano bisogno dello stato, di uno stato però che fosse in grado di mantenere la sua ferma posizione, non di uno stato col parrucchino e le iniezioni di botulino.
    Poi di colpo negli anni ottanta la disastrosa inversione di tendenza ….privato è bello, anzi bellissimo, maledetti idioti fummo.
    La lotta di classe dopo la lotta di classe…..ovvero i ricchi al potere senza il freno di una politica capace e nei limiti del possibile onesta, adeguata nel contrapporsi all’avidità, alla bramosia del denaro inteso come strumento assoluto di potere.
    Tutto in questo contesto può scomparire, questo contesto è quanto vi sia di più vicino ed assimilabile alle dantesche demoniache ricostruzioni.
    Tutto in questo contesto scomparirà se non capiremo che noi siamo insieme il 99%, un 99% oggi con le brache in mano di fronte ad un1% sicuramente perverso ma sempre un 1%. E perché non abbiamo il coraggio di girarci di 180° e cominciare a chiedere il reflusso di ciò che in questi 30 anni il tremendo 1% ci ha risucchiato. Facciamolo retrocedere, cominciamo a guardarlo in faccia, facciamolo ritornare a scommettere sui successi e non sui fallimenti, i derivati insegnano.
    Ritorniamo a contrapporre la forza delle idee a quella del denaro, Ingroia fa paura per le sue idee non certo per il suo denaro….visto che le idee possono far paura….., iniziamo a farli tornare indietro insieme così Ingroia non dovrà più sparire

  9. luigi scrive:

    Speriamo che non lo facciano fuori li, un incidente puo’ sempre capitare e cosi lontano mi sembra piu’ facile.

  10. Giorgio Frasca Polara scrive:

    attenzione, caro teresi, alle parole: la stoffa del leader la lasci ad un uomo politico, a un dirigente sindacale, ad un esponente del movimento studentesco. nulla contestando a ingroia, egli è un magistrato, se lo mettiamo tra i leader facciamo una pericolosa frittata di cui sa chi si avvantaggia? solo la destra.

  11. silvana scrive:

    Sembra un copione già letto: il magistrato scomodo, che i semplici cittadini amano perchè lo sentono impegnato nella difficile/impossibile ricerca della giustizia, viene delegittimato dalla politica, lasciato istituzionalmente solo, esposto a critiche logoranti.
    Non ci sarebbe da stupirsi se il copione portasse alla stessa tremenda conclusione. E a quel falso dolore che abbiamo già visto simulare vent’anni fa.
    Silvana

  12. carmelina scrive:

    organizare una manifestazione per far rimanere ingroia e dire allo stato che tutti gli italiani vogliono la vertààààààààààààà!!!

  13. Roberto Luche scrive:

    Complimenti al Dott. Teresi per le bellissime parole espresse al Suo Collega Ingroia che forse ha compreso che in questo momento particolare più che in altri egli ha bisogno di essere maggiormente sostenuto ed incoraggiato ad affrontare l’importante ed enorme impegno richiestogli all’estero in quel Sud America che tutti sappiamo cosa significa per la criminalità organizzata nazionale ed internazionale, ma proprio questo ci deve indurre tutti a non abbassare la guardia affinché nessuno possa osare di scipparci dalle mani una persona di grandissimo valore Umano, Professionale e Sociale come hanno fatto nel lontano ma sempre presente 1992. Spero che l’intera Magistratura e la Società Civile possa tenere alto il Suo Morale e sorreggerlo senza risparmiarsi.

  14. Ho letto con interesse ed ho constatato la mia completa adesione allo scritto, temo per un rigurgito dei detrattori, ma ancora di piu per il malaffare che si sentirà legittimato ad accrescere la sua penetrazione nel tessuto economico.
    Per Antonio credo che la sua vulnerabilità sia ancora piu critica lontano dall’Italia, ho capito che con questi criminali che vestono ruoli diversi nella società si debbano tenerli marcati come nel gioco del calcio, se gli lasci spazio questi ne approfittano.
    Spero di sbagliarmi ma spopratutto confido che ciò che ha seminato Ingroia dia i suoi frutti, e mi riferisco a i suoi collaboratori per mantenere legami, e per crescere nel segno di Caponnetto, Falcone, Borsellino.
    Che Dio ci assista!

  15. Infatti a noi non interessa affatto ciò che dicono i suoi detrattori, noi cittadini abbiamo il grande, grandissimo timore che il suo “allontanamento”, sia pure per poco tempo, ci renda di nuovo orfani di giustizia.