Libertà e Giustizia lancia l’idea “Abbracciamo il Tribunale”

Libertà e Giustizia si rivolge direttamente a Giulio Tamburini e lancia l’idea di una manifestazione pubblica, un abbraccio largo e simbolico, un girotondo attorno al Tribunale. Libera sollecita scelte precise per ribadire la convenienza della legalità. L’Arci richiama anche alla responsabilità individuale, soprattutto in tempi di crisi quando l’affanno di restare a galla ci rende tutti più fragili. Vero, una bomba davanti alla casa di un magistrato è un episodio senza precedenti qui a Mantova, un attentato che lascia frastornati e spegne le parole in gola, eppure i segnali c’erano tutti. «Nonostante qualcuno fingesse di non vederli» puntano l’ indice le associazioni. Così Alessandro Monicelli di Libertà e Giustizia, che scrive a Tamburini: «Non ci conosciamo personalmente, ma immaginiamo cosa possa provare in questo momento come padre e marito, come persona che svolge il suo lavoro con dedizione e sacrifico e facciamo nostre le giustificate paure e condividiamo la sua ansia e la sua preoccupazione. Ma non possiamo far finta di nulla anche di fronte al fatto che lei è “giudice” e come tale è stato colpito: colpendo lei, hanno colpito tutti noi». La città intera, piccola e sonnacchiosa. Anestetizzata. «Non ci sorprende che anche a Mantova sia accaduto l’impensabile, ma da troppo tempo e da troppi segnali dovevamo capire quale situazione si andava delineando con le infiltrazioni “criminali” nel nostro tessuto economico nell’indifferenza e nella superficialità dei responsabili della cosa pubblica e dell’economia». Secondo Monicelli la risposta degli amministratori pubblici agli appelli della magistratura è stata «blanda, qualunquista, qualche volta persino infastidita: le forze mentali ed operative potevano essere messe a servizio di miglior causa che quella della caccia a qualche povero mendicante “molesto” o a pensare regolamenti che proibivano alle associazioni mantovane l’uso delle piazze “in nome dell’ordine pubblico”». E ce n’è anche per le forze economiche («possibile che non si siano proprie accorte di nulla?»). Tocca ancora supplire «alle carenze etiche prima che politiche, della nostra classe dirigente per far sentire concretamente la solidarietà e la partecipazione della società civile». «Abbiamo il dovere di far sentire il nostro sostegno e la nostra stima al dottor Giulio Tamburini, al procuratore Capo Antonino Condorelli e a tutti i magistrati della Procura di Mantova che silenziosamente e troppo spesso in solitudine hanno in questi anni combattuto tenacemente per il pieno rispetto dei diritti costituzionali e contro la criminalità organizzata» incalza il coordinamento provinciale di Libera. Il ragionamento imbocca una curva più ampia, la memoria corre ad altri episodi, a magistrati ieri denigrati e oggi osannati (troppo tardi). Quindi? «Chiediamo ai rappresentanti del mondo politico-istituzionale ed economico-professionale, sia a livello locale che nazionale, di dare un segnale chiaro ed efficace nella direzione della lotta alle mafie, dimostrando con scelte precise che è la legalità che conviene se vogliamo migliorare la qualità della vita dei nostri territori». Anche nella nostra piccola città addormentata

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