Gli apprendisti stregoni del presidenzialismo

Il rischio di un ennesimo stallo sulle riforme costituzionali ed elettorali, dopo l’eventuale fallimento del tentativo sperimentato in questi mesi, non sarebbe senza effetti per il Paese. Le forze politiche presenti in Parlamento si giocano su questo terreno larga parte della loro credibilità». È questo il grave ammonimento dei senatori del PD Ceccanti e Chiti, che hanno depositato un disegno di legge costituzionale per consentire l’indizione di un referendum costituzionale di indirizzo sulla forma di governo. Sconcerta l’attivismo di questi senatori e la loro pervicacia nell’intento di stravolgere la Costituzione in un senso o nell’altro.
Ed è sconcertante la disinvolta equiparazione fra riforme costituzionali, poco utili e non richieste, e riforma della legge elettorale da tutti invocata e assolutamente necessaria. Mi-schiando l’indispensabile con l’inutile-dannoso si confondono utilmente le idee. L’uso della parola «riforme», ormai quasi magica, buona per entrambe, consente di coprire una mistificante omologazione.
Il referendum d’indirizzo sarebbe del resto l’unica via d’uscita per chi voglia procedere a tutti i costi alla modifica della Costituzione. Come sarebbe possibile, altrimenti, far approvare una riforma come quella oggi al senato, basata su due testi fra loro incompatibili? Il primo, uscito dalla Commissione a fine maggio, che esalta i poteri del primo ministro riducendo i poteri presidenziali; il secondo, frutto di un’ispirazione berlusconiana, che prevede esattamente il contrario: un presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo, dotato di poteri politici forti sul modello della V Repubblica francese. Per rendersi conto della loro inconciliabilità basta pensare che un potere importante e delicato come lo scioglimento anticipato delle camere viene attribuito a un diverso titolare: nel testo concordato in Commissione spetta al Primo Ministro, nel testo aggiunto compete al solo presidente della Repubblica senza alcuna partecipazione governativa. Si tratta infatti di un decreto presidenziale esente da controfirma.
Con il referendum di indirizzo proposto dai senatori Pd – che richiede l’approvazione di un’apposita legge costituzionale non essendo previsto dalla Costituzione italiana – si sottoporrebbero agli elettori due quesiti e tre opzioni: Quesito 1: «Ritenete voi che si debba modificare la forma di governo parlamentare della nostra Costituzione?». Quesito 2. «Se alla domanda precedente ha prevalso il Sì, ritenete voi che si debba preferire la forma di governo del primo ministro (soluzione 1) o la forma di governo semi-presidenziale (soluzione 2)?.
Come dicevo, ciò che interessa è cambiare, cambiare comunque, per consentire a chi governa massima libertà di azione e debolissimi controlli politici: fra le due opzioni, tanto differenti, c’è infatti un intento comune, il medesimo che ha traversato la lunga storia delle incessanti proposte di riforma: indebolire il parlamento, organo rappresentativo del popolo e quindi il popolo stesso; rafforzare i poteri di un unica persona, presidente della Repubblica o primo ministro che sia.
Non vale richiamare l’esperienza di altri paesi nei quali, al di là dei meccanismi istituzionali, gli anticorpi antiautoritari funzionano: in Francia, De Gaulle, con tutto il suo potere, si è spontaneamente dimesso dopo la risposta negativa del popolo francese a un referendum da lui proposto!

3 commenti

  • Grazie alla professoressa Carlassare per il suo autorevole intervento. Purtroppo in n Parlamento l’anomala maggioranza bipartisan gioca tutte le carte per creare diversivi o svicolare rispetto ai provvedimenti richiesti dalle cittadine e dai cittadini. La riforma della legge elettorale delle Camere, caldeggiata dal Presidente della Repubblica, l’introduzione della doppia preferenza di genere per l’elezione dei consigli comunali (aoprovata alla Camera), rimarranno impantanate, così come l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione per assicurare la democrazia interna dei partiti e il controllo effettivo sui bilanci, promessa ieri all’atto dell’approvazione di una modifica ai cosiddetti rimborsi elettorali di dubbia costituzionalità,ma passata con la scusa di destinare alcune somme ai terremotati.
    Perchè non si pensa ad a ttuare la Costituzione anzichè stravolgerla

  • Vorrei che si spiegasse quali siano e come funzionino gli “anticorpi antiautoritari” esistenti negli altri paesi, dove esistono il presidenzialismo, il federealismo (non solo la Francia, dunque). Nel frattempo, un suggerimento platonico: le costituzioni sono fatte per gli uomini, non gli uomini per le costituzioni.

  • Dal mio punto di vista, gli anticorpi autoritari possono mettersi nero su bianco anche in un testo costituzionale: e dunque, limite di due mandati, legge sul conflitto d’interessi, primarie per la scelta dei candidati presidenti.
    Onestamente non capisco perché ci si sforza di dire che siccome noi italiani “siamo diversi”, non possiamo permetterci un sistema istituzionale più trasparente e funzionante, come ce l’hanno in altri paesi.
    Invece no, si preferisce l’ingestibilità attuale ad ogni possibile riforma che invece meriteremmo, perché saremmo i primi a poter far finalmente funzionare le cose nel modo migliore.
    Infatti, le critiche dei fautori del sistema partitico-parlamentare al mutamento della forma di governo in senso presidenzialista, si basano unicamente sui rischi che comporterebbe per il paese l’affidare ad un uomo solo tanto potere.
    Tali critiche, oltre a non considerare che le cose possono essere realizzate in modo razionale anche in questo paese (basta volerlo), e che quindi può esservi la predisposizione di adeguati anticorpi e contrappesi sistemici accanto al mutamento della forma di governo, non considerano minimamente il fatto che il sistema dell’elezione diretta rende più responsabile lo stesso voto degli elettori.
    Elettori che, quando hanno a disposizione lo strumento dell’elezione diretta (vedasi l’elezione dei sindaci) danno molto più peso all’elemento della “credibilità”, della moralità e della storia personale del candidato.
    Invece, nei sistemi di tipo proporzionale (in cui i cittadini sono chiamati a scegliere in primis l’indirizzo politico e solo in seconda battuta le persone da eleggere) spesso nell’organo assembleare finiscono per essere eletti a furor di popolo personaggi dalla dubbia provenienza/modo d’operare (vogliamo ricordare che con le preferenze sono spesso finiti inquisiti i candidati che hanno ottenuto più voti?), ed in parlamento finiscono per avere peso movimenti politici estremistici (alle ultime elezioni, in Grecia, il partito di Alba Dorata ha conseguito il 6% dei voti, ed ha ottenuto 20 deputati su 300; in Francia, il FN aveva ottenuto il 18%, ma alle politiche ha ottenuto un paio di seggi, su un totale di 577).

    E’ chiaro che gli elettori si trovano meglio ad eleggere persone, piuttosto che partiti. Delle persone, sono in grado di distinguere chi merita di rappresentarli e di governare. Dei partiti, hanno, spesso, solo una vaga idea, e non sanno minimamente in che modo possono essere gestiti.

    Infine: un accenno storico che a mio avviso può confermare quanto detto. Sarà forse un caso, ma storicamente, Hitler non riuscì mai a farsi eleggere direttamente come presidente della repubblica. La sua ascesa fu favorita dalla formazione di governi di coalizione in cui i nazisti ebbero come alleati altri partiti. Ma venne sconfitto da Hindenburg (in carica, e peraltro molto anziano) al momento del voto per il Capo dello Stato. Carica che ottenne per sé solo allorché riunì in sé le due funzioni di Cancelliere e Presidente, alla morte di Hindenburg.
    E lo stesso può dirsi per l’Italia: Mussolini non fu infatti mai eletto direttamente dai cittadini, semplicemente quando il suo partito fu abbastanza forte per imporre la propria linea all’interno del Parlamento, prese il sopravvento, con le conseguenti nefaste conseguenze.

    Le esperienze storiche del passato, ci insegnano che le dittature da noi conosciute non furono affatto il frutto di un sistema costituzionale in cui il capo dell’esecutivo veniva eletto direttamente dal popolo.

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