Riforme costituzionali: il grande scempio

Intendiamoci bene: il ddl sulle riforme costituzionali così come si è formato nel dibattito in Commissione al Senato è davvero “un pasticcio incredibile”, secondo la efficace definizione pronunciata qualche settimana fa dal presidente emerito della Consulta Ugo De Siervo. Ora però, dopo gli emendamenti e le modifiche richieste (semipresidenzialismo e Senato federale) proprio in questi giorni da Pdl e Lega, durante la discussione in aula a palazzo Madama, si può a ragione sostenere – come fa Del Pennino (Gruppo Misto-Pri) – che quella uscita dalla Commissione “era una riformetta; ma se fosse approvato l’emendamento sul Senato federale, dovrei cambiare il termine e dire che siamo in presenza di una riformaccia!”.
Comunque sia, il ddl subisce uno stop di qualche giorno e gli articoli più contestati (appunto su semipresidenzialismo e Senato federale) sono rimandati in Commissione fino a mercoledì prossimo 27 giugno, quando il testo tornerà in aula per l’approvazione, ammesso che si trovi un accordo. Intanto, l’assemblea dei senatori ha approvato l’articolo 1 che prevede la riduzione (da 630 a 508) dei deputati. Come finirà questa riforma, è assolutamente impossibile immaginarlo in questa fase: si può arenare in Commissione o dopo, in aula; può essere approvata solo con i voti del centrodestra Pdl e Lega (con il patto, che però sembra tramontato, per la Camera alta federale) e quindi senza la maggioranza richiesta per evitare il referendum confermativo; e c’è chi chiede di varare solo la riduzione dei parlamentari e poco altro; forse può saltare tutto, se si aprirà la crisi di governo (con elezioni in autunno).
Insomma, tutte le ipotesi sono ancora aperte per una riforma “che fa acqua da tutte le parti” (senatore D’Alia, Udc). Come è stato detto in aula, “una grande democrazia” come quella italiana, con una grande Costituzione, “non merita questo scempio”. Non si può “giocare con la Carta fondamentale come fosse un volantino di propaganda in vista delle prossime elezioni” (capogruppo Pd, Finocchiaro). Perciò molti senatori pensano che “i lavori non arriveranno a buon fine”, ma finiranno “nelle sabbie mobili”. Forse l’unica decisione positiva è aver “accelerato in aula il progetto di riduzione dei deputati” (articolo 1), che però è inserito “in un provvedimento che a mio avviso non diventerà mai legge dello Stato” (Finocchiaro).
Il Pd non può andare verso l’ignoto e contribuire a smantellare la Costituzione, approvando Senato federale e semipresidenzialismo. Ancora Finocchiaro: “Noi faremo la nostra battaglia fino in fondo”. E’ stato proprio il presidente della Affari costituzionali, Carlo Vizzini, a spiegare quali sarebbero le conseguenze se il ddl fosse varato dal Senato senza la maggioranza dei due terzi. In aula e poi parlando con i giornalisti, Vizzini ha indicato alcuni “problemi di natura stagionale”… diciamo così. Se si dovrà andare al referendum confermativo della riforma istituzionale, cosa accadrà in questo Paese?
“L’anno venturo” spiega Vizzini,”con la legge vigente, eleggeremmo a Camere riunite un Presidente della Repubblica per sette anni e con le elezioni politiche – spero dopo aver modificato la legge elettorale – eleggeremmo un Parlamento. Dopo queste prove elettorali, si celebrerebbe il referendum confermativo (nel caso in cui non fosse stata raggiunta la maggioranza dei due terzi) e, se questo passasse, avremmo per sette anni un Presidente della Repubblica eletto con una legge che non c’è più, perchè è stata abrogata, e un Parlamento che deve rimanere in carica per cinque anni, ai sensi di una legge che è stata abrogata”. Conclusione di Vizzini, mentre ci fissa negli occhi: “Vivremmo quindi una stagione di delegittimazione politico-istituzionale che fa tremare le vene e i polsi soltanto a pensarci”. Nessun interlocutore ha fiatato o commentato.

5 commenti

  • Se non sbaglio Montanelli una volta disse: “In Italia le buone intenzioni rimangono buone intenzioni, ma per fortuna anche le cattive intenzioni rimangono cattive intenzioni”. Speriamo che questa sia una di quelle volte in cui pessime intezioni rimangano tali.

  • Non so come si faccia a chiamare riformetta attribuire al Presidente del Consiglio il potere di sciogliere le Camere: io la chiamerei riformaccia e basta.
    Ma adesso siamo qui a considerare una grande vittoria la riduzione del numero dei deputati da 630 a 508. E perché poi 508 e non, per esempio, 507 che è un numero dispari, o addirittura 500 che è un numero tondo? A me sembra che 102 deputati in meno cambino poco o niente: diverso sarebbe stato arrivare al dimezzamento; non ci bastano 315 deputati?
    Mentre, a quanto ho capito, il numero dei Senatori non verrebbe modificato. Molto bene.

    Ma io non capisco le lamentele dei pastrocchiani: quando si vuole mettere mano alla Costituzione, non c’è affatto da stupirsi se qualcun altro vuole mettere la “sua” mano, e fare approvare la riforma che fa comodo a lui.
    Molto più semplice sarebbe stato abrogare la legge Calderoli ma forse era proprio quello che non si voleva fare. Altrimenti chi ce li manda al prossimo Parlamento gli Adinolfi e le Madie?

  • Ma come è possibile partire in una iniziativa politica di questa portata (in pratica la fondazione di uno Stato diverso) con il rischio reale denunciato dal Presidente Carlo Vizzini – Affari Costituzionali, di ritrovarsi un Presidente della Republica ed un Parlamento di fatto delegittimati nel corso della loro attività.

    Soltanto una remota ipotesi di questo tipo dovrebbe consigliare a questi maledetti irresponsabili, ripeto “maledetti irresponsabili” di amputarsi la mano attiva ed il lobo sinistro del cervello. Se lo trovano.

    Mi rendo conto che sto parlando come Grillo. E questo mi fa inca..volare ancora di più.

    Spero che Dio voglia illuminarli. Ammesso che serva.

  • Che strane,veramente strane, coincidenze orarie di “giovanili convegni partitocratici di “destra” e di “sinistra” quali avvio della prossima stagione di caccia più o meno trasparente ai posti di governo,sottogoverno e “collinare” (con qualcuno dei contraenti disponibile solo gli assicurano un investimento minimo del 51 %).
    Povera Italia !.

  • sono sedici anni che mi sto chiedendo come il “prossimo totalitarismo italiano” si saebbe affacciato sulla scena e come si sarebbe camuffato per farsi riconoscere tropo tardi.
    Adesso lo so: il penultimo passo e’ una riforma costituzionale fatta da un parlamento di “nominati”, molto gli indagati e troppi i condannati, che fa pasare una riforma costituzionale evitando il referendum confermativo.
    Ancora non capisco come mai non si levi un grido di allarme e non ci si sia chi chiama alla difesa della Costituzione.
    Il patto costituente di un popolo non deve essere cambiato in tempi di crisi con un parlamento delegettimizzato.
    I cittadini attenti alle sorti del Paese dovrebbero levare ORA le loro voci!

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