Un patto col Pd? A queste condizioni

«Per carità, non scrivete che è una nostra discesa in campo». Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, mette le mani avanti. Di “liste per la legalità” con Saviano o chi per lui, non vuole sentir parlare. «La nostra è un’associazione e rimarrà tale. Tocca ai partiti trovare le forme opportune per recuperare un rapporto con gli elettori, anche se in questo momento sono molto disastrati…».
L’appuntamento organizzato per il 29 giugno a Milano alla presenza di Pier Luigi Bersani, con il quale la stessa Bonsanti e Gustavo Zagrebelsky discuteranno di partiti, antipolitica e futuro della democrazia, è però certamente qualcosa in più di un semplice confronto di routine tra il principale partito di centrosinistra e un’aggregazione che a quell’area fa in qualche modo riferimento. Soprattutto in quello che la stessa Bonsanti definisce «un momento speciale», dopo che il segretario del Pd ha lanciato, nell’ultima direzione, il percorso di costruzione di quel «patto tra i democratici e i progressisti», che culminerà con la celebrazione delle primarie per la scelta del candidato premier.
Al Nazareno vedono l’evento milanese come la prima tappa (altre sono in preparazione) dell’allargamento dell’area di centrosinistra al di là dei partiti, per cancellare definitivamente la foto di Vasto, aggiungendo nuovi protagonisti (e cancellandone altri?) che vogliono impegnarsi «per ricavare governabilità dalla partecipazione», come ha spiegato Bersani. Un impegno stringente, che parte dalla sottoscrizione di un manifesto comune e di precise condizioni per la gestione della coalizione di governo, nel caso in cui si vincessero le elezioni.
In questo contesto, il leader dem ieri ha preso carta e penna e ha scritto a quattro associazioni (oltre a LeG, anche Se non ora quando, Libera, Comitato per la libertà e il diritto all’informazione) per ribadire la propria intenzione di non presentare nomi di bandiera al cda Rai. «Qualora le vostre associazioni – è l’appello di Bersani – ritenessero di indicare due candidature, noi siamo pronti a sostenerle per garantire comunque, nella transizione di una nuova governance dell’azienda, la voce di liberi protagonisti della società civile». La prima accoglienza, a dire il vero, non è stata delle più calorose, quanto meno negli ambienti milanesi di LeG: «Fare nomi non è tra le nostre abitudini, ma ci riuniremo e decideremo cosa fare», fanno sapere dall’associazione.
Una reazione in linea con quanto Bonsanti spiega a Europa: «Abbiamo apprezzato l’apertura di Bersani ai movimenti, in vista delle elezioni. Ma quello che noi chiediamo non sono posti nelle liste, bensì segnali sul programma e sul rinnovamento, non solo generazionale». LeG, d’altra parte, ama definirsi «l’antipoltrona per eccellenza» e per questo esclude una propria discesa in campo, almeno per il momento: «Dipende dalla situazione generale della politica – lascia aperto uno spiraglio Bonsanti – ma prima di ogni altro devono essere i partiti a recuperare un rapporto con gli elettori, in una fase in cui si sommano la crisi economica e quella politico-istituzionale. Noi da soli non bastiamo».
Un aiuto, però, sono pronti a darlo a Bersani, perfino sotto i gazebo, anche se «non basta dire primarie, bisogna vedere di che tipo saranno».

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