Elezioni: i commenti

Dal voto dei ballottaggi esce un’Italia diversa, un altro Paese, come scrive nel suo editoriale su Repubblica Massimo Giannini.  In cui due sono i dati nettissimi, la crescita esponenziale dell’astensionismo e la disperata ricerca di una politica diversa, come abbiamo commentato a caldo, noi di LeG, appena i numeri dell’affluenza e il risultato di Parma, con la vittoria del grillino Pizzarotti, si sono fatti evidenti. Altro dato incontrovertibile è la sconfitta del Pdl e della Lega, che perdono tutti i loro bastioni al nord, il movimento padano rimane al palo in 7 ballottaggi su 7, e il partito di Alfano e Berlusconi è polverizzato sull’intero territorio. Chi riempirà i vuoti della Destra, si chiede Marcello Sorgi sulla Stampa? Le analogie – scrive Sorgi – negli ultimi tempi sono diventate pericolose, siamo in una situazione simile a quella del 1993. Il vecchio gruppo di comando berlusconiano è collassato, come Andreotti e Craxi vent’anni fa. E quel che è più grave, si tratta di un collasso politico, non giudiziario. C’è un governo tecnico (che somiglia, ma somiglia soltanto, a quello di Ciampi), alle prese con difficoltà peggiori di quelle d’allora e con l’appoggio sempre più intermittente dei partiti della sua maggioranza.

E il Pd? E il segretario Bersani che in conferenza ammoniva: «nessuno ci rubi la vittoria», visto che le liste riconducibili al centrosinistra hanno conquistato 92 o forse 93 municipi? Ma, gli risponde Stefano Folli dalle colonne del Sole 24 ore questa contabilità certosina non tiene conto della dinamica del voto. Mai come in questa occasione gli italiani hanno messo sotto accusa un sistema politico malato e refrattario a ogni riforma.  “Essere seri vuol dire, da subito, lasciar da parte le fumose promesse retoriche e concentrarsi su alcune cose chiare e precise che si possono fare nel giro di due o tre mesi. O magari di due o tre settimane. La legge anti-corruzione, senz’altro. Ma anche la riforma elettorale, che invece temiamo non si farà. E una riforma radicale, autentica e non furbesca del finanziamento pubblico ai partiti”.

Svegliamoci! esorta Folli. Per chi “suona la campana” scrive Ezio Mauro nel suo editoriale del 23 maggio. Per questo l’establishment italiano (che prepara la corsa ad ereditare qualche spazio politico di supplenza dal vuoto dei partiti) – dice il direttore di Repubblica – non può ritenersi assolto gettando tutte le colpe sulla politica: ma deve rendere conto di questo deficit complessivo di rappresentanza, di questo improverimento del sistema-Italia, dello smarrimento di ogni spirito repubblicano condiviso. O si cambia, o la campana suona per tutti.

E il presidente del Gruppo Editoriale l’Espresso, Carlo De Benedetti, a proposito delle affermazioni del segretario del Pd dice: “Il partito democratico con Bersani ha detto di avere vinto senza sì e senza ma.
Io penso che non sia così nel senso che certamente il partito democratico ha avuto un buon risultato ma non si può dimenticare che alcune delle città nelle quali ha vinto, ha vinto con candidati che non erano nelle intenzioni del pd, né si può ascrivere la vittoria di Orlando al Pd e per certi aspetti neppure quella di Doria anche se in misura inferiore. Da tutto questo traggo una conclusione: nella destra, tenuto conto della liquefazione del Pdl succederà qualcosa, perché è inevitabile che qualche cosa dovrà accadere, che cosa non lo so, ma qualcosa accadrà. Non vorrei che nella sinistra, nel centro-sinistra, tenuto conto che le dichiarazioni sono dichiarazioni di soddisfazione e di vittoria, non ci si rendesse conto che la frattura profonda tra i cittadini e la rappresentanza politica richiede anche dal centro-sinistra profondi cambiamenti per ritrovare un filo di colloquio con il territorio e con i cittadini”.

Guarda l’intervista a Carlo De Benedetti su Repubblica.it
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1 commento

  • Ormai tutto é stato detto, scritto e ricordato ( perfino “per chi suona la campana” ). Giannini, Mauro, Sorgi, Folli non aggiungono nulla di nuovo se non ricordare che il tempo é scaduto e le riforme o si fanno adesso o il Paese rischia grosso. Gli elettori , ancora una volta, con il loro voto, hanno dimostrato di capire perfettamente la situazione. Insomma e’ la destra che collassa. Ma questo non vuol dire che dall’ altra parte si possa rimanere con le mani in mano. Questa é una vittoria fragile. Un pò come, dopo il terremoto, il palazzo incrinato rimasto in piedi in mezzo alle macerie. Bisogna scuotersi dalla polvere ( basta liti, basta inciuci) e fare almeno quelle 2-3 riforme indispensabili per ripartire. A cominciare dalla legge elettorale. I cittadini vogliono riappropriarsi del loro voto . Non sopportano più di essere snobbati, presi in giro, derubati. E stanno cercando tutte le vie possibili ( per ora democratiche) per manifestare la loro insofferenza ma anche la loro voglia di cambiare questo Paese. Cos’altro si vuole aspettare ?

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