Ecco perché da oggi si cambia

Davanti all´ulivo dei Georgofili, in mezzo ai ragazzi dell´antimafia, uno di loro mi ha chiesto e io ho risposto: lassù erano le finestre di Nadia e Caterina Nencioni. Nadia aveva nove anni e Caterina sette settimane. Sono morte insieme ai loro genitori in quella parte che è crollata…da questo lato invece abitava Dario Capolicchio, che studiava a Firenze e morì bruciato davanti alla sua fidanzata Francesca. 300 chili di tritolo. Una strage di mafia, ma i mandanti esterni ancora non si conoscono…
Vent´anni fa. Era maggio, anche allora. Mi ascoltano. Poi c´è il minuto di silenzio e dentro di me penso a quanti altri di questi minuti abbiamo fatto, noi che le abbiamo vissute tutte o quasi tutte per raccontarle sui nostri giornali, le stragi di mafia e quelle del terrorismo fascista. Le stragi di Stato come si chiamavano giustamente un tempo. Mettiamoli insieme, quei minuti di silenzio, e fanno ore della nostra vita. Abbiamo continuato a chiedere giustizia, molti di noi, ma abbiamo fallito. E ora questi giovani ci guardano in modo strano: perché, ci chiedono, non siete stati più bravi, perché non avete costretto a dare una risposta? In fondo siete riusciti persino a inseguire i criminali nazisti , autori delle stragi del ´43 e del ´44, del ´45…qualche volta li hanno trovati e processati.
Hanno ragione. E non abbiamo risposte sul perché noi italiani abbiamo accettato che si consolidassero i silenzi di Stato, che gli armadi della vergogna, custoditi da servi fedeli, restassero blindati. Ci siamo arresi, per stanchezza, per non disturbare troppo i politici che sapevano e sanno e che non si sono disturbati affatto. Anzi. Il loro turbamento se c´è stato fu nascosto abilmente da maschere impenetrabili.
Ma ora qualcosa è cambiato. Quella di oggi è insieme la stessa storia ma è anche un´altra storia. Allora, vent´anni fa, i bambini e i giovani sono morti per caso, nelle piazze d´Italia, nelle stazioni, sui treni, insieme agli altri. Non erano loro l´obiettivo da colpire.
Oggi invece chiunque abbia azionato quel telecomando ha scelto di uccidere i ragazzi. Sono loro il bersaglio. E´ attraverso il sangue di Melissa e delle ragazze ferite che manda messaggi ai suoi interlocutori.
Per questo, da oggi si cambia. Anche noi che abbiamo fallito non possiamo tirarci indietro. Oggi i silenzi devono finire e la nostra voce, la voce di tanti italiani insieme, giovani e vecchi, deve spezzare l´omertà e non spegnersi nella rassegnazione.
Oggi i giovani sono stati individuati da un nemico come i più “pericolosi”, perché hanno la forza dell´intransigenza. Si cerca di far loro paura, ammazzandoli.
A noi tocca pretendere il rispetto della Costituzione, che nessuno cerchi di stravolgerla in maniera subdola, leggi severe e pene severe contro la corruzione, l´autonomia della magistratura, una politica alla luce del sole, molto diversa da quella che ci ha governato negli anni del silenzio di Stato.
“Il pomeriggio se ne va, il tramonto si avvicina, un momento stupendo, Il sole sta andando via, è già sera, tutto è finito”. Dalla sua finestra, là in alto, prima che il tritolo aprisse quella voragine, Nadia Nencioni guardava lo scorrere del tempo e lo raccontava in pochi versi struggenti. Poi tutto si fermò.

6 commenti

  • Un passo del recente libro “Il Contagio” scritto da due magistrati da tempo impegnati nelle indagini sulle varie mafie recita: “Non c’è alcun pezzo di società che possa dirsi impermeabile al contagio mafioso. Tutti sono esposti al virus criminale sia in Calabria che fuori dalla Calabria. Attenzione questo non significa che tutta la società è contagiata, significa che è tutta esposta al rischio contagio”. L’affermazione ‘la società è (…) tutta esposta al rischio contagio’ è terrificante: sembra solo questione di tempo e tutto il paese diventerà criminale! Al di là della metafora epidemiologica, ciò che più allarma in quel passo, come del resto in altre analoghe analisi a partire da Gomorra di Roberto Saviano, non è lo stato presente delle cose, l’incidenza del contagio raggiunta dal virus, quanto il fatto che poco o nulla si dica ancora sulle cause della debolezza del sistema immunitario del paese, così predisposto al rischio di morbosità e quindi sulla possibilità di trovare un vaccino. (www.laculturavivente.it)

  • il registro scelto è azzeccatissimo : giovani i colpiti e con l’ardire dei giovani la risposta, tutta nel segno della lealtà costituzionale

  • Lo scenario che si presenta a chi guarda l’Italia e’ particolarmente difficile e richiede il diretto impegno di ciascuno di noi per mantenere in vita una democrazia ancora viva ma ormai bloccata da quasi ogni parte.
    Praticamente ogni azione necessaria (es. una riforma attenta e seria della giustizia, che rimane un cardine, o della legge elettorale) non puo’ essere messa in opera perche’ sarebbe bloccata in parlamento. Ma anche un nuovo parlamento emergente da questa legge “porcata” sarebbe ancora costituito da “nominati sanciti” (ma non “eletti”), troppo spesso indagati o condannati, e finirebbe probabilmente per non essere tanto diverso dall’attuale, rischiando cosi’ di creare un circolo vizioso peggiore del famoso “comma 22″.
    Per questo e’ sempre piu’ difficile immagianare una via di uscita dalla crisi dell’ Italia, che sia nel contempo realistica, efficace e non cruenta, senza un diretto ed attivo supporto da parte di tutti noi.
    E’ quindi ragionevole sospettare che possano essere messe in atto tecniche di comunicazione fallaci e tendenziose volte a minare con metodi meno che confessabili proprio questa nostra determinazione.

    Di fronte a fatti recenti, come la gambizzazione di Genova e la bomba a Brindisi, mi sembra di assistere ad un cattivo replay. Rivedo, rispettivamente, un classico anni ’70 (la gambizzazione) ed il maldestro attacco all’aeroporto di Glasgow del giugno 2007 in cui, con una Jeep carica di bombole di propano, il conducente ruppe qualche vetro dell’aeroporto con la vettura e si ustiono’ (fortunatamente soltanto lui) nell’impossibile tentativo di far esplodere il propano.
    Cio’ non ostante (oppure proprio per questo) i due eventi potrebbero, come adombra la nostra Sandra Bonsanti, essere il segnale d’inizio della seconda stagione italiana della “strategia della tensione” (se quella degli anni ’70 fu la prima).
    Qualche dettaglio tecnico puo’ aiutarci a capire meglio, senza che le emozioni, degne, giuste, salutari e condivise, non ci rendano pero’ anche ciechi.
    La bomba di Brindisi, come la Jeep di Bilal Abdullah, inglese medico al Royal Alexandra Hospital, non era certo stata “progettata per uccidere”, anzi, non era stata pensata neppure approssimativamente. Anche a Brindisi (dove invece l’ordigno dimostra l’intervento di passabili artificieri), se si fosse cercata una strage, la bomba sarebbe stata confezionata in modo differente, con un esplosivo (e non con il gas) e con tantissimi pezzi di metallo (sfere per cuscinetti, chiodi, bulloni, ecc.) come le cronache riportano essere costruiti gli ordigni dei terroristi suicidi.
    Ma per le vere carneficine ci vuole una determinazione, un fegato ed un cinismo che per ora gli attentatori non hanno voluto dimostrare.
    Il gas, se confinato in un grande volume pieno di aria, come un appartamento, e ben mescolato, in determinate quantita’, puo’ esplodere. E di tanto in tanto la cronaca ci riporta orrende foto di palazzi orribilmente sventrati. Ma se il gas viene liberato in un ambiente aperto no, non puo’ scoppiare.
    Al massimo brucia. Una (o anche tre) bombole del gas non esplodono ma, con opportuni inneschi, possono generare delle grandi, spettacolari fiamme arancioni, venate da fumo nero, che si espandono come se fossero vive.
    La finzione degli effetti speciali dei film di azione ci hanno condizionato ad aspettarci queste immagini durante gli attacchi terroristici.
    La detonazione di un vero micidiale ordigno ad alto potenziale oggi non sarebbe probabilmete ritenuto realistico dagli spettatori dei media. Dopo l’impercettibile, rapidissimo tremolio di un’onda d’urto che passa a velocita’ supersonica, si vedrebbe solo il devastante impatto dei frammenti della bomba e degli oggetti intorno, divenuti proiettili letali.
    Fa ancora piu’ male, se possibile, avere la coscienza che la vita di una ragazza giovane, proiettata verso il futuro, sia stata spezzata da una fatale coincidenza. L’incontro improbabile e casuale con un pezzo di metallo strappato alla bombola dall’esplosivo di innesco (quello che ha rotto le bombole e acceso il gas) forse usato in quantita’ un poco eccessiva. Altre ingiurie sono state generate (almeno cosi’ mi sembra di capire)
    dall’ orrendo respiro di fuoco, la fiamma, che ha lambito le vitime. ma anche la probabile mancanza di una precisa volonta’ omicida, non rende certo questo attentato meno vile ed inquietante.
    Un dispositivo di questo tipo fu depositato anche davanti alla procura antimafia a Reggio Calabria.
    Questo atto ignobile e folle e’ stato, dunque e soprattutto, come spesso accade, una forma di comunicazione.
    Il linguaggio che l’autore (chiunque esso sia e qualunque cosa egli voglia ottenere) ha deciso di usare e’ stato preso in prestito sia dalle vicende della “guerra globale al terrorismo” (Glasgow 2007), sia dalla ricerca di una “apertura politica” da parte della criminalita’ organizzata.
    La sua deflagrazione e’ come un gong che tutti szittisce e che focalizza l’attenzione degli “spettatori”. Nel silenzio attonito che segue, a volte, arriva “la rivendicazione” che mette in chiaro il problema che si vuole trattare, per il quale il terrorista ha dichiarato di essere disposto ad uccidere (o a morire). Ma “la rivendicazione” puo’ anche non esserci, o se c’e’, non arrivare mai all’opinione pubblica.
    A volte gli attentati sono solo un espediente per additatare alla pubblica esecrazione un colpevole, vero o presunto che sia, della strage.
    Un attentato poi offre sempre una eccellente opportunita’ per lanciare, sulla cresta di una indignazione spesso volutamente mal indirizzata, operazioni impopolari, anticostituzionali, come la repressione contro gruppi politici invisi al potere (coinvolti o meno nell’attentato), l’instaurazione di illiberali “stati di emergenza” e/o di “leggi speciali”.
    Se la temperatura dell’acqua in cui si trova la rana e’ salita abbastanza ed abbastanza lentamente essa non sara’ piu’ in grado di reagire e di scappare prima di finire lessata…
    Vedremo… presto perche’ da Brindisi arriva un forte segnale, sembra dirci : “qualcuno pensa che i tempi siano maturi per tentare l’assalto alla nostra democrazia”.
    Il ricordo delle ultime ore di attivita’ del governo, prima di cadere ed aprire la strada alle elezioni del 2006 non spinge all’ottimismo ed invita ad una vigile veglia. In quelle ore il parlamento approvo’ la quasi totale depenalizzazione dei reati di “associazione eversiva” e di “insurezione contro lo Stato” (puche’ “non violenta”). Rese anche inapplicabili le norme che avevano permesso di perseguire la P2.
    Com’era quella storia dei lupi, del pelo e del vizio?…

  • Brindisi, tutti intellettualmente collusi.

    Incredibile che due ipotesi che tra di loro si escludono in modo assoluto vengano offerte nell’ignoranza e insipienza generale, all’opinione pubblica: é una bomba a orologeria o un telecomando?

    Da Micromega, Paolo Flores d’Arcais
    “Non è vero che non abbiamo paura. Abbiamo paura eccome! Non aver paura sarebbe folle. Chi ha compiuto l’atroce e lurido crimine di Brindisi è convinto dell’impunità, altrimenti non avrebbe osato un delitto talmente esecrando ed esecrato (perfino dalla criminalità comune) che, se scoperto, promette il linciaggio in carcere”.
    Vero Paolo, ma solo se il gesto è stato compiuto da un singolo folle criminale. Anche in carcere hanno paura!
    Sul giornale del 20 maggio 2012 “La repubblica” vengono spese 11 pagine sulla strage di Brindisi.
    A pag. 1 l’editoriale di Scalfari: “Volevano la strage i terroristi che hanno architettato l’infame attentato? Oppure hanno sbagliato? E invece delle 7,40 del mattino volevano che lo scoppio avvenisse alle 19,40?”.
    Un’ipotesi a mio parere fantascientifica per chi rischia sbagliando l’orario di fare una strage. Chi ha messo la bomba è un esperto. Il punto è: la bomba era una bomba ad orologeria?
    Pag. 2. La bomba esplode quando i ragazzi di Mesagne scendono dal pulman a una ventina di metri dalla scuola. Pag. 8 “IL KILLER COL TELECOMANDO IN MANO RIPRESO DA UNA TELECAMERA.
    Incredibilmente ancora a pag. 8 e solo a pag 8 in fondo “Dalla vendetta contro un pentito all’ombra di un folle”. In questo articolo (Carlo Bonini) compare il nome di fantomatica Sacra Corona Unita, un’organizzazione mafiosa che opera nel brindisino i cui aderenti sono stati messi in manette (16 arresti) il 9 di maggio c.m. a seguito delle dichiarazioni di un pentito.
    Nell’art. una non precisata fonte del Dipartimento di Pubblica Sicurezza dichiara “… le vendette trasversali più disumane hanno sempre colpito un singolo individuo, i suoi affetti, magari anche correndo il rischi di fare vittime non volute, ma armi tirato nel mucchio”. Dichiarazione di evidente falsità, la mafia non ha limiti, né in azioni dimostrative, tanto meno nella vendetta. La paura, far paura è il substrato su cui si regge l’intero progetto criminale. NON AVERE LIMITI è LA SUA FORZA. La sua forza sta tutta nella ferocia. Chi non ha compreso questo è o ingenuo o intellettualmente colluso.
    Dire “la mafia non può fare questo” è intellettualmente colpevole. “In genere” la mafia non agisce in questo modo , ma solo “in genere”” e solo per convenienza ma all’occasione la mafia ha da sempre dimostrato di non avere scrupoli. Inoltre anche la mafia ha le sue schegge impazzite.
    “Ma è probabile-chiosa una qualificata (quanto anonima) fonte ministeriale-che a Mesagne sia possibile raccogliere informazioni … non foss’altro perché in quella terra in questi ultimi tempi è accaduto di tutto … è terra di pentiti … struttura ormai acefala e violentissima”.
    IL sindaco di Brindisi dichiara ieri, 22 maggio, a Ballarò “a Brindisi la mafia non esiste” e aggiunge “venite a vedere” quasi che la dimostrazione della sua presenza della mafia potesse essere la vista dei “bravi” di don Rodrigo al trivio. Cose da pazzi, menti intellettualmente colluse.
    La mafia locale è impegnata sul raket delle estorsioni e traffico d’armi dai Balcani, si legge sul giornale “. “Fugge” -fonte del Dipartimento di Pubblica sicurezza- a qualsiasi logica criminale tradizionale”. E il sindaco afferma”la Sacra Corona Unita è stata sconfitta 15 anni fa”.
    Occorre altro?
    Se la bomba esplode appena i ragazzi di Mesagne escono dal pulman per opera di un telecomando, due più due uguale quattro.
    Tutto questo ovviamente sempre che siano vere le notizie date da Repubblica.
    L’incertezza data alla matrice mi lascia sgomento.
    In ogni caso non bisogna combattere la mafia: Mafia delenda est. Con qualsiasi mezzo, come si combatte un nemico fuori dallo Stato. Edgar Hoover.

  • GIUSTA E PERFETTA L’ANALISI E LE ARGOMENTAZIONI DELL’EDITORIALISTA SULL’ULTIMA STRAGE TERRORISTICA.PURTROPPO VI SONO ANCORA MOLTE LACUNE DA SCOPRIRE NELLE ALTE GERARCHIE POLITICHE E STATALI. IL MIO PENSIERO VA ALLE RAGAZZE.ANCHE IO SONO PADRE DI DUE FIGLIE E SONO DEL PARERE CHE UNA VOLTA PRESO IL RESPONSABILE O I RESPONSABILI BISOGNA CHE SCONTINO PER INTERO E SENZA PRIVILEGI UNA GIUSTA E SEVERISSIMA PENA.
    gilbtg

  • Caro Sig, Bocelli,
    una cosa condivido assolutamente nel suo commento. L’assordante silenzio (politico) seguito all’esplosione e’ durato pochissimo. La solita gazzarra di improvvisati esperti e di commentatori del niente e’ ricominciata troppo presto. Con il solito, becero, stile urlato: La disinformazione, voluta o casuale, ha ripreso a girare a pieno regime.
    E’ stato detto di tutto, di piu’.
    Timer, un telecomando, due telecomandi, un interruttore di prossimita’ (come le luci del giardino che si accendono quando passa il gatto dei vicini).
    I fatti verificabili rimangono pochi: l’ordigno era fatto “per gli effetti speciali” (botto, fuoco e fiamme e fumo), non per fare una strage.
    Le vittime sono dovute ad un uso, o ad una confezione, maldestri o almeno impropri. L’esito infausto era possibile, forse non improbabile, ma non sicuro, e quindi non pianificabile a priori.
    Insomma l’ordigno aveva piu’ affinita’ ai pacchi bomba recapitati all’anziana sergetaria che tanto porta gli occhiali, agli ordigni che affumicarono appena gli espositori della Standa, o alla “bombetta affettosa” sulle scale della villa di Berlusconi, ma anche alla Jeep di Bilal Abdullah all’aeroporto di Glasgow o all’ordigno contro la procura antimafia di Reggio Calabria che alla bomba di Piazza Fontana.
    Storicamente ordigni con bombole di gas e vari gradi di sofisticazione sono stati usati sia da sprovveduti indicati poi come di area “al Quaeda” sia da criminalita’ organizzata in cerca di contatti con lo Stato, forse proprio per la spettacolarita’ e la scarsa pericolosita’ di questi orgigni.
    Non dimentichiamo neppure che in passato, per un certo numero di casi anche clamorosi, e’ stata piu’ volte provata una certa “contiguita’” tra organizzazioni mafiose e pezzi “deviati” dello Stato o con strutture piu’ o meno “segrete” della NATO (Gladio).
    In questa fase delle cose non vedo cosa autorizzi ad indicare nella “Mafia” (generica maiuscola), l’unico possibile responsabile dell’attentato. Naturalmente Lei, Sig, Bocelli, ha tutto il diritto di esporre le sue ipotesi, ma nel suo intervento non vedo alcun elemento a suffragio di questa sua ipotesi.
    Sembra invece di percepirci chiaramente la seguente logica (che definirei un “archetipo tribale”):
    La Mafia uccide i bambini,
    loro sono cattivi,
    Noi siamo diversi, siamo buoni perche’ non facciamo come loro (non uccidiamo i bambini),
    dobbiamo distruggerla con qualsiasi mezzo.

    Al di la’ delle sue condivisibili emozioni e della sua encomiabile passione mi sembrano due messaggi (“cercate solo nella mafia” e “la mafia e’ cattiva, distruggerla con ogni mezzo” – magari anche a costo di minare la democrazia con leggi ed interventi speciali) pericolosi e non condivisibili. Probabilmente al di la’ delle sue intenzioni, sono anche concetti facilmente strumentabilizzabili da una propaganda eversiva. Io preferisco la seguente lettura:
    Questa bomba e’ un “messaggio”, dice che un certo clima e’ cambiato, qualcuno, forse, non e’ stato a i patti.
    I destinatari hanno capito, conoscono il “mittente”.
    Tutti quelli che sono fuori dal gioco no.
    Mi sembra controproducente per la societa’ nel suo insieme indicare un capro espiatorio e focalizzare su di lui solo tutte le attenzioni.
    Aiuterebbe solo a nascondere ed a distogliere l’attenzione dai veri attori (attentaori e destinatari), che adesso, devono fare delle mosse (prendere atto del messaggio). Teniamo gli occhi aperti, su tutto quello che si muove, senza pregiudizi.

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