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30 novembre -0001 - Commenti disabilitati

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  1. Per il sig. de stefanis i signori Zagrebelsky e de Monticelli sono come erano i generali sovietici ‘pieni di patacche onorifiche fino all’ombelico’ e simili (ossia ‘intellettuali di valore’, come dice lui).
    Primo: gli ‘intellettuali di valore’ farebbero il loro mestiere, anziché insegnare agli altri che cosa ‘devono’ volere e pensare e come ‘devono’ agire. Cioè, si occuperebbero di ciò di cui capiscono qualcosa o hanno una qualche esperienza ecc.
    Secondo: la de Monticelli ha assistito per caso a uno stupro di gruppo? ha provato per caso l’ebbrezza criminale che descrive? Se sì, è andata a denunciarla nelle debite sedi? Se no, allora di che cosa sta cianfrusagliando? Sta per caso ‘solleticando’ gli ‘istinti bassi’ com’è malcostume diffuso? De Stefanis, che è sicuro di essere uno intelligente, faccia lui stesso le successive ‘deduzioni’: la de Monticelli scrive e parla dappertutto: si studi il suo dizionario… e ne capirà anche i concetti, le vedute, i trattati, i saggi, i volumi, i manifesti, i proclami ecc.
    Terzo: ciò che fanno i giudici (specie quelli della Cassazione) lo sanno tutti, anche le pietre, ma Zagrebelsky and C. non lo sanno, ovvero ‘girano la testa dall’altra parte’ (scientemente) ecc.
    Quarto: io non dico al mio prossimo che cosa deve fare e pensare. Bensì dico continuamente a me stesso: che cosa devo fare? che cosa devo pensare? come devo comportarmi per ‘amare il prossimo mio come me stesso’? ecc.
    Quinto: che la magistratura sia una casta lo sanno anche le pietre, ma non Zagrebelsky and C. (fan compresi: vedi de stefanis)
    Sesto e ultimo: “Pensare”, diceva Pascal, “è la cosa più difficile”: in questo sito sembra invece la cosa più facile. Perciò vi sono intervenuto: per combattere questa idiozia che aumenta il tasso di idiozia nazionale (a cui i guru di turno dànno, come sempre, un contributo determinante). Di Landini mi taccio, non essendo del tutto sicuro che ‘pensi’ realmente quello che dice e fa. Dunque, non mi fido e mi tengo alla larga. Però riconosco/conosco lo ‘stile’.

  2. Gustavo Zagrebelsky e Roberta De Monticelli non hanno certo bisogno di difensori d’ ufficio. E’, comunque, sorprendente che ci sia chi – mostrando una strana predilezione per il sito di Libertà e Giustizia – approfitta dello spazio dedicato ai commenti per insultare, in modo assolutamente gratuito e per nulla arricchente il dibattito, due intellettuali di valore del nostro Paese : presidente onorario, il primo, e membro del consiglio di presidenza di LeG, la seconda. Il sig. Ferretti, il cui eloquio livoroso è a noi tutti ormai ben noto, potrebbe – almeno ogni tanto – lanciare una proposta, darci un contributo qualsivoglia, dirci – per esempio – qual è il suo impegno a favore della bellezza, della legalità, della giustizia sociale, ecc.-In altre parole, cosa fa il sig. Ferretti – oltre a vedere travi altrui – per rimediare ai disastri combinati da ‘ apologhe dell’ osceno ‘ come la De Monticelli, dalla casta’ di cui farebbe parte Zagrebelsky o dal sinistrume di cui farebbe parte Landini ?
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  3. “Ma che oggi si parli della “bellezza” italiana, come se niente fosse, è come assistere a uno stupro di gruppo sanguinoso, brutale, sadico e seriale di una bella donna, e mettersi lì a guardare commentando sulla sua bellezza”.

    Ma una che scrive una frase del genere (“stupro di gruppo sanguinoso, brutale, sadico e seriale”) che cosa ne può mai sapere della ‘bellezza’?
    Non è piuttosto una che ‘vive’ di parole, ‘masticando’ parole, ‘sognando’ parole?
    E’ in realtà solo apologia dell’osceno.
    Cavete a scribis!

  4. Un vero manifesto democratico

  5. Concordo pienamente

  6. antonio scrive:

    Un intervento profondo ed efficace. L’opinione pubblica ha saputo mobilitarsi anche in tempi abbastanza recenti, come nei referendum del 2011. E proprio questo ha spaventato le oligarchie e i poteri forti. Ritroviamo quel mix di tensione ideale e obiettivi concreti, in un orizzonte di partecipazione popolare. E’ la ricetta giusta.

  7. Delfina scrive:

    Il pomeriggio del 28 marzo, In una piazza del popolo punteggiata di rosso, colore del risveglio e della passione, va in scena la primavera dei diritti e della libertà :nasce dal basso il movimento voluto da Maurizio Landini, ” coalizione sociale” , mentre bandiere di varie associazioni sventolano, agitate da un un vento energico e sferzante
    Certo il segretario della FIOM , è il principale artefice e ideatore, ma stavolta gli attori siamo noi, il popolo , risvegliato dalla lunga narcosi in cui è piombato per circa venti anni, anestetizzato dalle tv e da altre sirene.
    Il popolo in cerca di una rappresentanza negata dal porcellum innanzitutto e poi da signori che, come il cd. Premier Renzi , non parlano con le parti sociali, come sottolinea il “pigro professorone” Rodotá, talmente pigro da trascinarsi sul palco con le stampelle, ma , ci spiega Landini, privilegiano interlocutori come Confindustria e la Bce.
    Sotto lo stendardo di libertà e giustizia, rappresentata sul palco da Sandra Bonsanti, ed issato nella piazza gremita dalla valorosa Marta, ritrova il suo pieno significato l’art.1 della costituzione: l’ Italia è un paese democratico fondato sul lavoro, la sovranità appartiene al popolo . L’illustre signor Renzi, in un anno, mentre sta tentando di distruggere la seconda parte della costituzione, ha smantellato completamente l’art. 1. Voglio, a questo proposito, prendere a prestito le parole del nostro grande padre costituente, Oscar Luigi Scalfaro: “il lavoro è l’espressione più alta dell’uomo .la dignità della persona si collega ad un introito che la rende libera ed autonoma e fa si che possa affermare la sua dignità.”
    Si, la dignità dei lavoratori, di avere pieno diritto un salario ed una rappresentanza è stato uno uno dei grandi temi affrontati: tra una slide ed un tweet si stanno affossando le tutele, racchiuse nello Statuto dei lavoratori, strappate con le lotte e talvolta con il sangue, in una fase di cambiamento, che, sottolinea Landini, in realtà è una regressione , un’involuzione della democrazia, mascherata da spot e da slogan pubblicitari, che com’è talvolta la pubblicità, sono ingannevoli.
    Certo, la primavera è appena sbocciata, il percorso di aggregazione sociale è solo all’inizio, ma ciascuno di noi che possieda un minimo di coscienza sociale ha il dovere di intervenire, per andare a costituire quella massa critica richiamata da Rodotà, essa solo in grado di fermare gli attacchi alla costituzione ed alle tutele faticosamente conquistate nel passato.
    Ogni italiano è il custode della Carta e deve farsi parte diligente per salvaguardarla . Ognuno prenda il meglio di sè e lo consegni alla lotta, diceLandini citando una poesia di Neruda.

  8. Grazie al nostro Presidente Onorario per queste parole che dovrebbero aprire la fase di impegno di ciascuno di noi per portare alla luce, e chiedere che la Coalizione Sociale ne faccia un momento di vera mobilitazione nazionale, i temi sui quali è oggi terribilmente urgente un risveglio E UNA MOBILITAZIONE della cittadinanza.
    Lasciando a voci più autorevoli ed esperte il tema bruciante della più brutta concepibile riforma costituzionale in atto, vorrei chiedere che LeG lanci una grande manifestazione nazionale sul più urgente di questi temi – urgente almeno in relazione all’irreversabilità delle immense dissipazioni e distruzioni in atto sotto i nostri occhi. Ci vuole, contro lo Sblocca-Italia e la continuazione delle Grandi Opere del sistema Incalza e non solo di quello – A ESCLUSIONE SOLO DELL’EXPO su cui almeno c’è stata e c’è una presa di coscienza – un’azione dimostrativa, preparata mediante la documentazione visiva di tutti gli scempi in atto (con convocazione a parlare dei pochi giornalisti che qualcosa hanno detto e mostrato: Gabanelli, Stella, Rizzo, Sansa etc. ) e naturalmente di coloro che da anni si battono su questo, da Settis a Montinari agli altri autori del documento Rottama-Italia, facilmente reperibile in rete. E contestualmente ci vuole un programma alternativo di demolizione di ciò che si può ancora demolire e riscatto di ciò che si può riscattare, recupero, finanziamenti all’agricoltura etc. Ma che oggi si parli della “bellezza” italiana, come se niente fosse, è come assistere a uno stupro di gruppo sanguinoso, brutale, sadico e seriale di una bella donna, e mettersi lì a guardare commentando sulla sua bellezza. E’ un atteggiamento moralmente peggiore di quello dei violentatori.

  9. Ancora più spaventoso è il vuoto di giustizia (si vedano le ultime clamorose assoluzioni) di cui questo signore non parla mai. Cioè non parla mai della trave che ha negli occhi…esattamente come fa la casta a cui appartiene.
    E’ tutto dire: sostenuto dai grillettari (i neonazi del XXI secolo), ora si accoda, per disperazione e invidia, al Partito comunista ‘sociale’ di un tal Landini (un altro che non fa mai il suo mestiere e dà la colpa sempre agli altri: l’eterno vizio del sinistrume).

  10. Antonio Palese scrive:

    Sono completamente d’accordo. In modo molto modesto ha sostenuto Landini il 26 u. s. con la seguente lettera.
    Caro Landini,

    ai primi del ’900 Francesco Saverio Nitti dichiarò: “Si può affermare in tutta onestà che a Napoli il più grande e più pericoloso camorrista sia sempre stato il Governo”. Il che vuol dire che a quell’epoca i principali responsabili della estesa illegalità pubblica erano le alte autorità dello Stato.
    Poco è cambiato. Uno dei costituenti più illuminati, Giuseppe Dossetti, aveva presentato alla Commissione per la Costituzione la seguente proposta, così formulata nel II comma dell’art. 50 del progetto di Costituzione: “Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino”. Benché non approvato dall’Assemblea, ritengo che quel principio sia immanente nella Costituzione.
    Forse prevedendo l’infedeltà del legislatore repubblicano, il presidente dell’Assemblea costituente, Umberto Terracini, il 27.12.1947, con queste parole avvertiva il popolo: “L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore.”
    Il parlamento repubblicano, invece, dopo aver recepito l’ordinamento autoritario monarchico, non dimostrò alcuna intenzione di depurarlo dalle innumerevoli norme incostituzionali, anzi ne immetteva di continuo, al punto che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, oggi presidente del Senato, dichiarava: “Oggi sembra di assistere alla presenza di una rete criminale in cui c’è uno scambio di favori talmente complicato che non rientra nei nostri modelli giuridici, in particolare nel nostro modello di reato di corruzione”.
    La diffusa illegalità pubblica dei nostri tempi conferma la validità autoritaria del sistema elaborato dai consiglieri giuridici del Re. Nel mio saggio “La Repubblica del privilegio e del malaffare” osservavo:
    “I provvedimenti illegittimi (legislativi ed amministrativi), se non contestati dalla società civile, aprono la strada ad uno stato autoritario e criminale, sia perché i membri dell’oligarchia si alleano, per raggiungere i propri ignobili interessi, con elementi della malavita, sia perché un’amministrazione corrotta è costretta, di fatto, ad abbandonare le istituzioni al controllo della criminalità organizzata. Quel pericolo potrà essere scongiurato soltanto da una società civile perennemente vigile …
    Ma, benché le organizzazioni della società civile in Italia siano circa 86.000, i rapporti con il potere legislativo e con quello esecutivo sono tenuti, nell’interesse della collettività, quasi in via esclusiva dai partiti e, in minor misura, dai sindacati, con esclusione di tutti gli altri movimenti ed organizzazioni. A una maggiore o minore partecipazione dei cittadini alle associazioni della società civile corrisponde una maggiore o…

  11. Giuseppe Nida scrive:

    Basta con questo presuntuoso apprendista dittatorello .Noi italiani , sopravvissuti a
    Mussolini ed alle nefandezze del fascismo ,non possiamo intimorirci di costui che sta solo impunemente eseguendo ancora una volta gli ordini di chi vuole semplicemente salvaguardare le regole del capitalismo .Ad ogni costo è indispensabile voltare pagina.A breve gli italiani impareranno , ancora una volta, sulla loro pelle , cosa significa dar credito a vuoti parolai che giocando sulla loro ingenuità e buonafede vogliono privarli dei diritti che la Costituzione garantisce , cancellare miglioramenti ottenuti in decenni di lotta . Tutto ciò nel nome della “crescita”: ovvero nella continua depredazione delle risorse della Terra a favore di pochi.
    E’ finità : la “crescita” non ritornerà più , ed i primi a saperlo sono proprio “i padroni del mondo” ecco perchè stanno organizzando il ritorno alla schiavitù delle persone.
    (Bergoglio dixit e Marx ancora prima).

  12. Corinna Ferrari scrive:

    Siamo agli inizi di un possibile risveglio democratico, ma così necessario che sembra quasi che la storia stessa stia bussando alle nostre coscienze per reclamarlo, rivendicando il suo ruolo, che la pubblicità e il conformismo non possono zittire. E’ un’espressione metaforica sì, ma non esagerata: siamo già in un altro capitolo, in movimento, non definito, della nostra storia, che possiamo assecondare, ripensandone ogni aspetto, con mente aperta, libera e, mi si scusi l’ardire, intelligente, con tutto l’ impegno che questo comporta, o subendolo. “Risveglio”, nel significato che aveva il “great awakening” americano del primo Settecento, come i contemporanei e i precedenti revivals spirituali inglesi e tedeschi, voleva dire, oltre all’ ambito religioso in cui si esprimeva, acquisizione di consapevolezza e di conoscenza, certo non per postulare altri partiti, sgranare pallottolieri elettorali, insistere su pretestuosi dilemmi burocratici a fronte delle evidenze clamorose della corruzione, della speculazione, dello sfruttamento cieco di ogni risorsa vitale, adesso come allora (Buffon già denunciava l’immane deforestazione che si stava abbattendo nei paesi europei per gli usi industriali e il riscaldamento domestico), ma per dare linfa a quel epocale movimento che confluirà nella Rivoluzione Americana, Francese, e nella moderna concezione politica.

  13. Quando Zagrebelsky parla della necessità di ‘ riprendere in mano la nostra politica, espropriata da tecnocrazie irresponsabili nazionali e sovranazionali e di riempire un vuoto di democrazia ‘, fa capire che c’è stato – evidentemente – un tempo in cui la politica era nelle nostre mani e la democrazia non accusava lo spaventoso ‘ vuoto ‘ dell’ ultimo scorcio del secolo passato e di questo nichilistico e triste inizio degli anni duemila. Un tempo ‘ pieno ‘ di ideali – anche qui, nazionali e sovranazionali – di progetti, di speranze, di passioni, di partecipazione. Credo, per averlo vissuto, anzi, per esserne stato segnato in modo decisivo, che si sia trattato certamente di un tempo ‘ ideologico ‘, impegnato più nella rivendicazione che nell’ esercizio e nella cura dei diritti, eppure, quella stagione di confronto-scontro tra ideologie ha consentito a molti Paesi, tra i quali il nostro, di fare ‘ l’ esperienza della democrazia ‘ che è , per sua natura, progettuale, includente, progressista. Senza nostalgia alcuna, ma anche senza frettolose archiviazioni di forme associative ( i partiti ) che sono riusciti ad attrarre e mobilitare – non solo come passivi elettori – milioni di persone appartenenti a classi diverse, è più che mai indispensabile che quelle quattro parole con le quali Zagrebelsky conclude il suo saluto a Landini – lavoro, unità, studio ed entusiasmo – tornino ad essere il grande collante per questa nostra società ‘ destrutturata ‘ e ormai priva di una sua precisa identità progettuale . Una società in cui il lavoro e lo studio non sono più diritti nobilitanti ma privilegi che asserviscono e non liberano le minoranze che vi possono accedere. Anzi, le dividono profondamente, al loro interno, privandole di quell’ entusiasmo che può scaturire solo dalla coltivazione dei grandi principi ideali della prima parte della nostra Costituzione e da una coerente, rigorosa, prassi di condivisione solidale.

    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  14. ( scusandomi per aver …sforato i 3000 caratteri, completo la frase troncata )

    (…) ci imponga di trovare un giusto punto di equilibrio tra il diritto all’ informazione e alla trasparenza, da un lato, e i diritti inviolabili dell’ uomo, tra i quali la riservatezza , la dignità, il pieno sviluppo della persona umana che – per nessuna ragione, neanche per la violazione del secondo comma dell’ art.54 della Costituzione – può essere esposta a forme di linciaggio mediatico.

    Giovanni De Stefanis, Leg Napoli

  15. ” Abbiamo assistito in questi anni a soprusi entrambi deprecabili : censure a giornalisti che avrebbero voluto scoperchiare pentoloni ‘ maleodoranti ‘, ma anche casi di linciaggio mediatico senza possibilità di contraddittorio per personaggi pubblici sottoposti a una gogna tipica degli Stati autoritari. Per esempio, in materia di pubblicazione delle intercettazioni, il concetto di interesse pubblico è stato spesso il pertugio attraverso il quale è stata violata la riservatezza di personaggi pubblici, additati al pubblico ludibrio per fatti non penalmente rilevanti ‘. Così scriveva, nel marzo del 2014, il prof.Ruben Razzante, docente di diritto della comunicazione per le imprese e i media e di diritto dell’ informazione all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ricordando che ” da sedici anni esiste un Codice deontologico, scritto dal Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e approvato dal Garante della Privacy, che fissa alcuni paletti invalicabili per un corretto esercizio del diritto di cronaca : dalla tutela dei minori al rispetto della dignità umana, dalla riservatezza massima sulle condizioni di salute o sulle preferenze sessuali alla non discriminazione nel racconto dei fatti e, soprattutto, l’ essenzialità nella pubblicazione dei particolari delle notizie. Quei paletti – cui corrispondono diritti tutelati dalla nostra Costituzione agli artt. 2 ( diritti inviolabili dell’ uomo ), 3 ( pari dignità sociale e pieno sviluppo della persona umana ) , 30 e 31 ( tutela dei minori ), 32 ( tutela della salute ) ecc. – spesso sono stati spazzati via da un sedicente giornalismo d’ inchiesta che ha in realtà trasformato certa informazione in barbaro strumento di lotta politica e di regolamento dei conti tra poteri più o meno occulti “.
    Altro documento importante – sulle tematiche affrontate da Spataro nella sua intervista a La Repubblica – è la relazione di Francesco Lo Piccolo al seminario di aggiornamento per i giornalisti dell’ Abruzzo, che si è svolto nel carcere di Chieti dove Lo Piccolo ” ha affrontato il tema della presunzione di innocenza, della responsabilità che abbiamo come giornalisti, del dovere di fare informazione e non spettacolo-merce. (…)
    Basti il dato di ‘ Mani Pulite ‘ : 1.300 condanne a fronte di 4.500 arresti e ben 25.000 avvisi di garanzia ! Giustizia, insomma, e non giustizialismo forcaiolo. Più dubbi, segno di laicità e di legalità, e meno certezze, segno di un fondamentalismo populista e incline allo spettacolarismo (Ferrajoli)”.
    Come la vicenda Ilva ci ha costretto ad affrontare il problema della difficile coesistenza tra due diritti fondamentali, come il diritto al lavoro e il diritto alla salute, allo stesso modo è auspicabile che l’ odierno dibattito sulle intercettazioni – importantissimo ma anche delicatissimo strumento di ricerca della verità – ci imponga di trovare un giusto punto di equilibrio tra il diritto all’ informazione e alla trasparenza, da un lato, e i diritti…

  16. Antonio Palese scrive:

    Il sistema è stato elaborato dai consiglieri giuridici del Re, che crearono un ordinamento criminogeno nell’interesse della classe dirigente. C’è qualcuno in grado di spiegare in forza di quale principio costituzionale è stabilita l’irrilevanza penale della condotta degli amministratori di società pubblica che erogano all’amministratore delegato la somma di € 4.564.139,00 “in palese disprezzo a ogni elementare criterio di buona amministrazione e di economicità, un rilevantissimo importo ‘a gratifica’ in nessun modo dovuto, non previsto da obblighi negoziali e del tutto sfornito di qualsiasi presupposto logico-economico” (Corte dei Conti, sez. giur.le Regione Lazio, 1399/2010), e la punibilità della condotta dell’indigente che si appropria di un salame esposto nel banco di un supermercato?

  17. Carlo scrive:

    Io penso che affidarsi al referendum non sia sufficiente. Si devono richiamare i parlamentari dei partiti che sostengono queste riforme a riflettere sulla grave responsabilità che si assumono nel modificare la costituzione secondo il progetto definito da Renzi. I nostri padri e i nostri nonni hanno combattuto per la libertà che ora viene svenduta per paura di disobbedire, per conquistare una poltrona nel futuro parlamento di nominati. Se dovessero andare in porto le riforme saremmo una eccezione nel panorama delle democrazie avanzate dove il parlamento trae la sua legittimazione dai cittadini e non dal leader di turno e un presidente, anche forte deve fare i conti con un parlamento che rappresenta veramente il paese.
    Pensare che basti poter decidere per far funzionare un paese è un’illusione pericolosissima. Un paese funziona se si condividono le regole di base se tutti si sentono parte di un tutto che vogliono contribuire a far crescere. Queste riforme spezzano il paese.
    Referendum o non referendum i parlamentari che pigeranno sul bottone del si avranno interamente la responsabilità del futuro di questo paese, l’avranno sulle loro spalle tanto più saranno stati coscienti dei pericoli e dubbiosi di stare agendo per il meglio.

  18. Ruggero Bradicich scrive:

    Si dovrebbe, secondo L&G , revocare una medaglia in base alla mera appartenenza ad una parte politica ? o costoro hanno prove di misfatti, crimini, atrocita’, compiute da Signor Paride Mori ? se ci sono tali prove, vengano tirate fuori, se ne parli e se è il caso si revochi la medaglia. Nel frattempo, per coerenza, si faccia la stessa richiesta di revoca di OGNI onorificenza per tale Josip Broz detto “tito”, gia’ dittatore jugoslavo, gia’ mandante della pulizia etnica ai danni degli italiani residenti da generazioni in Istria e Dalmazia; se poi vogliamo aprire un capitolo “democratico” sui partigiani comunisti italiani che collaborarono all’eccidio di almeno 15.000 italiani innocenti, benissimo; se poi vogliamo parlare di chi bacio’ la bara del maiale assassino jugoslavo.. facciamolo !

  19. Liberale e pragmatica. Così viene definita, da Marc Lazar, la sinistra di cui Renzi sarebbe l’incarnazione emblematica. Un politico post-ideologico per il quale non esiste differenza tra destra e sinistra, ” leader decisionista, al limite dell’ autoritarismo, capace se occorre di giocare una carta populista
    per cercare di ridestare nei cittadini più diffidenti verso le istituzioni e per i loro dirigenti il gusto della politica “.
    Ma come è possibile – mi chiedo – ridestare il ‘ gusto della politica ‘ in una società alla quale si fornisce una ricetta così intrisa di anti-politica ? Come chiamare, infatti, un mix di liberalesimo a-criticamente filo imprenditoriale e visceralmente antisindacale e di autoritarismo ai limiti della caricatura nei confronti di qualsiasi soggetto – politico e/o istituzionale – che osi contestare la sua ‘ populistica ‘ concezione della democrazia : tanto allergica al parlamentarismo quanto entusiasticamente devota al plebiscitarismo ?
    Se un intellettuale dello spessore di Lazar trova compatibili le categorie della dottrina liberale con le pulsioni autoritarie e populiste che – nella indifferenza generale – stanno portando allo smantellamento dei diritti fondamentali sanciti nella nostra Costituzione, vuol dire che il grande inganno è davvero riuscito : far passare per ‘ tempo politico ‘ – tempo della discussione e della scelta dei fini in comune – quello che è un tempo ‘ meramente esecutivo ‘ : un tempo che, come ci ha ben spiegato Zagrebelsky, ” mette in disparte la politica, perché annulla il discorso sui fini e si concentra solo sui mezzi “.
    C’è, però, un passaggio nella riflessione di Lazar che merita una particolare attenzione perché rappresenta la ragione profonda della crisi della sinistra -di quella politica come di quella sindacale – sulla quale mi aspetto una coraggiosa presa di posizione da parte della nascente ‘ coalizione sociale ‘. E’ quando Lazar accusa la sinistra cosiddetta radicale di ‘ ricorrere ad una retorica della rottura radicale col liberismo, con questa Unione Europea e coi partiti tradizionali ” ma, poi, di limitarsi ad una timida ‘ difesa del welfare e – tutt’al più – alla proposta di una più equa ridistribuzione sociale “. Credo anch’io che se non emerge una ‘ vera e coraggiosa alternativa ‘ alla grigia e triste cultura dell’ assolutismo mercantile, la passione politica – ingrediente indispensabile per la partecipazione democratica – sarà ancora la grande assente, malamente sostituita dall’ indignazione dei retori.
    Giovanni De Stefanis, LegNapoli

  20. Giacomo Costa scrive:

    Caro Alberto, l´articolo mi sembra eccellente, ma ho delle perplessita’ quanto al “paradigma neo-liberista”. Naturalmente vi sono alcune difficolta’ a definire il “neo-liberismo”, e quindi volendo tutto si puo’ far rientrare nel “paradigma”. Tuttavia penserei che il neo-liberismo sia per ridurre il ruolo dello Stato nell´economia piuttosto che i) accettarlo ma ii) demolire qualunque seria struttura amministrativa pubblica. Questa e’ la furbesca soluzione della nostra politica corrotta, da te giustamente individuata e denunciata. Ma non ha un nome. O per lo meno, non ha un nome che susciti altrettanta universale ostilita’. Bisogna trovarglielo!

  21. pietro ancona scrive:

    Questa storia delle generazioni può essere vera ma è più probabile che non lo sia, che non significhi niente nella storia della umanità. Resto convinto che le cose più serie siano state dette da Carlo Marx quando fa derivare il movimento della storia dalla lotta tra le classi sociali. L’economia determina la cultura di una società e le sue caratteristiche. Naturalmente c’è un continuo processo di inveramento nel nuovo opera dei fattori decisionali del potere che si va adattando alle trasformazioni delle basi materiali della società.

  22. Florida Nicolai scrive:

    condivido totalmente quanto detto. Mi sembra di vivere in un incubo. Riesco a capire ora come ha potuto imporsi Mussolini, un aspetto dell’Italia fascista che non ero mai riuscita a comprendere. Il popolo italiano è pigro, è cortigiano, è infingardo: mutatis mutandis (inevitabilmente), è un già visto. Salvo poi appendere a testa in giù quando cambia il vento.

  23. Carlo scrive:

    Ma il Renzi descritto dall’autore è il Renzi che conosciamo? A me sembra più il ritratto idealizzato dei sogni dell’autore. Non ho mai sentito Renzi parlare di una visione. Percepisco solo azioni spregiudicate per conquistare il potere.

  24. Antonio Palese scrive:

    Le centinaia di migliaia di provvedimenti illegali emessi ogni anno dai pubblici poteri dimostrano a chiare lettere che il Parlamento repubblicano, che ha recepito l’ordinamento autoritario monarchico, non ha mai rappresentato il popolo.

  25. Carlo scrive:

    Concordo con Antonio, solo parole. Dobbiamo inventare qualcosa di più incisivo.

  26. davide scrive:

    Sapere che teatri e piazze si riempiono di persone libere per ascoltare parole di libertà mi rende ” satollo ” di gioia .

  27. Questo è esattamente quello che volgarmente si chiama “satollarsi di parole”.

  28. Guido Perazzi scrive:

    è nell’arroganza del prepotente che,
    domina e obbedisce ai potenti,
    che emerge la debolezza del Renzi.
    … Se esistesse l’inferiore ad altri,
    Renzi è il simbolo del debole,
    che si nasconde
    nell’opportunismo mercenario di servo,
    che solo lui
    potrebbe autoescludersi dai suoi limiti,
    DIMOSTRANDO CHE SA
    di NON SAPERE
    con la VOLONTA’
    di VOLER CONOSCERE SE STESSO…..

  29. Antonio Palese scrive:

    Concepisco la ‘coalizione sociale’ come una federazione delle associazioni della società civile che si assuma il compito di contrastare le centinaia di migliaia di provvedimenti illegali emessi ogni anno dai pubblici poteri. Riporto un mio modesto contributo.
    Al Signor Presidente Sergio Mattarella

    Il Paese è più unito di quel che appare

    In riferimento alle sue dichiarazioni del 24.02 e del 09.03 le comunico che dei 64 magistrati che trattarono i ricorsi di un malcapitato utente della giustizia soltanto 6 dimostrarono di avere “consapevolezza morale della terzietà della funzione giurisdizionale, basata sui principi dell’autonomia e dell’imparzialità”.
    I cittadini sono “sempre più esigenti verso un servizio essenziale come la giustizia”, ma il pericolo maggiore che essi corrono proviene dal principio d’irresponsabilità del giudice, posto al di sopra della legge; principio elaborato dai consiglieri giuridici del Re e recepito dall’oligarchia repubblicana. Da ciò la scarsa fiducia dei cittadini in una magistratura che non sa “rendere concreto, in tempi rapidi, il fondamentale diritto costituzionale alla giustizia, ossia al riconoscimento dei propri diritti”.
    Dal potere del giudice di attribuire alla medesima norma differenti interpretazioni – anche quando ne è palese il significato – consegue che l’unica cosa certa è l’incertezza del diritto, in cui prospera l’illegalità pubblica. Anche l’illetterato comprende che il provvedimento illegale non denuncia “professionalità, dedizione, credibilità, autorevolezza, senso di responsabilità”, ma incompetenza o indole criminale, mentre “il principio della autonomia ed indipendenza della magistratura, condizione essenziale ed irrinunciabile per un ordinamento autenticamente democratico”, spesso serve a far da copertura all’arbitrio, che esilia “imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo, equilibrio, rispetto della dignità della persona”…
    Nel paese in cui le Alte Autorità non hanno alcuna remora a prendere le difese dei potenti che calpestano i diritti fondamentali della persona, nessuno è in grado di indicare un centro di potere incorrotto, perché presto o tardi sarebbe smentito dai fatti, come emerge dalle infinite vicende di corruzione, dalle quali gli imputati spesso escono senza macchia e con tante scuse…
    “È mancata alle organizzazioni della società civile la capacità di eleggere propri rappresentanti, svincolati dagli apparati dei partiti. Gli individui sono stati ridotti a numeri nelle mani di professionisti della politica, demagoghi tesi all’affermazione e all’arricchimento personale, i quali fondano il proprio potere sulla percentuale di voti ricevuti dagli elettori che, in massima parte, quando non fanno commercio del proprio voto, esprimono la loro preferenza senza un’adeguata conoscenza dei problemi politici che interessano la comunità. Una percentuale del trenta per cento della popolazione può dare ad una singola persona un potere inammissibile in uno stato…

  30. Carlo scrive:

    Slogan adatti a vendere detersivi non sono sufficienti per una riscrittura dell’architettura istituzionale. Pigro o peggio è colui che non risponde nel merito alle serie obiezioni di forma (leggi tutela delle minoranze) e sostanza che vengono sollevate.
    Non credo valga la pena di ribattere. Dovremmo piuttosto pensare ad azioni per far crescere la consapevolezza degli effetti delle riforme e per far riflettere i parlamentari sulla responsabilità che si assumono approvando questi stravolgimenti delle istituzioni.

  31. Fabio Annovazzi scrive:

    Molto interessante, anche perche’ del TTIP si parla poco.

  32. Giacomo Siro scrive:

    Sostengo l’eutanasia da sempre dopo aver vissuto per 8 anni l’Alzheimer di mia madre. La stupidità dei politici italiani di considerare l’Italia come un’isola é assai grave. In quasi tutti i paesi é ammessa.
    Ed io ho già un testamento firmato che in caso di Ictus , o Al

    zheimer mi condurrà grazie a EXIT ITALIA IN Svizzera DOVE é PERMESSA. .Quindi anche per la morte sussiste una disparità di classe dovuta all’informazione. Io me ne frego delle leggi nazionali, ma purtroppo la grande maggioranza deve sottostare al volere di una minoranza di cattolici (23%) e di partiti che per questioni elettorali non hanno il coraggio di rendere liberi i cittadini nei confronti della loro propria esistenza in vita!

  33. Corinna Ferrari scrive:

    Mi spiace molto che l’impresa del sindaco Pisapia si avvii alla conclusione, anche se le sue ragioni, le più lontane da quelle dell’ uomo al comando, possono essere comprensibili. Spero che non vada disperso il patrimonio di questa esperienza originale, che ha segnato un cambiamento nella scelta dei collaboratori, nei criteri e nel metodo di lavoro, nell’ idea della cosa pubblica, come attività al servizio dei cittadini e bene comune da preservare. Non posso immaginare che la svolta impressa dal nostro sindaco con mano ferma e leggera non possa costituire un punto di non ritorno.
    Corinna Ferrari, socia LeG, Milano.

  34. antonio scrive:

    Penso anch’io che la carta da giocarci nel referendum, a meno che non ci dia una mano la sopraggiunta impopolarità dell’esecutivo, è un progetto alternativo di riforma. E qui forse si pagano i troppi ritardi e le troppe partite giocate di rimessa e sulla difensiva (a parte alcune ottime proposte, come quelle di Zagrebelsky o del Fatto Quotidiano).
    Non penso tuttavia che la soluzione sia il monocameralismo, ma un Senato elettivo, con funzioni distinte, e una drastica riduzione del numero dei Parlamentari anche alla Camera: da 630 a 300, questo è un messaggio che arriverebbe forte e chiaro. Naturalmente con ben altra legge elettorale.

  35. L’ assemblea nazionale del Coordinamento per la democrazia costituzionale tenutasi a Roma il 9 marzo, si era conclusa con un ‘ appello al popolo sovrano ‘ di cui riporto alcuni passaggi : ” Le modifiche della Costituzione e della legge elettorale in atto comportano uno stravolgimento della democrazia costituzionale.(…) Invitiamo, quindi, tutti coloro che hanno a cuore questo bene prezioso, nato dalla Resistenza e tramandatoci dai Costituenti, a far sentire la propria voce, e ad unirsi, anche superando le contingenti differenze e i tatticismi (…). A questo fine proponiamo che in ogni regione, in ogni città ed in ogni quartiere, si creino comitati unitari di cittadini attivi che organizzino attività di informazione e di divulgazione per rendere consapevole l’ opinione pubblica della gravità dei processi in corso ed attivare una partecipazione popolare “. L’ appello si concludeva con la proposta di ” una settimana di mobilitazione, in coincidenza con la celebrazione del 25 aprile, previa intesa con le associazioni partigiane, chiedendo alle associazioni, alle strutture politiche e sindacali, ai corpi intermedi, di aderire al Coordinamento per la democrazia costituzionale, di promuovere iniziative territoriali, e di contribuire a diffondere un manifesto documento comune su tutto il territorio nazionale “.
    L’ iniziativa del 23 marzo a Napoli raccoglie, quindi, l’ invito contenuto nell’ appello e si propone – anche in vista degli appuntamenti referendari – di rilanciare il ruolo del ‘ Comitato napoletano per la difesa e l’ attuazione della Costituzione ‘.
    Giovanni De Stefanis, socio LeG Napoli.

  36. Cesare Messina scrive:

    L’alibi della classe politica, cioè di coloro che hanno fatto dell’appartenenza a partiti politici una carriera professionistica è che non riescono ad avere il controllo dei professionisti della carriera burocratica. In effetti tale alibi appare molto debole specialmente dalla riforma Bassanini che ha imposto il modello dello spoil system attraverso gli incarichi fiduciari della dirigenza burocratica. Quindi avendo il potere di nomina dei dirigenti ed il dovere di regolare l’attività della pubblica amministrazione con il potere legislativo e di governo, avendo sempre più omologato a sè e alla politica l’alta dirigenza, avendo sempre più destabilizzato la magistratura nella lotta alla corruzione è chiaro che la situazione di degrado morale, sociale ed etico della società sia chiaramente e senza attenuanti riferibili al Parlamento (per quanto oggi possa contare), al governo ed alla classe politica ed imprenditoriale (per la corruzione privata) senza possibilità di equivoci.

  37. Cesare Messina scrive:

    Dove si confonde il politicante di professione con il politico (nel senso dell’esclusivismo autoreferenziale del fare politica) e il soggetto che ricopre l’incarico con l’istituzione, dove il soggettivismo arriva al culto della personalità non c’è più lo stato di diritto. L’abuso d’ufficio perde consistenza nella concezione di una sovranità del potere che si contrappone ai sudditi che debbono rassegnarsi ad essere gestiti ed il consenso politico diventa un indizio di consenso da verificare da parte dei media secondo stime più o meno manipolate e dirette secondo tecniche di marketing.

  38. Cesare Messina scrive:

    Non mi stupisce. C’è tutta la coerenza di chi sta attuando il programma della P2 e di chi sta imponendo all’Italia un ritorno all’ideologia della Repubblica di Salò.

  39. Paolo Barbieri scrive:

    A differenza del prof. Rodotà, credo che la “fretta” sia una condizione essenziale perchè la strategia di “Coalizione Sociale” possa avere successo.

    Ritengo indispensabile cogliere l’enorme potenziale sociale offerto da quel 97% di Cittadinanza che, stando all’indagine demoscopica della Demos del prof. I. Diamanti pubblicati nel dic. 14, disprezza e rifiuta l’offerta politica della casta.

    Perchè il tempo e le circostanze, cambio di ciclo economico, qualche (contro)riforma spacciata come ottimale, il tutto sparato con ottima efficacia comunicativa da ogni mezzo mediatico, sta spostando e sposterà sempre più consensi verso Renzi, governo e maggioranza rendendo ogni giorno più difficile un successo di C. S.

    Perchè la storia tramanda e le cronache confermano quanto le masse popolari siano vulnerabili al plagio del potere costituito. Non è la piccola % delle persone informate, consapevoli e capaci di analisi e sintesi autonome, ma quelle larghe complementari a determinare le maggioranze che in democrazia consentono al potere ogni fatto e misfatto.

    Per cui più velocità e più riforme e migliori di quanto possa Renzi, senza pensare a competizioni elettorali, terreno infido fatto di promesse incerte, alle quali molti non vogliono più credere, e di risultati altrettanto incerti, che espongono al rischio di compromessi incoerenti.

    Ma che pensi invece all’esercizio della Costituzione in una “tornata di Democrazia Diretta Propositiva”, messa in atto dalla “Sovranità Popolare Realizzata” (non solo enunciata!) che esercita gli articoli della Carta che lo consentono (50 e 71 e se servisse 40).

    Ovvero: Rivoluzione Costituzionale e Gloriosa, nonviolenta e risolutiva come la 2a rivoluzione inglese del 1688, detta appunto “Gloriosa”, sotto l’alta guida di “professoroni e parrucconi”, per ottenere riforme, per riaffermare la Sovranità Popolare, per ritrovare la Dignità di Cittadinanza, per abbattere l’arroganza della casta e di ogni altra lobby, che siano farmacisti ed avvocati, burocrati e pensionati d’oro, generali ed ammiragli, curie e mafie, perchè contro la Sovranità Popolare, non ci sono ricatti o pressioni che tengano, ma conviene solo l’ossequio.

    E solo dopo tornare alla Democrazia Delegata con la nuova legge elettorale e la Lista Civica Nazionale Riformatrice con Persone riconducibili alla miglior elite già citata e con le associazioni che vorranno farne parte, per continuare in Parlamento, rinnovato custode del rigore morale e culturale dei Costituenti, l’opera avviata sul territorio.

    A chi si domanda “con quali forze”, non resta che ricordare, sconcertato, che qualche settimana fa un milione di persone si è ritrovato a Roma per sparare una cannonata a salve contro il governo, ma spendendo milioni di €, milioni di ore-tempo, tonnellate di CO2! Per la Sovranità Popolare Realizzata, a un milione di persone basta mezz’ora nel comune di residenza, pochi spiccioli per carta e penne, pochi per concentrare la raccolta…

  40. Paolo Barbieri scrive:

    Perchè “Coalizione Sociale” abbia il successo che moltissimi sperano e desiderano cosapevolmente o meno, è indispensabile che:

    -non si rivolga ad un’area politica definita, ma a quel 97% di Cittadinanza che all’indagine demoscopica della Demos di I. Diamanti, afferma di non avere fiducia e di disprezzare l’offerta olitica attuale. A quella società sofferente sia per problemi economici che per la qualità scadente, ed in peggioramento, della nostra democrazia.

    -che intenda utilizzare quel potenziale sociale enorme non per risolvere qualche problema particolare pur importante, ma per realizzare quel “cambiamento di verso” ampio e profondo che il Paese attende, assolutamente antitetico al verso caro alla casta.

    -che non pensi per farlo ad una competizione elettorale, terreno infido fatto di promesse incerte, alle quali molti non vogliono più credere, e di risultati altrettanto incerti, che espongono al rischio di patteggiamenti e compromessi incoerenti.

    -ma che pensi invece ad una “tornata di Democrazia Diretta Propositiva” messa in atto dalla “Sovranità Popolare Realizzata” (non solo enunciata!) che esercita gli articoli della Carta che lo consentono (50 e 71 e se servisse 40).

    -e certamente non si può mobilitare il Popolo Sovrano per una sola legge che non basta a cambiare verso, ma per un insieme tale da giustificarlo: 10/15 leggi e riforme, le più attese dalla Cittadinanza, Costituzionali comprese, le più promesse e disattese dalla politica, redatte in articoli dai loro qualificati estensori, sottoscritte singolarmente da 60mila elettori secondo il 71 e inserite in un contenitore denominato “Le Tavole delle Leggi della Società Civile”, per poi lanciare la “Petizione alle Camere” secondo l’art. 50 e realizzare nel modo più semplice la Sovranità Popolare per “imporre” al Parlamento l’approvazione di tutto l’insieme.

    - ovvero: RIVOLUZIONE COSTITUZIONALE e GLORIOSA, nonviolenta e risolutiva come la 2a rivoluzione inglese del 1688, detta appunto “Gloriosa”, sotto l’alta guida di “professoroni e parrucconi”. Per ottenere riforme, per riaffermare la Sovranità Popolare, per ritrovare la Dignità di Cittadinanza, per abbattere l’arroganza della casta e di ogni altra lobby, che siano farmacisti ed avvocati, burocrati e tassisti, generali ed ammiragli, curie e mafie, perchè contro la Sovranità Popolare, non ci sono ricatti o pressioni che tengano, ma conviene solo l’ossequio.

    - e poi tornare alla Democrazia Delegata con la nuova legge elettorale e la Lista Civica Nazionale Riformatrice con Persone riconducibili alla miglior elite già citata, per continuare in un Parlamento rinnovato custode del rigore morale e culturale dei Costituenti, l’opera avviata sul territorio.

    -ma essenziale è “fare presto” perchè il tempo e le circostanze, cambio di ciclo economico, qualche (contro)riforma spacciata come ottimale, il tutto sparato con ottima efficacia comunicativa da ogni mezzo mediatico pubblico e privato, sta spostando e…