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30 novembre -0001 - Commenti disabilitati

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  1. grc scrive:

    tutto giusto, però.
    però mi permetto di osservare che l’unica cosa che è cambiata in questi anni è l’attributo conferito a chi decide come si vota in Parlamento: se oggi è la Ditta, ieri era il Comitato Centrale o la Direzione.
    non è che ai bei tempi che furono il parlamentare fosse proprio così libero di rappresentare la Nazione senza vincolo di mandato: c’era la disciplina di partito, se ben mi ricordo.

  2. Ringrazio la Prof.ssa De Monticelli per questo contributo e per la sua appassionante relazione e presenza 64alla Scuola. Marinella

  3. Patrizia Molina scrive:

    Se i fondatori del Pd,tra cui bersani e d’Alema vogliono essere credibili devono lasciare la pizza connection Berlusconi Renzi che ormai è diventato il Pd.L’articolo 18 non era nè nel programma di Renzi nè in quello dei fondatori del Pd,tra cui Bersani.Era nel programma di berlusconi.La berlusconi.renzi connection è il sodalizio più pericoloso per l’Italia,la sua palude non più bonificabile

  4. Un testo estremamente interessante. Si tratta di questioni, (ben sviscerate, anche nella sintesi estrema), che hanno attraversato tutta la storia del pensiero umano, in particolare dal seicento in poi. Esse ritornano perentoriamente attuali oggi, in questo primo scorcio di secolo, quando eventi geopolitici relativamente poco prevedibili irrompono nella scena mondiale.
    Tuttavia, per quello che conta, sono in radicale disaccordo: riproporre il socratismo assiologico significa ignorare la storia del pensiero umano degli ultimi due secoli, da Kierkegaard (o anche Shopenhauer) in poi.
    Inoltre l’affermazione: “se non si mostra che la Dichiarazione è una incarnazione della nostra Ragione pratica, che è universale, e non è l’espressione di una soltanto fra le identità culturali in gioco” ripropone una fondazione dell’etica (quella kantiana) che fa leva su un presunto “sentimento morale” naturale (eredità del pensiero di Rousseau) che, a mio avviso, è stato smentito ampiamente dalla storia del secolo scorso, a partire da Auschwitz (evento paradigmatico), fino alle stragi dei Kmer Rossi.
    Mi sembra di notare due “lapsus” nell’analisi della Monticelli.
    Il primo: sono passati ben oltre vent’anni dalla fine del blocco sovietico, tuttavia non possiamo dimenticare che larga parte del pensiero occidentale non si è concentrata sulla questione dei diritti, eredità delle grandi rivoluzioni liberali. Lo stesso concetto di libertà, parola chiave nel testo, è stato declinato da parte del pensiero socialista primariamente nei termini di “libertà dal bisogno materiale”, non di rado contrapposta alla sfera dei diritti individuali (come la proprietà). Nei partiti socialdemocratici permane ancora, anche se largamente rielaborata, questa impostazione che, quando inscritta nei limiti della democrazia, merita il massimo del rispetto.
    Del resto la Monticelli parla del “doppio volto della libertà umana”, ma francamente mi sembra debole e confuso il sofisma che lei adotta per difendere la laicità tirando in ballo “l’impegno verso l’assoluto” che “ha una radice selvaggia”.
    Il secondo “lapsus” mi sembra questo: non si parla mai di storia, ovvero di esperienza storica sedimentata in uno specifico contratto sociale. Per me le dichiarazioni dei diritti rappresentano l’eredità giuridica, di valore intrinsecamente morale, che i nostri progenitori, alle prese con le grandi tragedie dell’umanità, hanno deciso di consegnare ai posteri. In questo senso sono d’accordo con Bobbio, non penso sia possibile fondare questa eredità sulla ragione. Credo invece che essa debba essere fondata sulla consapevolezza della storia.
    La Monticelli non si preoccupa di questo aspetto, essendo concentrata sulla sua visione socratico-platonica.
    In conclusione, pur essendo la Monticelli di orientamento liberale come me, ritengo la sua impostazione puramente velleitaria, se non addirittura pericolosa, in quanto non aiuta ad individuare e prevenire alcuni attacchi contro la democrazia e la libertà (di cui solo le costituzioni liberali sono garanzia) portati con apparente correttezza formale. Del resto la sua citazione enfatica di Marco Travaglio in questo contesto mi sembra piuttosto preoccupante.

  5. Alfredo Codarin scrive:

    Faccio i miei migliori auguri per le nuove sedi di Ginevra e di Modena. Sono avillito perchè dopo l’inaugurazione della sede di Trieste ho cercato di interessare le persone che ritenevo potessero essere coinvolte nel progetto di fondare una sede a Gorizia. La cosa è stata ignorata nel modo più completo. Ho la presunzione di non essere io la causa. Ma questo non cambia la situazione. Ci vorrebbe un robusto intervento pubblicitario. L’apatia locale è deprimente, ci sarebbe tanto da fare ma tutto costa e quì nessuno tira fuori un euro. Concludo: forza Ginevra e forza Modena, sono con voi. alfredo