Semestre bianco: Napolitano non sarà “dimezzato”

Si chiama ‘semestre bianco’, nel sistema politico e istituzionale italiano, quel periodo finale e conclusivo (gli ultimi sei mesi, appunto) del mandato del Presidente della Repubblica, durante il quale – di norma- egli non può esercitare il potere di scioglimento delle Camere. Infatti l’articolo 88 della Costituzione prescrive che il Capo dello Stato “può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse” (primo comma). E poi: ” Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato”  e qui l’articolo si fermava, nella versione dei nostri padri costituenti, che è rimasta in vigore fino all’inizio degli anni 90.
Esattamente il 24 ottobre 1991, Andreotti a palazzo Chigi, Cossiga al Quirinale, il Senato approva in via definitiva (doppia lettura e due terzi dei consensi parlamentari) la legge costituzionale che cancella, in determinate circostanze, il ‘semestre bianco’ . Infatti il secondo comma dell’ 88 viene completato con una riga in più: resta uguale il divieto di sciogliere le Camere nei mesi finali del mandato presidenziale, “salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”. Così infatti recita oggi la legge costituzionale 4 novembre 1991(sulla Gazzetta ufficiale 8 novembre 1991, n.262).
Cossiga, eletto Presidente della Repubblica il 24 giugno 1985 (dopo Pertini), giurò il 3 luglio (quindi in carica fino all’estate 1992). Il X Parlamento repubblicano era in carica dal 2 luglio 1987. Quindi il ‘semestre bianco’ di Cossiga finiva per coincidere con gli ultimi mesi della legislatura. In base alla vecchia versione dell’articolo 88 si sarebbe creata, nell’estate ’92, una situazione di ingorgo o di stallo istituzionale: il Presidente non avrebbe potuto sciogliere le Camere, e d’altronde il Parlamento non poteva eleggere un nuovo Capo dello Stato, dal momento che mancavano meno di tre mesi alla loro cessazione (tale regola è imposta dall’articolo 85 Costituzione, terzo comma). La legge di abrogazione del ‘semestre bianco’ nel caso di sovrapposizione delle scadenze fu quindi presentata il 12 febbraio 1991 (n.5446) alla Camera, firmatari fra gli altri Labriola, Amato, Bassanini, Del Pennino, Soddu. La decima legislatura (segnata dal referendum di Segni sulla preferenza unica, che si svolse il 9 giugno ’91) si concluse poi con le dimissioni del premier Andreotti il 30 gennaio 1992 e lo scioglimento delle Camere da parte di Cossiga il 2 febbraio (a cinque mesi dalla scadenza del suo mandato). Quel momento politico controverso e complesso, si chiuse con le dimissioni dello stesso Cossiga il 28 aprile 1992 (il nuovo Parlamento era in carica dal 23 aprile). A maggio al Quirinale andò Scalfaro.
Fin qui siamo nella storia patria. Ora dobbiamo calarci nella cronaca politica di questi mesi, sempre tenendo a mente l’articolo 88.  Anzitutto, le date: Napolitano viene eletto Presidente il 10 maggio 2006 (giuramento il 15); la XVI legislatura nasce il 29 aprile 2008 (elezioni il 13-14 aprile). Quindi, nella primavera del 2013 si sovrappongono quasi contemporaneamente le due scadenze istituzionali: cessa il settennato di Napolitano e si compie il quinquennio delle Camere. Ma, proprio per questa coincidenza, dopo la modifica costituzionale del 1991, non scatterà il ‘semestre bianco’ che avrebbe limitato i poteri di scioglimento di Napolitano. Che non sarà un Presidente ‘dimezzato’ neppure negli ultimi mesi del mandato.
Si osserverà che questi due appuntamenti politici cruciali sono previsti tra un anno circa. E forse adesso è troppo presto per analizzare la questione. E’ vero che siamo in anticipo, in teoria: tuttavia occorre ricordare che fra pochi mesi, nell’autunno prossimo (metà novembre), inizia l’ultimo semestre di Napolitano, non più ‘bianco’.  Per chi ricorda il secondo comma vigente e completo dell’articolo 88.
Ma non tutti, sia tra gli osservatori, sia tra politici qualificati, lo hanno in memoria: quindi i ragionamenti sul futuro che ci attende, dopo l’estate 2012, sono  spesso falsati.
Vediamo: a metà dicembre scorso, alla presentazione del libro di Vespa, l’ex premier Berlusconi affermava che “il paese è assolutamente ingovernabile…Lo scioglimento delle Camere può sempre accadere….Non c’è nessuna certezza che il governo Monti resti per tutta la durata della legislatura. Poi c’è il semestre bianco e io non so fare previsioni”. Addirittura, “Berlusconi conta i giorni che ci separano dal semestre bianco (quando Napolitano non potrà più sciogliere le Camere)” (Agenzia Asca e TmNews). Più di recente: Briguglio (vicepresidente vicario dei deputati di Fli) teme il tentativo delle forze politiche di perpetuare la legge ‘porcellum’, “magari confidando nell’affievolimento dei poteri del Presidente Napolitano, coincidente col semestre bianco” (Ansa, 7 marzo 2012). L’ex ministro degli Esteri, Frattini, non crede ad elezioni anticipate, “fino alla pausa estiva non ci sono margini per varianti…poi, a ottobre, scatta il semestre bianco, quindi..” (Agi, 14 gennaio scorso).
Qualcuno dovrebbe avvertire i deputati che è in vigore da ventuno anni un nuovo articolo 88 della Costituzione. In tempi recenti (27 gennaio), solo l’ex ministro La Russa ha rilasciato la dichiarazione giusta, al ‘Riformista’: “Quando il semestre bianco coincide con la fine del mandato presidenziale, si può sciogliere”.
Come semplice esempio teorico politico-istituzionale, mentre il governo Monti è operativo, ed impegnato a fronteggiare la crisi finanziaria (ancora grave, con lo spread a 400 pb), si può qui riflettere sulle scelte che Napolitano potrebbe riservarsi dalla metà di novembre in poi, avendo nelle sue mani tutti i poteri previsti dalla Costituzione. Si immagina che se l’esecutivo “strano” di Monti fosse paralizzato dai contrasti tra i partiti che lo sostengono, o se addirittura dovesse cadere, la via dello scioglimento anticipato delle Camere sarebbe, con ogni probabilità, obbligata. Uguale conclusione si avrebbe se la legislatura dovesse vivacchiare e se le riforme considerate indispensabili dallo stesso Presidente (finanziamento dei partiti, nuova legge elettorale, riduzione del numero dei parlamentari) diventassero progetti evanescenti e irrealizzabili.
Ciampi, predecessore di Napolitano, nel 2006 sciolse le Camere poco prima del termine quinquennale, per ragioni tecniche (la XIV legislatura nacque il 30 maggio 2001). Il 26 gennaio 2006 Ciampi, in pieno ‘semestre’ (eletto a maggio 1999), comunicò che aveva ricevuto al Quirinale i Presidenti del Senato e della Camera “ex articolo 88 della Costituzione”, in merito “agli adempimenti relativi alla conclusione anticipata della legislatura””, che poi avvenne con decreto dell’11 febbraio. Disse allora Ciampi: ” Si è così conclusa una legislatura, che è giunta sostanzialmente alla sua scadenza naturale”. Al voto si andò il 9-10 aprile successivo.
L’attuale Parlamento ha pochissimi mesi di lavoro effettivo da svolgere (al netto di festività, sospensione per le elezioni amministrative e pausa estiva). Poi, sette anni dopo Ciampi, anche Napolitano potrebbe convocare i Presidenti delle Camere ex articolo 88.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>