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la Repubblica Genova

Pisapia: “Doria vincerà al primo turno”

11 aprile 2012 - Commenti disabilitati
Wanda Valli

Giuliano Pisapia, sindaco di Milano sa bene che in politica la scaramanzia ha un suo peso. E, però, ieri sera, al suo arrivo a Palazzo Rosso, per un dibattito a due con Marco Doria, candidato a sindaco del centrosinistra, Pisapia a chi gli chiede un pronostico sulle elezioni del 6 e 7 maggio, risponde: «la scaramanzia mi suggerisce di non parlare, ma penso che Doria vincerà al primo turno». E così è fatta, l´uomo che ha ripreso Milano al centrodestra, lancia il professore che, a Genova, ha sbaragliato altri pronostici e ha vinto le primarie. Giuliano Pisapia si sofferma sul caso Lega per arrivare al ruolo dei partiti: «nella Lega Nord c´è un malcontento che sta esplodendo, spero che parta anche da lì un rinnovamento». Così come lui si augura che dentro i partiti « ci sia la partecipazione di tutti, in modo da non avere più quelli che comandano e quelli che, pur iscritti, sono considerati sudditi». E´ un tema sul quale, tornerà Marco Doria. Per dire che queste elezioni amministrative «hanno anche una valenza politica, servono a dimostrare che il centrosinistra è in grado di governare le città perché sa come governare il Paese». E c´è «bisogno di centrosinistra», ragiona Doria, in un´Italia dominata dalla crisi, c´è bisogno di un governo che, «al di là di alcune linee ineludibili, elabori sue prospettive». Poi, ancora sui partiti, spiega che per ora il rapporto con il centrosinistra genovese è buono «non ho motivo di lamentarmi, se dovessi dare un voto direi che è più che sufficiente». È Giuliano Pisapia, invece, a sottolineare come a Milano «finite le primarie, gli altri candidati si sono subito uniti a me, nel lavorare, così mi sarebbe piaciuto vedere qui Marta Vincenzi e Roberta Pinotti», che non ci sono. La gente applaude, al dibattito organizzato da Libertà e Giustizia e guidato da Elisabetta Rubini che spiega gli obiettivi dell´associazione: il principale è il rinnovamento della politica, a partire dalla legge elettorale. In platea si rivedono volti di partito: Alberto Gagliardi e Nicolò Scialfa, Idv, Simone Leoncini e Valerio Berbini di Sel, gente del Pd, dall´assessore uscente Andrea Ranieri in avanti e poi candidati in lista con Doria, molti intellettuali e professionisti: Enzo Roppo, Waldemaro Flick, Saverio Fera, esponenti di quella società civile che si identifica sia in Pisapia sia in Doria.
Perché Marco Doria ha scelto di impegnarsi? Per indignazione verso l´Italia berlusconiana: «mi ha convinto a un impegno più pressante, ma senza primarie non sarei qui». Pisapia ricorda l´importanza della capacità di ascolto, «mi ha fatto riscoprire una Milano che pure credevo di conoscere bene, ha ridato fiducia a chi da anni era inascoltato». Lui crede nel rinnovamento della politica e nella «rotazione negli incarichi», crede che «un orario flessibile e personalizzato» dei dipendenti pubblici aiuti la qualità della vita, crede dai sindaci delle grandi città possa arrivare la ripartenza dell´Italia. Marco Doria ribadisce le sue priorità: ridare lavoro, ridare smalto a Genova, così bella e così ripiegata su se stessa, salvare «aziende come Ansaldo Energia, piene di talenti». E, contro la crisi, aiuti ai più deboli « e rigore assoluto», nei conti pubblici. Doria conferma la sua disponibilità alla «parità di genere», ricordata da Pisapia che l´ha realizzata. Doria: «per ora nella mia lista ci sono 23 donne su 39 candidati, saranno in giunta e nelle aziende partecipate dove, però, il primo criterio resta la competenza». Il programma? E´ solo il punto di partenza, il resto si farà governando «con l´aiuto di tutti», promette ancora.

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