Bonsanti: “Il rinnovamento dei partiti passa per nuove regole sul finanziamento”

“Sono trent’anni che in Italia parliamo di finanziamento pubblico dei partiti. Non voglio dire che questa sia l’ultima occasione però il rischio, se il problema non viene affrontato, può essere molto serio”. Sandra Bonsanti, giornalista e presidente di Libertà e giustizia, spiega che il vento dell’antipolitica – alimentato anche dalla crisi e dagli scandali di questi giorni  -  le fa paura. “Credo che i partiti abbiano capito i segnali. Ma c’è bisogno di intervenire subito. Nei nostri circoli parliamo ogni giorno del bisogno di rinnovamento delle forze politiche e siamo convinti che il tema dei soldi sia fondamentale. Perché il controllo dei fondi solidifica gruppi di potere e contribuisce all’immobilismo delle classi dirigenti interne”.

Dai leader stanno arrivando varie proposte di modifica delle regole sul finanziamento dei partiti. Sono adeguate?
“Io le leggo con attenzione. Noi non siamo contrari al finanziamento pubblico, che anzi è importantante per la democrazia. Ma va fortemente ridimensionato. I soldi ricevuti dalle forze politiche sono enormemente superiori alle spese sostenute per le campagne elettorali e per l’apparato. In attesa di una nuova normativa, le somme in eccesso rispetto ai costi certificati dovrebbero essere restituite allo Stato. Così come i fondi dei partiti che non esistono più.
Una proposta? Usiamoli per gli ‘esodati’. Certo non vanno utilizzati per fare speculazioni finanziarie in Tanzania. E poi servono regole di gestione severe e forti sanzioni penali. Io il 12 marzo, durante l’incontro di Libertà e giustizia al teatro Smeraldo, mi sono spinta a dire che bisogna sottoporre a una radiografia completa anche i patrimoni ereditati dalla prima Repubblica e quelli che fanno capo a fondazioni vicine ai partiti. Sulle proposte anticorruzione, comunque, non si parte da zero. A livello delle amministrazioni locali c’è una discussione vivace. Suggerisco di leggere la Carta di Pisa, promossa dall’associazione Avviso pubblico: dal conflitto di interessi alla trasparenza dei redditi, offre un argine contro il malaffare”.

E i finanziamenti dei privati ai partiti, come dovrebbero essere disciplinati?
Vanno incoraggiati, anche con ampie detrazioni fiscali. Tra l’altro i partiti possono essere stimolati a rinnovarsi, nel tentativo di conquistare la fiducia e il contributo dei cittadini. Ma tutto deve avvenire nella totale trasparenza e con un tetto massimo di spesa. Altrimenti alcune forze politiche, con una base elettorale più ricca, rischiano di essere troppo avvantaggiate.

Meno di due mesi fa il professor Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, ha lanciato il suo manifesto “Dipende da noi”, chiedendo ai partiti di rinnovarsi. Avete raccolto decine di migliaia di firme, ma quali proposte concrete sono arrivate dai circoli di Libertà e giustizia?
“Chiediamo che i partiti siano più orientati alla ricerca delle competenze che alla promozione dei funzionari. Servono persone qualificate, a tutti i livelli della pubblica amministrazione. In che modo? Le primarie sono uno strumento fondamentale: vanno fatte non solo per il sindaco, ma anche per la scelta del candidato di collegio. E il segretario deve impegnarsi fino in fondo a sostenere il vincitore, chiunque sia. E’ poi necessaria una legge elettorale diversa da quella che si delinea nelle trattative di queste settimane. E infine serve che il Parlamento attui finalmente l’articolo 49 della Costituzione, con una legge che regoli la democrazia nei partiti e dia loro personalità giuridica. Un modo tra l’altro per vincolarli a obblighi sui bilanci.

E così si torna alla questione dei soldi alla politica…

“Un fattore fondamentale, che oggi contribuisce all’immobilismo dei partiti, perché chi controlla i fondi controlla tutto. Le forze politiche invece devono essere scalabili. Per questo è importante impegnarsi per nuove regole”.

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