La scuola di Modena e la scuola di Poppi

Il 26 e 27 maggio si svolgerà la quarta edizione della Scuola di Modena curata dal prof. Paolo Bosi presso la sede della Facoltà di Economia “Marco Biagi”, dedicata al “Welfare nella morsa della crisi”, con un programma così attuale e anche completo su uno dei problemi più seri di questa fase politica.
La scuola affronterà lo studio delle caratteristiche evolutive del sistema di welfare del nostro Paese dopo la grande crisi iniziata nel 2007. Si analizzeranno i modelli storici dello stesso, le discussioni in corso sul modello della flexsecurity, a cui sembra ispirarsi l’azione del governo Monti, le nuove forme di welfare che prevedono la partecipazione di nuovi attori (il secondo welfare). Nell’edizione di quest’anno particolare attenzione sarà dedicata alla connessione tra i problemi di evoluzione dei sistemi di welfare e la crisi economica con particolare riguardo ai giovani, ai minori e agli immigrati.
Sabato mattina la scuola aprirà con una lezione di Paolo Bosi suiSistemi di welfare e sviluppo umano”. Nel pomeriggio Massimo Baldini illustrerà il tema de Il welfare, la distribuzione del reddito e la crisi”. Seguirà Tindara Addabbo con una relazione su Giovani e mercato del lavoro (con riferimenti ai NEET e all’uscita dalla famiglia d’origine)” e Antonella Picchio su Vite, lavori, denaro: lo stato del ben essere”.
Domenica mattina tre brevi interventi correlati tenuti da Carlo Mazzaferro su “Le pensioni e i giovani”, Paola Bertolini su “Gli immigrati e la casa” e Paolo Silvestri su “Accesso ai servizi per la prima infanzia da parte degli stranieri”.

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Nel week end del 28/30 settembre si terrà nel Castello di Poppi nel Casentino, dove Dante soggiornò nel 1307 e poi nel 1311, la seconda edizione della Scuola estiva di Libertà e Giustizia dal titolo Segreto, ipocrisia, menzogna e corruzione. La democrazia vilipesa.
Di seguito una breve presentazione del prof. Franco Sbarberi promotore, insieme a Gustavo Zagrebelsky, della scuola:
Per Elias Canetti il segreto è da sempre il cuore del potere: “Il potente, che si serve del proprio segreto, lo conosce con esattezza e sa bene apprezzarne l’importanza nelle varie circostanze. Egli sa a che cosa mira se vuole ottenere qualcosa, e sa anche quale dei suoi collaboratori impiegare nell’agguato. Egli ha molti segreti poiché vuole molto, e li combina in un sistema entro il quale si preservano a vicenda”. Anche la storia dell’Italia repubblicana è attraversata da molti segreti. E da molti poteri invisibili. Alcuni, come le mafie e le camorre, hanno radici profonde nella nostra società. Altri, come i servizi segreti deviati, sono cresciuti all’ombra dello Stato: un vero e proprio “doppio Stato”, in una stagione segnata prima dallo stragismo e da forme opposte di terrorismo, sempre dalla corruzione politica. Ma il sistema democratico esige la trasparenza del potere. “Chi controlla i controllori?”, si è chiesto Norberto Bobbio. “Se non si riuscirà a trovare una risposta adeguata a questa domanda, la democrazia, come avvento del governo visibile, è perduta”.

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