Lombardia: torniamo alle urne! Terzo manifesto di Libertà e Giustizia
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E’ la terza volta che Libertà e Giustizia chiede che Formigoni e la sua giunta si dimettano e restituiscano la parola agli elettori. Lo aveva già fatto nel dicembre 2011 e nel gennaio scorso con l’adesione di migliaia di cittadini lombardi. Leg aderisce al sit in di sabato 31 marzo promosso dal consigliere regionale Pippo Civati.
Troppi anni di potere incontrollato di Formigoni e Lega in Regione hanno lasciato il segno: oggi i cittadini lombardi assistono indignati al susseguirsi di indagini su gravi casi di corruzione che interessano figure di primissimo piano delle istituzioni regionali, quali i vice-presidenti Penati e Nicoli Cristiani, il presidente del consiglio regionale Boni e il segretario dell’ufficio di presidenza Ponzoni. Non solo: altri cinque, tra consiglieri e assessori (Gianmario, Rinaldin, Belotti, Rizzi, Minetti) risultano oggetto di indagini penali, senza dimenticare esponenti della passata giunta Formigoni ugualmente destinatari di gravi accuse.
Di fronte a tutto questo, è inaccettabile la condotta dello stesso Formigoni, il quale rifiuta di assumersi la responsabilità politica di fatti che, tutti, hanno a che vedere con i suoi anni di governo regionale; anzi, nega addirittura che esista un problema e, di fronte a richieste di chiarimenti, insulta i propri interlocutori in consiglio regionale, tra le risa della sua maggioranza. Una cieca arroganza sembra il tratto dominante del declino di questo gruppo di potere, che pare determinato a restare in carica fino al 2015, incurante del discredito che lo sommerge e del pregiudizio che ciò reca ai cittadini lombardi.
Un’arroganza tanto più grave perché compromette in maniera definitiva la credibilità del governo regionale, impedendo di cogliere qualunque occasione di sviluppo, indispensabile in questa fase di crisi economica.
La non governabilità e la non credibilità costituiscono un danno che la Lombardia non può sopportare.
Ad accrescere questo stato di vero e proprio degrado ha contribuito nei giorni scorsi, la grave vicenda che ha riguardato Umberto Ambrosoli, figlio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, ucciso dalla mafia di Sindona per aver fatto il proprio dovere: il figlio non è stato invitato alla commemorazione del padre, organizzata dalla Regione, perché aveva espresso posizioni critiche nei confronti di Formigoni.
I cittadini lombardi ritengono che sia stato passato il segno dell’inciviltà e che sia oggi urgente tornare alle urne, per portare in Regione Lombardia una classe dirigente libera da sospetti di corruzione, competente, rispettosa della dialettica democratica e dedita all’interesse comune.















Chi esercita cariche politiche deve operare nella legalità e, da questo punto di vista, è necessario che sia al di sopra di ogni sospetto.
Sarà durissima ottenere un passo indietro dalla giunta. Ma già il fatto che si propongano iniziative come queste è molto positivo. Soprattutto se saranno affiancate dalla costruzione di un progetto credibile e di ampio respiro per il governo della regione. Un progetto che, com’è avvenuto a Milano l’anno scorso, coinvolga non solo le forze politiche del centrosinistra, ma tante altre realtà, da riunire intorno a una candidatura che dovrà emergere dalle primarie e rappresentare un autentico cambiamento per la Lombardia.
Non per assecondare il ‘flatus vocis’, che si dimettano una volta per tutte, insieme a tutti i componenti del CDO; questa è una corporazione!
E’ peggio di Berlusconi. Anche lui come le patelle di scoglio. Difficilissimo riuscire a staccarle. Occorre molta decisione e molta forza.
non si dimetteranno mai,concentrarsi su un nuovo soggetto politico con volti nuovi.il popolo sente il bisogno di avere fiducia in qualcuno. Il paese ha bisogno di un punto di riferimento, il momento e’ troppo delicato,ci vuole un punto di riferimento forte.