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LeG Roma

Se l’azienda licenzia per motivi economici

22 marzo 2012 - 24 Commenti »
Massimo Marnetto

Un giorno il tuo capo ti chiama.

Pensi si tratti di discutere come al solito delle cose da fare.
Invece ti chiede di chiudere la porta, perché ti deve dire una cosa importante.
Ti dice che ti stima, ma  l’azienda – per motivi economici – deve ridurre gli organici.
Se passano queste modifiche all’art. 18, questo sarà il copione  di migliaia di storie di licenziamento.
Senza alcun sistema pubblico di formazione e reinserimento, ma solo con la scorta di 27 mensilità, finite le quali c’è la disperazione, per il licenziato e i suoi familiari.
Ci siamo allontanati del baratro economico, ma ci siamo avvicinati all’orlo del baratro sociale.
Allora fermiamoci.
Se Monti la mette sul prendere o lasciare, lasciamo.
Crisi di governo? Crisi di governo.
Non c’è viaggio in Oriente che valga la coesione sociale.
Qui stiamo operando nel cervello della Nazione: basta l’errore di un millimetro e si creano invalidità permanenti.  Qui stiamo decidendo un modello di Stato, non un accordo sindacale.
Perché la tutela del lavoro, è tutela di democrazia.

24 interventi a “Se l’azienda licenzia per motivi economici”

  1. kmatica scrive:

    ..e se i motivi economici li usano come pretesto?
    Mi pare che le parole “imprenditori e onesta morale” le due cose stridano assieme e come chiedere ad un ladro di custodire i tuoi averi.

  2. Davide Muratori scrive:

    Marnetto dice che con queste nuove norme vedremo migliaia di licenziamenti.Mi sembra piuttosto caro licenziare qualcuno per una azienda in crisi economica che debba tirare fuori più di 2 anni di paga,quando forse già da mesi non riesce a far fronte ai suoi impegni ,tanto costoso da farmi dubitare fortemente sull utilità di una norma così concepita . In Germania licenziare costa in alcuni casi la metà di una retribuzione mensile per ogni anno trascorso in azienda. E’ meno,molto meno.Perchè?

  3. Signori, il problema e’ veramente critico perche’ e’ chiaro che nessuno vuole affronatre seriamente il problema giustizia, la revisione del sistema di regole e leggi per il controllo ,la gestione la punizione e il recupero del malaffare e, la cosa peggiore e’ che all’orizzonte non si vede nessun volto nuovo per affrontare queste tematiche che sono basilari per lo sviluppo di un paese.Ma allora, se si ha paura di affrontare queste tematiche di cosa ci lamentiamo continuamente.? Quindi l’invito a LG e’ sempre lo stesso :cercare di organizzare una forza nuova basata principalmente sulle tematiche su esposte. il problema primario e’ quello, inutile girarci intorno.

  4. Lino D'Antonio scrive:

    Gianni Ferrara – 25.03.2012

    Gianni Ferrara
    25.03.2012

    Non c’è dubbio che sia giunta ad una fase avanzata la transizione dalla democrazia voluta e disegnata dalla Costituzione repubblicana ad un ben diverso ordinamento. La Repubblica è a sovranità limitata, limitata dal capitale finanziario, dal capitale tout court. Si può dire che la «sovranità appartiene al popolo – ma – che la esercita nei limiti» invalicabili della retribuzione dei capitali nella misura fissata dai detentori degli stessi capitali «e nelle forme» residuate dalla cessione dei poteri dello stato democratico alle istituzioni tecnocratiche europee. Altrettanto chiara appare la sorte della «Repubblica fondata sul lavoro » dannata anche nella memoria (dall’alterigia del senatore Monti). Sembrava tuttavia che la forma di governo, quella parlamentare – come disegnata e prescritta costituzionalmente – riuscisse a sottrarsi dalla furia devastatrice di tale transizione. Sembrava che la cessione della sovranità statale (cosa diversa dalla sua «limitazione» prevista dall’articolo 11 della Costituzione per assicurare pace e giustizia tra le Nazioni) risparmiasse la forma di governo parlamentare. A salvarla poteva essere la disponibilità, duttilità, adattabilità di tale forma a qualsivoglia tipo di rappresentanza politica, anche censitaria come quella su cui si era attestata in Inghilterra alla sua origine. Pare invece di no. Si avverte qualcosa come l’avvio di una mutazione funzionale di uno dei tre organi che compongono il sistema parlamentare di governo. Nientemeno che quello di garanzia di tale sistema. Il Presidente Napolitano nei sei anni di esercizio delle sue competenze si era ispirato ad un principio cardine dell’ordinamento: quello dell’unità nazionale. È la Costituzione che, nel definire il Presidente della nostra Repubblica attribuendogli il titolo e le funzioni di Capo dello stato gli affida la rappresentanza dell’unità nazionale. Non si tratta di mere enunciazioni onorifiche. Si tratta di qualificazione dell’organo e delle funzioni che è chiamato ad esercitare. Prescrivono i modi di esercizio di tali funzioni, i fini dei singoli atti nei quali dette funzioni si traducono, il congiungersi di tali atti nel rendimento complessivo che devono conseguire. È dalla rappresentanza dell’unità nazionale che si trae inequivocabilmente la qualificazione del Presidente della Repubblica italiana come «organo non di parte». È la traduzione attuale del brocardo King or Queen (il capo dello stato) can do no wrong, l’augusto fondamento del parlamentarismo. Immediatamente ed inderogabilmente, per la verità e la credibilità di tale principio, il Capo dello stato in regime parlamentare deve estraniarsi, distanziarsi, da quella attività- funzione statale che noi costituzionalisti chiamiamo «indirizzo politico ». E lo riferiamo perciò esclusivamente al circuito governo-parlamento. Il Presidente Giorgio Napolitano ha sempre tenuto a distinguere la sua attività da quella dell’indirizzo politico di governo. Le tante volte in cui si è pronunziato in tema di revisione costituzionale ha insistito sulla necessità che gli interventi sul testo della Costituzione fossero ampiamente condivisi dalle parti politiche. Ha attivato in tal modo la sua funzione di rappresentante dell’unità nazionale. Ha anche, in circostanze difficili, contrastato efficacemente conati insistenti di dittatura della maggioranza. Riconoscergli tali meriti è doveroso. Da qualche tempo però è come se avesse accorciato le distanze che deve mantenere per esercitare le sue funzioni come organo «non di parte». Sorprendentemente, si è pronunziato ieri su di un tema delicato, quello degli effetti delle modifiche che il Governo propone su uno degli strumenti di garanzia della sicurezza e della dignità dei lavoratori. Si è pronunziato quindi su di un atto di indirizzo politico del governo e per di più prima ancora che tale atto fosse sottoposto al Parlamento. Un atto contrastato da un rilevante schieramento parlamentare, dalla Cgil ed ora anche da tutti i sindacati maggiormente rappresentativi. Pronunziarsi su tale atto ha snte della Repubblica nel sistema costituzionale. Ne ha anche incrinato quello di garante della Costituzione. Constatarlo inquieta, sconcerta. Post scriptum. Mi si potrà opporre che le riflessioni che precedono siano indotte dalla passione politica per essere uno dei giuristi ancora in vita di quelli che Gino Giugni mobilitò per discutere e redigere i testi che composero lo Statuto dei diritti dei lavoratori. Sì, nutro la stessa passione politica di allora per gli ideali di eguaglianza e giustizia.Ma le motivazioni qui esposte sono di stretto diritto costituzionale.

  5. Bianca De Carli scrive:

    Carissimi,
    la situazione è davvero disperante…Non scorgo da nessuna parte qualche spiraglio che mi faccia ben sperare. È tutto cambiato, ma a livello sovranazionale, e se non si parte da qui, possiamo metterci delle pezze, ma nulla cambierà per davvero. Perchè siamo in questa situazione? Gli imprenditori, anzichè investire sulla “Produzione”, con investimenti su attrezzature, innovazione, ricerca e sviluppo, hanno preferito buttarsi sui facili guadagni con le speculazioni in borsa: meglio tutto e subito, e poi si vedrà. E allora i Marchionne di turno, visto i loro prodotti ormai vetusti e sorpassati (a proposito, Volkswagen insegna…) devono tagliare personale in esubero. E quindi, che facciamo? Monti ha delle idee brillanti, tuttosommato, ma non capisco perchè poi non vada a fondo. Per es. la famosa Tobin Tax, quella sì che sarebbe fondamentale da introdurre!!!!! Quanti male curerebbe….Ne ha parlato con la Anghelona…eppoi?
    Occorre ripensare al sistema globale di sviluppo, ridimensionando, E DI TANTO!, la finanza che ormai tiene in stallo il sistema economico globale. Alla fin fine, chi ha creato questo disastro dal 2008???? E noi stiamo qui a leccarci le ferite per l’Art. 18!!! Accidenti, certo è importante, ma se non andiamo più in là del nostro naso, non ce la caveremo mai più. Per non parlare poi del sistema capitalistico, ormai al capolinea, e del problema ambientale…. Saluti e stiamo uniti!

  6. silvia scrive:

    Altre crisi, altri democratici, altra visione della politica (roba superata?):

    “… Il nostro primo grandissimo compito è di porre la gente al LAVORO. Questo non è un problema insolubile se lo fronteggeremo con saggezza e con coraggio … considerando il problema alla stregua di una emergenza bellica, ma nello stesso tempo realizzando progetti grandemente necessari per stimolare e riorganizzare l’uso delle nostre risorse naturali. …. Noi dobbiamo agire, e agire rapidamente. Infine NEL NOSTRO PROGRESSO VERSO LA RIPRESA DEL LAVORO, ABBIAMO BISOGNO DI DUE SALVAGUARDIE CONTRO I RITORNI DEI MALANNI DEL VECCHIO ORDINE: OCCORRE UNA RIGOROSA SUPERVISIONE DI TUTTE LE OPERAZIONI BANCARIE, DEI CREDITI, DEGLI INVESTIMENTI; DEVE CESSARE LA SPECULAZIONE FATTA SUL DENARO DEGLI ALTRI …”
    Altra umanità: F.D. Roosevelt (4 marzo 1933)

  7. Marcella Lenarduzzi scrive:

    Ci sono ditte disoneste che licenziano fingendo di fallire.
    Ci sono ditte oneste, in genere piccole, che licenziano perché non hanno più soldi (mancati pagamenti dei clienti, minori ordini, meno di tutto).
    Chiamiamoli i BUONI e i CATTIVI.
    Come riconoscere i BUONI dai CATTIVI?
    Che fare?
    Marcella Lenarduzzi

  8. Marco Suman scrive:

    Complimenti! Finalmente una sintesi chiara! Stanno ridefinendo un modello di Stato, non stanno affatto facendo un accordo sindacale! Quello che mi inquieta di più è proprio la sobrietà, a parte la Frignero, una stonatura evidente rispetto allo stile della compagine governativa.
    Una sobrietà prettamente gesuitica. Il lavoro di preparazione di Mario Monti fatto dai gesuiti del Leone XIII di Milano ha dato ottimi frutti, purtroppo. Bisogna essere stati addestrati bene per riuscire a dire che il TAV rappresenta il “contatto fisico con l’Europa” e non fare un fiato sulle osservazioni dei 360 tecnici firmatari la lettera iviata alla presidenza del consiglio.
    Oppure dire – sempre con la stessa ipocrita inespessività – che l’articolo 18 impedisce ai capitali stranieri di predere la strada per l’Italia. Se lo dice la Marcegaglia, non c’è da stupirsi! E’ una idiozia, detta forse anche in mala fede, ma forse no, perchè dell’intelligenza sua c’è da dubitare. Ma se lo dice Monti, allora è chiaro che è l’animus del gesuita a giudarlo.
    Io mi indigno nel profondo sentire dire da un presidente del consiglio fregnacce simili. Mi sento preso per il sedere, perciò profondamente offeso.
    Cosa aspetta il prode Bersani a salire a bordo e prendere il timone in mano? Non vede che Al-fano lo deride pure? Non può solo blaterare e lasciare che Monti gli rifaccia uno Stato sotto il naso a misura della cosiddetta destra.

  9. plinio designori scrive:

    che lo statuto dei lavoratori sia un prodotto archeologico da primi anni 70 è una fantasia (o un incubo) di qualcuno. certamente parlare di standard internazionali è quanto meno complesso, per non dire assolutamente improprio: bisognerebbe decidere se lo standard è quello cinese, americano, tedesco o danese. forse a qualcuno è sfuggito che questi stati non hanno uno standard comune, ma si sono dati ciascuno una propria regolamentazione.
    l’abolizione dell’articolo 18 voluta da full-monti non comporta l’adesione a nessuno di questi modelli, anche se il risultato tende ad avvicinarsi a quello americano, senza che per altro la struttura produttiva italiana abbia in minima parte le dimensioni e l’elasticità di quella americana, e non certo per la attuale difficoltà di licenziamento.
    sulla facilità di trovare un nuovo impiego, invito a leggere i dati: l’istat riporta a gennaio 2012 un tasso di disoccupazione al 9,2%. magari qualcuno è veramente convinto che dando libertà di licenziamento si favorisca l’occupazione: beato lui.
    manteniamoci il nostro bravo articolo 18 che impedisce la mercificazione delle persone.

  10. enrico l'analista scrive:

    Le balle stanno a zero: primo, il lavoro ha e deve avere una funzione sociale, ne più ne meno che la famiglia, o la sanità, o l’istruzione. Potrebbe vivere uno stato moderno e democratico senza questi pilastri? Ovvio che no.
    Quindi chi presta la sua opera come lavoratore avrà certo il dovere di lavorare al meglio delle sue possibilità (e di avere però un dignitoso salario), ma chi il lavoro lo fornisce, l’imprenditore, deve essere conscio della funzione sociale del lavoro che commissiona ai suoi dipendenti.
    Altrimenti decida di fare altro, vada al mare, viva di rendita, faccia il malvivente (fin che lo stato non lo catturerà), ma si astenga dal fare l’imprenditore se, pur avendone le capacità, il know-how e i mezzi liquidi, si approccia a questa professione ogni giorno con il chiodo fisso di come può fottere i suoi dipendenti e come può licenziarne qualcuno in più grazie al taglio dell’articolo 18.
    Potrebbe fare il chirurgo uno che ha in uggia la vita umana? (Poggi Longostrevi insegna)
    Potrebbe fare il poliziotto uno che ha tendenze malavitose? (e la Diaz insegna)
    Potrebbe fare l’insegnante uno a cui non piace dialogare e comunicare?
    Ovvio che no.
    Quindi se il primo pensiero di un imprenditore da quando si alza alla mattina è sfruttare il nuovo art. 18 per licenziare, delocalizzare o precarizzare, lasci perdere, non è il suo mestiere.
    Poi è evidente che se un’ impresa va male e finisce per fallire, allora è ovvio che l’imprenditore, motivando la situazione, senza andare a nascondere i profitti in svizzera per giustificare la crisi come fanno in molti, avrà dovutamente dallo stato l’ok per dichiarare fallimento e licenziare tutti i dipendenti, (ma la colpa sarà stata in gran parte sua e dei suoi prodotti o della sua errata organizzazione del lavoro, e quindi gli si dovrebbe impedire di rifare il datore di lavoro per almeno 5 anni). (vedi Marchionne che non sa vendere auto)
    Oppure avrà sempre dovutamente dallo stato l’ok per mettere in cassa integrazione alcuni dei dipendenti, che dovranno ovviamente essere sovvenzionati dalle casse pubbliche fino a che non gli si trova un altro lavoro.
    Ma altre scorciatoie non ne esistono a meno di non voler diventare uno stato delle banane, una giungla di disperati e non una democrazia, visto che ora stiamo sempre più andando dalle parti di una dittatura soft.
    Enrico l’analista – opinionista economico per la SBS TV do Sidney

  11. luke67 scrive:

    Chissa QUANDO si prenderanno provvedimenti contro il CLIENTELISMO, IL NEPOTISMO, LE CONSULENZE, LA CORRUZIONE, … ?
    Sig. MONTI “salvatore d’Italia” metta la fiducia anche su queste cose:
    “Art. 18 bis Interdizione perenne dai pubblici uffici per amministratore o funzionario che abusi .. abbia ricevuto anche indirettamente favori (licenziamento immediato senza indennità, con aggravante per gli amministratori delegati, i funzionari) …”
    Art. 18 tris Divieto di partecipazione a concorso pubblico e riedizione dei concorsi degli ultimi 10 anni quando in uno stesso ente o ente partecipato sia stato assunto un parente fino al terzo grado.
    Art. 18 quater Tutte le consulenze affidate devono essere frutto di confronto concorrenziale …
    Art. 18 quinquies Tutti i posti di lavoro pubblici affidati tramite raccomandazione .. licenziamento immediato .. obbligo pubblicazione dei criteri e dei verbali delle commissioni … commissioni con maggioranza di membri esterni all’ente…”
    Tutto cose MOLTO ovvie e scontate in un PAESE MODERNO forza MONTI presenti questo decreto legge “OVVIO PER UN PAESE MODERNO” così l’ammodernamento dell’Art. 18 sarà completo a tutti i livelli

  12. Caro Michele, Giovanni, Marco Ungaretti, e quant’altri, ho paura che il vs. cervello sia leggermente andato in tilt. Infatti in caso di licenziamento per motivi economici, le fantomatiche 27 MENSILITA’, verrebbero riconosciute, SOLO ED ESCLUSIVAMENTE, se il GIUDICE riconoscerà che il licenziamento era ILLEGGITTIMO. Pertanto, oggi una causa di lavoro si chiude in circa 8- 10 anni, domani aumentando sicuramente tali cause non oso immaginare i tempi necessari per ottenere una sentenza definitiva, e queste fantomatiche mensilità. E’ vero solo l’Italia ha nel proprio ordinamento giuridico a tutela dei lavoratori questo art.18, ma a pensarci bene credo che dopotutto sia un VANTO e non sicuramente un PESO di cui vergognarci. (onore ai lavoratori che hanno ottenuto tale risultato).

  13. Antonio scrive:

    Sono d’accordo con questo articolo. Il PD e la CGIL non possono accettare ricatti. Il governo Monti finora è stato compiacente con gli interessi forti, primi fra tutti quelli di Berlusconi, e intransigente con le classi sociali più deboli. Non era quello che ci aspettavamo. Se le cose non cambiano, il PD non può votare questa riforma.

  14. mario rossi scrive:

    caro marco ungaretti secondo me stai dicendo delle scempiaggini, tu parli dell’italia non considerando che siamo un paese anomalo quello che vale nel resto dell’europa non val qui da noi.
    quello che succederà te lo dico io, perchè purtroppo tu ancora non lo hai capito, gli imprenditori si trasformeranno in padroni, vigerà il ricatto, ogni occasione sarà buona per mettere il dipendente in una posizione di subalternità, le donne, le ragazze subiranno ricatti sopratutto sessuali, chi perderà il posto di lavoro sarà costretto a lavorare per 800 euro al mese, e lo dovrà fare perchè fuori ci sarà la fila dei disperati che spingerà.
    il modernismo a cui alludi tu, lo avevamo già negli anni 50/60 prima delle lotte operaie che ci hanno portato ad avere un contratto nazionale e degli aumenti periodici sugli stipendi, se non ci fossero state queste conquiste dubito che il padrone (perchè così bisognerà ri-chiamarlo) le avrebbe concesse.
    marco, sulla terra le cose vanno così, questo sopratutto in italia, non so su marte dove vivi tu cosa succede.

  15. Alessandro scrive:

    bravo Michele, tu si che la sai lunga!! Vedrai vedrai in futuro se non ti rimangerai quel che hai detto..

  16. Michele scrive:

    Punto primo: se tu sei un bravo lavoratore, il tuo capo non ti licenzia, a meno che non ci siano veramente ragioni economiche;
    Secondo: 27 mensilità sono più di due anni, pari al 6/7 % dell’intera vita lavorativa;
    Terzo: Se passi 27 mesi a casa ad aspettare che ti chiamino, è giusto che tu poi sia disperato;
    Aggiungo il quarto punto: se sei bravo, le condizioni di lavoro le detti TU!

    Questo a prescindere del fatto che, in effetti, avere meno problemi a licenziare non migliorerà l’economia dello stato. IMHO

  17. kmatica scrive:

    @marco ungaretti
    forse non ha colto che attraverso provvedimenti, tra cui la modifica della legislazione del mercato del lavoro, come pare dalle anticipazioni, vanno aldilà di una semplice riforma, che sommate a quelle del passato prossimo e a quelle future, chiaramente riferite tutti i campi, come evidenziato dall’articolo, vanno oltre le semplici riforme ma stanno cambiando nei fondamentali lo stato.
    Nulla osta a far ciò, se nonché, bisogna dichiararlo apertamente, possiamo anche avvalerci di consulenti etc. ma l’ultima decisione spetta al popolo che piaccia o non piaccia, perché su questi principi si basa una stato democratico.
    Abbastanza seccante, riduttivo per chi legge, ma ridondante in un bar per chi lo scrive, appellarsi a modelli vincenti di altri paesi, dimenticando o meglio omettendo di evidenziare che detti modelli sono ingranaggi, parti di motore progettato nel sue insieme per offrire eccellenti prestazioni.
    In sostanza non basta mettere un motore ferrari sotto il cofano di una cinquecento per avere dette prestazioni, ma bensì bisogna progettare un telaio, una scocca che possa ospitare detto motore.
    In tal senso, se si vuole attingere a un chicchessia modello vincente che sia tedesco, danese etc.. prima bisogna creare uno stato, con il consenso di tutti i cittadini, che sia il più simile a loro e solo in una fase successiva vi si apportano migliorie eventualmente sperimentate da altri.
    Di arlecchinate prese qui è là cercando di adattarle ad uno stato che è la vera causa delle nostre disgrazie l’italia ne è già piena, d’altronde Arlecchino è una maschera di carnevale che esiste solo in italia, può solo far ridere in quanto è stata concepita per quello e di sicuro non possiamo proporla, a nostra volta all’estero come modello.

  18. febjen scrive:

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  19. Davide scrive:

    Caro Giovanni, la mia azienda pur di mandare a casa le persone ha sborsato a dipendente circa 50000 euro netti, più la mobilità che paghiamo noi!! I dipendendi erano circa 50 e non è finita, a breve ne aprirà un’altra. Secondo lei che sono 27 mensilità ? Aggiungo, un’azienda che ha fatto nel 2010 un utile di 40 milioni di euro! Lei si chiederà ma come hanno fatto a concedergli la mobilità ? me lo chiedo anch’io, boh !!! ahhh!! dimenticavo, la cosa più importante, solo 3 hanno trovato un nuovo lavoro, gli altri non riescono a trovare nulla!!!! beato Lei che in 27 mesi trova. Direi comunque che prima di scrivere cose che non si conoscono, sarebbe meglio contare fino a 10 o meglio fino a 100, portando rispetto a chi è meno fortunato di lei.

    Buongiorno

  20. Alessandro scrive:

    Precisiamo: fino ad un massimo di 27 mensilita’ non vuol dire che poi le aziende daranno automaticamente 27 mensilita’. magari saranno inventat degli scaglioni che in base all’anzianita’ elargiranno fette della torta ma non la torta.
    sono stupito poi delle reazioni di chi commenta che evidentemenet non e’ mai pasasta per queste forche caudine come e’ successo a me.
    il nostro sistema e’ grossolano ed incompleto e come sempre da noi si fanno leggi senza capo ne coda: sapete dopo quanto arriva la disoccupazione? 3 mesi… a febbraio ho percepito 172 euro. ottimo!! pagaci il mutuo.

  21. Giovanni scrive:

    Credo che in due anni e tre mesi chiunque riesca a trovare un altro lavoro… Un’azienda inoltre ci penserà due volte prima di licenziare un dipendente, anche perchè deve versare più di due anni di stipendio senza che questo lavori.

  22. Liberdario scrive:

    Controcorrente. Su tutto, mi spiace Massimo, anche sulle tue principali preoccupazioni, che non sono le mie ( pur capendo il tuo punto di vista).

    Permettetemi di dire che si lavora davvero oggi per un avvenire di progresso in Italia se ci si oppone ai conformismi vecchi e nuovi e se si opera per un profondo cambio culturale della politica. Il presente ed il recente passato dicono una cosa sola. I giovani di questo paese non hanno e non avranno un futuro ed una prospettiva se non ci saranno serie politiche attive della manodopera ed una radicale profonda riforma dell’istruzione e dell’università. In pratica se non si hanno gli attrezzi giusti del mestiere.
    Allora questa della riforma del mercato del lavoro avrebbe dovuto essere uno degli strumenti cardine per avviare questo cambiamento.
    Io sono convinto che le mediazioni infinite ed i veti incrociati di una vecchia “sinistra” e di una “destra” impresentabile hanno prodotto una riforma DEBOLE e forse INEFFICACE sul versante dell’ingresso dei giovani in un mercato non efficiente del lavoro.
    Qui e non sul fronte di un ormai marginale interesse per quell’ormai solo simbolico articolo 18 si dovevano concentrare le attenzioni di un mondo che volesse tutelare il futuro del paese ( un’idea vera di sinistra insomma).
    Ed è qui che si potevano realizzare una fusione ottimale fra una flessibilità concertata e graduale ed una professionalizzazione e formazione permanente della manodopera capace di far trovare in qualsiasi fase di mercato una decente occupazione.
    Un unico contratto di lavoro ( a tempo indeterminato) con un tempo limitato di flessibilità per un graduale inserimento, una formazione certificata da spendere ( nutro fortissimi dubbi sull’attuazione di questa parte dell’apprendistato) sul mercato, una tutela dei diritti e dei doveri maggiormente precisata e contrattualizzata, una gestione del collocamento con regole chiare e ferree, una veloce tempistica per le controversie del lavoro ed un sistema di incentivi e penalizzazioni che impedissero un abuso delle norme a tutela dei lavoratori.
    Di tutto questo ne faremo a meno e per questo penso che sprecheremo un’altra grande occasione riformatrice.
    Per impreparazione culturale, per ricerca di consenso elettorale, per vizio ideologico, per una falsa difesa di interessi a vantaggio di un posizionamento politico e di un orizzonte elettorale che non dovrebbe mai attraversare chi vuole riformare con l’occhio agli interessi reali del paese.
    Ma oggi siamo qui. Scioperi indetti solo per garantire l’intoccabilità dell’ art. 18 e partiti che stanno valutando quali posizioni politiche faranno pendere verso di loro il bilancino del consenso. E sull’impianto della riforma e sui veri fini che doveva avere cosa diciamo?
    Io sento di non riconoscermi in questo modo di fare politica. Il conformismo e il cerchiobottismo non salveranno l’Italia e non avremo la possibilità, mai, di vederla così diventare un paese moderno.

  23. Marco Ungaretti scrive:

    Buongiorno.
    Il baratro, come Lei lo chiama, sarebbe un affare solamente italiano (come al solito). Voglio ricordarle che in tutta Europa la legislazione in materia di licenziamenti è profondamente differente da quella italiana, e se pur ci sono problemi, di certo non si vive lo scenario da lei descritto. Lo statuto dei lavoratori è un prodotto archeologico dei primi anni 70 e nel frattempo il mondo è cambiato: dobbiamo diventare un paese normale, e per farlo è necessario adeguarsi agli standard internazionali, che non prevedono la presenza di un articolo 18 come il nostro. Ultima considerazione: il famigerato articolo riguarda in italia poche decine di migliaia di lavoratori: essenzialmente quelli della media e grande impresa, che da noi sono pochissime!

  24. alessandro bruni scrive:

    Ottimo Massimo; un pensiero ulteriore.
    La politica si sta dimenticando del più drammatico e reale problema del nostro paese: creare lavoro.
    Si discute sui vari tipi di flessibilità , ma ci stiamo giocando il passaggio non da lavoro a altro lavoro, ma da lavoro al marciapiede ( questo è l’attuale contesto economico italiano).
    Serie politiche industriali, forme di reperimento delle risorse necessarie per la riqualificazione ed il supporto per chi esce dal lavoro( da una seria patrimoniale),lotta vera all’evasione ( e non blitz shoow)…ma il PD una voce ce l’ha, una testa ce l’ha, un’anima ce l’ha?