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La risposta

Dipende da noi: la nostra strada

19 marzo 2012 - 13 Commenti »

Credo che il manifesto “Dipende da noi” sia il più importante fra quelli firmati da Gustavo Zagrebelsky per Libertà e Giustizia. Credo che sia quello che avrà più impatto anche nei giorni a venire sulla situazione politica italiana.

In un momento così incerto, in cui la disaffezione va studiata e conosciuta, non certo sollecitata e incoraggiata, LeG ha scelto la strada meno “popolare” ma la più lungimirante.

E’ accaduto così che ci siamo attirati critiche e polemiche da parti diverse, non tutte disinteressate. Voglio riassumerle citando solo alcuni casi.

Accusa di antipolitica: questa era già confezionata prima della manifestazione al teatro Smeraldo. E in quella sede ho potuto già rispondere. Non accettiamo che la critica sia criminalizzata come si faceva un tempo. La nostra critica ha lo scopo di costruire e non di distruggere (saremmo matti!!!). Crediamo che sia possibile lavorare ancora sul fronte della costruzione e intendiamo farlo. Abbiamo da anni manifestato i nostri timori sugli sbocchi che nella storia hanno avuto momenti di gravi crisi: economica e istituzionale, e questo è uno di quei momenti e dunque sono essenziali la responsabilità e la preoccupazione di tutti.

Accusa di “continuità col berlusconismo”: non merita neppure una risposta. Siamo forse troppo indulgenti con gli attuali partiti? Basta leggere quello che scriviamo o ascoltare quello che diciamo e in cui crediamo. Non c’è un solo modo di credere, pensare, progettare. LeG non fa un partito, non promuove liste civiche: siamo oggi impegnati nel progetto spiegato da “dipende da noi”. In esso crediamo e siamo decisi a proseguire su quella strada. Fino a quando? Fino a quando i muri che ci saranno eretti non saranno davvero invalicabili, scalabili o scalfibili dalle nostre idee.

Accusa, invece, di voler fare un partito: “L’assemblea dell’associazione Libertà e Giustizia, in un cinema di Milano, molto sponsorizzato da La 7, con l’ingegnere in prima fila e il prof. Zagrebelsky come oratore ufficiale introdotto da Concita De Gregorio e Sandra Bonsanti aveva il carattere di un comizio preelettorale e di investitura”: Emanuele Macaluso, “Il Riformista” (16 marzo). Mi dispiace che Macaluso si sia dimostrato tuttora prigioniero di un antico modo di screditare chi non è allineato.

Accusa, l’ultima in ordine di tempo, di non aver “bucato il video”, niente che abbia fatto clamore. Poiché il giornalismo di oggi e la politica di oggi, chiedono clamore, se LeG se non fa clamore, vuol dire che è sul viale del tramonto. Poverini.

Non siamo allineati?

Ma allineati su che? Questa è la domanda che scotta, la vera domanda che aleggia in tutti noi di LeG.

Abbiamo forse sbagliato a proporre un iter per le riforme istituzionali diverso da quello ufficiale? Sbagliamo a chiedere come prima riforma quella della legge elettorale?

Certo che sostenere la via più difficile, quella della riflessione seria sulla situazione attuale e sugli sbocchi possibili di queste due crisi ti porta in una sfera di azione oltre il clamore: quella dell’impegno intransigente, anche silenzioso, per ottenere il risultato.

Mai come oggi siamo “cercati” da cittadini che vogliono discutere con noi, fuori e dentro i partiti da semplici militanti e dirigenti di peso. E questa è la grande soddisfazione. La richiesta che il rinnovamento venga dall’interno forse è capita, anche se non abbiamo certezze sul risultato finale. Ma è certo che i partiti non sono blocchi monolitici fatti tutti di soli yes men impegnati a tirar su il ponte levatoio. E basta, a questo proposito, osservare l’accoglienza e l’attenzione che ha ricevuto Zagrebelsky al dibattito di Rosy Bindi, sabato scorso a Roma.

Ovviamente tutto questo non è sufficiente e ci aspettiamo ben altro.

E facciamo tesoro delle parole di Carlo Galli (Repubblica 18 marzo) :”Chi si pone il problema del dopo Monti, del ritorno alla fisiologia di una politica che veda come protagonisti i partiti, deve anche porsi, e porre con forza, il problema della loro ri-legittimazione. E dovrà anche fare della legge anti corruzione il banco di prova di un’autentica volontà di riscossa democratica- non populista né qualunquista- contro il degrado indecente della nostra vita civile”.

Dipende da noi.

13 interventi a “Dipende da noi: la nostra strada”

  1. Isabelle scrive:

    Cercare di ragionare su come poter sbloccare una situazione di grave pregiudizio per la democrazia e pensare a come riconquistare in quanto cittadini il diritto di votare i propri rappresentanti in parlamento e’ solo uno dei modi di partecipare attivamente e criticamente alla vita democratica. E questo nulla ha a che fare con “guerre e trincee ” . Sentirsi in guerra , vorrebbe dire aver già dato per scontato che ogni discussione e’ inutile ed ogni parola vana. Spero non sia ancora il caso. Anche per questo occorre rivitalizzare la politica e la circolazione di idee. Un saluto

  2. Marco Suman scrive:

    Carissima Isabelle, il fiume di parole che riversi on-line è la metafora della grande masturbazione della cosiddetta politica. Capisco che possa essere un vizietto che ti prende; diverte pure, se uno accetta i surrogati della realtà. Il guaio è che in questo modo si diventa alienati, perché ci si allontana dal reale, appunto.
    Meno fantasticherie e più sostanza, dunque. La Severino e la Cancellieri si decidono o no in materia di corruzione? Monti si decide a ORDINARE alle banche di non rubare più sui conti correnti? Almeno questo, perdio! Quando la smetteranno di mentire in modo spudorato sul TAV?
    Carissima Isabelle, fa uno sforzo: lascia perdere i Bersani-Alfano-Casini, guarda con coraggio in faccia alla realtà e prendi posizione in trincea. Siamo in guerra, non riesci ancora a capirlo?

  3. isabelle scrive:

    23 marzo 2012

    SE MAOMETTO NON VA ALLA MONTAGNA, LA MONTAGNA VA DA MAOMETTO: PER OTTENERE QUALCOSA BISOGNA DARSI DA FARE . RIFORMARE I “PARTITI NONOSTANTE LORO”
    LIBERARE ENERGIE- TRASFORMARE UNA CRISI POLITICA IN UN’ OCCASIONE DI RINNOVAMENTO POLITICO E SBLOCCO DELLA DEMOCRAZIA RAPPRSENTATIVA .
    LA RIVOLUZIONE DEGLI SCHIERAMENTI- PARTITI “PRESENTABILI” ; LA COSTITUZIONE DI UNA SINISTRA PIU’ COERENTE CON LE SUE IDEE E ASPIRAZIONI. NON ULTIMO, L’ABBATTIMENTO DI PARTE DELL’ ASTENSIONISMO. Facciamo due conti in termini elettorali.

    A sinistra siamo arrivati al punto delle scelte chiare. E questo a tutto vantaggio della comprensibilità della politica con la p maiuscola. Il PD si trova in mezzo al guado proprio scontando quella sua scelta ormai “antica” e poco chiara di partito “moderato di centrosinistra”.

    Sempre a cavallo delle situazioni e, dunque, con perenne malpancismo di fronte ad ogni scelta politica significativa, il PD ha fatto sì che prendesse schiaffi da tutte le parti pur essendo, nonostante tutto, tra i partiti più responsabili e (ancora per poco) onesti.

    Oggi le note vicende sulla riforma del lavoro e sull’ articolo 18 non fanno altro che far venire al pettine tutti i nodi delle non scelte passate ( un po’ a sinistra e un po’ al centro, un po’ qua, in po’ là ). Tra l’altro, per come si pone la questione della riforma del lavoro proposta dal governo Monti, oggi esiste perfino la possibilità di una spaccatura interna al partito ( Letta e seguito , al centro , Bersani, Bindi e seguito a sinistra ) che potrebbe portare ben presto (prima? dopo le elezioni ?) ad una scissione vera e propria . Cosa pensare e cosa augurarsi?

    Forse stavolta una scissione potrebbe essere salutare per tutti. Per la costituzione di un rinnovato partito moderato di sinistra più coerente con i suoi principi ispiratori, per un rinnovamento della politica più in generale, per la società civile e la democrazia di questo Paese..

    Ma, cosa accadrebbe concretamente nel panorama politico se si prefigurasse realmente la possibilità che il PD si dividesse in due partiti distinti ? Proviamo ad immaginare guardando alla sostanza. Verosimilmente accadrebbe che l’ala più a sinistra del PD si avvicinerebbe nuovamente alle forze di sinistra e comunque entrerebbe più in sintonia con le formazioni politiche più radicali . Quindi a Sel, ai dipietristi, ai grillini, alle componenti partitiche oggi minoritarie della sinistra nonché ai movimenti della società civile. Tutte forze con aspirazioni più decise di cambiamento ma fortemente democratiche e non certo ( a parte qualche frangia ultra-minoritaria) , come molti amano dipingerle da destra, rivoluzionarie .

    Ma, in termini elettorali, questo NUOVO SCHIERAMENTO POLITICO A SINISTRA quanti voti potrebbe ottenere ?

    Una previsione possibile potrebbe essere la seguente:

    9-12% (PD scisso) + 8% (Sel) + 7% (Idv) + 4-5% (grillini)* + 4% (altre componenti di sinistra) + 3% ( proveniente da società civile organizzata) + 4-7% persone recuperate all’ astensionismo in virtù di un panorama politico più comprensibile) .

    Totale previsto: da 39% ( previsione meno ottimista) a 46 % ( previsione più ottimistica).

    *(Senza i grillini lo schieramento potrebbe comunque sperare di ottenere tra il 34 e il 41% dei voti )

    Volendo poi considerare cosa accadrebbe NELLO SCHIERAMENTO DI CENTRO a seguito della scissione del PD, si potrebbe ragionevolmente pensare ad una situazione tipo:

    8 % (Udc) + 4% (Fli)+ 9-13% ( PD scisso) + 5- 6% (Api- liberali, Udeur ) + 4-5% ( parte delle forze più progressiste di Forza Italia che abbandonerebbero il partito) + 4-5% ( persone recuperate dall’ astensionismo in virtù di un panorama politico più comprensibile)

    Totale previsto: da 34 % ( previsione meno ottimista) a 41 % ( previsione più ottimistica).

    Infine A DESTRA rimarrebbero: Fi (18-24%) – Lega (5-8%)-. Totale previsto: da 23 a 32%

    In questa nuova situazione le coalizioni sarebbero certamente più omogenee ed i governi che si alternerebbero sarebbero chiaramente sostenuti da conservatori o progressisti . A beneficio di un miglior funzionamento del complessivo sistema democratico e della società tutta. Se poi a questo si aggiungesse la riforma della legge elettorale… si potrebbe perfino aspirare ad un “normale” funzionamento del sistema parlamentare.

    Un’ ultima considerazione: giorni fa dalle pagine del Fatto Quotidiano Paolo Flores d’ Arcais proponeva di costituire, in occasione delle prossime elezioni, una o più liste di società civile per evitare che i partiti potessero essere i soli protagonisti della scena. Soluzione da considerare , persistendo le attuali condizioni.

    Tuttavia, con la scissione del Partito Democratico questo non sarebbe più necessario , perché si potrebbe, finalmente, indirizzare di nuovo il voto dei cittadini in favore dei “partiti riformati nonostante loro” dove poter finalmente far valere le proprie posizioni e convinzioni : da sinistra, dal centro e da destra senza temere di sgambetti di sorta e senza dover inventare altri partiti.

  4. Marco Suman scrive:

    Ho grande rispetto e stima per LeG, per il suo emerito presidente; condivido e apprezzo tutte le iniziative. Tuttavia, il lungo intervento di giovanni de stefani mette – a mio avviso – il dito nella piaga. Siamo entrati in zona conflitto. Mediazioni non sono più possibili. La cosiddetta politica, cioè i cosiddetti partiti sono morti, finiti e stanno portando con loro nella tomba la società tutta. La grande battaglia non potrà che essere sul fronte della organizzione economica. Perdiamo tempo a parlare di Macaluso, che ha detto così e cosà, di quell’altro che blatera di politica e antipolitica ecc. ecc.
    Il modello economico capitalista è la vera tragedia. Bisogna attuare nuovi modi di organizzare l’utilizzo delle risorse. Così si crepa. Si dia spazio alle nuove idee, si incentivi la resistenza contro la manovra stritolatrice della società civile che questo sistema sta attuando. In sintesi, Monti/Napolitano sono una iattura. Carissima LeG, è ora di prendere posizione e non può che essere contro questo sistema, con tutte le forze di cui si dispone.

  5. Giovanni scrive:

    1. Da circa due decenni si è andato formando e poi consolidando un regime di monopolio dell’informazione televisiva, che è la base principale del potere berlusconiano.

    2. Le ripetute sentenze e deliberazioni, italiane e europee, che obbligavano Mediaset a mettere su satellite una delle sue tre reti, non sono state mai applicate. Questo crea una situazione di grave illegalità.

    3. Secondo gli standard internazionali dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), le elezioni per essere libere e democratiche devono svolgersi in una situazione di pluralismo dei media. Non è il caso dell’Italia, che infatti è stata più volte richiamata. Le elezioni italiane NON sono libere e democratiche. Chi ha il coraggio di dirlo a Bersani?

    4. L’attuale situazione politica offre un’opportunità storica per scalfire e ridimensionare il potere del monopolio televisivo, attraverso:
    a. l’assegnazione delle frequenze del digitale terrestre
    b. la riforma della RAI

    5. Mi pare che Libertà e Giustizia abbia finora gravemente sottovalutato la questione, che a mio avviso non è meno importante di quella della riforma della legge elettorale.

    6. Propongo una forte iniziativa politica, che coinvolga i nostri referenti e tale da avere una risonanza internazionale, su due proposte al governo Monti:

    a. asta immediata per l’attribuzione delle residue frequenze televisive, non solo a fini di finanza pubblica, ma anche e soprattutto per aprire a una reale concorrenza il settore televisivo (incluse le emittenti estere sinora escluse, come la RSI della Svizzera Italiana, e la rete culturale franco-tedesca Artè)

    b. immediato commissariamento della RAI, per favorirne la riforma e la democratizzazione, per un servizio pubblico.

    7. Se non si attuano politiche in tal senso, si spiana la via a un non improbabile ritorno al potere di Berlusconi stesso. Il berlusconismo è più che mai attivo, e rappresenta una minaccia mortale per la nostra democrazia.

  6. Vi ripropongo la mail indirizzata al prof.Zagrebelsky e a Sandra subito dopo la pubblicazione del manifesto, scusandomi per la lunghezza.

    ” Permettetemi qualche chiosa critica, sicuro che l’ estensore di questo appello non se ne adombrerà. Comincio dalla premessa.
    Insistere sul fallimento del nostro sistema politico e della sua classe dirigente , come se si trattasse del ‘ cuore ‘ dell’ attuale crisi, non aiuta ad uscirne per il semplice motivo che tutti sappiamo che le cose non stanno così. Da inguaribili ‘ innamorati ‘ della Costituzione e del modello di democrazia che se ne ricava, infatti, noi ‘ liberi e giusti ‘ sappiamo bene che anche con una classe politica irreprensibile, non autoreferenziale, non asservita ad interessi privati, non arroccata in fortini corporativi e pieni di privilegi, ecc. ecc. , non riusciremmo comunque a veder attuato, per esempio, il magnifico secondo comma dell’ art.3 della nostra Costituzione: ” E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’ eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese “.
    E, si badi bene: non ci riusciremmo neppure se il sistema di selezione della classe politica dirigente fosse radicalmente trasformato ( con una nuova legge elettorale, con partiti rinnovati, con primarie ‘ istituzionalizzate ‘, ecc.ecc.) o intervenissero le ventilate modifiche costituzionali che dovrebbero riguardare l’ Ordinamento della repubblica ( la Parte III della Carta ) ed in particolare il numero dei parlamentari, le funzioni delle due Camere, il ruolo del Presidente della Repubblica e quello del Governo e, in particolare, il delicatissimo aspetto dell’autonomia della Magistratura.
    E non ci riusciremmo perchè ad originare l’ aperta e ripetuta violazione di quel secondo comma dell’art.3 non è la degenerazione italica di un certo sistema ‘ istituzionale ‘ entrato in crisi, ma è la deriva liberista – in versione globalizzatrice e senza regole – del modello di sviluppo capitalista, quello che , da liberale e progressista , si è trasformato gradualmente in un sistema illiberale e fonte di terribili disuguaglianze.
    Se non ci mobilitiamo – con passione politica ed onestà intellettuale – per voltare decisamente pagina rispetto alla ‘ disumanità ‘ e al ‘ cinismo ‘ del capitalismo degli anni duemila, ci aspetta un futuro ‘ frustrante ‘ in cui , tra appelli pur nobili come questo e indignazioni auto-consolatorie, noi continueremo a registrare – con impassibile disinvoltura – così i licenziamenti di massa ‘ senza giusta causa ‘ ( in aziende come Irisbus o Alcatel, certo nè obsolete nè improduttive ) , come la condanna a morte del centro storico dell’ Aquila il cui recupero non avrebbe avuto gli stessi, immediati , effetti propagandistici dei freddi insediamenti delle ‘ new town ‘. Ed assisteremo, impotenti, all’inesorabile processo di ‘ aziendalizzazione ‘ – quindi, di sostanziale privatizzazione – della Ricerca, dell’ Università e della Scuola e al perdurare del massacro del nostro territorio, sulla prevenzione del cui dissesto idro-geologico non ‘ converrà ‘ mai intervenire in chiave preventiva. E troveremo assolutamente giuste le retribuzioni faraoniche di alcuni funzionari dello Stato senza neppure ‘ curiosare democraticamente ‘ sulla qualità del loro operato in termini di controllo e di denuncia di eventuali disfunzioni, colpevoli omissioni o dolose illegalità. Così come non ci chiederemo neppure se, dietro le straordinarie carriere professionali di gran parte dei nostri attuali governanti – consulenti davvero a 360 gradi ! – possano esserci enormi conflitti di interesse, tali da mettere seriamente a repentaglio la loro autonomia e la loro indipendenza
    Tornare a fare politica significa, quindi, ipotizzare, almeno ipotizzare, un sistema di sviluppo economico e sociale alternativo all’attuale.
    Tornare a fare politica significa, quindi, lavorare alla messa in discussione di ben altri tabù e di ben altri totem ideologici che non siano, certo, le aspettative di una congrua pensione – dopo 40 anni di lavoro – o la difesa di sacrosanti diritti come quelli tutelati dall’art.18.
    C’è davvero bisogno che un ‘ fronte autenticamente…. laico ‘ si coalizzi per smantellare le false….. divinità del profitto e del mercato senza regole. E allora , sì, non potremo che sottoscrivere le sagge parole di Zagrebelsky: ” Senza ( questo tipo di ) politica non ci può essere libertà e democrazia e senza democrazia, alla fine, ci aspettano soluzioni basate non sul libero consenso ma sull’ imposizione “.
    Ogni riferimento all’ oligarchia ‘ illuminata e colta ‘ che – per volontà dell’ Europa , di Napolitano e dell’ emergenza da ‘ spread ‘ – ha preso il posto dell’ oligarchia ‘ eversiva e becera ‘ è, io credo, assolutamente legittimo e pertinente.
    Ma la ‘ democrazia critica ‘, come ha ben detto oggi Zagrebelsky nella sua intervista a Repubblica, non può contentarsi di soluzioni ‘ dogmatiche ‘. Ecco perchè auguro alla ‘ nostra ‘ amata associazione di ‘ resistere ‘ alla tentazione di accettare l’ineluttabilità di questo sistema economico e sociale e di lavorare – come auspicato nel suo manifesto costitutivo – all’ individuazione di quegli ‘ strumenti culturali ‘ che uniscano i tanti cittadini ‘ civilmente impegnati ‘ con l’ obiettivo di ‘ cambiare ‘ il Paese e non soltanto la sua classe politica.

    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  7. Marco Scotti scrive:

    Totalmente d’ accordo con LeG. Vi ringrazio per l’ impegno e avanti così ! Marco Scotti

  8. Emilio scrive:

    Se le critiche sono quelle mi convinco sempre di più della giustezza del manifesto. Io sento intorno sempre più gente che la vede allo stesso modo. Sono germogli che daranno belle piante…. Siete un punto di riferimento! Ciao

  9. Benito Fiori scrive:

    Mi sembrano lapidarie le risposte alle critiche. Fin troppo spazio di quanto meritassero. Purtroppo quelle da sinistra evidenziano disperanti ritardi culturali che non schiodano il consenso del PD da quello fideistico, anche se il mondo è cambiato rispetto a certi cliché culturali, ma non direi per il meglio. L’etica lamalfiana (ovviamente Ugo) e berlingueriana in politica è ormai un reperto archeologico.
    Con passione a suo tempo mi sono battuto perché nascesse un partito progressista nuovo e moderno (sono stato uno dei quindici che alla Sala Stampa di Milano un giorno di febbraio del 2006 fondarono l’APD). Ora sono qui a chiedermi per chi voterò la prossima volta. Che L&G continui per la strada intrapresa e non si curi di vecchi e spennati corvi della politca.
    Benito Fiori

  10. Dipende da noi,ma da noi chi? Dipende,evidentemente da chi in tutti questi anni ha dovuto subire la prevaricazione di un sistema politico affaristico e che e’ ancora li con tutti i suoi attori pronto a ripartire per altri affari visto che nessuno ha il coraggio , per il momento ,di organizzare un nuovo soggetto politico per contrastare questa macchina infernale che sta divorando questo paese bloccandone lo sviluppo economico e sociale.Ci vuole un nuovo soggetto politico ,andare fra la gente e far capire che il problema primario di ogni paese non e’ il contratto di lavoro ecc. ecc. ma una lotta seria contro il malaffare e che per fare questo bisogna chiedere con forza leggi adeguate pene certe ecc. perche’ e’ da qui che nasce lo sviluppo economico e sociale di qualsiasi paese.

  11. Innanzi tutto complimenti vivissimi per la bella serata al teatro Smeraldo di Milano. La cosa particolarmente bella era l’elevatissima presenza di giovani.
    Quindi vi chedo di continuare la vostra preziosa opera per riportarci alla Politica come luogo di confronto costruttivo e nonviolento volto al raggiungimento del bene comune.

    Spero che i partiti “tradizionali” si accorgano che non possono andare avanti come hanno fatto sino ad ora: si devono dare da fare per recuperare credibilità (è dura!!!) cominciando col permettere ai cittadini di indicare chi deve stare nelle liste elettorali e rimettendo al centro della politica il benessere dei cittadini e non la crescita economica. Questo porterebbe a sistemare i tetti delle scuole e gli acquedotti ed eviterebbe di spendere 15 mld di euro per comprare aerei da combattimento!

    Suggerirei inoltre di smettere di fare le campagne elettorali vendendo i candidati come bottiglie di acqua minerale. Mi offende. Esigo programmi elettorali dettagliati e… comprensibili!

    Fortunatamente molti cittadini si stanno svegliando dal torpore di decenni e si stanno organizzando, nei modi previsti dalla Costituzione per presentarsi alle prossime elezioni vedi ad esempio http://www.perunalistacivicanazionale.it. Nota bene che uno degli obiettivi è quello di fare in modo che una nuova casta non vada al posto di quella attuale, quindi numero di mandati ridotto a due, riduzione degli emolumenti e dei privilegi ecc.

    Altri cittadini stanno raccogliendo le firme per un progetto di legge di iniziativa popolare volto a portare la democrazia diretta in Italia e dare più potere ai cittadini: vedi http://www.quorumzeropiudemocrazia.it dove si trova tutto il materiale per “agire”.

    Per quanto riguarda le critiche mi paiono i sussulti di un dinosauro morente! Una in particolare mi infastidisce: quello dell’antipolitica.
    Troppo spesso viene usato per ghettizzare cittadini che hanno voglia di impegnarsi fuori dai riti e dalle chiese tradizionali per uscire dalla palude in cui ci troviamo. Il cittadino che pensa con la sua testa e che fa banchetti in piazza fa paura!!!

  12. silvia scrive:

    Grazie a Sandra Bonsanti. Anch’io credo che il manifesto di Zagrebelsky sia importante. E penso che le accuse ricordate siano prive di senso. Ma temo che la riforma della legge elettorale non ci sarà e che se anche dovesse esserci non avrebbe come obiettivo quello di ridare voce ai cittadini. Ci sono molti modi per vanificare qualunque legge elettorale e i nostri politici in questo sono bravissimi. Se di fronte al crollo della loro credibilità e alla crescente indignazione dei cittadini, i partiti (ci costringono al qualunquismo!!) continuano a rispondere con arroganza, significa che il problema della ri-legittimazione non lo avvertono. È un problema nostro, non loro.
    Intanto le grandi decisioni che riguardano il NOSTRO destino (lavoro, diritti, ambiente) vengono prese e noi ci sentiamo impotenti ed estranei.

    E la nostra Costituzione, così ricca di valori, di indicazioni per costruire una società giusta, solidale, rispettosa della coscienza individuale, rischia di essere modificata prima di essere attuata. Abbiamo ripetuto forse troppo “nelle forme e nei limiti” (non che questi debbano mancare naturalmente!) e abbiamo finito col credere che la Costituzione fosse letteralmente un perimetro, esclusivamente la descrizione di regole e di rapporti istituzionali (ovviamente fondamentali!), dimenticandoci dei principi che la animano.
    No, la politica non può permettersi qualunque cosa e i principi della Costituzione non possono essere stravolti o dimenticati.

    Dunque personalmente non considererò legittimata nessuna formazione politica che non veda concretamente una buona volta impegnata nel progetto di rimozione degli ostacoli che impediscono lo sviluppo della persona umana e LA PARTECIPAZIONE EFFETTIVA di “tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”(dice proprio tutti i lavoratori!! che meraviglia!).
    E che anche l’Europa diventi finalmente Europa dei popoli …

    Scusate se ho esagerato (in democrazia).
    Silvia