La decomposizione del Pdl

Era chiaro, anche nei giorni di maggiore turbolenza. Il governo Monti non può cadere sulla Rai. E neppure sulla Giustizia. Malgrado i successi sullo spread, l’Italia non si può considerare fuori pericolo. Il Pdl ha tentato il blitz. Il suo segretario, Angelino Alfano, ha provato a fare di questo governo un esecutivo di scopo, abilitato a occuparsi della crisi economica, a imporre sacrifici e rigore, ma senza titoli per entrare negli altri campi e allargare il suo raggio d’azione. Però, questa pretesa è stata giudicata “irricevibile”, e la sortita si è trasformata in una ritirata. Ora, il segretario  pidiellino è costretto, sia pure tra molti distinguo, ad accettare che al vertice di giovedì  si parli, oltre che del lavoro, anche di quelli che per Berlusconi sono gli argomenti tabù.

Non c’è, tuttavia, da indulgere all’ottimismo. Il cammino è sempre pieno di trappole e ostacoli quando si toccano gli interessi reali del Cavaliere. Era l’8 gennaio quando Monti affermò in tv, rispondendo a una domanda di Fabio Fazio: “Mia dia ancora qualche settimana e vedrà che cosa farò per la Rai”. Sono passati due mesi e non si è visto nulla. Allora il governo poteva contare su un Berlusconi “dialogante”, che si faceva addirittura promotore di un “Monti bis”, dopo le elezioni del 2013. L’ennesima operazione di trasformismo mediatico del signore di Arcore. Nel volgere di qualche giorno, dal “Cavaliere di governo” siamo tornati al al “Cavaliere di lotta”. Monti ha respinto il veto. Ma la sfida è tutta da decifrare.

E’ risaputo che, all’interno del Pdl, i rapporti tra Berlusconi e Alfano non sono ormai dei migliori. E ciò, esattamente, da quando il segretario pidiellino si è opposto al progetto berlusconiano di sostituire il Popolo delle libertà con una sorta di lista civica nazionale per affrontare le rischiose elezioni amministrative del 6 maggio. Da allora, il Cavaliere ha scoperto che “ad Angelino manca il quid” per tentare l’improbabile riscossa del centrodestra. Malgrado ciò, quando si tratta di difendere gli interessi del suo capo, Alfano risponde all’appello. E, per Berlusconi, una riforma che porti a una Rai  forte,  guidata come un’azienda normale, è una soluzione difficile da accettare. Il Cavaliere non domina più la scena, da quando ha dovuto lasciare Palazzo Chigi. Ma attenzione: “non è andato via, continua a lavorare”. Giustamente lo si è ricordato alla manifestazione con cui Libertà e Giustizia ha festeggiato i suoi dieci anni di vita

Certo, la destra attraversa una crisi profonda. Privo della leadership ufficiale dell’uomo che l’ha inventato, il Pdl è in piena decomposizione. Con la sua sortita, Alfano ha pensato anche, probabilmente, di poter rappattumare i cocci, di fare appello all’orgoglio di partito per recuperare l’unità perduta. Ma, se così stanno le cose, si è trattato di una mossa dettata dalla disperazione. In Parlamento, il Pdl ha ancora i voti per mettersi di traverso rispetto alle decisioni che il signore di Arcore non gradisce. Ma va perdendo progressivamente posizioni. E ora rischia di perdere le amministrative di maggio. Perché, senza la Lega, anche alcuni grandi comuni del Nord potrebbero andare alla sinistra. E, se le condizioni non mutano, la sconfitta potrebbe avere effetti ben più devastanti alle elezioni politiche dell’anno prossimo.

Ecco perché, in questa fase, Berlusconi dice tutto e il contrario di tutto. Una tattica, la sua, che mette in campo mosse contraddittorie,  ma che rispondono comunque all’obiettivo di conservare un ruolo sullo scenario politico, come soggetto col quale un po’ tutti debbono ancora fare i conti. Un piano che prevede come carta finale la possibilità di annegare la prevista sconfitta elettorale dell’anno prossimo in una sorta di Grande coalizione, un esecutivo di salute pubblica, fondato sulle larghe intese, dove non si capirebbe più chi ha vinto e chi ha perso.

Qui il discorso riguarda il centrosinistra. Al quale spetta rimandare la proposta al mittente. E rilanciare una prospettiva politica che sia una scommessa per il futuro e non una ricerca di convenienze di potere. E’ questa la strada  se si vuole recuperare la normalità democratica, ritornando  alle ragioni di una democrazia competitiva, con progetti e leadership alternativi. E’ vero che la confusione delle lingue ha ormai raggiunto il livello massimo. Tuttavia, ci possono anche essere valutazioni differenti su come si realizza, nella pratica quotidiana, una politica riformista. Ma nessun riformismo può pensare di continuare a governare, anche dopo le elezioni del 2013, con Gasparri e Cicchitto.

4 commenti

  • Il più grande regalo che si possa fare a Berlusconi è abbassare la guardia e considerarlo finito. In passato, purtroppo, ha capitalizzato al massimo questo tipo di dono sprovveduto. Al tempo stesso, sarebbe sbagliato lasciarsi impressionare quando alza la voce: in queste condizioni non può certo permettersi di far cadere Monti e proprio questo dovrebbe dare più coraggio all’esecutivo (che con lavoratori e pensionati, diciamo così, non ne difetta affatto, anzi si mostra spavaldo…) nell’affrontare i nodi che tanto disturbano B., Rai e giustizia, ma che è indispensabile affrontare per bonificare la democrazia italiana dalle anomalie di questo ventennio. Più che mai urgente, poi, è che il centrosinistra decida cosa farà da grande, non limitandosi a una somma numerica degli elettorati, ma rinnovando profondamente persone e programmi. Non è una strada facile, in questi tempi grigi della politica, ma è indispensabile mettersi in cammino al più presto.

  • La sua sconfitta sara’ il giorno in cui con una Legge elettorale degna di questo nome si svolgeranno le consultazioni, ma non senza una presa di coscienza della politica la quale per poter ritornare protagonista deve riformarsi radicalmente, ascoltando di piu’ le persone e i bisogni e non il proprio tornaconto, ma siamo noi che dobbiamo costringerli a fare questi cambiamenti…

  • vi seguo con interesse,voi fate parte dell’Italia che vorrei.Io comunque credo che Berlusconi sia una persona assolutamente senza alcuno scrupolo,capace di TUTTO pur di ottenere i suoi personali interessi.La sua storia lo dimostra.e la sua inaffidabilità è totale.E che Monti sia prigioniero della maggioranza Parlamentare di questa destra impresentabile,mi sembra evidente.Per adesso sono state fatte riforme dolorose per i ceti medio+bassi,ma altro non si vede.Le liberalizzazioni sono un flop.la crescita non potrà avvenire se non si demoliscono i centri occulti che ingessano da sempre il nostro paese,e la politica non vuole perseguire gli interessi generali,facendo essa stessa parte della casta che ci domina.Sono pessimista,e questo popolo non mi sembra culturalmente pronto al cambiamento auspicabile.

  • Sono assolutamente d’accordo con questa analisi. Berlusconi è ancora attivo dietro le quinte perché ha moltissimi interessi personali da difendere. Un fra tutti: evitare di essere condannato. Alfano è solo il portavoce di Berlusconi, ma dell’ormai vecchio disco che ha stancato anche i sassi. Gli altri come Gasparri, Cicchitto fanno parte del circo che mi auguro finisca presto e la politica come le istituzioni ritrovino il coraggio della verità, della trasparenza, dell’onestà e del rispetto a tutto tondo.

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