Il processo democratico

L’Italia brontola, protesta, rumoreggia. Contro i privilegi della Casta, quella dei politici. Contro le altre caste che divorano gli avanzi del nostro patrimonio pubblico, a partire dai grand commis di Stato. Contro la legge elettorale, chiedendo la macellazione del Porcellum. Contro Equitalia, e più in generale contro l’eccessivo carico fiscale. Contro l’abolizione dell’articolo 18, in nome del diritto al lavoro. È un Paese contro, questo di cui siamo inquilini. Trasuda livore, odio politico e sociale. E una faglia sotterranea divide ormai le istituzioni e i cittadini.

Per ricucire il nostro tessuto connettivo serve un’opera di pacificazione nazionale. Ma è un’impresa impossibile, se non vengono al più presto riattivati i canali di comunicazione fra società politica e società civile. Perché ogni protesta incattivisce, quando non ha spazi per diventare una proposta. Un tempo questa cinghia di trasmissione era rappresentata dai partiti, che restano comunque necessari. La politica si fa con i partiti. Ma oggi sono colpiti dal discredito, e in più non sanno mai che pesci prendere: sulle questioni controverse ognuno tira fuori almeno due soluzioni opposte. È insomma il pessimo rendimento del nostro processo democratico, che ci fa vivere da separati in casa. È la crisi di legittimazione che dai partiti si estende al Parlamento, ossia al domicilio elettivo dei partiti. È il vuoto d’alternative alla democrazia parlamentare, dato che la democrazia referendaria in Italia è sempre stata malaticcia.

Un processo democratico inceppato diventa un gioco a somma zero: ci rimettono tutti i giocatori. Questa regola vale anche ai piani alti del Palazzo, nelle stanze dell’esecutivo. Come governa Monti? Come prima di lui Prodi e Berlusconi: decreti, fiducie, maxiemendamenti. Nel solo mese di febbraio il Parlamento ha convertito 4 decreti legge del governo, che a sua volta ne ha sfornati altri 4. E in ciascuna occasione via con il maxiemendamento, anche a costo di trasformare i singoli provvedimenti normativi in altrettanti scioglilingua, incomprensibili per i comuni mortali. Via con la questione di fiducia, e pazienza se questa doppia procedura in ultimo sequestra le assemblee legislative. Tanto le Camere non sono buone a nulla, nemmeno a scrivere le leggi. Ma delegittimando il Parlamento ogni governo sega il ramo sul quale sta seduto. Delegittima se stesso, perché i suoi poteri sono derivati, dipendono da un’investitura espressa proprio da quell’Aula. Specie quando l’esecutivo ha un timbro tecnico, quando è orfano di mandati elettorali.

Per ricucire questo filo spezzato occorre che l’ago sia in mano ai cittadini. Se non si riflettono più nel Parlamento, se nemmeno il governo vi si specchia, allora è il Parlamento che d’ora in poi dovrà riflettersi in una diretta decisione popolare. Servono più referendum, ecco la terapia. Servono consultazioni popolari, come quelle che il governo Monti ha già messo in cantiere sul valore legale della laurea. Ne otterremmo, se non altro, un po’ di pace: se perdi il referendum, non puoi più prendertela con il governo di Roma. E d’altronde c’è un solo modo per riabilitare il nostro Stato: a questo punto i cittadini devono farsi Stato.

5 commenti

  • non servono ne’ piu’ referendum ne’ nuove leggi elettorali.entrambe ,se pilotate da un contesto affaristico che sta a monte a cosa possono servire? Oggi e mai come prima serve il coraggio di gente seria e competente che deve avere il coraggio di impegnarsi.servono proposte serie e azione serie.oggi 50.000 tute blu scendono in piazza per i soliti problemi ,verso i quali massimo rispetto ci mancherebbe. perche’ non si portano ad oltranza 50.000 cittadini e piu’ in piazza oltre alle tute blu al grido, vogliamo: legge sulla corruzione,inasprimento delle pene particolarmente per i colletti bianchi,pena certa, lotta all’illegalita’ai favoritismi ecc, ecc. sono queste le tematiche basilari che se combattute seriamente farebbero non solo riavvicinare il cittadino alle istituzioni, ma si risolverrebbero molti di quei problemi per i quali ogni tanto 50.000 tute blu e non solo vengono portate in piazza. ci vorrebbero meno chiacchiere,meno manifesti,ma piu’ fatti concreti per questo nostro grande paese.Speriamo

  • “…, allora è il Parlamento che d’ora in poi dovrà riflettersi in una diretta decisione popolare”.

    ” …E d’altronde c’è un solo modo per riabilitare il nostro Stato: a questo punto i cittadini devono farsi Stato “.

    M. Ainis

    Sono oltre 3 anni che vado ripetendo sul “forum” di Libertà & Giustizia questi concetti, con poca fortuna. E la sintesi che ne faccio conseguire, non è la “negazione referendaria”, ma la “PROPOSTA COSTRUTTIVA” rivolta al futuro, un “decalogo di proposte di leggi di riforma” mediante “l’uso esteso dell’art.71 della Carta” (proposta di legge di iniziativa popolare), sostenuto non da un manipolo di cittadini poco incidenti su un Parlamento storicamente arrogante, ma da un “Popolo che si fà Sovrano” con numeri milionari imponenti, anche nella modalità della “Petizione Popolare” (cmq. costituzionale), per “dettare a se stesso” le leggi e le riforme di cui il Paese abbisogna da troppo tempo.

    E attuare così quella “RIVOLUZIONE MITE” (e/o costituzionale e/o gentile) di cui ebbe a scrivere, in un troppo fugace lampo realisticamente visionario, la nostra presidente Bonsanti.

    Coraggio! questa è la via!

  • Angelino Alfano, oggi, ad Orvieto, alla Scuola di formazione politica del PdL ha criticato nuovamente e pesantemente la ns. Costituzione che sarebbe da intralcio al progresso. Ha attaccato anche la Giustizia che vorrebbe riformata al più presto e sempre a modo suo. Non sono esperta di politica, ma penso che quest’uomo e questa destra siano estremamente pericolosi. Alfano ha sostenuto, con gran fierezza, la differenza tra destra e sinistra e ha precisato che la destra mette al centro l’individuo, la persona, mentre la sinistra mette al centro lo Stato. A questo punto penso che Ainis abbia davvero ragione…” I cittadini devono farsi Stato” anche per contrastare tutto questo.

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