La difesa del territorio e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali | Libertà e Giustizia

La difesa del territorio e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali

Tutto è nato con la “rivoluzione razionale” operata dai filosofi greci, i quali, a furia di filosofare “perì fuseos”, intorno alla natura, erano giunti alla conclusione che esistevano due realtà distinte, il mondo delle idee – il logos – perfetto, incorruttibile e immutabile e il mondo reale, corruttibile, imperfetto e mutevole, in divenire proprio perché “imperfetto”; l”Uno e il molteplice”. Una sistematizzazione dell’universo che ha attraversato il pensiero occidentale condizionando la nostra stessa impostazione mentale e lo sviluppo della nostra civiltà, determinando il primato del “logos”, principio ordinatore e quindi funzionale all’organizzazione delle società, sull’“irrazionale”, origine della creatività e della emotività, fattori destabilizzanti e quindi da scartare, ed escludendo dalla sfera dell’“umano utilitario” l’impetuoso sotterraneo universo dionisiaco dispensatore dell’energia originaria che fa fruttificare le piante e rende fertile la terra e insieme è fonte, appunto, di creatività, di esaltazioni violente o elevazioni mistiche. La potenza vitale naturale e l’energia creativa dei sentimenti sono divenute inutili e dannose per lo sviluppo tecnologico e la crescita del sistema. L’onnipotenza del logos ha prodotto un sistema di regole (di mercato, di profitto) orientate esclusivamente verso la “crescita” che è divenuta la regola suprema: “Gli estremi risultati della logica razionale formale, del pensiero sistematico, della logica calcolante, con l’implicita facoltà di dominio, oggi sono l’esplosione della questione della tecnica e del suo dominio sulla vita. ….: credo che si debba rimettere in campo tutto ciò che appartiene a una sfera che la tradizione maschile ha cancellato” (Pietro Barcellona, “La parola perduta”. Ed. Dedalo.) Il logos, principio ordinatore della realtà, trasformato in “pensiero sistematico”, in “logica calcolante”, ha prodotto la società in cui ci troviamo a vivere, ha trasformato l’economia in finanza, in capitale che divora se stesso, in “logos” regolatore dei flussi finanziari, e anche della vita o della morte di chi è escluso dal giro.
Compresa la natura e la percezione dei suoi limiti.
Anche il Logos cristiano che “era in principio presso Dio” …. e “si è fatto carne e abitò in mezzo a noi” è stato misconosciuto, come dice lo stesso Giovanni. “I suoi non lo riconobbero” e, per paura di contaminazioni indebite, “i suoi” si sono affrettati a ricacciarlo nel regno dei cieli, presso Dio, consumando l’ennesima drastica separazione tra la purezza delle realtà celesti e l’abominio delle cose terrene viste “sub specie peccati”. Posizione confermata da Agostino che ha teorizzato il primato di Maria su Marta.
Il neutro della logica calcolante di pochi “eletti” ai quali è permesso tutto, persino la decisione del destino futuro dei sottoposti e l’algido del Regno dei Cieli riservato ancora ad altri pochi “eletti”.
Nel mezzo l’umanità e la natura, il divenire pieno di fermenti vitali, le storie singole, i sogni, le passioni, l’equità, il desiderio di giustizia, principi divenuti secondari, validi non in sé, ma in quanto ingranaggi funzionali al sistema e l’arte, la bellezza momenti alti, ma, dello spirito “irrazionale”; gli uomini, da cui ottenere il massimo rendimento e la natura che come l’arte e la bellezza, serve come momento di evasione, ma, in fondo, priva di una sua anima e quindi da sfruttare ugualmente in tutti i modi.
Che fare?  Detto in breve, penso che il riscatto possa avvenire se recuperiamo la coscienza della profonda unità dell’universo. Se ricomponiamo l’immagine unitaria della nostra persona. Se ci convinciamo che elementi fondanti della nostra vita e della società sono il sentimento della natura e della bellezza, e la capacità di sentirci relativi.  Relativo è sentire profondamente l’unità di un universo che ha acquistato attraverso un lungo processo evolutivo forma e poi coscienza; e quindi conquistare un senso della felicità che non nasce dall’egoismo che inevitabilmente porta alla prevaricazione, ma dalla consapevolezza di essere, appunto, relativi e quindi solidali e finalmente responsabili dell’armonia del nostro ambiente. Rompere l’armonia con interventi da “delirio di onnipotenza” significa ingenerare processi di morte nell’ambiente e in noi stessi.

Non trovo altro appiglio: diffondere con ogni mezzo la “cultura della relatività” che è un sapere includente, un grembo dentro il quale si riconosce l’eguaglianza e il valore delle altre culture e ci consente di coglierne il meglio; non consentire che si metta un bavaglio alla rete, o che si limiti la libera circolazione della conoscenza, che è il nostro bene comune alla stregua dell’acqua e dell’aria, come ci insegna Elinor Ostrom.
Favorire la germinazione della bellezza (quella vera!) seppellita nel fondo della nostra interiorità, ma sicuramente elemento, informatore, caratterizzante del nostro essere uomini. Ripartire dalla bellezza, meglio, dal sentimento della bellezza, come elemento fondante della persona, che armonizza e mette in rapporto la sfera razionale e quella della creatività e delle emozioni per ripartire e tentare nuove forme di convivenza dove al centro ci sia veramente l’uomo. La crisi del neocapitalismo sembra ormai senza sbocco e il gelo con cui alcuni nostri “tecnici” argomentano le loro scelte politiche dà veramente i brividi.
Tanti segnali, tanti semi germinano qua e là, si tratta di non permettere che essi muoiano schiacciati da chi ha interesse a non farli crescere, come è accaduto in passato. Si tratta di favorire la composizione delle diversità, la germinazione e diffusione delle idee.
Occorre essere uniti e coesi, proporsi un obiettivo e portarlo sino in fondo. Lavorare su un nuovo modello di sviluppo credibile e realizzabile, mettendo insieme competenze diverse, chiamando a raccolta tutte le intelligenze libere.

* L’autrice è socia del circolo di Messina e coordinatrice cittadina di Italia Nostra

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