Lo spettacolo di Castellucci deve andare in scena

I “se” e i “ma” su uno spettacolo o su un’opera d’arte sono materia del dibattito critico o delle sempre legittime reazioni del pubblico. Ma quando la censura preventiva prende il posto del dissenso e diviene intimidazione, non è più questione di questa o quella interpretazione, è la libertà stessa di interpretare che viene messa in pericolo. E’ quanto sta accadendo con lo spettacolo di Romeo Castellucci “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio” in programmazione al Teatro Franco Parenti di Milano: un’orchestrata campagna di minacce e di anatemi lo ha preceduto nel tentativo, sfacciatamente dichiarato, di non farlo andare in scena. Di fronte allo sconfortante avanspettacolo dell’intolleranza che si traveste da diritto di critica e dell’intimidazione che si richiama alla libertà di parola, pensiamo di non potere e di non dovere restare indifferenti. Tanto meno indifferenti nel momento in cui l’offensiva integralista contro lo spettacolo ha rivelato la sua vera natura investendo la persona della direttrice del Franco Parenti André Ruth Shammah  con le espressioni dell’antisemitismo più classico ed abietto.  Non si tratta di scegliere tra chi dice di aver scritto il suo spettacolo come una preghiera e chi, senza averlo visto, lo accusa di essere blasfemo (due cose che in molte opere d’arte del novecento si sono spesso confuse senza che questo generasse guerre di religione). Si tratta semplicemente di garantire a Romeo Castellucci la prima ed essenziale libertà di ogni arte e di ogni artista: quella di essere compreso o frainteso con cognizione di causa, di essere giudicato secondo la sua opera e non secondo il pregiudizio di un manipolo di fondamentalisti che agita la fede in Cristo come una clava identitaria. Chiediamo ai cittadini, agli intellettuali, agli artisti e a chiunque consideri la libertà dell’espressione artistica un cardine irrinunciabile della nostra esistenza civile, di non lasciare Romeo Castellucci e la sua opera nel cerchio di solitudine che l’alleanza tra il fanatismo di pochi e la reticenza di molti rischia di creargli attorno. “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio” deve andare in scena.

Massimo Marino (critico di teatro), Attilio Scarpellini (critico di teatro), Oliviero Ponte di Pino (www.ateatro.it)

Si può firmare l’appello inviando una email a: circocritico@libero.it

4 commenti

  • Non siamo uno stato teocratico fortunatamente!!!! Basta basta basta, non è la Chiesa a dover censurare spettacoli!!!!!!

  • Dio,ci ha dato il libero arbitrio,ma questi signori non conoscono il significato di libertà,forse non conoscono neanche Dio.

  • Sottoscrivo pienamente l’appello di Marino, Scarpellini e Ponte di Pino. Non so se la pièce di Castellucci mi piacerebbe, comunque da quel che ne ho letto non credo sia blasfema, inoltre è stata già “alleggerita” di una scena considerata troppo forte. Dunque niente censure, per di più preventive: che vada in scena, come già a Parigi, e si rispetti la libertà di espressione! Vorrei che in tanti, semplici cittadini, ma anche addetti ai lavori, non perdessero questa occasione per difendere in primo luogo la libertà di pensiero, contro tutti gli integralismi e le ingerenze intimidatorie, ma anche il lavoro di uno spazio, il Parenti, che è un centro di teatro e di cultura civile di tutto rispetto, una ricchezza per Milano.

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