La piazza anti-governo «Siamo in 20 mila»

Il sit-in di Libertà e Giustizia. Pisapia: vento nuovo Zagrebelsky, Travaglio e Dario Fo a Milano sul palco di «Ricucire l’ Italia»

MILANO – Mancano le star Umberto Eco e Roberto Saviano (che «rimediano» spedendo rispettivamente una lettera di saluto e un videomessaggio in due tempi), ma il Palasharp di febbraio è comunque «doppiato». Erano diecimila nel palazzetto di Lampugnano lo scorso febbraio, «siamo oltre ventimila» gridano oggi dal palco montato in faccia al napoleonico Arco della Pace di Milano. Gli indignados di Libertà e Giustizia, i fan di Travaglio e Zagrebelsky che si assiepano sotto il sole per quattro ore filate davanti a un maxischermo, bandiere tricolori sventolate come per una partita dei mondiali di calcio. «Per ricucire l’ Italia», in questo caso. La piazza inizia con un minuto di silenzio, dedicato alle operaie di Barletta morte sul lavoro (nero) per quattro euro l’ ora. La presidente di Libertà e Giustizia, Sandra Bonsanti, è la prima a salire sul palco, a dare il via all’ happening moderato da Luisella Costamagna e a ricordare come «dalle macerie bisogna comunque pensare al dopo, per mostrare a noi stessi e al mondo di che stoffa è fatta l’ Italia». La stoffa delle bandiere e quella degli striscioni. «Taglia la casta e cuci l’ Italia», sta scritto per esempio su uno dei tanti drappi fai-da-te. «Meno bavaglio, più Travaglio», incita un altro. Roberto Saviano riesce a scaldare i cuori anche via video parlando di «buona politica» e di «diritto alla felicità». La piazza applaude, agita i tricolori. Ovazione anche per Giuliano Pisapia, il sindaco «arancione», che dice quello che non aveva mai detto. E cioè che il governo «ha capito che dalle città si sta alzando un vento nuovo e che con la manovra si penalizzano le risorse locali per frenare il cambiamento. Ma il vento nuovo continuerà ad alzarsi». E ancora. «Il sindaco di una città internazionale come questa si sente spesso chiedere dagli interlocutori stranieri: “Ma come fate voi italiani a tenervi questo governo?”». C’ è Valerio Onida e c’ è Michele Serra. C’ è il presidente dell’ Anpi Carlo Smuraglia e il segretario della Camera del Lavoro milanese, Onorio Rosati. C’ è, applauditissimo, anche Dario Fo che immagina la caduta del premier e infiamma il popolo; e c’ è lo storico Paul Ginsborg che spiega che «al contrario di quello che dicono alcuni giornali, compreso il Corriere , il regime c’ è e noi lo stiamo sopportando da anni». C’ è Bice Biagi che sibila al microfono che lei non vuole più «vergognarsi di essere italiana». E ci sono, ma è una presenza discreta, quasi imbarazzata, anche i politici. L’ unico invitato a parlare dal palco sarà alla fine Massimo Donadi, capogruppo a Montecitorio dell’ Italia dei Valori. Osserva allora Pippo Civati, trentenne in ascesa nel Pd: «Una bella piazza. A cui manca però la dimensione del rapporto con la politica istituzionale e che non supera l’ eterno dualismo tra società civile e partiti». La risposta arriverà dalla coppia Travaglio-Zagrebelsky. «Sulle intercettazioni il programma del Pd di Veltroni diceva la stessa cosa della legge che vogliono fare ora in Parlamento», osserverà Travaglio. Per il presidente emerito della Corte costituzionale «questa è una piazza pre-politica. Che chiede ai partiti di raccogliere le sue domande e di elaborare programmi e leadership». Appuntamento alla prossima «assemblea pubblica». Andrea Senesi asenesi@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA **** La protesta Libertà e Giustizia S’ intitolava «Ricucire l’ Italia» la manifestazione organizzata ieri a Milano da Libertà e Giustizia contro il governo Berlusconi e «la legge bavaglio», ovvero il ddl sulle intercettazioni. Ventimila i partecipanti, secondo il calcolo degli organizzatori. Tra gli interventi: il presidente emerito della Consulta e creatore della fondazione Gustavo Zagrebelsky, il giornalista Marco Travaglio e il videosaluto di Roberto Saviano Il Palasharp Lo scorso febbraio Libertà e Giustizia aveva riempito il Palasharp per chiedere le dimissioni del premier: diecimila i partecipanti

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