Assemblea dei soci

6 ottobre 2011
18:15 - 20:15

Città: Roma
Luogo: Sala dei Valdesi
Indirizzo: Via M. Dionigi, 59 (Piazza Cavour)

Cambia la partecipazione
per cambiare il Paese

Proposte, progetti, gruppi, ospiti, video, recitazioni, musica…
Incontro aperto ad iscritti e simpatizzanti
per essere insieme  “opinione pubblica” esigente.
Vi aspettiamo con piacere.
Libertà  e  Giustizia

Massimo Marnetto – Coordinatore del Circolo di Roma

1 commento

  • L’attuale momento politico e la pesante congiuntura economica che, a livello globale, investe l’intero pianeta con una recessione mai vissuta prima, ci spingono ad alcune riflessioni che , però non devono rimanere confinate nell’ambito teoretico ma, devono marciare di pari passo con l’azione, pacifica ma determinata, di ciascun cittadino al fine di ripristinare la civile convivenza in nome di un patto sociale che oggi sembra violato con troppa facilità da poteri arroganti che, a livello nazionale sono spesso ostaggio di una finanza corsara e spregiudicata e di interessi particolari di lobby e comitati d’affari.
    La democrazia non è solo programma politico e metodo di governo, bensì rappresenta anche un valore politico che si basa – per dirla alla Zanfarino – su “un’antropologia interessata alle molteplicità delle forme, delle espressioni e delle dimensioni attraverso cui si articola l’attività degli individui”. Non possiamo, quindi, sottovalutare il riferimento a tale valore. La rappresentanza, a mio parere, non può essere considerata come fine a se stessa e legittimante ogni tipo di decisione, essa è piuttosto uno strumento attraverso cui realizzare un’istituzione democratica e, in quanto tale va adeguato alle trasformazioni della realtà. Ed è proprio nell’armonia tra mezzi e fini che si può definire la positività della democrazia. In altre parole, la democrazia chiede di essere realizzata attraverso il collegamento tra partecipazione e rappresentanza, sulla base di alcuni valori univesalmente condivisi, quali l’onestà intellettuale, la trasparenza il rispetto e l’ascolto delle istanze dell’altro ed il suo riconoscimento di soggetto politico legittimato ad esprimere in piena libertà le proprie opinioni.
    Oggi, purtroppo, si realizza una contradditorietà intima tra rappresentanza e democrazia, ciò – a parere di chi scrive – è dovuto al fatto che la rappresentanza viene intesa come mera delega ad agire e pensare per nome e per conto del rappresentato, una delega che determina una specie di deresponsabilizzazione del soggetto delegante che, si esprime solo attraverso la sua funzione di elettore, finendo con l’estraniarsi dalla cosa pubblica, consentendo al sistema di sopraffarlo. Tutto ciò non fa che rafforzare l’arroganza del potere che si sente legittimato a mettere in opera ogni sorta di soprusi e ingiustizie in nome di una legittimazione elettorale spacciata per sovranità popolare.
    Mentre, la democrazia, per la sua connessione con il riconoscimento pieno della sovranità popolare dovrebbe tendere a realizzare questa sovranità sia quoad titulum che quoad exercitium. Se si riconosce al popolo solo il titulum e non l’exercitium, il concetto di sovranità popolare viene meno per dar luogo a una distinzione tra (governante) rappresentante e (governato) rappresentato, che si ripresenta come dicotomia tra potere e sudditi e realizza, più che una democrazia governante, una democrazia governata. Così, si perpetua il potere di chi si ritiene investito di una rappresentanza che è sganciata dalla volontà e dalle idee del rappresentato.

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