Patto costruttori-ambientalisti per i tagli al Piano del territorio

Fino a pochi mesi fa si guardavano da barricate opposte. Da una parte associazioni come Legambiente e Libertà e Giustizia che criticavano nel merito e nel metodo (la battaglia delle osservazioni) il Pgt targato Moratti-Masseroli. Dall’altra il mondo economico e, in particolare, i costruttori di Assimpredil Ance, che alla vigilia delle elezioni si erano schierati con forza a favore della rivoluzione urbanistica tuonando: «Il Pgt entri in vigore immediatamente e non subisca modificazioni che ne alterino i presupposti e gli obiettivi». Ma adesso che a Palazzo Marino ci si prepara a riscrivere le nuove regole, mondi che sembravano agli antipodi tentano di parlarsi. Prove tecniche di dialogo, che hanno portato a scoprire inediti punti di incontro. Dall’accordo a cancellare gli indici volumetrici del Parco Sud da far atterrare poi in altre parti della città, fino alla possibilità di abbassare le quantità di nuovi edifici nelle grandi aree come Stephenson o lo scalo Farini. Una “cura dimagrante” che, molto probabilmente, diventerebbe comunque legge.

Il «documento unitario» sarà presentato martedì prossimo. Ed è il frutto di un primo giro di tavolo e di una prima mediazione raggiunta. A presentarlo all’amministrazione saranno i protagonisti di questo esperimento: le Acli, l’Arci, Assimpredil Ance, le cooperative bianche e rosse (Federabitazione Lombardia-Confcooperative, Legacoop), Legambiente e Libertà e Giustizia. Società civile, ambientalisti
e costruttori insieme. Un miracolo? Non proprio perché ognuno, naturalmente, parla dalle rispettive posizioni. Nonostante siano stati trovati argomenti condivisi da offrire al Comune: dalla rinuncia alla “perequazione” del Parco Sud all’attenzione per l’housing sociale; dall’importanza dei servizi alla necessità di collegare i nuovi quartieri alle infrastrutture, fino al rinnovo in chiave energetica degli edifici esistenti. Tutti punti che la nuova giunta non potrà non toccare in quelle linee di indirizzo politico che accompagneranno la rilettura delle osservazioni e che verranno presentate a ottobre in consiglio comunale. L’assessore all’Urbanistica, Ada Lucia De Cesaris, apprezza l’esperimento: «È sempre positivo che nella città si apra un confronto tra diversi soggetti tanto più se questo, pur mantenendo le proprie differenze, consente di definire obiettivi comuni».

È il presidente di Legambiente, Damiano Di Simine, a spiegare la filosofia di questo «esperimento»: «La città è troppo importante perché non si tenti un dialogo: per tutti è importante che ci sia un nuovo Piano. In passato ci siamo divisi e su molti punti continueremo a farlo, ma stiamo tentando un discorso a più voci. Spetterà poi all’amministrazione tenerle insieme». I costruttori, naturalmente, non si sono convertiti all’ambientalismo. Ma a scompaginare le carte sembra essere stata la crisi. È un mercato del mattone in stallo, sostengono, ad aver «cambiato lo scenario». Come dire: inutile moltiplicare indici volumetrici e case se tanto, poi, nessuno le compra.

Ecco il presidente di Assimpredil, Claudio De Albertis, che punta sull’aspetto più importante per gli imprenditori: avere quanto prima un nuovo Pgt. «Una condivisione — dice — serve anche ad accelerare il processo di approvazione delle nuove regole: è quello che chiediamo. La crisi poi ha cambiato tutto e ha imposto alcune riflessioni su un ridimensionamento del Piano». Anche il presidente di Confcooperative, Alessandro Maggioni, dice: «In passato, pur individuando alcune criticità, abbiamo appoggiato il Pgt. Ma questa crisi profonda impone di essere ancora più laici. Noi terremo la barra dritta sulla necessità di housing sociale, ma il mercato ha già imposto che nei prossimi anni si costruirà meno, a minor prezzo, e meglio».

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