Bodei: «La Natura? Ne approfittiamo troppo»

Dalla concezione classica di natura come “potenza generatrice” fino alla modernità, che ha concepito la natura come “oggetto d’indagine scientifica”. Senza dimenticare che “natura” vuol dire anche paesaggio, ecosistema, corporeità». Così Remo Bodei colonna della manifestazione, che quest’anno guiderà tre lezion.

Professore qual è lo stato attuale della natura?

«Rispetto al passato, oggi la natura è diventata anche una protagonista politica e si è cominciato a parlare di diritti della natura e del nostro pianeta come un bene pubblico da salvaguardare».

La crisi è una condizione naturale?

«Le risorse naturali sono state saccheggiate dall’uomo, sin dalla nascita della società industriale, che ha posto e continua a porre delle nuove sfide alla biosfera. La natura è stata violentata e oggi è un po’ come una “mater dolorosa”. Crisi e natura sono legate, non solo in occidente: nuovi scenari ci saranno nelle regioni orientali. La crisi economica è un prodotto umano, ma la natura sa come rigenerarsi. Almeno fino a un certo punto».

In che senso?

«Eventi critici della natura sono i terremoti, le eruzioni vulcaniche. La terra vive in continuo cambiamento. Un cambiamento che ha portato anche alla scomparsa di forme di vita, come i dinosauri. Per questo bisogna porre delle sfide al futuro senza avere posizioni troppo romantiche».

Cosa intende per posizioni “romantiche”?

«La natura non è solo buona. Finora ci sono state due correnti nella nostra cultura. La prima, dominante, di ascendenza biblica e che arriva fino a Bacone, vuole l’uomo come dominatore assoluto della natura. La seconda, diffusa in oriente ma presente anche nel pensiero cristiano di san Francesco, vuole che l’uomo stringa amicizia con la natura. Probabilmente oggi l’opposizione uomo-natura sta scomparendo e dobbiamo cercare di seguire i processi rigeneratori della natura stessa per controllare i fenomeni naturali».

Parlerà di “Natura e artificio”. Si può considerare l’artificio il contrario della natura?

«Dipende. Uomo e natura possono essere considerati come entità separate o come due realtà che vivono in una condizione di scambio. Nel secondo caso, strumenti come il martello e la vanga possono essere intesi come protesi del corpo. La meccanica a lungo è stata considerata un’attività contro la natura, una sorta di astuzia a discapito dell’uomo. È stato Galileo il primo a pensare che la meccanica non era “contro”. Le macchine razionali aspirano risorse naturali, trasformandole in energia e movimento. La vera astuzia oggi è servirsi della natura e delle sue forze per farle sentire più vicine a noi».

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