il Paese da salvare

CON UN gesto inconsueto ma ormai assolutamente necessario, il Presidente della Repubblica ieri ha preso direttamente in mano la gestione della crisi economica e finanziaria, chiedendo una forte e immediata correzione della manovra in modo da recuperare la fiducia dei mercati e dell’Europa, salvando il Paese che sta precipitando.

È un segnale di allarme gravissimo, e un’assunzione di responsabilità al massimo livello, dopo settimane di confusione e approssimazione da parte del governo che dopo aver negato la crisi ha cambiato quattro volte la manovra, facendo ogni volta retromarcia davanti alle proteste delle categorie e alle divisioni della maggioranza. Ora non c’è più spazio per trucchi contabili e furbizie politiche. La linea è tracciata direttamente dal Quirinale, che chiede non solo che la manovra sia approvata subito senza “pregiudiziali insostenibili”, ma che venga immediatamente rafforzata  -  già al Senato  -  nell’”efficacia” e nella “credibilità”.

Napolitano si è mosso dopo il crollo di Borsa di ieri, ma soprattutto dopo l’impennata degli spread, che ha letto apertamente come “un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia”. Una fiducia dissipata in mesi di strategia contradditoria, di misure estemporanee, di guida politica incerta e inconsistente. Il recupero di fiducia, dice il Capo dello Stato al governo, all’opposizione e al Paese “è indispensabile e urgente”.

Proprio per questo, non ci sono più alibi. Il governo corregga la manovra secondo le indicazioni del Quirinale, al più presto. E Berlusconi compia finalmente un atto di responsabilità, annunciando fin d’ora che dopo l’approvazione della manovra si dimetterà perché ha dimostrato di non saper fronteggiare la crisi. Lasciando il campo libero a un governo di salvezza nazionale che regga l’emergenza preparando le elezioni.

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