Penati: adesso il Pd interroghi se stesso

Ora che Penati ha dichiarato la sua volontà di farsi processare, rinunciando eventualmente alla prescrizione, e si è dimesso dai suoi incarichi nel partito, la sua vicenda giudiziaria personale può, entro certi limiti, essere separata da quella del PD. Salvo che, come chiese subito Libertà e Giustizia, dovrebbe dimettersi anche dal posto che occupa nel Consiglio Regionale, non essendo concepibile che i cittadini vengano rappresentati e paghino congrui compensi ad una persona sulla quale pesano gravi indizi di corruzione. (Né ovviamente rileva che altri indegni rappresentanti siedano in quella e in altre assemblee, essendo chiaro che dovrebbero tutti sgombrare il campo!)
Leggiamo che ieri la direzione provinciale del PD si è espressa sulla vicenda Penati, apprezzandone i passi indietro e difendendo il partito dall’accusa di aver ricevuto finanziamenti illeciti. Difesa, quest’ultima, comprensibile ma forse frettolosa, posto che accusato di corruzione, per lunghi anni e per cifre importanti, è proprio il capo del  partito in Lombardia: il che non significa necessariamente che il partito ne abbia beneficiato, ma certo rende necessaria ben più di una dichiarazione pubblica, al fine di  allontanare le ombre che questo dato porta con sé.
Nelle dichiarazioni dei rappresentanti del PD si legge il desiderio di guardare oltre questa cupa vicenda, verso una “rigenerazione” del partito. Tuttavia, i conti con il passato recente a nostro avviso vanno fatti: ci sembra che ora sia il momento, per il PD lombardo, di esaminare a fondo la propria storia recente. E di ricordare a quale livello di “minorità” politica, ai limiti dell’irrilevanza, il PD era giunto, nella nostra regione, negli anni successivi alla sconfitta di Ferrante alle precedenti elezioni per il sindaco. Né possiamo dimenticare la inesistente campagna elettorale di Penati per le ultime elezioni regionali, dalla quale traspariva evidente la convinzione che non valesse neppure la pena di provare a sconfiggere (né, invero, a dare fastidio) al potente avversario Formigoni.
Oggi che, grazie a Pisapia, il PD è tornato ad essere partito di governo in città, occorre che si chieda  come e perché  siano stati persi tanti anni, e deluse tante aspettative dei cittadini di centro-sinistra. E’ pensabile che la corruzione di un capo partito non abbia conseguenze sull’azione politica del partito medesimo? Si vuol dire conseguenze in termini di iniziativa politica, di ideazione, di scelte (non dimentichiamo che il candidato inizialmente contattato dal PD per le ultime elezioni a sindaco di Milano è stato Albertini!).
E ancora: se le gravi accuse a Penati risulteranno fondate, sarà indispensabile chiedersi come sia stato possibile che le condotte del capo del PD in Lombardia, reiterate per molti anni, siano passate inosservate, ignorate dall’intera struttura del partito che intorno a Penati gravitava. Certo questo testimonia che la trasparenza ed i controlli interni al partito erano del tutto inadeguati.
La rigenerazione del PD non può, a nostro avviso, passare attraverso la rimozione delle molte e problematiche implicazioni che le accuse mosse a Penati portano con sé e che investono direttamente la credibilità del PD lombardo. Solo una aperta e impietosa analisi della propria storia recente potrà consentire al PD di mirare ad un reale rinnovamento.

6 commenti

  • GIUSTIZIA
    Pensieri di Montesquieu
    La corruzione degli uomini e’ tale che viene prodigiosamente accresciuta dalla speranza o dal timore che si puo’ concepire nei confronti del principe.
    Cosi’, la condanna del criminale non e’ sempre una prova del crimine dell’imputato,e a questo riguardo i principi non possono avere la coscienza tranquilla,se non lasciano agire la giustizia dei tribunali gia’ esistenti senza crearne di speciali.

    Spero di non dover scoprire che Penati possa essere amico del principe… comunque FILIPPO in bocca al lupo

  • mi chiedo spesso se sono più importanti i programmi o gli uomini, nella politica, e mi perdo in mille dubbi.
    Ogni volta che si fanno le elezioni c’è questo rovello dei programmi qui e i programmi là.
    Ora la vicenda Penati viene a illuminare il mio rovello e mi aiuta a rispondere: i programmi possono essere anche identici tra differenti forze politiche (e abbiamo visto come, nel tempo, le proposte si rimescolano e transitano da uno schieramento all’altro), ma la differenza la fanno la qualità, lo spessore etico e culturale degli uomini e delle donne.
    E’ anche per questo che è indispensabile mettere mano alla legge elettorale e salvaguardare l’informazione.
    saluti.
    silvana

  • Una vicenda da chiarire fino in fondo, sul versante giudiziario, e soprattutto su quello politico.
    Perchè scegliere un candidato (alle regionali), già sconfitto (alle provinciali)? Perchè scegliere un pluri-sconfitto come coordinatore nazionale della mozione e poi come responsabile della segreteria politica nazionale?
    Non voglio dire che le risposte stiano nelle pieghe di quanto leggiamo da alcuni giorni, ma certo il PD – lombardo anzi tutto – deve assumersi un compito molto più alto di quello che traspare nelle dichiarazioni di queste ore: non si può cioè rimandare, sopravvivere, sostanzialmente isolare la responsabilita (politica, ripeto) del singolo da quella del partito.
    Il singolo era troppo importante perchè il partito non sapesse, e se sapeva dobbiamo chiederci perchè non ha reagito.
    Queste risposte sono urgenti, diversamente il PD finirebbe per omologarsi a una certa destra (quella di Arcore) nei comportamenti e soprattutto nelle omertà.
    La novità politica di Milano, alla quale pure il PD ha concorso, non lo permette.

  • Concordo pienamente con quanto scritto da Elisabetta Rubini e Stefano Pareglio e aggiungo una considerazione di carattere psicologico ma non per questo meno importante, a mio avviso, dal punto di vista politico.
    I cittadini/elettori milanesi di centrosinistra e non solo, con un immenso sforzo collettivo da cui trasudavano sentimenti di genuina e nuova passione politica, insieme all’orgoglio ed al desiderio di riscatto per la propria città, sono riusciti tre mesi fa, con gli strumenti della democrazia, ad uscire da un tunnel di immobilismo politico che durava da 20 anni e pareva non avere fine.
    I cittadini milanesi, eleggendo alle primarie un candidato fuori dalle logiche partitiche, sono riusciti, con il loro entusiasmo e le loro magliette arancioni, a rompere uno schema che pareva inamovibile. Essi provenivano da anni di infinita frustrazione per una offerta politica, da parte del PD locale, sostanzialmente inesistente e tale per cui alcuni non votavano da anni, mentre altri votavano “turandosi il naso”.
    E’ quindi naturale e giusto che nutrano, nei confronti della giunta Pisapia (composta in gran parte da persone estranee alla politica) e del suo sindaco, una aspettativa quasi salvifica. Giunta che sta lavorando, come è facile intuire, in una situazione già di per sè molto difficile.
    IL PD ha avuto l’intelligenza ed il merito di assecondare ed affiancare questo processo, durante la campagna elettorale ed oggi è maggioranza in Consiglio Comunale.
    Faccia la sua parte fino in fondo, non lasci che ombre oscure si attardino ad aleggiare nei dintorni, rischiando di oscurare uno dei rari momenti di luce e di speranza per questo paese.
    Allegra Stracuzzi

  • Il segretario Bersani ha il dovere di fare chiarezza, ne va di mezzo la credibilità del PD, diversamente sarebbe opportuno dimettersi con tutto il vecchio gruppo dirigente i vari Dalema i vari Veltroni ecc….

  • Ma di cosa vi meravigliate? Possibile che non avete ancora capito che pd e pdl sono le due facce della stessa medaglia e sono marci e corrotti gli uni quanto gli altri?
    Inutile farsi illusioni;sinchè non abbandoneremo questo schema mentale sinistra-destra,gli uni contro gli altri,non ne usciremo.
    E pd – pdl è proprio questo che vogliono…
    Perchè dividi et impera è cosa reale e concreta…

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