Manovra: i conti non tornano

Chissà se i titoli sulla “stretta” alle pensioni faranno soffrire Berlusconi come quelli sull’aumento delle tasse che definivano sui giornali la manovra prima versione. Se sarà così, se cioè il Cavaliere fiuterà il rischio di un nuovo tonfo nei sondaggi, allora si può star certi che cercherà qualche altra idea brillante per riscrivere anche la seconda versione e renderla inoffensiva per il suo indice di gradimento. Perché questa è l’unica cosa che interessa a lui e agli altri capi di questa maggioranza in crisi di identità. Non lo stato dei conti pubblici e il futuro del paese, ma la loro personale convenienza politica. E pazienza se a rimetterci sarà l’Italia. Che ci rimetterà, si può starne certi.

Già l’effetto sulle Borse non sembra brillante. Ora bisogna vedere che ne dirà l’Europa, dopo i tanti soldi spesi per sostenere i titoli pubblici italiani. E’ difficile che gradisca, sia perché pare, secondo le prime voci filtrate dal Tesoro, che i conti non tornino sul versante delle entrate, sia perché l’effetto dei tagli si farà sentire, nella migliore delle ipotesi nella prossima legislatura.

Non si tratta di pregiudiziale ostilità verso questo governo, ma di semplice buon senso. Le misure antievasione, che dovrebbero sostituire il cosiddetto “prelievo di solidarietà” sui redditi più alti, sono difficilmente quantificabili e comunque restano ben al di sotto delle necessità: bisognerebbe ripristinare la tracciabilità dei pagamenti al di sopra dei mille euro, e magari approfittare dell’eccezionalità della situazione per introdurre finalmente la detraibilità di alcune spese (quelle per l’idraulico o l’elettricista) che renderebbero conveniente per il cliente pagare la fattura maggiorata dell’Iva e costringerebbero il professionista a denunciare l’incasso.

Quanto ai risparmi, il piatto forte è rappresentato dall’abolizione delle province e dal dimezzamento dei parlamentari. Ottime cose, che però non possono essere contabilizzate adesso perché verranno realizzate, se mai lo saranno, nella prossima legislatura. Vediamo.

L’abolizione delle province comporta il risparmio non dello stipendio dei dipendenti, che non possono essere licenziati e dovranno essere riassorbiti nelle altre amministrazioni pubbliche, ma di quelli dei presidenti e dei consiglieri provinciali. Benissimo, ma bisogna sapere che non basta un tratto di penna: le province hanno funzioni che altri dovranno svolgere al loro posto. Le regioni, si dice, e va bene, purché si vigili che non nascano altri poltronifici per gestire questa o quella delle ex funzioni regionali. E’ chiaro che se andrà così saremo al punto di partenza.

Il dimezzamento del numero dei parlamentari è altrettanto complicato, perché comporta la ridefinizione del modo di lavorare dei due rami del Parlamento, e dunque dei loro regolamenti, nonché il ritocco della legge elettorale, calibrata sull’attuale numero di eletti.

Il tutto tenendo presente che si tratta di leggi costituzionali, perché sia le province che il numero dei parlamentari sono in Costituzione, e dunque con i tempi lunghi che questo comporta.

Intendiamoci: si tratta di due buone propositi, che le opposizioni dovrebbero impegnarsi a sostenere nella giusta prospettiva. Ma spacciarli per tagli alle spese è una sciocchezza. Nel migliore dei casi le due leggi potranno essere approvate entro la fine della legislatura ed essere efficaci nella prossima. E i nostri conti hanno bisogno di interventi immediati.

C’è da aspettarsi, dunque, che a un certo punto, magari a dicembre come già qualcuno dice, ci ritroveremo ad aver bisogno dell’ennesima manovra correttiva. E speriamo che l’Europa non si stanchi di noi e del nostro pagliaccesco governo.

5 commenti

  • non avranno messo le mani nelle tasche degli italiani, come ha affermato il nano pelato, ma li hanno truffati.
    sì, perché quella delle pensioni è una truffa bella e buona.
    hai fatto il servizio militare, hai pagato per riscattare gli anni di laurea? bravo pirla! adesso quello che hai sacrificato al servizio dello stato, quello che hai pagato per riscattare gli anni di studio, non servono più, o meglio: servono soltanto come contributi aggiuntivi, non costituiscono mesi lavorativi a tutti gli effetti.
    dice: e allora?
    il ministro calderoli, il migliore amico del maiale, dice che i contributi valgono comunque, perché chi ha fatto il militare, dopo essere andato in pensione con 40 anni di contributi, percepirà la pensiome come se ne avesse lavorati 41.
    non è così, caro il mio bell’amico del porcello: chi ha fatto il militare di anni ne ha lavorati 41, e non 40. 41, dei quali uno di lavoro coatto e sottopagato, per assolvere i suoi doveri nei confronti dello stato. il quale a sua volta, si era assunto il dovere di conteggiare quell’anno (o quell’anno e mezzo) come interamente contribuito; a questo proposito, nel caso, l’inadempienza è proprio dello stato, che all’inps avrebbe dovuto versare i contributi in quota proporzionale agli emolumenti.
    e adesso lo stato mi dice che ha scherzato? che sì, i contributi me li conteggia, ma se e solo se. e chi è chi mi assicura che domani il caldaroeul o il nano pelato di turno, non mi diranno che i contributi non me li conteggiano proprio?

    e poi il riscatto. che se vogliamo è ancora peggio. lo stato mi dice: se mi dai tot, io ti considero gli anni di università come anni lavorativi a tutti gli effetti. e ora, dopo avere incassato, lo stato mi dice “pippo pippo!” e allora? dice sempre il caldaroeul “tu vai in pensione con 40 anni di contributi, e dopo prendi la pensione come se ne avessi pagati 44, o 45 o 46”.
    e no, caro il mio imbroglione! io i contributi li ho pagati per 44, 45 o 46! perché lo stato mi ha chiesto, anzi ha preteso il pagamento dei contributi per gli anni di laurea, assicurandomi che sarebbero stati conteggiati esattamente come gli altri, ai fini pensionistici. lo stato ha fatto un contratto con me, assicurandomi un servizio in cambio di un pagamento. un contratto, non un pezzo di carta igienica!
    e adesso mi dice che scherzava? e chi è che mi garantisce che domani non arrivi il nano pelato di turno a dirmi che lo stato quei soldi lì li incamera e basta, alla faccia mia, per non mettere le mani nelle tasche degli italiani?

    una banda di imbroglioni e di truffatori.

  • Certo che sanno “vendere” bene le loro menzogne!
    Assistere alla rassegna stampa o leggere i quotidiani che a TUTTO TITOLO danno voce al TRIO “Gatto, Volpe, Pinocchio”che magnificano i risultati ingannevoli raggiunti è…. un DISGUSTO che emana un FETORE putrido e malsano.
    Alla larga da questi masnadieri che hanno saputo recitare nei diversi teatrini la SCENEGGIATA estiva, solo per fare propaganda e prendersi scarni applausi.
    La figuraccia più infantile?
    Quella del segretario del PdL!
    Gli si addice lo slogan di una canzoncina dell’indimenticabile Spot di Carosello che raccontava le disavventure di Angelino, lo sfortunato cherubino :
    -Oh Angelino, Angelino, ti sei sporcato tutto il vestitino!
    Il suo vestito bianco alla fine di ogni “disavventura” sarà macchiato e tornerà pulito grazie a un portentoso detersivo: il Supertrim, prodotto della Agip che proprio in quegli anni era diventata una potenza mondiale nel campo petrolifero.
    Angelino dorme su una nuvoletta e quando suona la sveglia, si alza, guarda dalla finestra e di corsa scende sulla Terra in cerca di avventure, dalle quali esce sempre sporco e in lacrime.
    Ma il Neo segretario del PdL, non piangerà: saprà districarsi bene nei meandri del Popolo del Letame della politica.

  • C’è solo da sperare – e vale la pena crederci – che la Giustizia,quella assoluta, dica basta a questo stuolo di malfattori,pagliacci,affaristi senza scrupoli,ladri,senza dignità,irresponsabili,malfattori da angiporto. Questi,arroccati nei loro bunker,non si rendono ancora conto che stanno rischiando una brutta fine,non solo metaforica. Non si può,dopo mesi di inutili e pagliacceschi titillamenti,partorire una manovra di questo genere : i farabutti,i ladri, i furbi, i cinici, i menefreghisti ancora una volta in trono, a sghignazzare sguaiatamente dei poveri disgraziati,ancora una volta bersagliati dai provvedimenti più iniqui e raffazzonati che si possano immaginare. Questo teatrino miserabile e straccione DEVE avere termine,una volta per tutte. Uniamo tutte le nostre forze,mettiamo in campo tutta l’idealità e la forza morale necessarie : li spazzeremo via,perchè sono andati troppo,troppo oltre ogni limite.

  • Come scrive Patrizia, il governo sta già fiutando malcontento sulla questione riscatto degli anni di servizio militare e laurea. Sacconi, il felice ideatore, pare incontrerà domani Calderoli e troveranno nuovamente la quadra, per sedare il malumore di tanti, compresi i sindacati “moderati” come Cisl e Uil, già pronti a dare battaglia. La manovra è ormai, come dicono a Milano, una sorta di “fabbrica del Dom”, con le impalcature perennemente alzate, e i solerti “operai” pronti a continui tocchi e ritocchi…

  • Trovo indegno ripagare con una manovra del genere tutte le persone che hanno dovuto abbandonare la propria attività per dover fare il servizio militare. Abbiamo dovuto lasciare i ns. affetti e la ns. casa per servire lo stato. Uno stato che adesso non ci vuole riconoscere una benchè minima indennità per l’impegno che abbiamo dovuto svolgere. Mi piacerebbe sapere dal prof. Zagrebelsky se questa scelta moralmente vergognosa sia passibile di una class action. Se quei cialtroni avessero fatto la naia come noi poveri pirla, non avrebbero sicuramente mai pensato una cosa del genere. Mi auguro che i nostri governanti sprofondino al più presto nella vergogna e nel letame per tutti i disastri che stanno combinando. ITALIA SVEGLIATI !

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