Ancora sulla porcata numero 2

Nessuno tra i frequentatori del Parlamento in questo periodo pensa che la riforma dell’ “architettura costituzionale” elaborata dal ministro Calderoli, sarà davvero legge nei prossimi mesi. Il progetto è contraddittorio, incoerente, confuso (e molte delle ipotesi presentate oggi, furono già bocciate nel referendum confermativo del 2006). Ad esempio, dice Berlusconi, secondo lo schema di riforma “sarà il primo ministro a sciogliere le Camere”. Mentre nel ddl costituzionale si sostiene che “il Presidente della repubblica può sciogliere la Camera (…) anche su richiesta del primo ministro”. Non è la stessa cosa! Il Capo dello Stato “può”…. Cioè l’opinione  del premier non è vincolante. Ma è inutile inoltrarci nell’esame di un progetto-farsa. La riforma è “uno specchietto per le allodole” – nella felice immagine del costituzionalista Michele Ainis – è una bozza “abborracciata, dove non mancano le follie costituzionali”. “Insomma, se la musica è questa, fateci un piacere: spegnete il giradischi”.
In verità, il nostro riformatore di Lorenzago brancola nel buio. Eppure sarebbe doveroso e semplice ricordarsi dei progetti già elaborati e studiati da autorevoli giuristi e politici, per avviare, e forse approvare, una seria e davvero epocale riforma dell’architettura istituzionale. Ma una ipotesi simile non rientra nei disegni dell’attuale governo. Vediamo qui un esempio.
All’idea del ‘parlamento razionalizzato’ si è dedicato per anni e anni, fino all’ultimo momento della sua vita di costituzionalista e di politico, Leopoldo Elia (senatore del partito Popolare), che fu anche ministro per le Riforme istituzionali nel governo Ciampi (1993-94). Oggi questa ipotesi di lavoro è di grande attualità, anzi c’è una drammatica esigenza di ‘razionalizzazione’, davanti al degrado del sistema parlamentare, con le Camere in balìa dei cosiddetti ‘responsabili’ eletti in liste bloccate e con una maggioranza che gode di un premio in seggi spropositato e inimmaginabile in qualsiasi democrazia occidentale, anzi “senza precedenti in nessuna democrazia” (Sartori). Deputati e senatori nominati non possono certo esercitare liberamente la funzione di controllo del Parlamento verso gli atti del governo e nei confronti del capo dell’esecutivo e anche la funzione legislativa viene umiliata.
Proprio in queste settimane si discute nel Pd e negli altri partiti di opposizione della riforma elettorale, con l’obiettivo di cancellare il nefasto ‘Porcellum’ per via referendaria o attraverso nuove norme  approvate dalle Camere. E naturalmente la legge sul metodo di voto è la chiave fondamentale per giungere alla ‘razionalizzazione’ del sistema parlamentare.
Pochi giorni prima della sua scomparsa (il 5 ottobre 2008) Elia in una intervista pubblicata sulla rivista di politica “Arel” affermava chiaramente che “il problema  più grande per l’Italia, oltre alla legge elettorale, è la capacità di formare due
forze politiche democratiche, capaci di esprimere(…) seri programmi e di superare il carattere di partiti personali, che purtroppo ci perseguita dal 1994″. Quindi, suggeriva Elia, per far funzionare un Parlamento ‘razionalizzato’, sarebbe anche necessario “attuare l’articolo 49 della Costituzione che impone il metodo democratico dentro i partiti e nella competizione tra i partiti”. Purtroppo siamo ancora molto lontani nell’attuazione di questi progetti. Anzi forse può essere perfino troppo tardi per rinnovare davvero i partiti (senza eliminarli), in questa fase travolti dall’onda della sfiducia e della diffidenza degli elettori.
In un meccanismo ‘razionalizzato’ ci sta perfino il rafforzamento dell’esecutivo, ma si deve “lasciare aperta la possibilità di un cambiamento del premier in corso di legislatura” (anche se, nella fisiologia del sistema, sarebbe meglio evitare tale eventualità, secondo Elia). Magari con l’introduzione della sfiducia costruttiva (c’è in Germania, Spagna, Belgio). Inoltre si può prevedere di dare al premier il potere di proporre al Capo dello stato la revoca dei ministri, e la possibilità di porre -si badi bene- “entro certi limiti, la questione di fiducia, perché troppe questioni di fiducia rischiano di espropriare il potere legislativo del Parlamento”. Appunto: è esattamente la questione centrale di questi tempi con il premier Berlusconi che impone la fiducia per poter governare e tenere unita a forza la sua maggioranza di…. responsabili.
Chi negli ultimi anni ha compiuto un’ampia riflessione  sulle idee e i progetti istituzionali di Elia sul Parlamento ‘razionalizzato’, è Luciano Violante, già presidente della Camera e ora responsabile del Pd per i problemi dello Stato. Il quale già nel 2008 in un intervento alla ‘Fondazione ItalianiEuropei’ sosteneva che un “regime parlamentare ‘razionalizzato’ richiede una legge elettorale adeguata. E quella attuale non lo è (…) è necessaria una profonda correzione(…) le modifiche dovrebbero restituire ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti”. A questo fine “non sarebbe male” riflettere sul ritorno alla legge Mattarella, con alcuni cambiamenti (per esempio l’abolizione del cosiddetto scorporo).
Proprio in questi giorni il Pd ha approvato in Direzione il progetto di riforma elettorale (collegi uninominali e sistema maggioritario a doppio turno, con recupero proporzionale), che in forma di articolato di legge verrà presentato fra un paio di settimane in Parlamento, con l’obiettivo di avviare la discussione in autunno. In questo modo finalmente si riprenderà il lavoro, appunto per modernizzare e ‘razionalizzare’ le istituzioni: se non ci si riuscirà “il nostro paese muore” (Violante). *
La democrazia italiana deve contrastare l’indebolimento progressivo del Parlamento, in gran misura provocato dal ‘Porcellum’ che, con la lista bloccata, lega i singoli parlamentari al capo della  coalizione vincente (e dell’esecutivo) in un vincolo di dipendenza, pena la non ricandidatura alle elezioni successive. E poi è necessario porre limiti alla volontà della maggioranza ‘eletta dal popolo’ (che però deve esercitarla nel rispetto della Costituzione), rendere effettiva la responsabilità del governo di fronte al Parlamento, e ricordare che ci si deve attenere al rispetto reciproco tra le istituzioni, soprattutto se si ricoprono cariche al vertice dello Stato.
Ma di tutto questo non c’è traccia nella cosiddetta riforma di Calderoli.

* Il presidente Zagrebelsky, nel testo dell’appello “Per cambiare davvero. Elezioni, partiti, partecipazione“, scrive in proposito: …Il rischio che si corre, a mantenere la legge vigente così com’è o a prospettare ora nuove soluzioni legislative farraginose e del tutto prive di possibilità di successo (come quella ventilata in sede PD, di un sistema maggioritario a doppio turno con recupero proporzionale e “diritto di tribuna”: cosa allettante per il pubblico!) è molto elevato…

4 commenti

  • Si dimentica che il prof Ainis , citato nell’articolo, ha scritto …..non è tutto da buttare , anzi sul premier più forte trovo abbastanza giusta la richiesta di maggiori poteri …….poi cancella il disco e butta pure il giradischi.
    Non buttiamo tutto per favore perchè anche la devolution tanto criticata aveva buone cose : nel 2011 , cioè oggi avremmo già ottenuto il taglio di deputati e senatori e altro ragionevolmente apprezzabile.
    Non buttiamo via tutto perchè Calderoli non piace a Eugenio Scalfari ; entriamo nel merito del programma perchè dire no sempre e comunque senza alternative è sbagliato ( per me naturalmente ).

  • Pingback: CividalTruman NON è una bufala! « Passione civile

  • Il richiamo del pensiero di Leopoldo Eila mostra, senza difficoltà la differenza abissale che c’è nel pensare ad una riforma della Costituzione: Elia guarda lontano, Calderoli è già tanto se guarda dove mette i piedi.
    Purtroppo fa il ministro del comma 22 e questo lo autorizza a dire cose lette, ma non apprese: saper leggere non significa essere istruiti.
    Non è una questione di antipatia o simpatia: è soltanto di conoscenza e competenza: mancando queste, è più facile stare in silenzio.
    La costituzione deve guardare al futuro non cristallizzare il presente.
    Quanto alla proposta del PD, stendo un velo di pietoso silenzio: ho letto l’ordine del giorno sulla proposta della legge elettorale: la ricerca affannosa di un impossibile ed inutile compromesso tra maggioritario e proporzionale ha partorito un’inutile complicazione.
    Si vede che il “vassallum” non ha insegnato nulla e che le proposte finora presentate in Parlamento, non sono del PD anche se recano la sua firma…

  • Perchè buttare tutto ?
    Il prof Elia come Altri seri personaggi hanno presentato parti di riforma ma nessuna è andata in porto .
    Calderoli non sarà uomo di chiara fama ma ” con saggezza ” ( non sto esagerando ) ha preparato alcuni punti , già vecchi peraltro che nascono dalla famosa devolution che non era tutta da buttare .
    Allora con calma , senza insultare nessuno, senza darsi delle arie da costituzionalisti ( qualche errore , anche clamoroso lo hanno fatto anche loro ) ma con molta tranquillità si esaminino i punti della riforma e si discuta su quelli perchè qualcosa di buono c’è , è proprio da fare.
    Certo se il PD avanza proposte variegate, oblique, accontentatutti , e non chiare e certe allora l’opposizione che ci sta a fare ? RF

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