E ora, che fare?

E ora che fare? Tutto sta crollando intorno a Berlusconi. Tre voti – il primo turno amministrativo, i ballottaggi, i referendum – hanno sanzionato l’impotenza del governo. La maggioranza non è più tale. Le dimissioni sarebbero la via istituzionalmente corretta. Ma sappiamo che non sarà così. Il Cavaliere cercherà comunque di restare in sella. Proverà a rilanciarsi con manovre demagogiche sul fisco: meno tasse per tutti, anche a costo di sfondare il tetto del debito pubblico. E altrettanto farà Bossi che, come il premier, esce umiliato dalle amministrative e dal referendum. Anche il leader del Carroccio ha bisogno di promettere elargizioni fiscali al suo popolo che si riunisce a Pontida. Ma deve anche andare oltre per fermare l’insidia della “romanizzazione” del partito. Dunque, porrà sul tavolo altre richieste, come il ritiro dalle missioni all’estero, il giro di vite contro gli immigrati, il trasferimento dei ministeri al Nord. Di questa riscoperta dell’identità “padana” vediamo già l’avvio: lo strappo della Lega in Consiglio dei ministri sul problema dei rifiuti in Campania; l’emendamento al decreto legge sullo sviluppo per fermare “l’invasione del Nord” da parte di insegnanti meridionali. E’facile prevedere che il Carroccio forzerà fino all’ultimo, anche se non staccherà la spina al governo. Si giocherà, dentro la maggioranza, una partita sempre più aspra. In un clima torbido, di continua precarietà.

Vedremo che cosa accadrà domenica a Pontida e nella verifica che si aprirà subito dopo in Parlamento. Difficilmente, comunque, la legislatura potrà andare avanti con qualche piccolo aggiustamento. È chiaro, a questo punto, che grandi responsabilità ricadono sull’opposizione. Il “che fare” è domanda da porre soprattutto al centrosinistra. Che dovrebbe essere il più attrezzato a comprendere il significato del voto, ad  assecondare “l’onda lunga del cambiamento”. Non servono i proclami e la retorica. Sarebbero di grave danno i soliti giochi allo “scavalco” per intestarsi possibili successi.

Il punto di partenza è obbligato perché dopo queste prove elettorali nulla può essere  più come prima. Bisogna pensare al grande giacimento di energie offerto da una presenza giovanile che rifiuta, talvolta anche in forme esasperate, le burocrazie partitiche, ma ha riscoperto la politica. Bisogna capire la domanda di autonomia che accomuna i cittadini, stanchi per l’inconcludenza dei vecchi riti, e tuttavia capaci  di scoprire nuove forme di comunità, forme inedite di partecipazione. Non ci sono più rendite di posizione dopo il terremoto portato dalle urne. Che si aprisse una nuova fase si poteva intravedere già in altri eventi, di dimensioni politiche più ridotte, ma comunque significativi: la grande manifestazione delle donne, la stessa partecipazione record registrata nelle Primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco. Le piazze si riempiono con presenze stupefacenti. E si riscoprono – lo ha osservato per primo Ilvo Diamanti – parole che sembravano ormai fuori corso: bene comune, bene pubblico, volontariato, solidarietà. Un cambiamento di linguaggio, dopo anni di solitudine, che anticipa gli schieramenti. Ma tutto ciò non basta a segnare un cambiamento duraturo se il centrosinistra  non riempie il vuoto di proposta e di presenza che ha accompagnato l’opposizione in questi ultimi tempi. Giustamente, si richiamano per questi referendum altri referendum epocali: quelli del 1991-93 che segnarono di fatto la fine della prima repubblica. Ma, attenzione: dopo arrivò Berlusconi, non la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto. I processi bisogna saperli guidare.

La nuova situazione offre molte opportunità. Ma il centrosinistra è ancora un cantiere aperto. E tale resterebbe se dovesse prevalere l’ingessatura di vecchi schieramenti, incapaci di produrre novità nella formulazione delle politiche e nella scelta delle persone. Qui il discorso riguarda anzitutto il Pd  in quanto prima  forza d’opposizione. Guai a impantanarsi sulla questione delle alleanze, quanto concedo alle forze che stanno alla mia sinistra, quanto ai centristi del terzo polo, e così seguitando. Le alleanze verranno. Ma bisogna prima mettersi al lavoro per identificare le idee forza di un’alternativa credibile. Un’alternativa fondata su punti esenziali e conseguenti, che dia una prospettiva di sviluppo alla società italiana. Da mettere in campo mentre continua la guerra senza sbocco dentro il centrodestra.

6 commenti

  • Come scriveva ieri Patrizia Rettori: “Oggi la cosa più urgente è disarcionare il Cavaliere”. Parole sante. Sappiamo bene che Berlusconi non è tipo da dire docilmente: “Ho capito l’antifona e tolgo il disturbo”. C’è da aspettarsi, come scrive Meli, qualche annuncio a effetto sulle tasse, per tentare l’ultimo incantesimo. Per non parlare di giustizia e televisione (vedi caso Santoro e Rai 3). Per questo è importante che l’opposizione, oltre a consolidare un rapporto vitale con la società civile e prepararsi alle elezioni, mostri intelligenza tattica nella prosaicità quotidiana del Parlamento, cercando di isolare il caimano. La proposta di una legge elettorale proporzionale alla tedesca potrebbe essere una iniziativa ragionevole, e favorire lo sganciamento della Lega, ormai alla ricerca di un mero salvacondotto per sopravvivere al dopo-Berlusconi. Leggo oggi di una possibile iniziativa referendaria per eliminare lista bloccata e premio di maggioranza: una speranza, ma anche un rimpianto. Se fosse stata intrapresa ai tempi dei quattro referendum appena votati, oggi saremmo qui a festeggiare anche la fine del Porcellum.

  • I promotori del Referendum, il Popolo Viola, la rete tutta, ma anche i media che non fanno parte e non si riconoscono nella PIOVRA, dovrebbero indire Referendum Propositivi, per cacciare i “fratelli” dalle Istituzioni, inguardabile la feccia nella Rai.
    Ma come è possibile avere piduisti nel parlamento e aziende di Stato. Non è bastato al paese quelle svuotate e svendute da altri “fratelli” successivamente acquistate da altri “fratelli”? Gli stessi che in parlamento rappresentano le mafie?
    Diamoci da fare per ottenere questi Referendum e senza Quorum, poi rifaremo noi le leggi: nel civile penale e quelle elettorali.
    Non è possibile che quattro gatti piduisti in parlamento possono approvare leggi schifose come le prescrizioni brevi e processi altrettanto brevi per pedofili e compari di merende “fratelli” nei reati e nelle leggi. Scagliare la pietra e nascondere la mano. Rubare e farsi leggi ad personam o aziendam per non pagare alla cittadinanza il frutto della rapina. La Mondadori dovrebbe essere totalmente requisita e governata da fedeli funzionari di Stato, perché acquisita illecitamente e sequestrare i danari accumulati perché dovrà servire per ristorare immediatamente chi ha subito l’atrocità dell’illecito; ed educare il cittadino alla legalità. Fare in modo che il delitto non paghi più.

  • Certo non mancano i talebani a sinistra !
    Mondadori requisita certamente , tutta la rai 3 in 1° e “à rete , totalizzante : ed è giusto perchè i bravi e belli ( pure onesti ) stanno da una parte sola !
    Per favore sig Argon la sbronza elettorale passa al mattino con un caffè doppio e la sinistra dopo le urla di vittoria deve indicare una strada seria, capace e logica .
    Si parla di legge elettorale ( ma è servita pure a Prodi con 22000 voti e il premio porcata ) ma sappiamo quale è la proposta del PD , attenzione dopo ben sei anni !!
    Nel ventennio ha regnato ( vera dittatura quella del Cav ! ) ben sette anni il centrosinistra da prodi 1 a D’Alema Amato e poi il pRodi ” : se i risultati sono stati ottimi perchè nel 2008 la coalizione si è presa una mazzata ? Vuol dire che non hanno lavorato bene ? Certo per un Padoa Schioppa serio e competente i Mastella e Pecoraro Scanio hanno fatto la differenza , quindi amici della sinistra , datevi una mossa . Senza progetti solo sulla base dell’entusiasmo legittimo della vittoria non si va lontano : abbattere il tiranno sulla base di emozioni sta bene però forse chi voterà domani per il Parlamento vorrà sapere qualcosa di più ! Sbaglio ?
    Grazie RF

  • Spesso quando si parla dell’immediato, si dice (come conclude l’articolo di Arturo Meli) “punti essenziali e conseguenti”, come scordandosi del fatto che in questi anni la produzione legislativa è stata tutta una gran porcata. Ci troviamo spesso a fare i conti con una legalità-illegale, costruita per compiacere gruppi e persone di potere.
    Per questa ragione credo che vada affrontato il nodo del conflitto di interessi, o meglio dei conflitti di interessi e dei cumuli delle cariche, che hanno prodotto dei mostri, affamati di potere e di soldi, e vuoti di qualsiasi pensiero.
    Sarebbe un importante segnale di moralizzazione (ma non, come teme Renata, di talebanismo).
    Saluti.
    Silvana

  • Io sono credente, non cattolica, bensì evangelica, tuttavia condivido con la Chiesa Cattolica l’esigenza della tutela della vita fin dal suo concepimento. Sul piano politico ho simpatia per Bersani, perchè mi appare onesto e capace di perseguire il bene comune con ampiezza di vedute. Egli sembra disporre attualmente di un ampio elettorato, che forse renderà il suo partito quello più in grado, insieme ad altri, di infliggere a Berlusconi il colpo necessario per la sua definitiva sconfitta. Io chiedo a Bersani e agli altri membri del PD, per il quale probailmente voterò, di non perdersi, in un futuro più o meno vicino, in battaglie in difesa della sperimentazione sugli embrioni e cose del genere, che dilanierebbero la mia coscienza, dal momento che la mia simpatia per la sinistra non mi permette di dimenticare la mia fede in quel Dio che ha dato la vita a tutti noi. Questo sarebbe anche utile per costruire una base comune contro le forze negative del paese che, benchè indebolite, stentano a morire.

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