La magia perduta del Cavaliere

E’ un leader radioattivo»: il soggetto è Silvio Berlusconi, la battuta politicamente scorretta è stata pronunciata al termine del G8 da un uomo di primo piano dell’amministrazione americana che viaggiava con Barack Obama. Una battuta utile a capire il disagio di molti leader stranieri di fronte a un presidente del Consiglio che li assillava con il suo incubo dei complotti giudiziari. Una battuta che può servire oggi per comprendere la fuga degli elettori dai candidati sponsorizzati dal Cavaliere.

Il voto di ieri segnala un vento fortissimo di cambiamento che, in modo molto più incisivo che nel primo turno, ha travalicato il valore amministrativo di queste elezioni.

Un vento che ci racconta come Silvio Berlusconi abbia perso la sua sintonia con la maggioranza degli italiani, con la pancia del Paese. Il premier, fin dai tempi della nascita delle televisioni private, è sempre stato un perfetto interprete degli umori e dei desideri degli italiani: li sapeva anticipare e cavalcare con un tempismo perfetto. Berlusconi ha promesso ai cittadini, consumatori prima e elettori poi, di soddisfare ogni loro desiderio, di garantire ogni loro libertà. Oggi questo meccanismo creatore di consenso appare rotto e non per colpa di qualche inchiesta giudiziaria, ma perché il Cavaliere non è riuscito a capire cosa passa in questi giorni nella testa e nella vita degli italiani.

In tempi di crisi, di difficoltà, di risparmi che si assottigliano e di giovani che non trovano lavoro, non si può pensare che il tema della separazione delle carriere o la riforma della Corte Costituzionale scaldino i cuori e riempiano le urne. E dire che Berlusconi lo sapeva bene: per anni ha promesso di non mettere le mani in tasca agli italiani e di abbassare le tasse, ora invece si era convinto che la maggioranza dei suoi concittadini fosse indignata come lui con la magistratura e la sinistra.

Così hanno vinto candidati nuovi e imprevedibili, candidati che sulla carta non avrebbero dovuto avere alcuna possibilità: troppo radicali, troppo di sinistra o anche troppo giovani e inesperti. Ma soprattutto hanno perso le forze di governo, perfino nelle roccaforti del Nord, dove si contava sulla tenuta di una Lega fino a pochi mesi fa in ascesa.

Come è potuto accadere? Per anni Berlusconi ha proposto una sua visione per il Paese mentre i suoi avversari hanno sempre reagito costruendo campagne contro di lui e demonizzandolo. Questa volta i ruoli si sono invertiti: a giocare contro è stato lui, da mesi assistiamo a campagne politiche e giornalistiche in cui gli avversari vengono trasformati in caricature e fatti a pezzi. Da questo punto di vista il trattamento riservato a Pisapia è da manuale, è stato dipinto come il leader degli zingari, dei rom e degli estremisti islamici, una campagna di una tale rozzezza da aver allontanato la maggioranza dei milanesi dal candidato sindaco del centrodestra. Una campagna così poco «positiva» da aver spaventato perfino i moderati, che cinque anni fa avevano garantito la vittoria a Letizia Moratti. E dire che per perdere Milano ci voleva davvero impegno: è stato fatto un capolavoro.

Si può pensare di essere credibili se si tappezza una città con manifesti che strillano: «La sinistra vuole i vigili solo per le multe, non per la sicurezza» o con la minaccia di vedere Milano trasformata in «Zingaropoli»? Era una campagna talmente grottesca da prestarsi a mille parodie che hanno spopolato su Internet. Il migliore spot per Pisapia sono state proprio le caricature fatte su di lui: i filmati e le canzoni che lo dipingevano ancora più estremista dei manifesti leghisti o berlusconiani.

L’errore finale, incomprensibile, è stato poi quello di andare dal Presidente degli Stati Uniti a parlargli dei suoi problemi giudiziari, a insultare un corpo dello Stato italiano. Pensate se il nostro premier, dopo aver chiamato i fotografi ed essersi messo in favore di telecamera, avesse strappato a Barack Obama un impegno sulla Libia per frenare il flusso di clandestini. Il suo gradimento non avrebbe che potuto giovarsene. Invece ha scelto di inseguire la sua ossessione.

Cosa succederà adesso è difficile da prevedere, certamente si è messa in moto una valanga dagli esiti imprevedibili. Potrebbe metterci un giorno, un mese o anche due anni ad arrivare a fondovalle e Berlusconi è persona resistente, tenace, capace di reinventarsi continuamente e che combatte fino all’ultimo. Ma il vero dato di ieri è l’incapacità di leggere cosa passa nella testa, nella pancia e nel cuore degli elettori. E quando un politico smarrisce questo fiuto e questa dote allora per lui suona la campana dell’ultimo giro.

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3 commenti

  • Fino a ora B. era una persona molto fortunata che porta sfiga agli altri.

    può darsi che il ruolo della fortuna abbia invertito la rotta, per fortuna

    dell’Italia e degli Italiani.

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    LA PERDUTA MAGIA “NERA” DEL CAVALIERE
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    Signor Calabresi,

    NON é mia abitudine cambiare i titoli degli articoli altrui. Ma questa volta non posso farne proprio a meno perché Lei mi ci tira dentro per i capelli.

    Bell’articolo il Suo. E ne condivido l’analisi. Ma contiene purtroppo un cosi’ grave travisamento della figura del Premier che – a non scrivere questo mio commento – mi sentirei colpevole per qualche tempo. Probabilmente per un lungo tempo.

    Io penso che Lei avrebbe fatto molto meglio a scrivere che “il Premier, fin dai tempi della nascita delle televisioni private, é sempre stato – NON “un perfetto interprete” come Lei ha scritto – ma “un vile manipolatore” degli umori e dei desideri degli Italiani, consumatori prima ed elettori poi, promettendo loro di soddisfare ogni loro desiderio, di garantire ogni loro libertà.

    Perché questo é quello che il Premier ha veramente fatto: giocare sulle corde patologiche dell’ingordigia Umana, trasformando Umani in umanimali, viscidamente ammaliandoli con la suggestione della liberazione da ogni Legalità e spingendoli verso la barbarie della giungla senza leggi.

    É cosa assai grave che a Lei sia sfuggita tutta questa MAGIA NERA del Premier. E cosa ancor più grave é che Le sia sfuggito anche il particolare che la “magia nera” é solo accessibile ad individui che hanno venduto l’anima al diavolo.

    Cordialmente,

    jb Mirabile-caruso.

  • Jb Mirabile-caruso ha perfettamente ragione.

    Berusconi è un affatturatore, un fattucchiere. Tutta la sua malia si è fondata sul solleticare gli istinti primordiali che in ognuno di noi albergano in misura maggiore o minore.

    Sì, appartiene alla categoria dei maghi neri, a una sottocategoria direi, quella dei bassifondi dell’incantamento dove il Malacoda dantesco è sovrano.

    Ma il diavolo si tradisce spesso. La stessa apparenza di Berlusconi, così marcatamente artefatta, rialzi nelle scarpe, cerone, capelli finti, si fa metafora smaccata della sua natura profonda, quella di profferitore di menzogne, di ingannatore professionista.

    La dice lunga sugli italiani il fatto che a questo personaggio si sia dato credito per così lungo tempo.

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