Furori elettorali

Riassumendo: i pm di Milano sono un cancro, quelli di Napoli una discarica. I parlamentari sono altrettanti perditempo, ma l’ozio in questo caso produce un doppio effetto: quelli di destra diventano alienati, perché hanno lasciato fior di professioni per servire il Palazzo; quelli di sinistra si trasformano in alieni. Gli alieni di sinistra puzzano, avendo litigato col sapone. Ma stonano anche il Csm, il capo dello Stato, la Consulta. O comunque sa di congiura questo loro accanimento contro la volontà del popolo sovrano, espressa dal megafono del leader.

E allora basta con le lungaggini procedurali in Parlamento. Basta con le pignolerie costituzionali. Basta con questa Corte che abroga le leggi (in realtà le annulla, presidente). E già che ci siamo, basta pure con l’altro presidente: è sufficiente quello del Consiglio, l’altro ormai è di troppo. Vabbé, siamo in campagna elettorale, e si è aperta una gara a chi la spara più grossa. Vabbé, la paura fa novanta, e c’è il rischio che il voto non vada bene. Ma il guaio è che in Italia la campagna elettorale dura tutto l’anno. Ogni limite ha una pazienza, diceva Totò; e francamente li abbiamo superati entrambi, sia il limite sia la nostra pazienza. Davvero gli italiani meritano questo trattamento? Davvero gli elettori sono ormai come i tifosi? E davvero aizzando gli opposti furori delle curve Berlusconi allontanerà lo spettro dell’astensionismo? Più facile che questo spettro si gonfi come l’Aladino della lampada: dopotutto, gli attaccabrighe rimangono un’esigua minoranza. E se il menù servito in tavola diventa, lui sì, maleodorante, saranno in pochi a sedersi al banchetto elettorale. Qualcuno prima o poi dovrebbe dirlo al presidente del Consiglio: la sua strategia non paga. Offende la buona creanza, ma cozza inoltre con la logica. A cominciare dalla logica giuridica, che nella patria del diritto dovrebbe pur avere un posto al sole. Vale per esempio circa l’intenzione, ripetuta come una cantilena, d’istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulle inchieste dei pm: l’inchiesta al quadrato. Vale quanto al progetto di dimezzare deputati e senatori, annunciato proprio mentre il governo vuole l’aumento dei sottosegretari. Vale per lo sdegno che in Berlusconi provoca la lunga mano dei partiti sui membri del Csm, quando il suo partito ha appena nominato cinque consiglieri su otto. Ma vale soprattutto per gli organi di garanzia costituzionale: Consulta e capo dello Stato. Per quale ragione? Non solo perché questi due cani da guardia intervengono con moderazione. E infatti l’annullamento delle leggi rimane un’eccezione, dato che nove volte su dieci la Corte costituzionale le lascia in vigore. Mentre fin qui Napolitano ha rifiutato di timbrare una sola legge (quella sul lavoro), un solo decreto legge (quello per Eluana Englaro), un solo decreto legislativo (quello sul federalismo municipale). Significa che in tutti gli altri casi ha detto sì, non c’è da lamentarsene. Ma ci lamenteremmo eccome, senza questi due garanti. Perché toglierli di mezzo, o comunque degradarli a figuranti senza voce, significherebbe amputare lo Stato di diritto. Sarà fin troppo banale ricordarlo, ma senza un controllore con la paletta in mano la maggioranza avrebbe i poteri d’un tiranno. E dei nostri diritti resterebbe soltanto un guscio vuoto.

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