La responsabilità del magistrato

Prendo la parola, nel giorno della memoria di Giorgio Ambrosoli, Emilio Alessandrini e Guido Galli, nella qualità di Procuratore della Repubblica di Milano. È questa la Procura che ha indagato e indaga sui grandi crack bancari (dalla Banca di Sindona al Banco Ambrosiano fino ai casi più recenti), su bancarotte e reati societari , sul terrorismo interno e internazionale , sulle organizzazioni volte a sovvertire l’ordinamento democratico, sulla criminalità organizzata e mafiosa, sulla tutela dell’ ambiente, sugli infortuni sul lavoro, sugli abusi sessuali nei confronti dei minori, sulle truffe agli anziani, sui furti, sui reati informatici ed anche, doverosamente, sulla corruzione e sugli abusi di coloro che esercitano pubbliche funzioni.

Giorgio Ambrosoli, avvocato, è andato incontro, consapevolmente, al rischio della vita per aver voluto affermare che le regole valgono anche per le grandi frodi e non solo per le piccole, nonostante protezioni “dall’ alto” e correlativi inviti alla “prudenza”. Una lezione molto attuale.

Non posso tacere poi che è un grande onore trovarmi oggi, in questa occasione solenne, a rappresentare i PM di Milano rendendo omaggio alla memoria di due magistrati che PM alla Procura di Milano sono stati. Emilio Alessandrini ha percorso alla Procura di Milano tutta la sua carriera: ci siamo più volte incontrati in udienza, lui sostituto procuratore ed io giudice della II sezione penale del Tribunale. Guido Galli, giudice istruttore al momento della sua morte, era stato in precedenza magistrato della Procura di Milano, oltre che giudice del dibattimento. Alessandrini e Galli hanno vissuto da protagonisti quel decennio degli anni ’70, anni di piombo, ma insieme anni di grandi e positive trasformazioni nella legislazione e nella magistratura. Alessandrini e Galli magistrati a tutto tondo, sono stati entrambi impegnati, lo si è già ricordato, nella Associazione nazionale dei magistrati, di cui furono segretari della sezione Milanese.

Alessandrini e Galli, eroi civili che hanno pagato con la vita la loro dedizione al dovere, sono stati due di noi , magistrati di Milano, come noi sono entrati mille volte in questo Palazzo, hanno letto i motti latini sulle facciate e la scritta che campeggia in tutte le aule di udienza “ La legge è uguale per tutti”. Sono stati magistrati soggetti alla legge e” soltanto” alla legge e alla suprema delle leggi la Costituzione, di cui la Corte Costituzionale è custode ed interprete. Nel rilevo di Arturo Martini che si trova in questo stesso atrio al terzo piano, l’opera d’arte più rilevante di questo Palazzo, la Giustizia è rappresentata con i simboli tradizionali della bilancia e della spada. Spetta al magistrato garantire che tutti siano eguali di fronte alla legge, senza che nessuno possa avvalersi di privilegi o immunità. Ma la bilancia deve essere sorretta dalla spada, l’autorità che i magistrati esercitano nel nome del popolo italiano.

È un compito difficile, che per taluno ha comportato l’assunzione del rischio fino al sacrificio: per tutti comporta quotidianamente responsabilità enorme, di cui siamo ben consapevoli. “Iustitia fundamentum regnorum” è uno dei motti incisi sulle facciate di questo Palazzo. Il rendere giustizia, nei casi che fanno notizia, come nella quotidianità, deve essere assistito dalla fiducia dei cittadini.

Sta a noi magistrati onorare il ricordo dei caduti mettendo ogni impegno per meritare la fiducia dei cittadini; sta a tutti gli esponenti delle istituzioni concorrere a rinsaldare questa fiducia.

Nello spirito di austerità che si conviene, sempre, a questo luogo in cui si amministra giustizia, concludo questa cerimonia chiedendovi di osservare un minuto di silenzio in omaggio alla memoria di quanti, avvocati, magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine e della polizia penitenziaria, sono caduti, come è scritto su questa stele, “in difesa della legalità repubblicana”.

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