Il ruolo del Parlamento

Ormai il tentativo da parte di Berlusconi e della maggioranza di snaturare e deformare il sistema costituzionale, muove i primi passi con la presentazione alla Camera della cosiddetta riforma della Giustizia (azione penale non più obbligato ria, doppio Csm, separazione delle carriere, polizia giudiziaria più autonoma, responsabilità civile dei giudici). Naturalmente speriamo che le manovre per smontare e demolire gradualmente la Costituzione in alcuni fondamentali articoli, siano sconfitte nelle aule parlamentari dall’opposizione, o nelle urne, dagli elettori, con il referendum confermativo conclusivo.
Proprio davanti ad una grande riforma come quella della Giustizia, il Parlamento dovrebbe riacquistare la sua dignità e soprattutto i gruppi della maggioranza dovrebbero evitare di mostrarsi asserviti, obbedienti e taciti, davanti alle richieste del capo dell’esecutivo imputato e dei suoi avvocati, promotori delle modifiche della Carta. Nei giorni scorsi è giunta una riflessione attenta, significativa e anche amara, nel corso di un dibattito organizzato (forse può sembrare paradossale…!) non da deputati in carica, ma dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica, presieduta da Gerardo Bianco, sul tema di grande attualità, appunto: “Il ruolo del Parlamento tra popolo e governo”. Nessun giornale ne ha dato notizia.
Bianco, deputato Dc e partito Popolare per molte legislature, dal 1968 fino al 2006,  ha presentato il convegno che si è svolto alla sala Zuccari del Senato, con questo pensiero, efficace e sacrosanto: “Noi ex, lavoriamo in difesa del Parlamento e della Costituzione” . Principale relatore il costituzionalista Andrea Manzella (già deputato al Parlamento europeo e poi senatore Pd fino al 2008).
Dopo aver pronunciato forse appena dieci parole, Manzella ha subito ricordato per indirizzare bene il dibattito la suggestiva e celebre definizione hegeliana, che vedeva nel Parlamento “il ‘porticato’ tra il popolo (società civile) e le istituzioni. Tutte le istituzioni. Non solo l’istituzione-governo”.
Quindi, il Parlamento come diretta conseguenza della sovranità popolare e come “porticato” tra lo Stato e la società civile. Certo, può sembrare fuori tempo e fuori luogo ricordare il concetto alto del Parlamento evocato da Hegel: oggi in Italia al capo del governo “non basta essersi comprate le due Camere” (Franco Cordero), egli vuole un potere “senza moleste dialettiche”, una “signoria a base plebiscitaria”. Questa è la funzione degradata a cui è stato ridotto il nostro Parlamento (con i vari Scilipoti & colleghi responsabili e disponibili, promossi al sottogoverno), altroché il nobile “porticato”!
Spiega Manzella nella sua relazione: “L’autonomia del Parlamento si spegne quando il rapporto tra governo e la sua maggioranza degenera in una pretesa assolutistica del primo, volta a far del Parlamento l’ ‘esecutivo’ del governo, in una sorta di democrazia elettorale che soppianta la democrazia rappresentativa”.
Appunto quello che avviene da noi, anche a causa della legge elettorale ‘porcellum’ che nomina, su indicazione dei capi-partito, deputati e senatori.
Secondo Manzella, il problema della rappresentanza è centrale nel nostro ordinamento. La legge elettorale configura un sistema “che sembra funzionare solo per aggregazioni di convenienza personale intorno alla persona dei leaders, eliminando la pienezza delle scelte degli elettori”. Fra l’altro, aggregazioni che “nulla hanno a che vedere nè con idee politiche complessive, nè con soluzioni pratiche”.
In conclusione il “deficit” di rappresentanza elettorale sembra “insuperabile” con la legge in vigore. Infatti “il voto alla lista o alla coalizione configura una sorta di mandato collettivo, che può aggiungersi, ma non sostituirsi, al mandato individuale”, come invece è richiesto dall’articolo 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Ecco perché il Parlamento, oggi, vive una “duplice sofferenza”: sia sul versante dei “rappresentati, nascosti nelle mille pieghe di una mutata società che ancora non capiamo”, sia anche sul versante dei rappresentanti politici che sono “al bivio tra fedeltà assolutizzata ai leaders personali e la libertà costituzionale di mandato”. È una “sofferenza” che danneggia il sistema democratico del paese: purtroppo, quando i minimalisti e gli “indifferenti” avranno consapevolezza dello stravolgimento del ruolo del Parlamento (e dei valori della Carta fondamentale) voluto dalla maggioranza, forse potrebbe essere troppo tardi.

2 commenti

  • E noi a tutt’oggi non abbiamo adeguatamente riflettuto sul peso esercitato dal menzionato “porcellum” elettorale sul recente fenomeno di massa della transumazione da un pascolo all’altro del materiale umano raccolto dai vari leaders nell’ultimo raccolto elettorale.

  • Leopardi,Zibaldone,pag.567.
    “LA PERFETTA UGUAGLIANZA E’ LA BASE DELLA LIBERTA’.
    Vale a dire,è necessario che fra quelli fra’ i quali il potere è diviso,non vi sia squilibrio,e nessuno ne abbia più nè meno di un altro …
    Nella libertà non bisogna che l’uno abbia più nè meno di un altro…
    Nella libertà non bisogna che l’uno abbia sopra l’altro nessun avvantaggio se non di merito e di stima,insomma di cose che non possano essere nè invidiate per parte degli altri,nè abusate,e portate oltre i limiti da chi le possiede. Altrimenti nascono le invidie negli uni,il desiderio di maggior successo negli altri… QUINDI, FAZIONI,DISCORDIE,PARTITI,CLIENTELE,RISSE,GUERRE E ALLA FINE VITTORIA DI UNO SOLO,E MONARCHIA”.

    Povera scuola italiana !.

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