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30 novembre -0001 - Commenti disabilitati

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  1. Palinuro scrive:

    Simone de Beauvoir (riportata da Susan Sontag): “Sorridere allo stesso modo a nemici e amici significa ridurre ciò in cui si crede allo stato di mere opinioni.”

  2. Con leggi elettorali che mortificano il diritto di voto dei cittadini e, di fatto, lo rendono sempre più condizionato e diseguale ; con un Parlamento che viene quotidianamente umiliato ed offeso dall’ illiberale abuso dei voti di fiducia; con un sistema dei partiti che assiste , sempre più impotente e sempre più scollegato dalla società dei cittadini, allo smantellamento dei diritti fondamentali della nostra Costituzione, in uno scenario siffatto potersi incontrare in piazza ,per affermare la dignità del valore sul quale si fonda la nostra Repubblica, è uno straordinario segno di partecipazione democratica e di resistenza civile, di libertà e di giustizia. Sottoscrivo in pieno le belle riflessioni di Massimo Marnetto e spero di incontrare nella piazza fisica di sabato 25 i tanti giovani abituali frequentatori delle affollate, ma fredde, piazze virtuali.
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  3. Paolo Barbieri scrive:

    Illustre e stimatissimo dr Colombo,

    l’impegno che si è scelto lasciando la magistratura per dedicarsi al pellegrinaggio formativo-educativo attraverso le scuole del Paese, è senza dubbio alcuno degno del massimo rispetto e stima.

    Ma se è certo che a Lei dà il piacere delle buone azioni e della luce negli occhi ammirati dei fortunati giovani che l’ascolteranno, è altrettanto certo che non potrà nell’immediato cambiare il destino del Paese. E, vista la disparità delle forze in campo, è anche difficile che la Sua “Evoluzione o Rivoluzione Culturale” possa realizzarsi compiutamente.

    Mentre immediata è l’urgenza!

    Per questo insisto: dottori, professori! dopo averci fatto rilevare per l’ennesima volta il declino del Paese dovuto al degrado qualitativo del personale politico che ha visto passare nel tempo in Parlamento da Calamandrei a Razzi e Scilipoti, da Einaudi a Dell’Utri e Berlusconi, da Terracini a Cuffaro e Cosentino, da Croce a Bossi, De Gregorio e Genovese e avanti un girone dopo l’altro, cosa ci proponete per invertire la situazione? Cosa ci proponete per riportare in Parlamento, luogo-Istituzione dal quale dipendono le sorti del Paese e del suo Popolo, la Migliore Elite della Società Civile?

    Perchè è anche da Voi, Professoroni, Parrucconi o presunti tali, dalla Vostra acquiescenza ad essere condotti da tanta mediocrità che è dipeso e dipende il degrado delle Istituzioni e il conseguente declino della Repubblica!

    Non avreste dovuto limitarvi alla denuncia per lasciare, come Ponzio Pilato, alla “folla” negletta e asservita il destino del Paese!

    E allora AVANTI! prima di arrivare all’ultimo cerchio, AVANTI! guidateci all’esercizio della Costituzione, guidateci alla SOVRANITA’ POPOLARE REALIZZATA (art.1) e alla Democrazia Diretta Propositiva (artt. 50 e 71), guidateci alla liberazione dell’Alto Potenziale Evolutivo di quella Carta che volete difendere (davvero?)!

    Allora AVANTI! per ottenere riforme, per riaffermare la Sovranità Popolare, per ritrovare la Dignità di Cittadinanza, per abbattere l’arroganza della casta e di ogni altra lobby, che siano farmacisti ed avvocati, burocrati e tassisti, generali ed ammiragli, curie e mafie, perchè contro la Sovranità Popolare Realizzata, non ci sono ricatti o pressioni che tengano, ma conviene solo l’ossequio!

    E per blindare la Carta da ogni attacco lesivo del suo spirito originario e autentico, ma non dagli opportuni aggiornamenti rilanciandone Autorità e Autorevolezza con l’esercizio concreto e diretto.

    E per prevenire ed evitare che il prossimo Presidente della Repubblica sia designato al Nazzareno con la determinante partecipazione di un pregiudicato!

    C’è un progetto pronto e disponibile ad ogni Vostro apporto!

    Paolo Barbieri

  4. jb Mirabile-caruso scrive:

    Hannah Arendt: “Ciò che appare ancora più inquietante è che nei paesi
    …………………………..liberi, nella misura in cui verità di fatto sgradite vengono
    …………………………..tollerate, esse sono spesso, consciamente o inconsciamente,
    …………………………..trasformate in opinioni”.

    Marco Travaglio: “Esiste ancora nel talk show uno spazio indipendente per il
    …………………………..talk inteso come racconto di fatti veri al riparo dallo show,
    …………………………..[…..] dove chi ha torto e mente passa dalla ragione e della
    …………………………..verità?…….”.

    Paolo F. D’Arcais: “Marco Travaglio ha torto a “minimizzare” come problema
    ……………………………del giornalismo qualcosa che riguarda invece l’essenza
    ……………………………stessa della democrazia”………………………………………………….

    Non mi sembra che l’errore di Marco Travaglio consista in quanto indicato da
    Paolo F. D’Arcais.

    Se noi, infatti, consideriamo la verità di fatto come un “assoluto” – per sua
    stessa natura INCONCILIABILE con l’opinione – e consideriamo l’opinione
    come un “relativo” deviante dal suo assoluto di partenza, ci accorgiamo
    subito che l’errore di fatto di Travaglio consiste nell’avere voluto rendere
    conciliabile l’inconciliabile.

    Travaglio, in altre parole, uscendo dallo studio televisivo – non importa quanto
    consciamente o inconsciamente – ha di fatto voltato le spalle, NON al suo
    interlocutore Burlando, bensì a Santoro, il mestierante trasformatore della
    verità fattuale in opinione con l’obiettivo diabolico finale di pervenire alla
    conclusione che, in ultima analisi, “un’opinione vale l’altra”.

    Questo è quello che Travaglio ha fatto, molto probabilmente inconsapevole.

    Non occorre nemmeno analizzare il caso con una procedura filosofica, per
    capire questa inconciliabilità tra la scelta di vita fatta da Travaglio e quella
    fatta da Santoro: decine di miglia di persone, negli anni, hanno sempre infatti percepito la forzatura di stare insieme da parte di queste due persone che, di fatto,erano un’antitesi vivente.

    È del tutto possibile che Travaglio continui ancora a non accorgersi di questa
    sua oggettiva inconciliabilità con Santoro, e persista nella sua collaborazione
    nella convinzione che la verità fattuale abbia uno spazio nello show, ma il fatto
    oggettivo rimane che, così facendo, sosterrà Santoro nel suo macabro mestiere di sacrificare, settimanalmente, la verità sull’altare della menzogna!

    Un sacrilegio bello e buono! Non importa quanto inconsapevole.

  5. Paolo Barbieri scrive:

    Ebbene prof. Ainis,

    dopo averci fatto rilevare per l’ennesima volta il degrado qualitativo del personale politico che ha visto passare nel tempo in Parlamento da Calamandrei a Razzi e Scilipoti, da Einaudi a Dell’Utri e Berlusconi, da Terracini a Cuffaro e Cosentino, da Croce a Bossi, De Gregorio e Genovese e avanti un girone dopo l’altro, cosa ci propone per invertire la situazione? Cosa ci propone per riportare in Parlamento, luogo-Istituzione dal quale dipendono le sorti del Paese e del suo Popolo la Migliore Elite della Società Civile?

    Perchè è anche da Voi, Professoroni, Parrucconi o presunti tali, dalla Vostra acquiescenza ad essere condotti da tanta mediocrità che è dipeso e dipende il degrado delle Istituzioni e il conseguente declino della Repubblica!

    Non avreste dovuto limitarvi alla denuncia per lasciare, come Pilato, alla “folla” negletta e asservita il destino del Paese!

    E allora AVANTI! prima di arrivare all’ultimo cerchio, AVANTI! guidateci all’esercizio della Costituzione, guidateci alla SOVRANITA’ POPOLARE REALIZZATA (art.1) e alla Democrazia Diretta Propositiva (artt. 5 e 71), guidateci alla liberazione dell’Alto Potenziale Evolutivo di quella Carta che volete difendere (davvero?)!

    Allora AVANTI! per ottenere riforme, per riaffermare la Sovranità Popolare, per ritrovare la Dignità di Cittadinanza, per abbattere l’arroganza della casta e di ogni altra lobby, che siano farmacisti ed avvocati, burocrati e tassisti, generali ed ammiragli, curie e mafie, perchè contro la Sovranità Popolare Realizzata, non ci sono ricatti o pressioni che tengano, ma conviene solo l’ossequio!

    E per blindare la Carta da ogni attacco lesivo del suo spirito originario e autentico, ma non dagli opportuni aggiornamenti rilanciandone Autorità e Autorevolezza con l’esercizio concreto e diretto.

    E per prevenire ed evitare che il prossimo Presidente della Repubblica sia designato al Nazzareno con la determinante partecipazione di un pregiudicato!

    C’è un progetto pronto e disponibile ad ogni Vostro apporto!

    Paolo Barbieri, 328 48 66 424 *** 0187 98 03 68

  6. jb Mirabile-caruso scrive:

    ……….salvo: “Al riguardo, sarà mai possibile venire a capo della verità
    ……….dei fatti, dando prova al mondo di avere raggiunto in questo
    ……….nostro Paese un buon livello di maturità democratica?”…………..

    Lo escludo, Signor salvo: noi NON siamo un Popolo di Cittadini in possesso – in quanto tali – di una COSCIENZA CIVICA. Siamo, al contrario, una massa di SERVI che – in quanto tali – guardiamo allo Stato, unitamente alle sue diverse Istituzioni, particolarmente Magistratura e Forze dell’Ordine – come se fossero le stesse Entità straniere che ci hanno dominato attraverso i secoli.

    Questo nostro congenito ricordo del passato determina la nostra mentalità presente. Nè è da pensare che questa mentalità possa essere demolita attaccandola culturalmente quando si è già adulti: troppo tardi a questo punto, bisogna, per prima, “prevenire” che si trasmetta dai genitori ai figli, mentre a questi ultimi – sui banchi di una nuova Scuola – si somministrano gli elementi che vanno a generare quella COSCIENZA CIVICA che ci farà Cittadini, Popolo, Società e Nazione.

    Se Lei si osserva tutto intorno, nessuno parla, o scrive, della necessità di una Rivoluzione Culturale intesa in questo senso. Non perché ci sia un complotto in atto, ma fondamentalmente perché la maggioranza quasi totale delle poche Menti pensanti fallisce di andare in profondità all’individuazione del problema “causale”, arrestandosi alla superficie della moltitudine dei problemi “effettuali”.

    Se questa Rivoluzione Culturale diretta ai giovanissimi non sarà mai lanciata dai pochissimi che riescono a concepirla con sufficiente chiarezza, il destino della nostra massa di servi secolari si perpetuerà inesorabilmente nei secoli a venire.

    Tra inutili speranze. Ed ancora più inutili visioni di un futuro migliore!

    Molto cordialmente.

  7. salvo scrive:

    Al riguardo sarà mai possibile venire a capo della verità dei fatti,dando prova al mondo di avere raggiunto in questo nostro Paese un buon livello di maturità democratica ?.

  8. Lu Dò scrive:

    E’ senz’altro di primaria importanza che, come qui si osserva, la verità dei fatti sia distinta dall’opinione e sottratta alla discussione.
    E’ anche vero che Santoro, da qualche tempo, invece di enunciare espressamente il proprio punto di vista e controbattere, argomentando, quello altrui, adotta, più o meno consapevolmente, la sottile e non ammirevole tecnica consistente proprio nello svilire il fatto a mera opinione.
    Mi pare tuttavia che la ragione del diverbio con Travaglio fosse altra e che non fosse meramente occasionale.
    Essa mi pare sia consistita nel fatto che, a detta del conduttore, Travaglio non abbia consentito al proprio interlocutore l’esercizio del diritto di replica.
    Travaglio è un giornalista che stimo e seguo molto. Grazie a lui ho appreso con chiarezza notizie che giornali e media non mi avevano fornito o mi avevano fornito in modo oscuro, incerto e talvolta francamente mistificato.
    E’ stata per me una delusione vedere Travaglio che- data dal conduttore la parola a Burlando perchè utilizzasse gli ultimi secondi della trasmissione per replicare alle accuse ricevute- inizia a parlare sopra Burlando, addirittura alzando la voce per sopraffarlo, impedendogli così ogni facoltà di replica.
    Travaglio non può aspirare ad essere un grande giornalista e poi usare i metodi della Santanchè.
    Più grande delusione è stata vedere che, vedendosi (giustamente o ingiustamente) criticato, in modi che riconosco essere stati troppo bruschi e autoritari, invece di restare, con calma e pacatezza del contraddittorio, difendesi con l’arguzia dell’argomento, con la sapienza della dialettica oppure con l’ironia, si alza e se ne va, attraversando lo studio di gran carriera, come una attricetta di provincia. Cose che avevo visto fare solo a i Ferrara e alle Santanchè. Cose che non immagino avrebbe mai potuto fare un Enzo Biagi oppure un Montanelli.
    L’articolo che commento sottoline al’importanza di distinguere la verità dei fatti dalle opinioni. Tuttavia, il tema della verità è estraneo a quello del dovere di consentire la replica. Si consente la replica anche a chi ha torto.
    E ciò, non solo per una regola di cività e di democrazia, ma anche per una regola della retorica: dopo che si è assestato con sottili argomenti qualche buon affondo all’avversario, l’avversario deve essere lasciato libero di replicare. Perchè è proprio nell’esercizio che farà di quella libertà, dinanzi agli argomenti mossi, che si sgretolerà la sua falsa verità e la sua menzogna diverrà eclatante.
    Occorre allora sapere aspettare, tenere i nervi a posto, accettare il contraddittorio, civilmente sopportare la difficoltà di consentire una replica all’avversario anche quando questi ha torto e risponde in modo non intellettualmente onesto. Non solo perchè questo è civile, ma, mi pare, perchè questo è arguto.
    Alzarsi e andarsene facendo gli offesi, oppure parlare sovrapponendo all’interlocutore la propria voce, insitere ove richiamati ed infine, alzare la voce per sopraffare quella dell’avversario, è altra cosa.
    E non è, mi pare, grande giornalismo.

  9. Tema davvero attualissimo – questo scelto dagli amici di Torino – cui nelle stesse ore Stefano Rodotà dedicava una sua riflessione, pubblicata su ‘ La repubblica del 20 ottobre, dal significativo titolo ” Perché i diritti non sono un lusso in tempo di crisi ” . Ne riporto alcuni significativi passaggi : ” Quando si restringono i diritti riguardanti lavoro, salute e istruzione, si incide sulle precondizioni di una democrazia non riducibile ad un insieme di procedure. Non sono i diritti ad essere insaziabili, lo è la pretesa della economia di stabilire quali siano i diritti compatibili con essa. Quando si ritiene che i diritti sono un lusso, in realtà si dice che sono lussi la politica e la democrazia. Non si ripete forse che i mercati ‘ decidono ‘, annettendo alla sfera dell’ economico le prerogative proprie della politica e dell’ organizzazione democratica della società ? ” (…) ” Qui trovano posto le riflessioni su un tempo in cui il problema concreto non è la dismisura dei diritti, ma la loro negazione quotidiana determinata dalle diseguaglianze, dalla povertà, dalle discriminazioni, dal rifiuto dell’altro che, negando la dignità stessa della persona, contraddicono quella ‘ politica dell’ umanità ‘alla quale è legata la vicenda dei diritti “. Diritti e politica, in altre parole, non possono essere contrapposti. Questi anni di prolungata crisi stanno dimostrando proprio questo : la rinuncia alla politica ci sta portando alla perdita di diritti che consideravamo acquisiti. Ciò che scrive Francesco Pallante, quindi, è drammaticamente vero : ” Se prevale l’ idea che i diritti siano pretese cedevoli rispetto alle esigenze di bilancio, i diritti stessi perdono di significato “.

    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  10. Paolo Barbieri scrive:

    Il continuo e progressivo degrado della qualità del personale politico, porta inevitabilmente con sè quello delle Istituzioni e quindi quello del Paese nei suoi vari aspetti: economia e finanza, lavoro e occupazione, serviizi e territorio, legalità e stato sociale ecc.

    Resistono sempre più a fatica, isole di eccellenza assediate sia da mille difficoltà che da interessate proposte estere di acquisto e da pensieri razionali di delocalizzazione…

    La Cittadinanza è costretta a ergersi in “comitati a difesa…” di 1.000 o 10mila entità in pericolo… Ma sorge continuamente una nuova situazione rendendo sempre più oneroso e difficile l’impegno di chi non vuole solo “astenersi”…

    E diventa sempre più evidente la necessità di concentrare tutte le energie, le intelligenze e le volontà su un solo obiettivo capace però di cambiare il destino delle varie situazioni critiche e quindi del Paese intero:

    “sostituire la mediocrità al potere che occupa indegnamente le Istituzioni, con l’Eccellenza di cui il Paese ancora dispone”.

    Con quelle Persone già espulse da ogni incarico per “Troppa Degnità” e quindi anomale e fastidiose, costrette nelle piazzette a fare discorsi che pochi fortunati ascoltano o a scrivere editoriali e libri, che pochi volenterosi leggono, per provare in qualche modo a opporsi.

    Soltanto riportando in Parlamento, luogo-Istituzione dal quale dipendono le sorti del Paese e del suo Popolo, gli estimatori ed esegeti del pensiero dei Padri Costituenti, Calamandrei, Einaudi, Croce, Terracini, potremo centrare tutti gli obiettivi e salvare il Paese.

    Soltanto allontanado persino il ricordo dei vari Razzi e Scilipoti, Cuffaro e Cosentino, Dell’Utri e Previti e Berlusconi, Genovese e De Gregorio avremo ritrovato l’onore di Cittadini.

    E si può fare con l’Esercizio della Costituzione, con la Sovranità Popolare Realizzata (art. 1) e con la Democrazia Diretta Propositiva (artt.50 e 71), per ottenere riforme, per riaffermare la Sovranità Popolare, per ritrovare la Dignità di Cittadinanza, per abbattere l’arroganza della casta e di ogni altra lobby, che siano farmacisti ed avvocati, burocrati e tassisti, generali ed ammiragli, curie e mafie, perchè contro la Sovranità Popolare, non ci sono ricatti o pressioni che tengano, ma conviene solo l’ossequio!

    E per blindare la Carta da ogni attacco lesivo del suo spirito originario e autentico, ma non dagli opportuni aggiornamenti!

    E per impedire che il prossimo Presidente della Repubblica venga deciso al Nazzareno!

  11. jb Mirabile-caruso scrive:

    Claudio Territo: “A me pare che tutti vogliono la verità, ma poi ciascuno
    ……………tira fuori i pezzi che vuole. Mah!!!
    ……………Poi quando arrivano le assoluzioni tutti a gridare al complotto e
    ……………agli insabbiamenti”…………………………………………………………………….

    A me sembra invece, Signor Territo, che quasi nessuno di noi voglia la verità,
    perché – ad un livello che va dal pienamente conscio al totale inconscio – quasi tutti ce ne sentiamo conniventi e, quindi, corresponsabili.

    Quanto poi al nostro “gridare al complotto e agli insabbiamenti”, beh… quello
    è parte insita del nostro carattere circense riconosciutoci da tutto il mondo!

    Viva l’omertà: lo sport nazionale Italico!

    Molto cordialmente.

  12. Claudio Territo scrive:

    Non ritiene utile l’autrice del pezzo specificare che quella lettera è nota perché Napolitano stesso volle renderla pubblica? Era una corrispondenza privata, poteva conservarla e non dover rendere conto a nessuno della stessa. Vi pare che se una lettera riconduce a “qualche segreto della Repubblica”, a “qualche pagina oscura”, uno la diffonde urbi et orbi?
    A me pare che tutti vogliono la verità, ma poi ciascuno tira fuori i pezzi che vuole. Mah!!!
    Poi quando arrivano le assoluzioni tutti a gridare al complotto e agli insabbiamenti.

  13. Andrea B scrive:

    “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” (Giulio Andreotti).
    La trama potrebbe essere questa: nel 1993, nel cuore della Trattativa Stato-mafia, GIORGIO Napolitano (allora Presidente della Camera) è minacciato di morte insieme a GIOVANNI Spadolini (allora Presidente del Senato) dalla mafia, che ha commesso nella notte tra il 27 e il 28 luglio gli attentati dinamitardi a Roma nelle chiese di San GIORGIO in Velabro e San GIOVANNI in Laterano, la coincidenza dei nomi è una chiara minaccia; dal giugno 1992 Nicola Mancino è Ministro dell’Interno del governo Amato, quindi capo della polizia; nel giugno 1993 viene riconfermato Ministro dell’Interno del governo tecnico Ciampi, unico uomo politico di un dicastero tecnico.
    Passano 19 anni, siamo nel 2012: Nicola Mancino (ormai in pensione, ma coinvolto nelle indagini sulla Trattativa e imputato di falsa testimonianza) telefona insistentemente al Quirinale, sembra – leggendo le intercettazioni – allo scopo di risolvere i suoi problemi giudiziari, parlando sia con Giorgio Napolitano (Presidente della Repubblica) che con il suo consigliere Loris D’Ambrosio (che si autodefinisce “utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”). Cosa si sono detti Mancino e Napolitano al telefono? E come si poteva permettere un comune cittadino come Mancino di mettere sotto pressione il Quirinale per risolvere le sue faccende personali? Lo possiamo solo sospettare, difficilmente lo sapremo, perchè registrazioni delle telefonate di Nicola Mancino a Giorgio Napolitano sono state frettolosamente distrutte esattamente il giorno dopo la rielezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica il 20 arile 2013 (quante similitudini con lo scandalo Watergate negli Stati Uniti di Nixon).
    Passano due anni, siamo nel 2014: i magistrati che indagano sulla Trattativa chiedono a Giorgio Napolitano di testimoniare. Il Quirinale accampa scuse, rinvia, ma alla fine è costretto a cedere: l’udienza è fissata per il 28 ottobre 2014. Ma ecco il colpo di scena: prima, i due principali imputati ed ex capi mafia Toto’ Riina e Leoluca Bagarella chiedono (come loro sacrosanto diritto) di assistere all’interrogatorio di Napolitano; poi la Corte di Assise di Palermo rigetta la richiesta degli imputati e di Nicola Mancino di assistere alla deposizione del Capo dello Stato. Ma gli imputati hanno sempre il diritto di assistere alle testimonianze a loro carico! E come la mettiamo se l’intero processo sulla Trattativa salta perchè non è stato consentito agli imputati di assistere a questa deposizione?!
    “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” (Giulio Andreotti).

  14. Antonio Palese scrive:

    Commento del 18.10.2014
    Ritengo che chi non sia addentro nelle segrete cose di Cosa Nostra (l’oligarchia) abbia avuto l’impressione che sia impossibile liberare la Repubblica dal privilegio e dal malaffare. Si è detto in sintesi:
    a) la corruzione inficia l’immagine delle nostre istituzioni, con risvolti sulla convivenza civile e la vita democratica.
    Non esiste vita democratica in Italia. La situazione in cui il capo del Governo è capo di partito e capo della maggioranza parlamentare e, quindi, in grado di condizionare ogni ambito della vita pubblica, fa impallidire il principio della divisione dei poteri ed è incompatibile con la democrazia. O forse dobbiamo ritenere che la recente assoluzione di Berlusconi significa che il capo del Governo e il funzionario di polizia nella vicenda Ruby si comportarono con “disciplina e onore”?
    b) tanti servitori dello Stato con la loro lealtà e senso del dovere hanno salvaguardato la democrazia, anche a prezzo della propria vita.
    Primo, non potevano salvare una democrazia che non esiste; secondo, quegli eroi in una democrazia non sarebbero stati ammazzati.
    c) sono da criticare coloro che ritengono che il potere sia “immoralità, inquinamento, disonestà, forza malefica e contaminante… un male inesorabile cui conviene rassegnarsi… nella gestione della cosa pubblica prevalga la legge del vantaggio personale…la corruzione sia l’humus naturale che regola la pubblica amministrazione… trasgredire la legge sia un male necessario… senza corruzione non si gestirebbero imprese, non si vincerebbero appalti, non si otterrebbero posti di lavoro, non si farebbero affari… tutti rubano … ragione per cui l’evasione e l’elusione fiscale, la corruzione, il clientelismo illegale, il malaffare, l’illegalità risultano normali o quantomeno giustificabili”.
    L’atteggiamento criticato è comprensibile. Non si può criticare l’imprenditore costretto a chiudere la fabbrica o il lavoratore licenziato che sono indotti al suicidio dalla politica criminale del Governo; oppure la vedova con un reddito di € 10.000 costretta a pagare la stessa imposta, per identico appartamento, richiesta al barbiere del Senato che gode di una profumata retribuzione; eccetera;
    d) non è sufficiente descrivere e denunciare il fenomeno, occorre andare alla radice del problema, agire sulle cause… Spetta alle componenti più consapevoli operare per ribaltare logiche consolidate e pratiche inveterate per affermare condizioni di legalità diffusa e di normalizzazione della vita civile… Dalla soluzione della “questione morale” dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, l’effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico… la Repubblica regge … È necessario un nuovo inizio che… riparta dai principi e dai valori della nostra Costituzione.
    Giusto andare alla radice del problema e affermare condizioni di legalità diffusa, ma non dipende dalla soluzione della questione morale la ripresa di fiducia nelle istituzioni. Il criminale se ne infischia della morale, è la legalità il potere dei deboli. La Repubblica democratica fondata sul lavoro esiste solo sulla carta. Il Sovrano dovrà dimettere l’alta autorità che tollera l’illegalità. Riporto parzialmente la lettera inviata al direttore del Corriere della Sera in replica alla lettera del ministro Madia, pubblicata il 12 ottobre.
    “Il legislatore. L’oligarchia repubblicana ha mantenuto innumerevoli norme incostituzionali dell’ordinamento monarchico, dimostrando di non avere alcuna intenzione di trasformare gli ex sudditi del Re in cittadini della Repubblica. Le norme sull’abuso d’ufficio, sulla prescrizione del reato e sul processo mirano manifestamente a proteggere interessi della classe dirigente. Il Parlamento ha costruito un mostruoso ordinamento la cui unica cosa certa, constatabile da chiunque, è l’incertezza del diritto.
    La pubblica amministrazione. Consiglio di Stato, A.P., 2/1975: “In base ai principi, l’atto amministrativo deve reputarsi esistente (ancorché eventualmente viziato) quando provenga da un’autorità investita di potestà amministrativa nella materia ed abbia un oggetto astrattamente idoneo a subire gli effetti dell’atto”.
    In base a quei principi costituisce reato l’appropriazione di un salame esposto nel banco di un supermercato, ma non l’erogazione all’A.D. di una società pubblica della somma di € 4.564.139,00 “in palese disprezzo a ogni elementare criterio di buona amministrazione e di economicità, un rilevantissimo importo ‘a gratifica’ in nessun modo dovuto, non previsto da obblighi negoziali e del tutto sfornito di qualsiasi presupposto logico-economico” (Corte dei Conti, Lazio, 1399/2010). L’illegalità è nella legge, ne dava conferma il PNA Pietro Grasso, oggi presidente del Senato: “Oggi sembra di assistere alla presenza di una rete criminale in cui c’è uno scambio di favori talmente complicato che non rientra nei nostri modelli giuridici, in particolare nel nostro modello di reato di corruzione”.
    La magistratura. La giustizia è il più importante bene comune, perché la legalità è l’unico potere dei deboli contro il privilegio e il malaffare. La violazione della legge da parte del giudice è il crimine più odioso. La Costituzione afferma che il giudice è soggetto soltanto alla legge. “… la posizione del giudice di fronte alla legge non è diversa dalla posizione in cui può trovarsi di fronte alla legge qualsiasi funzionario di Stato investito di un pubblico ufficio che pur non abbia natura giudiziaria, o anche, per dirla più genericamente, qualunque privato cittadino che si trovi ad essere destinatario di una concreta volontà di legge sostanziale” (P. Calamandrei). Ma questo non vale nella Repubblica del privilegio e del malaffare, in cui i pubblici poteri si proteggono vicendevolmente, in barba al principio di divisione dei poteri. Ed infatti il Capo dello Stato e il ministro della Giustizia volsero il capo dall’altra parte dinanzi alle seguenti vicende: il Tribunale di Milano che respinge la domanda di un lavoratore (10366/1998) ed accoglie identica domanda di altro lavoratore (6634/1999); la Corte di Cassazione che “abroga” la legge 1108/1955 e applica una norma inesistente (15293/2001); dichiara che l’applicazione di una norma inesistente non costituisce errore di fatto, ma di diritto (6840/2004); accoglie la domanda di un lavoratore (6733/2001) e respinge identica domanda di altro lavoratore (13937/2002); vìola il giudicato, dichiarando “sorretta da una motivazione puntuale, completa e convincente” la sentenza del giudice di rinvio che aveva ritenuto “di condividere pienamente gli argomenti svolti dal tribunale ” nella sentenza cassata “perché non sorretta da alcuna motivazione” (4499/2007).
    Il ministro Madia mostra di definire democratico il Paese in cui: a) alla maggior parte dei cittadini è negato il diritto alla tutela giurisdizionale; b) alla magistratura è affidato il compito di stabilire, dopo anni o lustri e con decisioni contrastanti, il giudice competente a conoscere la causa promossa dal privato contro la PA o dal procuratore pubblico; c) non sono previste sanzioni penali per la condotta illecita di amministratori di società pubblica, definita da un giurista “una strana vacca, che mangia nella greppia del pubblico e fa il latte nel secchio del privato”; c) il Parlamento si appresta a condannare tremila lavoratori al licenziamento ingiusto, gettando nella disperazione altrettante famiglie, mentre mantiene in servizio decine di migliaia di dipendenti pubblici infedeli; i nemici della Repubblica più pericolosi sono le alte cariche dello Stato. Ecc., ecc., ecc.”

  15. Alfredo Codarin scrive:

    Il mio è un discorso chiaramente utopico anche se sarebbe facilmente realizzabile. Con le prossime elezioni tagliamo tutte le prebende dei ns\i cosi detti rappresentanti politici, rimborsiamo le spese e indenizziamo il mancato guadago per il periodo dell’attività politica. Detta brutalmente che non ci sia interesse economico nell’attività politica.Si corre il rischio di un parlamento oligarchico ma credo che si potrebbe tenerlo sotto controllo con una attenta verifica delle proposte di legge. E’ utopia, lo ho già detto ma ci saranno persone oneste anche in Italia, altrimenti datemi la possibilità di rubare anche a me. Ora ridete pure, non mi offendo da una fesseria può spuntare qualcosa di utile e soliso. alfredo

  16. francesco R. scrive:

    A proposito di “indicibili accordi ” mi richiamo alla frase . ” Lei sa ciò che ho scritto di recente anche su richiesta di Maria Falcone ” ( frase contenuta nella lettera inviata dal consigliere D?Ambrosioall’attuale pdr Giorgio Napolitano.
    Sarà una coincidenza che solo qualche giorno addietro il pdr giorgio Napolitano abbia insignito una sua personale onorificenza alla sig.ra Maria Falcone , sorella del giudice ?
    E’ solo una coincidenza che in tale occasione il pdr abbia ricordato il “metodo Falcone ” quale metodologia per condurre inchieste giudiziarie presso la procura di Palermo ?
    Sempre a proposito di “indicibili accordi ” il patto del Nazareno stipulato in gra segreto fra Renzi e Berlusconi rientra in questa tipologia di accordi ?
    Le dimissioni del presidente della Corte d’appello che ha assolto Berlusconi hanno a che vedere con certi accordi indicibili ?
    Sono tanti gli interrogativi che attendono risposta .

  17. salvo scrive:

    Gentile Signora Bonsanti,abbiamo fatto male a suo tempo ad eleggere in fiducia l’Assemblea che elaborò la Costituzione in atto,facendo del Capo dello Stato un dòmino,anche sulla Magistratura,esente da ogni responsabilità nei suoi atti,che non sia tradimento “alto” della Repubblica e della sua Costituzione.

  18. bonsanti scrive:

    cara Roberta e cari voi che state intervenendo, il mio era solo un breve commento a un fatto importantissimo che dovrebbe avvenire da qui a poco. Forse interessa solo una parte ristretta degli italiani, ma ripeto il luogo comune che non si capisce il presente se non si conosce la nostra storia: il patto del Nazareno non ci sarebbe stato senza quella storia. E mentre altrove si tratta di una storia finita, da noi è infinita…

  19. amv46 scrive:

    Verissimo quando il processo non tradisce il fine della stagnazione culturale in relazione all’evento stragista e delittuoso proposto, con tutte le miserie che ancora vi gravitano attorno. AMV

  20. maria patrizia scrive:

    condivido il timore mi pare si stiano già portando avanti coi lavori di boicottaggio. Infatti costui è alle corde e come la ‘giri’ sarà una cocuzza (in abruzzo si dice così): se ‘parla’ (eventualità nemmeno considerata)…; se non ‘parla’, allora la domanda si sposta dal terreno giudiziario a quello politico-istituzionale e la faccia (o quel che a mio avviso ne resta) è persa: e Voscienza, Presidente della Repubblica Italiana, di fronte a quelle parole così inquietanti cui era addirittura premesso un “Lei sa…”, nulla ha chiesto a chi gliele aveva scritte e della cui funzione istituzionale Voscienza si serviva? NULLA interessava sapere, al PRESIDENTE della REPUBBLICA che già non sapesse, di quegli ‘indicibili accordi’ riguardanti la Repubblica di cui egli è Presidente? GRAZIE PER L’INTERESSAMENTO, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA! e con quale autorità morale ‘monita’ alla Nazione un tal presidente?

  21. jb Mirabile-caruso scrive:

    Il Signor orazio: “Pensare che lo Stato possa fare a meno della mafia è una
    ………………pia illusione. Mi consola di più pensare che entrambi possano al fin
    ………………trovare profittevole concedere a questo nostro Paese un barlume
    ………………di civiltà”………………………………………………………………………………………..

    Signor orazio,

    possiamo chiamare la Sua, rassegnazione? Oppure fatalismo? Oppure arresa?

    Non importa quale termine Lei preferirebbe per esprimere questa Sua presa di posizione, la domanda che io vorrei porLe – tra settantenni, Lei all’inizio di questo nostro decennio ed io a percorso ben inoltrato – se un Cittadino che perviene alla conclusione a cui Lei è pervenuto non debba, come requisito civico di base, dignitosamente rinunziare al diritto del voto elettorale.

    La saluto molto cordialmente.