Ruby, udienza lampo. Fuori dall’aula telecamere e flash

Dentro, nove minuti di udienza al riparo dalle telecamere e dai flash dei fotografi; fuori, antenne paraboliche per collegamenti satellitari. La prima udienza del processo Ruby, che vede imputato il premier Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile, si conclude prestissimo con un rinvio al 31 maggio. Non è servita la maxi aula scelta tra le più capienti del palazzo di giustizia milanese: non c’erano che giornalisti, un centinaio, seduti sulle panche e uno sparuto gruppo di cittadini, in fondo, nell’aula della Prima corte d’Assise d’Appello. Telecamere e flash restano fuori, escluse per decisione del procuratore capo Minale contro cui si scaglia l’Unione cronisti: “Una scelta che lede il diritto all’informazione”.

Gli occhi delle tv di tutto il mondo, da Al Jazeera alla BBC, stanno fuori dal Palazzo di giustizia, lungo corso di Porta Vittoria. È l’arteria, una delle più trafficate del centro cittadino, che fa anche da spartiacque tra opposte tifoserie. Lungo il marciapiede che costeggia il palazzo di Giustizia, manifestano a favore delle istituzioni e della magistratura; sul lato opposto, sfilano cartelloni pro Berlusconi. C’è chi parla di tifoserie organizzate. Ma i ragazzi che con lettere sulle magliette compongono la frase “No More”, sono sei amici che hanno deciso “solo ieri sera” di inscenare a suon di cartelli la loro protesta. “No lie zone”, recita il primo e a seguire “Detenzione immorale di migranti”, “Circonvenzione di terremotati”, “Favoreggiamento della prostituzione parlamentare”, “Occupazione abusiva di carica pubblica”, “Appropriazione indebita della dignità delle donne”.

Dall’altro lato della strada, sotto il gazebo, protetti dalle parabole delle tv arrivate anche dalla Finlandia, rispondono con frasi e striscioni che dal 23 febbraio i sostenitori del premier inalberano davanti al Tribunale: “Giustizia non esiste laddove non vi è libertà”. Ma la più inquadrata dalle telecamere è la gigantografia della prima pagine del Giornale di oggi con l’invito a processare la Boccassini “Mi è costata 19 euro – spiega Aldo Salafia che si definisce ‘un vero liberale’ dei tempi di Egidio Sterpa – i magistrati la devono smettere di perseguitare il premier”.

Il rimbalzo dei cronisti da una parte all’altra della strada blocca il traffico. Sotto il Tribunale c’è anche il nonno che sfila con una vignetta di Hello Kitty: “Sono minorenne e vado a spasso con mamma e papà. Presidente Berlusconi non sono di sua proprietà”. Sul filo dell’ironia, commentando l’inclinazione del premier a raccontar barzellette uno striscione recita: “Silvio la sua l’ultima? Che mo sò cazzi”. Nessun contatto, nessuna intemperanza ma le due ‘curve’ che si affrontano davanti al palazzo di Giustizia di Milano si sono lanciate invettive e slogan l’una contro l’altra. Al grido di “Servi, servi”, “Venduti e depravati” i contestatori del premier, che ancora stazionano sotto il Palazzo di Giustizia inveiscono contro quelli del popolo del gazebo che hanno risposto con cori “Silvio, Silvio”, “Meno male che Silvio c’é”. La schermaglia a colpi di slogan e invettive dura solo pochi minuti, giusto il tempo di scattare foto e di riprendere spezzoni che faranno il giro del mondo.

Da una delle porte laterali, in via Freguglia, escono i magistrati di questo processo alla fasi iniziali. “Solo un’udienza tecnica”, si affretta a dichiarare Giorgio Perrone, l’unico avvocato presente del collegio dei difensori di Silvio Berlusconi. “Siamo convinti – dice il legale – che da questo processo verrà fuori l’estraneità di Berlusconi da tutti e due i reati contestati”. L’avvocato Paola Boccardi, legale di Karima el Maroug, in arte Ruby, annuncia che la sua assistita non si costituirà parte civile, “perché ritiene di non aver subito alcun danno per essere andata qualche volta ad Arcore né per aver frequentato il premier” .  “Abbiamo deciso di non costituirci parte civile nel processo contro il presidente Berlusconi -spiega ancora  – perché questo significherebbe ammettere che Ruby andava ad Arcore a prostituirsi. Invece, andava per partecipare a delle serate normali anche se in tutta questa vicenda lei innegabilmente ha subito dei danni di cui non potrà chiedere il risarcimento”.

Non si costituirà parte civile neppure Giorgia Iafrate, uno dei funzionari della polizia che si trovava in Questura la notte della telefonata di Silvio Berlusconi tra il 27 e il 28 maggio. Lo conferma, sempre a margine della prima udienza, il suo avvocato Luca Gentili.

Silvio Berlusconi, assente, è stato dichiarato contumace dai giudici della quarta sezione penale. Il presidente del Consiglio, tramite il suo collegio difensivo, ha fatto avere alla corte una lettera nella quale spiega i motivi dell’assenza. “Fermo restando che è mia intenzione partecipare alle udienze – scrive Berlusconi – consento espressamente, nel caso di specie, trattandosi di prima udienza di smistamento, che si proceda in mia assenza, ancorché impedito, come da certificazione allegata, essendo impegnato per ragioni istituzionali che non mi consentono in alcun modo di essere presente”.

1 commento

  • Quindi, alla fine della fiera, il nostro…la “sfangherà” ancora!…ma perchè c’è ancora qualcuno che si illude?

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>