Natalja Vassiljewa, la donna che ha messo in crisi il sistema giudiziario in Russia

Che NataljaVassiljewa potesse diventare un’ eroina della resistenza russa non è riconducibile ad un tratto della sua personalità né ad un punto del suo curriculum.
Nata in Uzbekistan, prima ha frequentato a Taschkent una scuola professionale fino a conseguire il diploma di cuoca, in seguito ha studiato Giurisprudenza; da due anni lavora al Tribunale di Mosca, precisamente nella zona di Chamovniki.
Natalja Vassiljewa era l’ addetta stampa del Giudice nel secondo processo contro il recluso ex-magnate del petrolio Michail Chodorkowskij; modesta e diligente, la donna si è potuta rendere conto in prima persona durante tutto il processo a quale immane e continua pressione era sottoposto il suo capo, Giudice Viktor Danilkin e ha visto come a fine dicembre 2010 questi veniva costretto a leggere un verdetto preconfezionato e formulato altrove, diventando quindi un uomo spezzato.
A lungo ha combattuto con se stessa, ma nel corso del mese di febbraio le è stato chiaro che non poteva continuare a vivere con un tal peso sulla coscienza; dunque si è recata alla sede del canale televisivo “Doschd” (pioggia) e al giornale diffuso in Internet “gazeta” a raccontare quello di cui in Russia ognuno è convinto ma non osa dire in pubblico, ossia che il Giudice Danilkin non è responsabile affatto del giudizio espresso nei confronti di Chodorkowsij, condannato a stare dietro le sbarre ancora fino al 2017. La signora Wassiljewa ha sottolineato di stimare molto il Giudice Danilkin e di voler contribuire a ricostituirne la reputazione, anche se facendo così potrebbe danneggiargli la carriera.
Pare che Natalja Wassiljewa non abbia nemmeno una speciale simpatia per l’ oligarca d’ un tempo Chodorkowskij, ora faro di luce dell’ opposizione.
La figura dell’ addetta stampa rappresenta un minuscolo granello di sabbia nel sistema penitenziario russo – un sistema che cerca di bilanciare i molti casi di ignavia con alcuni casi scelti di brutale intransigenza. Durante l’ intervista televisiva Natalja Vassiljewa era spesso vicina alle lacrime e per tacitare le voci che l’ accusavano di esser stata pagata, si è sottoposta al test della macchina della verità che ha confermato la veridicità della sua testimonianza.
Molti ne erano convinti anche senza la prova. Un commentatore in Internet spiega la sua azione con la tendenza che hanno le donne di lasciarsi guidare piuttosto dal cuore che dalla ragione per cui sono spesso più coraggiose ed oneste degli uomini.
I testimoni che hanno intenzione di corroborare in tribunale le parole di Natalja Vassiljewa sono tutte donne; ad esempio la giornalista Vera Tschelischtschewa che ha scritto del processo Chodorkowsij per la “Nowaja gazeta” e ha sentito più volte personalmente attraverso le porte chiuse le grida del Giudice contro il pubblico ministero.
Il Giudice Danilkin tuttavia ha accusato Natalja Wassiljewa di calunnia ma non l’ ha né citata in giudizio né tantomeno licenziata.
Invitato dal primo canale della televisione statale a partecipare alla trasmissione “L’ essere umano e la legge” e a proclamare solennemente di essere responsabile fino alla fine dei suoi giorni della sentenza contro Chodorkowskij, il Giudice Danilkin – in Tribunale sicuro di se stesso ed ironico – nello studio televisivo appare distrutto, col viso ridotto ad una maschera. Alla domanda del moderatore se gli è stata fatta pressione durante il processo parla di minacce al figlio e motiva la dura sentenza con le prove dei PM, di cui si era fatto invece gioco in Tribunale. Balbetta. Il Giudice è ora lui stesso imputato e deve recitare la sua confessione.
In Russia, il Tribunale è il lacché che deve mimare il padrone, denuncia il giurista Michail Posdnjakov.
Il commento di Michail Chodorkowskij e del suo avvocato Jurij Schmidt alla comunicazione di Natalja Vassiljewa, il Giudice D. non ha formulato personalmente la sentenza, è stato che davvero il testo della sentenza ha poco in comune con lo stile elegante del Giudice ma ripete piuttosto i punti confusi dell’ Accusa.
La Giustizia russa sembra davvero temere un’ inchiesta come il diavolo l’ acqua santa.
Un anno fa quando nel centro di Mosca la Mercedes del vicecapo di Lukoil, Anatolij Barkow, centrò in pieno una Citroen ammazzando due donne all’ interno, dalle innumerevoli telecamere poste nei paraggi sparirono tutte le registrazioni. La colpa fu attribuita in seguito alle vittime, anche perché vennero ignorate le testimonianze di coloro che videro viaggiare a tutta velocità l’ auto di Barkow.
Il dramma del Giudice Danilkin svelato all’ opinione pubblica da NataljaVassiljeva rivela il tremito e il batter di denti che tiene in forma il sistema giudiziario russo, nota il giornalista Andrei Kolesnikow.
Il nome di Natalja Vassiljewa è scomparso dalla pagina web del tribunale di Chamowniki. In Internet ci si scambiano barzellette sulla “cuoca”. I dati di suo marito, che fino alla scorsa primavera lavorava nella Milizia, vengono controllati. Guardie in borghese in cerca di informazioni hanno già fatto visita ai suoi genitori.
Il processo contro Chodorkowskij irrita però sempre più cittadini finora leali al sistema.
Lo scrittore stalinista Alexander Prochanow ha già paragonato l’ ex-oligarca con Lenin, che marcì anche lui in Siberia e predisse che in seguito le cuoche avrebbero governato lo Stato.

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