La strategia del Cavaliere

Ci siamo. Berlusconi ha ordinato alla sua maggioranza di sollevare alla Camera, per la vicenda Ruby,  il conflitto di attribuzione tra Parlamento e Procura di Milano. Non è solo una partita con i giudici. L’offensiva è politica, e ha bersagli eccellenti. Il primo attacco è a Fini. Se dirà no, verrà accusato di operare in combutta con le “toghe rosse”, e le polemiche contro la sua presidenza si faranno insopportabili. Se dirà sì, passerà alle cronache come chi si è piegato ai voleri berlusconiani. Se  penserà di lavarsene le mani e rinvierà la decisione all’Aula, non muterà questo metro di giudizio perché qui il Cavaliere ha acquistato i voti che gli servono per vincere. Ma, in ogni caso, il percorso di guerra berlusconiano non si ferma a questa tappa. Investe il Quirinale che aveva suggerito al premier di non coinvolgere il Parlamento nelle proprie vicende giudiziarie. E arriva anche alla Corte costituzionale perché, se l’iniziativa va avanti,  è in questa sede che sarà valutata la legittimità del conflitto d’attribuzione. E la Consulta, come si sa, rappresenta per Berlusconi un covo di “ermellini rossi”.

Sarà, dunque, guerra totale. Il Cavaliere le inventerà tutte. Se il conflitto d’attribuzione non dovesse bastare, ci sarebbe pronta un’altra arma, più pesante: “l’improcedibilità”, vale a dire la richiesta al Parlamento, a scrutinio segreto, di negare l’autorizzazione a procedere contro il premier. L’obiettivo è esasperare i toni, fare della vicenda la polarizzazione dello scontro tra “golpe giudiziario” e “sovranità del Parlamento”. Berlusconi non ammette dubbi:”Andiamo sino in fondo, e vediamo chi vince”. Le più recenti dichiarazioni del premier hanno tracciato il percorso. L’attacco al capo dello Stato e alla Corte costituzionale (“Il Quirinale mi rimanda indietro le leggi, i giudici di sinistra me le bocciano”) non è il frutto di uno scatto di nervi, la ricerca di un capro espiatorio sul quale scaricare tutti i fallimenti dell’azione governativa. Serve, invece, per alzare il prezzo dello scontro e preparare una guerra istituzionale senza precedenti. C’è da pensare che Berlusconi si stia predisponendo alla più robusta spallata reazionaria mai tentata nella storia dell’Italia repubblicana. Il personaggio non ha mai sopportato la Costituzione e le regole della democrazia parlamentare. Il bilanciamento dei poteri è per lui un’eresia. Prevale su tutto il contatto diretto con un’opinione pubblica manipolata dal controllo egemonico dei media televisivi. Ma ormai si sta superando ogni limite. Non ci sono più filtri. Non c’è alcuna remora. L’uomo che, per il suo incarico istituzionale, dovrebbe rappresentare lo Stato e il bene pubblico, si prepara ad agire come il leader dell’anti-Stato.

La maggioranza di centrodestra al momento tiene, rimpinguata dall’ultima campagna acquisti. Certo, quanto prima, Berlusconi dovrà soddisfare gli appettiti della famelica orda ( i cosiddetti “responsabili”) che si è messa in casa. E dovrà farlo in termini di ministeri, poltrone, sottogoverno. Attento a non sbagliare una mossa. Ma non si prevedono contraccolpi a breve termine. Bossi rimane in questa fase un alleato fidato. La Lega ha messo la sua firma sotto la richiesta del conflitto d’attribuzione, avendo in cambio la garanzia del voto di fiducia sul federalismo municipale. Non ci saranno scorciatoie per l’opposizione. Crescono, di conseguenza, le sue responsabilità. Si impone l’esigenza di una strategia che non pensi solo al giorno per giorno e che sappia superare particolarismi e interessi di bottega. La febbre di mobilitazione che caratterizza in questi ultimi tempi il centrosinistra – dalla manifestazione delle donne in difesa della loro dignità alla straordinaria partecipazione alle primarie torinesi – offre segnali che non possono andare dispersi. Bisogna combinare una battaglia parlamentare efficace e la mobilitazione popolare. Per rimettere al centro del dibattito pubblico quelle idee che sono patrimonio della democrazia: credibilità, senso del bene comune, spirito legalitario.

7 commenti

  • Giustissimo prepararsi alla mobilitazione popolare e, per i politici dell’opposizione, alla battaglia parlamentare. Per quanto riguarda Fini, confido nel fatto che non si faccia intimidire. Non ha più niente da perdere, se non la faccia, che perderebbe se si piegasse ai ricatti berlusconiani. Opponendosi, potrebbe invece guadagnarsi un ruolo di primo piano, destinato a restare nella storia, tra coloro che hanno tenuto in piedi la democrazia. Berlusconi, mosso dal suo egoismo e dalla sua prepotenza senza limiti, è disposto a tutto, anche a distruggere le istituzioni e lacerare l’Italia, pur di ottenere i suoi obiettivi. L’unica risposta è avere altrettanta fermezza e unità per bloccarlo. Le menzogne presto o tardi vengono sempre smascherate. E le fortune si possono rovesciare in un attimo, come le recenti vicende di qualche suo “amico” dovrebbero insegnargli.

  • Fini resisti, non accettare assolutamente il loro ricatto, dimostra di essere più intelligente e onesto di questo branco di delinquenti !!!!

  • Il quadro proposto è tanto credibile quanto allarmante. Pensando a possibili freni, cerco di riferirmi all’Europa di cui facciamo parte che non credo possa tollerare una deriva così autoritaria e antidemocratica tra uno dei Paesi membri, salvo contemplare l’ipotesi di abbandonarci alla nostra triste deriva. Mi chiedo anche a quali interessi “forti” – mafiosi, economico-finanziari, religiosi – faccia gioco una così grave autodemolizione del Paese. Non riesco a credere che Berlusconi abbia in mano il gioco da solo. Ma forse il gioco sta scappando di mano a più di un giocatore. Non vi è davvero più nessuno, tra i sostenitori, che avverta il pericolo estremo in cui ci troviamo? Dobbiamo farci sentire. Opporci. Con determinazione, coraggio, intelligenza. Adesso!

  • Fini, dalla tua parte c’è chi ama l’ Italia resisti.
    berlusconi è il risultato della scuola privata e di una famiglia che non ha saputo insegnarli NULLA,lo avessero sculacciato una volta avrebbero fatto la sua fortuna.
    Fini fai carte false non merita niente. La legalità impone inviarlo a giudizio.
    per il paradiso ci penserà Bertone.

  • Coraggio Fini,chi è dalla parte della ragione non può aver paura d’azzardare.Quel”DucettoBaciamano”ormai ha i giorni contati tu ancora un paese da liberare.Buona Giustizia e Libertà a tutti e viva lo sciopero generale per radunarci tutti in un unica città.

  • Quello che più mi amareggia di questa situazione è che il premier può fare quello che fa e rimanere in sella perchè ha ancora un largo consenso. Il che equivale a dire che nel DNA di molti (troppi) nostri concittadini lo stato di diritto non c’è proprio.
    Su questo fronte scontiamo un ritardo della sinistra, che troppo spesso ha lasciato agli altri questa bandiera (come quella dell’amor di patria, della sicurezza e di tanti altri valori democratici, giudicati a lungo battaglie di destra).

    Andrea Cattania

  • Mi frulla in testa il termine ALTO TRADIMENTO.
    Berlusconi e i suoi hanno giurato (ma il giuramento ha ancora valore morale e giuridico o sono parole al vento?) fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica. I fatti però esprimono la volontà di distruggere (e con quale aggressività e metodo scientifico!) i fondamenti della nostra collettività civile. Trovo troppo deboli i tentativi fino ad ora fatti di opporsi alla deriva e troppo ingenue le parole usate per contrastare tanta violenza.
    Berlusconi è un traditore spergiuro e come lui tutti i suoi fedelissimi. Non so cosa si possa fare da semplici cittadini, di certo è da cambiare il nostro modo di pensare lo Stato, la Polis, la Responsabilità (quella vera, non quella dei cosiddetti “responsabili”), il senso di Appartenenza, il senso della Collettività.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>